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Recensione DeathSpank 2

Il nuovo action-RPG dal papà di Monkey Island! Recensito il secondo capitolo

Versione analizzata: Xbox 360
recensione DeathSpank 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Marcello Marcello "Pavo" Paolillo è videogiocatore da sempre, e da anni critico del settore; ha scritto e scrive attualmente su diverse testate online dedicate ai videogames e al cinema, passando anche per i fumetti. Pavo non è il suo nome anagrafico; ma è sicuramente il suo nome vero. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Introduzione

Il progetto DeathSpank di Ron Gilbert (autore di pietre miliari come Maniac Mansion e The Secret of Monkey Island) è stato originariamente concepito come una serie ad episodi prodotta dalla Hothead Games e descritta come un divertente mix tra le atmosfere scanzonate ed irriverenti di un Monkey Island ed una struttura ludica estremamente simile al celebre Diablo. Poche settimane fa il primo episodio è apparso su console Xbox 360 e PlayStation 3 come titolo scaricabile dai rispettivi servizi online, riscuotendo tra l’altro un notevole successo di critica e pubblico. Il personaggio principale di DeathSpank altri non è che il buffo protagonista di alcuni fumetti realizzati in tecnologia Flash dallo stesso Gilbert ed apparsi sul suo blog personale, una sorta di parodia dei protagonisti dei classici sparatutto a scorrimento di un tempo. Il tutto prendeva vita nel bizzarro Massive World, un luogo ricco di personaggi esilaranti e singolari, nel quale eravamo chiamati a fare man bassa di avversari più o meno fuori di testa.
Ora, questo secondo episodio della serie (chiamato per l’appunto DeathSpank: Thongs of Virtue, ossia ‘I Tanga della Virtù’) si propone di ampliare ancora di più il fortunato concept del predecessore, offrendo in egual misura la giusta dose di humor demenziale e giocabilità frenetica. Il papà di Guybrush Threepwood sarà riuscito nuovamente nell’intento? Scopriamolo insieme.

Thongs Island

Poco sorprendentemente, DeathSpank: Thongs of Virtue riprende in toto ciò che ha portato fortuna e gloria al suo predecessore, ricalcando le orme di un classico gioco di ruolo d’azione con trama e personaggi realizzati in perfetto stile ‘non-sense’ tipico di Ron Gilbert, da affrontare da soli o in compagnia. DeathSpank, il protagonista del gioco, è esattamente lo stesso che abbiamo lasciato pochi mesi fa, solo ancora più temerario ed ostinato nel voler affrontare il suo nuovo e coriaceo avversario, in una vicenda incentrata quasi interamente sull’utilizzo di alcuni tanga magici (avete capito bene), capaci di trasformare le persone in temibili mostruosità..


Ma parliamo del gioco: il sistema di combattimento è rimasto invariato rispetto al primo capitolo di DeathSpank: quattro tasti da assegnare a quattro armi, e la possibilità di passare dall’una all’altra con la semplice pressione del tasto corrispondente. Oltre alle stesse armi da fuoco ed armi bianche viste nel predecessore (tra mitra, pistole, spade e quant’altro) ora avremo il nuovo e risolutivo bazooka e diverse armi automatiche da usare in combinazione per eliminare i vari avversari, per una giocabilità intuitiva e frenetica. Gli elementi da gioco di ruolo risulteranno essere invece solo un utile elemento di contorno, caratterizzato da vari elementi di personalizzazione dell’armatura in più e le carte (ben note a chi ha giocato il primo capitolo), ovverosia le statistiche del personaggio, potenziabili man mano che si procede nell’avventura principale (e queste sono caratterizzate dall’energia, dai danni, dalla resistenza e poco altro).
Elemento che purtroppo farà storcere il naso molti (ed in particolar modo agli hardcore gamer) sarà la relativa facilità dell’avventura principale. Difatti, morire sarà davvero molto difficile in DeathSpank: Thongs of Virtue, visto che vita e forza saranno decisamente ricche sin da inizio avventura, mentre l’IA degli avversari rasenta purtroppo i picchi più bassi per una produzione del genere. Insomma, una volta guadagnata padronanza col sistema di controllo e potenziato tutto il potenziabile, sarà davvero difficile che non riusciate ad arrivare ai titoli di coda.

Thongs Chase


Poco sorprendentemente, anche dal punto di vista del comparto tecnico ed estetico, DeathSpank: Thongs of Virtue non si distanzia quasi per nulla dal suo predecessore, visto che la resa grafica è stata nuovamente realizzata con l’abusatissima tecnica del cell-shading: le ambientazioni, sempre fuori di testa e bizzarre al punto giusto (si va da campi di battaglia in un tipico stile da Seconda Guerra Mondiale, passando per giungle infestate da formiche giganti o altre amenità di sorta), unite ad un character design altrettanto visionario, rendono il gioco un vero e proprio tributo a chi ama da sempre lo stile non-sense di Ron Gilbert. Nel complesso, quindi, pollice alto per quanto concerne la grafica del titolo sviluppato da Hothead Games.
Piccola nota: tutto il gioco è inglese, parlato e scritto: ergo, in caso non abbiate dimestichezza con la lingua d’oltreoceano, vi consigliamo di armarvi di un bel vocabolario a portata di mano (sebbene a conti fatti si tratti di dialoghi brevi e sufficientemente risicati). Per quanto riguarda il comparto sonoro, invece, troveremo musiche sempre in tema e legate alle varie situazioni che il gioco sarà in grado di offrirci (sia nei momenti più ‘accesi’ del gioco, che nelle poche fasi esplorative e nelle cut scenes).
E sempre come avveniva nel primo capitolo della serie, anche in Thongs of Virtue un secondo giocatore potrà partecipare all’avventura principale impersonando un personaggio secondario inedito, vale a dire Steve, che similmente al vecchio Sparkle del capostipite condivide con DeathSpank la sua energia vitale (ma non può equipaggiare alcun oggetto). Peccato forse che non si sia pensato di ampliare il tutto, magari aggiungendo la possibilità di giocare in 4 utenti in contemporanea (e sarebbe stato realmente uno spasso).

DeathSpank: Thongs of Virtue Concludendo, l’ultima fatica del papà di Monkey Island e Maniac Mansion è un titolo senza alcun dubbio molto divertente e confezionato con sapienza, ma forse troppo simile al suo predecessore (apparso solamente un paio di mesi fa e quindi ancora troppo ‘fresco’ nella mente dei videogiocatori). Una giocabilità frenetica ma mai impegnativa, un gusto estetico bizzarro e visionario ed una longevità quantomeno appagante rendono il nuovo DeathSpank: Thongs of Virtue un titolo senza dubbio meritevole di attenzione, ricco di situazioni di gioco non sense, ma realmente imperdibile solo se si è amato alla follia il primo episodio (e siamo sicuri che tra di voi c’è chi si riflette in questa definizione). In caso contrario, tuttavia, quello che avrete tra le mani sarà solo una mera espansione del precedente capitolo, con tutti i pro e i contro del caso. Prendere o lasciare.

7

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