Recensione Destiny

Il nostro giudizio sulla smisurata opera di Bungie

Destiny - Il Re dei Corrotti

Videorecensione
Destiny - Il Re dei Corrotti
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La gente parla di rivoluzione senza sapere neppure che cosa aspettarsi.
Rivoluzionario è un atto che cambia le cose, scardina lo status quo, lascia un segno indelebile e identifica un “prima” e un “dopo”. Che lo si voglia o meno, Destiny fa tutte queste cose.
Il nuovo Shooter targato Bungie non porta con se un'evidente carica innovativa, ma segna comunque un punto di svolta per gli sparatutto in prima persona, di fatto collocando un eccezionale gameplay da FPS in un contesto ed in una struttura in cui gli FPS non erano mai stati. Lo fa con la forza dirompente di un investimento creativo smisurato, che riesce a costruire un immaginario indelebile e bellissimo, in cui vale la pena perdersi.
Ma ecco: le rivoluzioni, quelle vere, non sono mai un approdo. Sono piuttosto un inizio travolgente, istintivo, esplosione di un'ansia di rinnovamento che dovrà compiersi poi, nel tempo, col lavoro duro e meticoloso degli anni.
Anche Destiny è un inizio: bellissimo e acerbo. Un titolo meravigliosamente proteso a soppesare le sue potenzialità, eppure per certi versi ancora da plasmare.
Forse proprio questo che ci aveva promesso Bungie: un progetto decennale, scolpito anche grazie ai giocatori, affinato negli anni. E da questo punto di vista, è davvero difficile dar contro allo storico team di Seattle. Perchè anche al netto dei problemi che affliggono il titolo, del peso narrativo inesistente e della mole di contenuti non certo soverchiante, ogni volta che quasi compulsivamente torniamo ad accendere la console per proiettarci nel cosmo smisurato, abbiamo la sensazione che sia cominciata una grande avventura videoludica, destinata a durare e a fare la differenza.

Alla scoperta di un mondo

Destiny è, prima di tutto, un viaggio alla scoperta di un mondo bellissimo. L'universo che il team di Seattle ha messo in piedi colpisce come una delle più elaborate fantasie sci-fi che si siano viste nell'ultimo decennio. Ogni singolo panorama che si apre davanti ai nostri occhi ha qualcosa di schiettamente meraviglioso, avvolto dai riflessi astrali delle nebulose che si intravedono nell'atmosfera, e illuminato dalle stelle che prepotentemente spuntano in cielo, come un pulviscolo galattico che illumina -flebile e incostante- i pianeti del sistema solare. Sono solo quattro quelli che possiamo visitare in questa prima release, ma bastano per costruire un ampio catalogo di scorci, una serie di ambienti che disvelano poco a poco la loro meraviglia.
Il viaggio ci porta dalle distese rugginose della Terra fino alle dune polverose di Marte, lasciando che a trascinarci sia la curiosità di scoprire cromatismi nuovi e architetture aliene. Ogni singola parte di universo, in Destiny, è in qualche modo memorabile: la sagoma del Viaggiatore, che si staglia carica di presagi sull'ultima città della Terra come un enorme corpo morente, è solo l'inizio. Nelle lande desolate della Russia le pattuglie dei Caduti rovistano tra le carcasse di auto e arei, che in silenzio raccontano una catastrofe antichissima. Anche qui ci sono, nelle gallerie scavate dall'Alveare, atmosfere tetre, che si alternano con quelle più accese della superficie, quando corriamo tra le gole che portano all'ultima spiaggia, e che anticipano ciò che ci aspetta sulla Luna. Sulla pallida superficie del satellite si ergono antiche stazioni spaziali, ma è sottoterra che si estendono i cunicoli alieni, i tempi votivi di una razza sepolcrale, le stanze in cui si consumeranno sparatorie tese e serrate.

Su Venere la componente artistica di Destiny esplode fragorosamente, travolgendo il giocatore con i colori acidissimi dei fiumi sulfurei, tra crepe gorgoglianti da cui esce un denso fumo violaceo e una vegetazione fantasmatica e peculiare. Qui, assieme ai resti della civiltà degli uomini, ci sono le architetture squadrate dei Vex, che si alzano verso il cielo come un cancro sintetico.
E poi c'è Marte, rossa e desertica, dove la sabbia ha sommerso intere città e stazioni spaziali, e i Cabal difendono gli ultimi presidi coi loro centurioni.
Il “racconto” di Destiny è di fatto quello di un mondo di gioco, e la “storia” che Bungie ha messo in piedi è solo una scusa per farci incontrare i panorami celesti e le razze che li infestano. Non c'è, a conti fatti, una narrazione forte, intensa e ben diretta come ci si aspetterebbe di trovare in un First Person Shooter tradizionale. C'è solo una serie di missioni introdotte dalle laconiche spiegazioni del nostro Spettro, e alle volte da qualche cut scene tutt'altro che convincente. Se cercate un titolo che abbia qualcosa che si avvicini ad una campagna Single Player, Destiny non è quello che fa per voi. I pochi dialoghi che punteggiano la progressione sono mal scritti e frettolosi, gli eventi corrono troppo rapidamente e sempre con il fiato corto, e soprattutto il finale - se di finale vero e proprio si può parlare - è di una bruttezza quasi desolante, antitesi dell'epicità e del coinvolgimento.
E' un peccato che gli sforzi creativi del team di sviluppo non siano stati sostenuti da un racconto più intenso, convincente, e che in buona sostanza l'impianto narrativo si riduca alla solita, banale dialettica della lotta fra Luce e Oscurità. E' un peccato perchè nel corso di quella che in molti si ostinano a considerare la campagna principale, ci sono anche dei momenti piuttosto memorabili: l'attraversamento di un ponte infinito che rappresenta l'ultima difesa dei legionari Cabal, l'ingresso nel Giardino Nero e l'arrivo nel suo cuore corrotto, e ancora la lunga marcia su Venere mentre i portali dei Vex continuano a vomitarci addosso schiere di Goblin e Minotauri. In questi momenti Bungie ci ricorda di quanto sia brava a costruire situazioni trascinanti utilizzando gli strumenti ludici piuttosto che quelli narrativi, e pure senza una regia inquadrata ed un ambiente interattivo ci sono, nelle missioni della Storia, dei picchi di coinvolgimento estremo.
Ma l'obiettivo di Bungie non è quello di raccontarvi qualcosa. Davvero: se siete alla ricerca di una narrazione impeccabile, se volete un First Person Shooter classico nella sua dicotomia fra single e multiplayer, lasciate fare e passate oltre. Destiny è una cosa diversa.

Verso la Luce

Destiny è una sorta di intimissimo MMO, che recupera la struttura dei grandi del genere e la mescola con la compulsiva ossessione per il loot dei migliori Hack'n'Slash. Abbandona, anche, la dimensione propriamente massiva, cosicché chiamarlo “Shared World Shooter” come il team di sviluppo ha sempre fatto, ci sembra col senno di poi una buona scelta.
Cercate quindi di essere rigorosi, quando sceglierete se investire il vostro tempo ed i vostri soldi in Destiny: per apprezzare il titolo Bungie bisogna probabilmente sentire un certo trasporto verso un'impalcatura ruolistica di questo tipo, fortemente orientata alla meticolosa ripetizione degli stessi compiti e delle stesse missioni, portata avanti con fede incrollabile alla ricerca di armi e armature esotiche, tesori rari che cadono dai corpi martoriati dei nemici, ricompense di fine quest.
Destiny non è un titolo per tutti: guardatelo con sospetto se pensate che Diablo III sia tedioso o se non avete idea di cosa sia un Raid, perchè potreste rimanere sinceramente scottati.
C'è da dire che la strada che porta al completamento di tutte le missioni e di tutti gli Strike, verso il primo Level Cap, è comunque lunga e tortuosa, e vi terrà impegnati per una ventina di ore abbondanti. Insomma più di quanto non facciano tanti altri FPS all'ultimo grido. Ma ecco, ci sono i problemi narrativi di cui sopra, e buona parte degli entusiasmi restano sempre legati alla costruzione di un personaggio progressivamente più potente.

C'è però anche il Multiplayer competitivo, in Destiny, che può darvi belle soddisfazioni se siete fanatici dell'online agonistico. Perchè non dimentichiamoci che alla base di Destiny c'è di fatto un gameplay che porta la firma di Bungie, e che resta la pietra angolare di tutta la produzione.
Il feeling delle sparatorie è qualcosa di sensazionale e unico, evoluzione diretta di quel gunplay che credevamo fosse stato sublimato dalla saga di Master Chief, e che qui trova invece una sua nuova perfezione. “Il peso dell’arma, il modo in cui spara, la velocità nel prendere la mira, il movimento dei nemici”: tutto è al posto giusto, mentre una brivido di puro godimento videoludico vi attraverserà ad ogni headshot andato a segno, e le traiettorie del doppio salto sconvolgeranno la spazialità degli scontri. Da questo punto di vista, Destiny è meraviglioso, per come riporta l'attenzione sulla mobilità ad ogni costo, per questa sua capacità di costruire scontri tesissimi, tenuti, nervosi. Su console non c'è niente che si giochi così, niente che vi catturi in una sorta di intimo e segreto “percorso di formazione”, facendovi riscoprire più abili e precisi e spietati ad ogni partita.
E' anche per questo che Destiny è così galvanizzante, sia quando si rifanno le solite missioni ad una difficoltà improbabile, sovrastati da un numero spropositato di nemici, sia quando ci si butta nelle battaglie del Crogiolo, massacrando gli altri guardiani con la limpida irruenza di una fucilata in faccia.
Insomma, abbandonare le sparatorie del titolo Bungie è difficile, per via di questo loro magnetismo avvolgente, anche al netto dell'esagerata ripetizione di incarichi e missioni che si incontra nelle fasi avanzate del gioco. Anzi: nell'Endgame.

Finito?

Con il termine “Endgame” si identifica, in un MMO, tutto quello che resta una volta portato il proprio personaggio al massimo livello. Insomma, i contenuti che possono essere giocati e rigiocati, magari su incitamento del team di sviluppo, che dovrebbe proporre ricompense speciali e mantenere altro l'interesse dei giocatori.
In Destiny, l'Endgame si raggiunge in circa venti ore di gioco, portando il proprio personaggio a livello 20 e sbloccando quindi tutte le missioni, le playlist e le modalità del Crogiolo.
Si tratta in verità di un Endgame a metà. Un po' perché ognuna delle tre classi disponibili sblocca di fatto una specializzazione, che cambia in maniera radicale l'approccio al gioco, un po' perché sugli oggetti rari compare un nuovo parametro - “Luce” - che di fatto può alzare il nostro livello fino a 30.
Le specializzazioni delle tre classi sono una graditissima sorpresa, e di fatto influenzano in maniera sensibile lo stile di gioco: il cacciatore, ad esempio, può diventare un killer letale acquisendo l’abilità di diventare invisibile e trasformando la sua super mossa in una micidiale sequenza di attacchi corpo a corpo. Il titano, invece, genera una bolla protettiva, mentre lo stregone, diventando “camminatore della luce”, può fare un buff sulle proprie statistiche ed al tempo di recupero delle granate, e addirittura tornare in vita da solo se ha la super caricata al momento della morte.
Che decidiate di intraprendere una nuova via o di continuare a sbloccare “skill” per quella di base, sarete comunque impegnati a rifare più e più volte le stesse missioni, o magari gli Assalti infilati in apposite Playlist che vi permettono di giocarli in sequenza.
Questa ripetizione quasi ossessiva è considerata da molti peccato mortale di Destiny, ma rappresenta a conti fatti la “coda” di un'esperienza che cresce molto bene nelle prime ore di gioco, e raggiunge solo alla fine questo apparente immobilismo. In verità nell'approcciarsi alle missioni eroiche (in cui non c'è il contatore per il respawn e bisogna essere per forza resuscitati da un compagno), oppure alle quest di livello over-20, si avverte sempre lo stimolo di una sfida avvertibile e solida. Bisogna però stare attenti a non strafare: selezionare missioni di livello troppo alto rischia di intrappolarvi in estenuanti prove di endurance che vi terranno ore inchiodati ad un boss troppo potente.
C'è anche da dire che ad oggi i problemi dell'engame sembrano riguardare soprattutto un “drop rate” davvero imbarazzante, che non riesce a dare ai Guardiani le soddisfazioni che meriterebbero dopo un impegno tanto duro. Portare a conclusione missioni massacranti può risolversi in un nulla di fatto, e visto che la progressione fino a livello 30 è tutta legata all'equipaggiamento, Bungie deve trovare un modo per rendere meno desolanti le ricompense raccolte sul campo.
Le ultime nottate su Destiny sono state un miscuglio eterogeneo di esaltazioni e imprecazioni, di ore buttate e mani alzate al cielo per l'arrivo degli “engammi incoerenti”. L'idea che ci siamo fatti è che il sistema sia ancora sbilanciato, troppo poco permissivo per convincere sulla lunga distanza, e che insomma sia necessaria una patch per risolvere lo stesso problema che aveva Diablo III poco dopo il lancio.

Resta d'altro canto il fatto che Destiny, avendo un'anima da FPS, ha pure un PvP strutturato come il classico multiplayer competitivo, che si interseca senza soluzione di continuità con il resto dell'offerta e che rappresenta una eccelsa valvola di sfogo per chi senta di aver “esaurito” gli stimoli del PvE. Sebbene la limitata varietà di mappe e modalità non ne faccia di fatto una colonna portante dell'offerta ludica proposta da Bungie, l'online “agonistico” dà ottime soddisfazioni (anche in termini di Drop).
Anche qui a fare la differenza sono i ritmi di gioco distanti da quelli compulsivi di un Call of Duty: gli scontri a fuoco sono più ponderati, tattici, ancora capaci di mettere in mostra le abilità del giocatore. Coordinazione, prontezza, capacità di interpretare lo scontro si concretizzano in veri e propri “showdown”, in cui stafe laterale, gestione delle distanze e mira sono la chiave per la vittoria. Di tanto in tanto capita di essere falciati da una “Super” caricata dall'avversario, ma si tratta solo di sfoghi rapidi e rabbiosi, che i giocatori di entrambi le parti possono usare tutto sommato raramente: la loro estrema potenza può creare dei problemi di bilanciamento, ma guardando alla nostra esperienza nel complesso non possiamo dire di aver trovato dei momenti davvero frustranti nel corso delle partite disputate online. Anzi, è proprio in raggiunti i livelli più alti che svanisce gran parte dei problemi di bilanciamento che invece si erano evidenziati nella beta, di fatto garantendo uno svolgimento delle partite sempre molto onesto e regolare.
Dal punto di vista delle modalità, quella ad averci convinto maggiormente è Schermaglia, ossia il deathmatch per piccole squadre da tre. Se da una parte il ritmo di gioco risulta mitigato, dall'altra la componente strategica risulta nettamente enfatizzata. Ne scaturisce è un interessante gioco di nervi, dove a vincere sarà il team in grado di bilanciare al meglio rapidi assalti e fasi difensive.
Per quanto riguarda le mappe, queste si rivelano ambientate sui diversi pianeti già visitati nella modalità storia: la Terra, Marte, la Luna e Venere ospitano ambientazioni, come accennavamo, di dimensioni contenute, anche per la necessità di accogliere adeguatamente un massimo di 12 giocatori, e al tempo stesso ospitare anche modalità caratterizzate da un numero inferiore di partecipanti. Pur senza mai stupire per design tattico e concettualizzazione, le mappe si sono rivelate tutte molto solide strategicamente, e soprattutto disegnate per sfruttare al meglio la verticalizzazione. Dal punto di vista strettamente funzionale, per il momento il comparto PvP ci ha soddisfatto. In assenza di episodi di evidente lag, e supportato da un matchmaking piuttosto rapido, il comparto multigiocatore di Destiny resta un sogno per chi si sente orfano della trilogia originale di Halo, ma più in generale una proposta solida e, se non originale, con un suo deciso carattere, in grado di funzionare perfettamente come contenuto endgame per chi raggiunge il “level cap”.

Immenso ma statico

Dal punto di vista tecnico Destiny colpisce per la notevole pulizia del comparto grafico, in grado di supportare agilmente una draw distance notevole, senza rinunciare a effetti avanzati in termini di particellari e illuminazione. Il filtro antialiasing pulisce a dovere i contorni, limitando molto le scalettature anche se non eliminandole del tutto. Le texture presentano nel complesso una qualità sopra la media, ed è veramente difficile trovarne in bassa risoluzione, anche andando a spulciare negli angoli. Al di là dei singoli dettagli, quando l'impianto poligonale ottimamente modellato incontra lo spettacolare design proposto dagli artisti di Bungie, qualunque considerazione tecnica lascia spazio per una sincera ammirazione per il traguardo raggiunto.
Resta, su tutto, l'enorme difetto di un ambiente statico, asettico, quasi “distante” dall'azione. Tale impostazione si è resa necessaria probabilmente per via della struttura condivisa del mondo di gioco, oppure per l'estensione esorbitante delle mappe, in cui si può comunque girare liberamente, esplorando la superficie oppure addentrandosi nelle profondità dei “dungeon”. C'è anche da dire che il design degli ambienti è sempre calcolato e offre molti spunti tattici nel corso delle sparatorie, ma la totale assenza di pur minime reazioni fisiche lascia leggermente turbati, all'alba della nuova generazione.
Da ottimizzare anche i tempi di caricamento, davvero troppo estesi, sebbene così attenti a valorizzare quelle navi spaziali che un giorno speriamo di poter pilotare in prima persona.
Ottime note anche per comparto sonoro, con le eccezionale musiche originali composte da Martin O'Donnel (collaboratore di vecchia data per la software house) che si accompagnano a effetti credibili e pieni per armi e veicoli. Anche la caratterizzazione sonora delle varie razze aliene, tra lo stridore metallico delle grida dei Vex e i passi tonanti dei Cabal, contribuisce in maniera eccellente alla coesione del mondo di gioco. E' ovviamente la colonna sonora orchestrata il fulcro di tutto l'impianto acustico, capace di “costruire” atmosfere magiche, lugubri, sognanti e spettrali, ma anche di farsi intensa e martellante durante le sparatorie più nervose.

Destiny Destiny è un titolo difficile da catalogare, e molto complesso da spiegare. E' uno sparatutto eccezionale “confinato” in una struttura ruolistica che incrocia Diablo III a World of Warcraft, condita da una spruzzata del multiplayer “made in Bungie”. La scelta di termini va soppesata in maniera attentissima, perchè idealmente questa “gabbia ruolistica” che circonda dinamiche da FPS fra le più riuscite della recente storia videoludica, avrebbe potuto esplodere e generare una mole incredibile di contenuti, affiancando ad una Storia di concezione classica una serie di missioni da giocare e rigiocare nell'estasi del level-up. E invece no. Manca proprio una narrazione convincente per “acchiappare” i più tradizionalisti, che saranno sicuramente delusi da un racconto insipido e senza nerbo; e d'altro canto la progressione si trova ad essere molto condensata, per via prima di un level cap un po' bassino, poi di un drop rate con le braccia corte. Molti restano soprattutto problemi di gioventù, che si spera vengano corretti al più presto: anche perchè in sottofondo c'è questa bestia titanica che lotta per emergere, lo spirito di un gameplay esemplare, tecnico, dinamico, travolgente, che avrebbe tante più cose da dire se la difficoltà dell'endgame fosse più bilanciata, ma che già così ruggisce e schiaccia tutta la concorrenza. E' quello stesso gameplay che, sopportando per il momento l'esiguo numero di modalità, si trova a proprio agio nelle mappe del Crogiolo, che rappresentano un buon sistema per allentare le tensioni di un PvE non bilanciatissimo. Ma insomma, su tutto resta il fatto che fra eventi quotidiani, taglie e Assalti Epici, Destiny ci ritrascina sui suoi server ad intervalli regolari, per altro stuzzicandoci la promessa di altre sottoclassi ed oggetti esotici che ci faranno fare i salti di gioia. E' per questo suo fascino inoppugnabile che siamo convinti che Destiny reggerà alla grande questo periodo di assestamento, allargandosi progressivamente fino a diventare quel titolo enorme che oggi non è. Non basterà il primo raid e non basteranno le modalità provvisorie del multiplayer: serviranno le prime espansioni contenutistiche, la prima delle quali in arrivo a dicembre. Ciò detto, è importate sottolineare una volta di più quanto la proposta Bungie sia distante da quella di uno sparatutto classico. Si tratta, lo ripetiamo, di un MMO costruito attorno a quella “infinitesimale moltitudine” che è lo Stike Team, da giocarsi rigorosamente con amici, accettando le regole, i ritmi, l'iteratività degli RPG Online. E' questo l'elemento distintivo di Destiny, la ragione della sua ammaliante unicità. E' questo il motivo per cui, per tanti giocatori, oggi non c'è posto migliore dove stare.

8.5

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