Recensione Deus Ex Mankind Divided

Dopo l'ottimo Human Revolution, Eidos Montreal si appresta a ritornare alla carica con il quarto capitolo della sua leggendaria saga cyberpunk.

Deus Ex Mankind Divided

Videorecensione
Deus Ex Mankind Divided
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

Se dovessimo immaginare un contesto cyberpunk ideale, sufficientemente maturo per trattare degnamente tematiche controverse come il transumanesimo, la cibernetica, il controllo delle megacorporazioni e la conseguente disgregazione dell'ordine sociale, penseremmo probabilmente a qualcosa di vicinissimo a ciò che i ragazzi di Eidos Montreal hanno inscenato nella loro ultima fatica. Perché Deus Ex: Mankind Divided, ripercorrendo le orme del primo, storico capitolo e del leggendario System Shock (non a caso due serie ideate dal genio creativo dello stesso autore: Warren Spector), rappresenta il perfetto anello di congiunzione tra le disturbanti fantasie tipiche della corrente cyberpunk e le visioni di un futuro che, almeno in alcune delle sue sfaccettature più cupe, non sembra poi tanto distante dalla nostra contemporaneità.
Il contesto narrativo non è però l'unico elemento che risalta, in Mankind Divided: tornando ad ibridare generi diversissimi, grazie ad una cornice ruolistica che amalgama perfettamente stealth e sequenze d'azione, la nuova produzione di Square-Enix si distingue con efficacia; portandosi dietro qualche limite dal precedente capitolo, ma migliorando in maniera consistente la varietà di situazioni.

Mechanical Apartheid

Sono passati due anni dal tristemente celebre "Aug Incident", quando tutta la popolazione "potenziata" perse il controllo sui propri innesti cibernetici e massacrò brutalmente oltre cinquanta milioni di umani "naturali". Due anni che hanno inevitabilmente spezzato l'ordine mondiale, diviso l'opinione pubblica e portato la società nel caos. Da una parte troviamo naturalmente i potenziati, che vivono ormai come reietti ai margini della società, costantemente oppressi dalla polizia e quasi ghettizzati; dall'altra invece la popolazione dei semplici umani senza innesti, che teme la cibernetica e la ritiene un tabù da stigmatizzare ed estirpare. Le principali cliniche e industrie di potenziamenti (tra cui la Limb e la Sarif) sono ormai fallite, e si preme addirittura per far approvare una legge che costringa i potenziati a farsi espiantare tutti gli innesti. In un panorama così caotico e controverso, sono naturalmente molteplici le voci che cercano di emergere sulle altre. Tra gruppi di attivisti, potenti corporazioni, politici negligenti e investitori miliardari che sognano di realizzare delle città autarchiche dove accogliere i potenziati in completa autogestione, il controllo sull'ordine pubblico sfugge di mano ogni giorno di più. A questi, si aggiungono naturalmente i più grandi gruppi criminali che hanno intravisto nel marasma mondiale una ghiotta opportunità per incrementare il proprio giro d'affari. Ed è proprio per contrastare questi ultimi che è stata istituita in gran segreto la Task Force 29, un'unità antiterroristica dell'Interpol, di cui fa parte anche il nostro protagonista, Adam Jensen. Dopo essere stato ripescato dalle gelide acque del Mare Artico in seguito alla distruzione della Panchaea in Human Revolution, Adam è entrato a far parte dell'unità stanziata a Praga, una delle città con la maggior presenza di potenziati, e quindi tra quelle più a rischio di focolai rivoltosi o attentati terroristici. Il titolo, tuttavia, si apre durante una missione nella lontana Dubai, nel tentativo di catturare un famoso contrabbandiere di armi. Purtroppo, quando la missione sembra volgere al meglio, la situazione degenera a causa dell'imboscata di un gruppo di ignoti mercenari con delle maschere dorate, e Adam, tanto per cambiare, si trova costretto a salvare baracca e burattini. Come se non bastasse, appena tornato a Praga, il protagonista resta coinvolto in un attentato terroristico alla stazione della metropolitana, con la Polizia di Stato che vieta immediatamente alla Task Force 29 di eseguire le successive indagini sul luogo dell'esplosione. Da qui in avanti Adam sarà impegnato su due diversi fronti d'indagine. Da una parte si interroga sul perché proprio la sua unità sia stata mandata fino a Dubai e abbia subito quell'imprevedibile imboscata, quando sul luogo poteva benissimo recarsi una delle unità della Task Force stanziate in zona; dall'altra, l'attentato alla stazione presenta troppe zone d'ombra e incongruenze, anche se tutti i sospetti vengono fatti ricadere repentinamente sulla Coalizione per i Diritti dei Potenziati, alimentando ancora di più l'astio nei confronti della popolazione "augmented".

Adam dovrà quindi cercare di sbrogliare una matassa attorno alla quale graviteranno numerosi personaggi schivi e difficilmente decifrabili, cercando di far coesistere i leciti sospetti che nutre per i suoi superiori con l'impeccabile diligenza che lo spinge ad eseguire gli ordini senza batter ciglio.
La narrazione, pur non riuscendo a toccare le vette qualitative del predecessore (che aveva l'onere -e il merito- di aprire con prepotenza il nuovo corso del franchise), procede con buon ritmo e varietà di situazioni, assestando alcuni buoni colpi di scena e dandoci, in occasioni perfettamente calcolate, la possibilità di sfumare con le nostre scelte l'andamento delle missioni e i risvolti di trama. Scelte morali che, al di là del più classico "kill or not to kill", hanno tutte un loro particolare peso specifico: talvolta finiranno per modificare completamente il prossimo obiettivo da conseguire durante una missione, permettendoci quindi di sondare solamente una delle molteplici vie pensate dagli sviluppatori per completarla; altre volte, invece, avranno conseguenze molto più sostanziali, andando a costruire o smembrare le relazioni di Adam con gli altri protagonisti, a definire, tassello dopo tassello, la sua volontà di schierarsi da una parte piuttosto che da un'altra, e indirizzandoci su uno dei diversi binari narrativi che ci porteranno verso il gran finale del gioco. A tal proposito, dopo aver incassato le critiche sulla tremenda sequenza conclusiva di Human Revolution, Eidos si è impegnata per regalare agli appassionati un atto finale degno del suo nome, capace quantomeno di chiudere maniera concreta le principali linee narrative aperte e di rilanciare con forza quelle che sosterranno il prossimo capitolo della saga. Una volta giunti alla conclusione del gioco, infatti, la sensazione è quella di aver combattuto una delle più grandi battaglie di una guerra che probabilmente raggiungerà il suo culmine nel terzo episodio, grazie all'aggiunta di nuove, interessanti e potenzialmente letali pedine.
Gran parte del valore della produzione, in ogni caso, va certamente ricercato nel favoloso background che i ragazzi di Eidos hanno imbastito per Mankind Divided, con cui potremo entrare in contatto attraverso l'esplorazione e le ottime missioni secondarie, che, per qualità e contestualizzazione, in alcuni momenti ci hanno ricordato le splendide quest secondarie di The Witcher 3. Ogni location è caratterizzata con estrema minuzia, grazie anche ai numerosi dettagli sparsi per gli ambienti di gioco, i quali, insieme agli ormai intramontabili computer da hackerare per leggere le Email e gli Ebook, ci hanno permesso di entrare in stretto contatto con le varie personalità del luogo e le loro storie spesso drammatiche. Se, invece, dobbiamo proprio trovare un neo all'ottima orchestrazione di gioco, questo risiede, come già osservato nel precedente capitolo della saga, niente di meno che nello stesso Adam Jensen, le cui emozioni non sempre traspaiono con la profondità ed il pathos ideale, delineando di lui un personaggio esteticamente azzeccatissimo, ma non sempre caratterizzato al meglio nelle sue sfaccettature più intime; soprattutto adesso che lo troviamo inserito in un contesto a dir poco perfetto per portare alla luce i suoi conflitti interiori.

Adam Jensen: divinità della furtività

Pur essendo a tutti gli effetti uno sparatutto in prima persona, Mankind Divided predilige e stimola il giocatore ad adottare un approccio più furtivo, in assoluto il più soddisfacente di quelli proposti, lasciando allo scontro a fuoco il compito di cavarlo d'impiccio nelle situazioni più concitate o nei momenti in cui l'opzione stealth dovesse fallire miseramente. A tal proposito, i ragazzi di Eidos hanno pensato bene di ridisegnare il sistema di spostamento tra le coperture, che ora permette ad Adam di muoversi automaticamente tra i vari ostacoli (scavalcandoli in caso di necessità), puntando semplicemente con la visuale la copertura successiva.
Durante l'avanzamento, inoltre, potremo scegliere tra l'approccio letale e quello non letale, decidendo se uccidere o semplicemente stordire i nemici che ci sbarreranno la strada. Fin dall'inizio dell'avventura, infatti, avremo modo di mettere le mani su un fucile tranquillante a lunga gittata e una pistola stordente a corto raggio: entrambe, in concomitanza con l'aggiramento dei nemici, saranno più che sufficienti per raggiungere il finale di gioco senza compiere alcuna eliminazione. Nel caso, invece, non dovessimo avere problemi a spargere sangue, tra fucili d'assalto, fucili a pompa, pistole semiautomatiche, mitragliatori e lanciagranate, avremo tutto il necessario per seminare il panico; consapevoli però, nel caso di armi non silenziate, che attireremo su di noi le attenzioni dei numerosi nemici che affolleranno le aree di gioco, e quindi pronti ad affrontare scontri a fuoco potenzialmente letali.

Proprio sotto questo aspetto, vanno fatte un paio di considerazioni sull'intelligenza artificiale dei nemici, i quali, lo ricordiamo, si differenzieranno principalmente per l'armamentario a disposizione e per l'equipaggiamento indossato. A volte, purtroppo, ci capiterà di passare di fronte a loro senza attirare l'attenzione, semplicemente perchè troppo distanti per essere considerati "fisicamente" all'interno del loro campo visivo, benché perfettamente visibili. Altre volte, soprattutto durante gli scontri a fuoco, le forze nemiche tenderanno a porsi dietro alla prima copertura disponibile e a sparare con poca convinzione, tentando l'aggiramento solo con un un paio di unità alla volta. Fortunatamente, oltre alla presenza di alcuni avversari in grado di occultarsi e di compiere dei veri e propri scatti tra le varie coperture, questi difetti vengono leggermente smussati dal danno causato dai proiettili (ne bastano infatti un paio per eliminarci), e da una reattività migliorata ai livelli di difficoltà più alti.
Venendo alle abilità di Adam, oltre agli innesti che avevamo già ammirato in Human Revolution (come l'hacking, la mimetizzazione, la soppressione del rumore dei passi, il biorespiratore e l'atterraggio di Icaro), in Mankind Divided avremo modo di sbloccare nuovissimi potenziamenti sperimentali. Si va dalla capacità di localizzare i nemici al di là delle pareti con una scansione termica (che rappresenta in assoluto, insieme al mimetismo, una delle abilità più potenti del gioco), alla possibilità di scagliare archi elettrici dal dorso delle mani, passando per lo scudo TITAN, con il quale potremo ricoprire il corpo di Adam con uno strato di ferro impenetrabile. Ogni utilizzo dei potenziamenti, così come gli ormai classici atterramenti corpo a corpo, consumerà una determinata quantità di energia, che potrà essere ripristinata consumando delle speciali biocelle che raccoglieremo nelle varie ambientazioni o che potremo creare di nostro pugno.

Proprio sul fronte del crafting, novità di questo Mankind Divided, avremo modo di trovare numerosi "materiali da creazione", da sfruttare per potenziare le singole statistiche delle armi (come il danno, la precisione, il rinculo o la velocità di ricarica), oppure per realizzare utili consumabili o munizioni speciali per i potenziamenti sperimentali. L'esplorazione sarà quindi il vero cuore pulsante dell'avanzamento di Mankind Divided, anche grazie alla presenza di diverse attività secondarie. Spesso, infatti, avremo bisogno di svolgere delle brevi indagini in alcuni appartamenti o aree off-limit, al fine di raccogliere indizi utili a migliorare le nostre conoscenze sulla missione in corso.
Concludiamo la nostra disamina sul gameplay con una notizia che potrebbe far storcere il naso ad alcuni dei più accaniti sostenitori di Human Revolution. In Mankind Divided, infatti, avremo modo di affrontare solamente un paio di boss fight sulla falsa riga di quelle presenti nel precedente episodio, dato che nella maggior parte degli incontri con i personaggi principali potremo ricorrere solamente alla persuasione e alla parlantina per vincere le cosiddette battaglie dialettiche e proseguire nel racconto.
Nel complesso, si nota insomma che Eidos ha deciso di costruire Mankind Divided sulle stesse che fondamenta avevano sostenuto di Human Revolution, rifinendone gli aspetti che non sempre si incastravano alla perfezione ni meccanismi di gioco, e introducendo qualche novità pensata per sconfessare il pericolo di un "more of the same". Siamo al cospetto di un gameplay solidissimo e soddisfacente, che permette di sperimentare, interagire in maniera interessante con personaggi e ambientazioni, e che valorizza la libertà di interpretazione e la curiosità del giocatore. Tutto quello che si poteva sperare, insomma, da uno dei migliori GDR di stampo occidentale.

Oltre la Breccia

Deus Ex: Mankind Divided vuole distinguersi anche sul fronte dei contenuti, e si presenta ai nastri di partenza con una modalità stand-alone completamente slegata dalla già corposa campagna principale. Stiamo parlando della modalità Breach, una sorta di rivisitazione in "realtà virtuale" delle meccaniche proposte nel gioco principale. In sostanza, vestendo i panni di un "ripper" senza nome né volto, verremo chiamati a violare le server farm della banca più famosa dell'universo di Deus Ex, la Palisade, per estrapolare i dati sensibili delle megacorporazioni racchiusi nelle sue sicurissime camere blindate. All'avvio della modalità, dopo essere stati contattati da Shadowchild (la leader del gruppo di attivisti che vuole sottrarre i file Darknet dalla Palisade), ci ritroveremo immediatamente all'interno della rete di sicurezza informatica, con i vari nodi a rappresentare le diverse missioni. Alcune di queste, che si svolgeranno all'interno di ambienti tridimensionali che sembrano usciti dallo scontro tra le VR Mission di Metal Gear Solid e Superhot, ci vedrà avanzare alla ricerca delle torrette dei dati sparse per la mappa, al fine di scaricare il quantitativo di file richiesto e tornare in fretta e furia alla zona d'ingresso entro lo scadere del tempo.

Altre volte, invece, dovremo raccogliere dei piccoli frammenti di codice disseminati in anfratti difficilmente accessibili, che ci richiederanno qualche sezione "platform" per essere recuperati. Una terza modalità ci costringerà invece a sbarazzarci di tutte le guardie che pattugliano il livello per riuscire a sbloccare il punto d'uscita e completare la missione. Avanzando nella modalità, avremo via via accesso a buona parte delle abilità e dell'armamentario di Adam Jensen, appositamente modificato per la nuova dimensione virtuale. Le abilità, ad esempio, una volta sbloccate ed attivate, andranno ad occupare un determinato quantitativo della memoria globale messa a disposizione, forzando quindi il giocatore a tenere attivi contemporaneamente soltanto un numero limitato di potenziamenti. All'aumentare della potenza del nostro alterego, sfruttando una sorta di intelligenza artificiale adattiva, anche le guardie diventeranno più forti e resistenti, venendo inoltre affiancate da telecamere e torrette difensive.
Completata una missione, in base al punteggio e al tempo ottenuti, si riceverà un determinato quantitativo di punti esperienza e crediti, con questi ultimi che potranno essere spesi nello store per acquistare dei pacchetti di potenziamento, i quali conterranno delle carte di diversa rarità che ci daranno accesso a nuove armi, munizioni, Kit Praxis e bonus alle abilità da sfruttare fin dalla missione successiva. I risultati, inoltre, verranno immediatamente pubblicati nelle leaderboard ufficiali, così da poter essere consultati con facilità poco prima di accedere al nodo missione. Completate tutte le missioni di una particolare sezione della rete, si avrà finalmente accesso al file Darknet relativo, sbloccando così un piccolo frammento delle varie sottotrame che accompagnano la modalità, oltre che svelare alcuni retroscena davvero interessanti sul background di gioco. Siamo insomma in presenza di una modalità che, al contrario della campagna principale, ha il preciso scopo di martellare il giocatore sul livello di sfida, di mettere duramente alla prova le sue capacità d'adattamento, e di stimolarlo a ragionare il più velocemente possibile nell'utilizzo delle calcolatissime meccaniche di gioco. È, quindi, una modalità dal sapore arcade davvero ben studiata e inserita con criterio nell'economia di gioco, perfetta per regalarci una visione alternativa sulle meccaniche di gioco espresse dall'avventura principale, e per ricoprire il ruolo di solido contenuto Endgame.

From Dawn to Dusk

Per la sua ultima fatica Eidos Montreal ha deciso di ricorrere al suo nuovo Dawn Engine, una versione pesantemente modificata del Glacier 2 di IO Interactive. Questo motore grafico può vantare un buon numero di chicche tecniche, come un'illuminazione credibile e realistica.
La resa complessiva delle ambientazioni di gioco è davvero eccezionale, con texture quasi sempre ad altissima risoluzione, un'ambient occlusion davvero efficace e filtri di post-processing in grado di mantenere la qualità e la pulizia dell'immagine ad altissimi livelli. Fantastico sarà visitare i vari quartieri di Praga, sia di giorno che di notte, ricchi di dettagli, colori e psichedeliche pubblicità al neon; in grado insomma di mostrare una varietà artistica e architettonica sostanzialmente inimmaginabile ai tempi di Human Revolution. Lo stesso si può per tutte le altre location proposte dal titolo, come Dubai e soprattutto Golem City, capace con la sua oscurità attanagliante di rievocare le atmosfere claustrofobiche dell'eccezionale Metro 2033. Menzione di merito anche per il level design, che fa spesso sfoggio di una rara verticalità, che, insieme ad un minuzioso lavoro nella distribuzione e posizionamento dei condotti di ventilazione e delle coperture, finisce per aumentare di molto le soddisfazioni derivate dall'adozione di un approccio furtivo.

Purtroppo, tutta questa bontà visiva paga lo scotto di un framerate non sempre perfettamente stabile, sopratutto nel bel mezzo di Praga e nelle ambientazioni particolarmente affollate; anche se, va detto, la build in nostro possesso non era ancora provvista della patch di oltre 4 GB che verrà pubblicata al day one, in cui speriamo che certe problematiche tecniche siano state corrette nel migliore dei modi. Per quanto riguarda l'audio di gioco, oltre alle splendide soundtrack realizzate da Michael McCann (già compositore delle musiche di Human Revolution), ci siamo trovati al cospetto di un doppiaggio italiano discreto (che può essere selezionato direttamente dalle opzioni di gioco), sempre ottimo per Adam e i protagonisti principali, ma un po' sottotono per alcuni personaggi secondari, sopratutto a causa di un lip sync non sempre perfetto, con rari casi in cui l'animazione della bocca del personaggio che parla si blocca in maniera innaturale. Se avete appena iniziato a giocare, vi rimandiamo alla nostra miniguida con i Trucchi di Deus Ex Mankind Divided.

Deus Ex Mankind Divided Dopo l'ottimo riscontro di Human Revolution, era lecito aspettarsi che Eidos Montreal avrebbe innalzato Mankind Divided partendo proprio dalle solidissime basi gettate dal suo predecessore. E in effetti, non solo tutti gli aspetti migliori della produzione sono ancora lì, ad incastrarsi perfettamente l'uno con l'altro, ma gli spigoli del vecchio capitolo sono stati smussati trarre il meglio da questa prima incarnazione del franchise sull'attuale generazione. Il background, l'aspetto esplorativo, la meravigliosa contestualizzazione delle ambientazioni: sono tutti elementi che risultano più che mai efficaci nel trascinarci in un mondo vivo e credibile. Ma anche il gameplay fa il suo buon lavoro, ben studiato nello stimolare la sfida dettata dall'approccio furtivo, ma anche capace di restituire al giocatore l'adrenalinica sensazione di vestire i panni dell'uomo "più potenziato tra i potenziati". Peccato solo per la caratterizzazione non perfetta del buon Adam Jensen, che a questo punto ci aspettiamo raggiunga una completa maturazione nel prossimo (forse conclusivo?) capitolo di questa "second life" della saga. Per il resto, Mankind Divided è un prodotto forte, che funziona da quasi ogni punto di vista, dall'ottima narrazione al solido gameplay, dalla direzione artistica vincente, fatta di un flusso vincente di location e suggestioni cyberpunk davvero accattivanti, al comparto tecnico efficace e immersivo. Sono tutti elementi che rendono il titolo di Eidos imprescindibile per chi ha anche solo apprezzato l'ottimo Human Revolution.

8.7

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