Deus Ex Mankind Divided - System Rift Recensione

Frank Pritchard ritorna in Deus Ex grazie a questo primo DLC dedicato a Mankind Divided: la nostra recensione.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Deus Ex Mankind Divided - System Rift
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

Non si può certo dire che Deus Ex: Mankind Divided sia stato un brutto sequel di quell'Human Revolution che nel 2011 riavviò con successo la celebre serie ideata da Warren Spector. L'ultima fatica di Eidos Montreal, infatti, non ha fatto altro che migliorarne il gameplay in ogni suo aspetto, o quasi (dato che le boss fight sono state praticamente rimosse), risultando inoltre particolarmente ispirato dal punto di vista artistico. Il titolo si è distinto grazie ad un'atmosfera cyberpunk davvero riuscita, efficace nel trasmettere le sfumature di un'apartheid tecnologica che stava ormai spaccando a metà la civiltà. Tuttavia, non si può nemmeno negare che la narrazione fosse meno densa e incisiva: costretta a limitarsi per non sottrarre troppa linfa al capitolo finale (attualmente in sviluppo, ma ancora da annunciare), la trama di Mankind Divided -una volta terminata- lasciava l'idea di aver combattuto solamente una piccola battaglia all'interno di una grande "guerra invisibile". Nemmeno i protagonisti ci sono sembrati particolarmente convincenti, o almeno non tanto quanto quelli incontrati a Detroit. È per questo che, laddove hanno potuto, i ragazzi di Eidos sono ricorsi al bagaglio della nostalgia, inserendo in Mankind Divided qualche piccolo cameo di alcuni dei personaggi più rappresentativi di Human Revolution: è capitato direttamente nel corso della campagna principale, con una breve apparizione di David Sarif, e capiterà anche in questo primo DLC. In System Rift, infatti, avremo modo di rincontrare un'altra nostra vecchia conoscenza: Frank Pritchard, ex collega e spalla di Adam alle Industrie Sarif.

Mission Impossible: Cyberpunk Edition

Non corre comunque solo sul binario della nostalgia, questo System Rift: ogni giocatore, durante la navigazione della splendida Praga, si sarà sicuramente imbattuto almeno una volta in un edificio dall'aspetto autoritario: la Palisade Bank, struttura ultramoderna dedicata all'archiviazione -in forma anonima- dei dati sensibili di megacorporazioni e personaggi di spicco della politica internazionale. Benché l'aspetto imperioso tendesse a dipingere una struttura di assoluta centralità, quella in cui potevamo infiltrarci per svolgere una manciata di missioni secondarie, era solamente una succursale della società. Ciononostante, avanzare furtivamente nelle sue aree riservate per svelarne tutti i segreti (come la stanza nascosta nell'ufficio del CEO) ha saputo regalarci soddisfazioni genuine.
La sede principale della Palisade, comunque, non era poi così distante; anzi, era facilmente individuabile ammirando la skyline praghese, dove un'immensa struttura futuristica dall'architettura improbabile svettava nel bel mezzo del fiume Moldava. Stiamo parlando delle cosiddette "Lame della Palisade", simbolo manifesto del potere corporativo e della sua sfrontatezza. Al suo interno sono contenuti i vault societari delle più importanti corporazioni del mondo, tra cui la Tai Yong Medical, la Picus, la VersaLife e la Santeau Group.
Ed è proprio a quest'ultima che Frank Pritchard (che nel frattempo è divenuto un hacker su commissione) è interessato, intenzionato a scoprire -per conto di un suo cliente- se Rabi'Ha, la città per soli potenziati che la Santeau vuole costruire usando unicamente la stampa industriale 3D, è un progetto effettivamente destinato ad andare in porto, o se invece, neanche a dirlo, c'è di mezzo lo zampino degli Illuminati. Il problema è che Frank è sempre stato una "mente da scrivania", abilissimo nell'hacking ma completamente incapace di operare sul campo. Jensen, di contro, ha dimostrato più volte che il caos è il suo elemento naturale. Seppur reticente sulle prime, quindi, Adam accetta di aiutarlo, incaricandosi di recuperare i dati direttamente dalla camera blindata della Santeau all'interno della Lama 1, in barba ai suoi sistemi di sicurezza ipertecnologici. Per farlo dovrà dapprima rintracciare un vecchio contatto di Pritchard, per poi affidarsi all'aiuto di alcuni hacker, tra i quali spicca la leggendaria Shadowchild, già conosciuta nella modalità Breach di Mankind Divided.
Sebbene System Rift ci venga presentato come un DLC narrativo, potete facilmente intuire che il suo piatto forte vada ricercato nel gameplay.

Con questo non vogliamo dire che il nuovo contenuto non riesca nell'intento di espandere il background di Mankind Divided con utili informazioni e retroscena, ma il pretesto narrativo di questo mini-episodio non trova abbastanza spazio per svilupparsi a dovere. Sia Shadowchild che lo stesso Frank Pritchard occupano un ruolo piuttosto marginale nell'evolversi della missione, e nei momenti in cui li incontriamo la loro caratterizzazione ci è parsa un po' troppo sbrigativa.

Escalation Tecnologica

La "Mission Impossible" di Adam terrà impegnato il giocatore per le circa 4 ore, necessarie a completarla al 100%. Il tempo di completamento si dimezza nel caso in cui doveste decidere di tirare dritto verso gli obiettivi principali senza esplorare, svolgere alcune piccole sidequest e violare tutti i computer. System Rift, accessibile dalla voce "Racconti di Jensen" nel menù principale del gioco, vive di una vera e propria escalation tecnologica: si parte dall'infiltrazione in un edificio bancario, per poi ritrovarci all'interno di un santuario tecnologico dedicato alla massima sicurezza informatica; arrivando addirittura a connetterci neuralmente al mainframe delle Lame, attraverso quella sorta di dimensione digitale astratta che avevamo già saggiato nella modalità Breach.
Il level design delle nuove aree punta fortissimo sull'ampiezza e sulla verticalità delle aree, con una prima zona costituita di ben sei livelli differenti interconnessi. Le abilità di Adam andranno selezionate con assoluta accortezza, in base all'approccio che vorremo utilizzare o alla situazione che incontreremo avanzando all'interno delle Lame: trattandosi di un'esperienza stand alone, all'inizio di System Rift ci verranno forniti ben 13 punti Praxis da spendere a piacimento nei potenziamenti già sviscerati nella campagna principale. Tra questi, "Micro-Assemblatore" rappresenta l'unica novità, con cui potremo letteralmente smontare armi, munizioni e granate per ricavarne le componenti necessarie a craftare oggetti utili, come le biocelle e i dispositivi multifunzione, o a potenziare le diverse statistiche delle armi di Adam.
È chiaro che per aumentare le nostre possibilità di sopravvivenza, ma anche per valorizzare l'ottimo level design e il mood d'infiltrazione alla Ethan Hunt che si respira per tutto l'episodio, la scelta migliore è quella di spendere i punti nelle abilità furtive, come l'occultamento mimetico, l'hacking e la violazione in remoto. Ciò, naturalmente, non vieta di poter affrontare l'intera missione in maniera più diretta e sfrontata, facendo indiscriminatamente a pezzi qualunque nemico provi a ostacolarci; ma, esattamente come accadeva in Mankind Divided, le soddisfazioni di questo tipo d'approccio non sono lontanamente equiparabili a quelle regalate dallo stealth.
Giunti alla Server Room principale, poi, possiamo notare alcune piccole novità di gameplay: questo grande stanzone ultramoderno, infatti, oltre a presentare diverse sotto-stanze sorvegliate da droni e griglie laser, sarà disseminato di alcuni elementi ambientali in grado di captare gli sbalzi termici causati dalla presenza di Adam, facendo scattare l'allarme se sosteremo nelle loro immediate vicinanze per più di un paio di secondi. Come se non bastasse, anche droni e telecamere saranno dotati di un sensore in grado di rilevare il nostro calore corporeo, anche nel caso fossimo ben occultati dietro a qualche copertura. In questo frangente saremo costretti ad aumentare i ritmi, calcolando con assoluto tempismo il percorso di pattugliamento dei nemici per riuscire ad arrivare alla nostra meta senza far scattare l'allarme. Complessivamente, insomma, pur non stravolgendone il tessuto ludico, System Rift intrattiene e diverte con gli stessi pregi saggiati nella campagna principale, regalandoci una missione d'infiltrazione ben concepita a livello di design e corroborata da una location certamente evocativa.

Venendo all'aspetto tecnico, System Rift vive di alti e bassi. Le diverse aree di gioco tra la Piazza della Lama e l'interno della Palisade sono ben congegnate e artisticamente curate. Anche il dettaglio grafico è sostanzialmente rimasto inalterato rispetto a Mankind Divided, con un saggio utilizzo dell'illuminazione e delle texture sempre ad altissima risoluzione. Non si può dire purtroppo la stessa cosa per i diversi personaggi che incontreremo (compresi Shadowchild e Pritchard), che peccano dal punto di vista poligonale, con un'espressività ridotta all'osso, e presentano dei set di animazioni durante le conversazioni decisamente meno curati rispetto a quelli intravisti nella campagna principale. Anche i caricamenti ci sono sembrati forse troppo lunghi, ma nulla che non si possa migliorare con una patch.

Deus Ex Mankind Divided System Rift è un buon DLC: ottimo dal punto di vista del gameplay, ma un po' debole sotto il profilo narrativo. L'operazione nostalgia di Eidos riporta Frank Pritchard sulle scene di Deus Ex, ma poteva certamente essere sviluppata meglio, dedicando al personaggio la rilevanza che avrebbe meritato. Discorso che vale anche per Shadowchild: il team di sviluppo ha perso l'occasione di farcela conoscere meglio dopo la parentesi della modalità Breach. Invece ci troviamo al cospetto di due semplici comparsate che scorrono via troppo sbrigative, lasciando all'infiltrazione nella Lama l'onere di sostenere l'intero impianto ludico di questo add-on. Onere che comunque viene soddisfatto appieno, offrendoci la possibilità di vivere la nostra "Missione Impossibile" in uno scenario evocativo e ben curato. Insomma, se avete amato le fasi stealth di Mankind Divided e se, soprattutto, vi piace esplorare a menadito ogni area e hackerare ogni singolo PC incontrato, le 4 ore offerte da questo DLC potrebbero essere pane per i vostri denti. Se stavate invece cercando un add-on capace di aggiungere davvero sostanza all'impianto narrativo di Mankind Divided, forse dovreste aspettare il prossimo contenuto aggiuntivo, anche perchè i 12 Euro richiesti per il suo acquisto (se non avete già comprato il Season Pass) non sono certamente pochi.

7.3

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