Recensione Deus Ex: The Fall

Recensita la versione PC del titolo mobile dedicato alla saga cyberpunk

Versione analizzata: PC
recensione Deus Ex: The Fall
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Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Un certo tipo di logica commerciale prevede che un brand di successo come quello della serie Deus Ex sia sfruttato il più possibile attraverso varie forme di intrattenimento quali videogiochi, romanzi e persino comics. Non sorprende quindi che Square Enix abbia realizzato lo scorso anno un nuovo Deus Ex per sistemi IOS e Android, un titolo dalle meccaniche di gameplay poco consone agli schermi touch di tablet e smartphone. Tutto sommato, nonostante alcuni compromessi legati ai controlli, The Fall si è rivelato un gioco decisamente valido, un “Human Revolution in miniatura”, soprattutto per la ricchezza di contenuti parecchio superiore alla media dei prodotti pensati per il mercato mobile. Ciononostante alcuni giocatori hanno espresso il desiderio che questo nuovo, piccolo, capitolo della serie uscisse anche su piattaforme più adatte a complesse tipologie di gaming, come ad esempio console portatili o Pc. Square ha prestato orecchio alle richieste dei fan e ha deciso di rilasciare, in collaborazione con Eidos-Montréal e N-Fusion, una versione steam di The Fall, limitandosi però ad offrire un porting scadente sotto quasi tutti i punti di vista, dotandolo di innesti meccanici non abbastanza potenziati da poter bypassare l’evoluto livello di sicurezza di nostri sistemi Windows, abituati a ben altro tipo di qualità.

SEMIDEUS (EX)

Le vicende di The Fall si sviluppano in parallelo rispetto a quanto narrato in Human Revolution, precisamente dopo gli eventi del romanzo Icarus Effect: nell’anno 2027, le grandi innovazioni della tecnologia hanno permesso lo sviluppo d’innesti cibernetici nel corpo degli esseri umani, i quali, per sopravvivere, necessitano di una droga anti-rigetto, la neuropozina. In un simile contesto, l’ex mercenario potenziato Ben Saxton, in fuga dal gruppo militare dei Tiranni dal quale ha disertato, dovrà lottare sia per procurarsi scorte sempre meno disponibili di neuropozina sia per sventare un intricato complotto ordito delle multinazionali che dominano il mercato farmaceutico. L’impianto narrativo di The Fall, più complesso di quanto possa apparire superficialmente, trae il suo fascino non dalla qualità effettiva della sceneggiatura, invero piuttosto semplicistica in molti frangenti, ma dall’intero background messo in scena in Human Revolution. Il mondo creato dai ragazzi di Eidos per le avventure di Adam Jensen è pieno di spunti di riflessione sia etico-politici che morali, dai quali The Fall pesca a piene mani per arricchire, seppur blandamente, l’universo ludico (ma anche letterario) della serie Deus Ex.
La storia di Ben Saxton, quindi, si figura come un piccolo, godibile tassello, per quanto sbrigativo nella sequenza finale che lascia intendere possibili sviluppi seriali, di un intreccio ben più grande e articolato. Ad affascinare sicuramente più della dimenticabile caratterizzazione di protagonista e comprimari (questi ultimi in particolare dotati di una personalità anonima e priva di spessore) è l’intrigante ambientazione dai colori dell’ambra: Panama è un piccolo gioiello dalla spiccata identità architettonica ed è un peccato che la possibilità di esplorarla sia limitata a micro aree costituite in prevalenza da larghe stradine e vicoletti, agli angoli dei quali si celano percorsi alternativi per intrufolarsi silenziosamente negli edifici in cui svolgere le missioni. Data l’ampiezza contenuta delle suddette aree da esplorare non risulterà certo complesso individuare cunicoli secondari per raggiungere l’obbiettivo, e l’impossibilità di imboccarli non è spesso causata dal loro essere sapientemente nascosti all’occhio del giocatore, ma dal livello di protezione troppo elevato delle porte da hackerare o dalla eccessiva pesantezza di alcuni oggetti da spostare. L’acquisizione dei potenziamenti, tuttavia, sarà facilitata dall’abbondante quantitativo di punti Praxis spendibili per gli upgrade del nostro protagonista man mano che si sale di livello, e già dopo un’oretta di gioco si potranno acquistare un buon numero di abilità essenziali per superare, senza troppe difficoltà, la maggior parte delle barriere che bloccano i percorsi alternativi.
La limitata ampiezza dei quartieri in cui Panama è suddivisa era certamente comprensibile nella versione mobile di The Fall, ma risulta molto meno accettabile nella sua incarnazione PC, tenendo in considerazione anche il fatto che il passaggio da un’area all’altra avviene tramite caricamento e non in streaming. Il senso di “costrizione” che pervade The Fall si avverte anche dal punto di vista della mera giocabilità. Non è concesso al giocatore di modificare la mappatura dei comandi né della tastiera, né del gamepad compatibile Xbox 360, e questo è solo il primo limite di un gameplay deficitario sotto molti aspetti. Proprio come il fratello maggiore cui s’ispira nell’impostazione ludica, The Fall permette (o almeno, sembra permettere) la scelta di due approcci diversi: uno dedicato allo stealth e uno alla forza bruta. Il primo di questi due stili di gioco, prediletto da chi ama agire silenziosamente nell’ombra, all’apparenza sembra discretamente riuscito, con passaggi segreti ben disseminati e un level design che invoglia a sgattaiolare tra diverse coperture, ma rivela a un occhio attento, e soprattutto incline a sperimentare alternative soluzioni, non pochi problemi logici e strutturali.

Ad esempio, diventare invisibili a pochi passi da un nemico che ci sta osservando (e che poco prima ci ha intimidito di allontanarci) spesso non comporterà alcuna reazione e ci permetterà di muoverci furtivamente senza destare sospetti. Inoltre può capitare, in particolare in una sezione ambientata in un locale notturno, di venire accidentalmente scoperti e trovarsi nella condizione di dover compiere una strage eliminando tutta la sorveglianza, per poi guardarsi intorno e scoprire che i NPC continuano allegramente a ballare come se nulla fosse accaduto e che all’ingresso ci sono ancora guardie che non si curano minimamente di darci la caccia. Le situazioni sopra descritte non rappresentano la norma, ma non avvengono nemmeno tanto raramente da far chiudere un occhio su simili imperfezioni, soprattutto da parte di chi si prodiga per avanzare con uno stile non letale e s’avvede di come una meticolosa analisi dello scenario sia alle volte non necessaria. Sempre per quanto riguarda l’approccio stealth, le sezioni di hacking di terminali o serrature elettroniche appaiono meglio realizzate, con mini giochi un po’ ripetitivi ma impegnativi quanto basta a livelli più elevati. Vero è che anche sotto quest’aspetto le magagne non mancano: se, infatti, con l’ausilio del mouse tutto sembra funzionare per il verso giusto (escludendo, a voler essere puntigliosi, una forse eccessiva sensibilità del cursore), quando si usa il pad Xbox360, ci si accorge che lo stick analogico è talmente mal calibrato che superare le suddette prove di hackeraggio diviene un’impresa snervante, e modificarne la ricettività a piacimento non migliora di molto la precisione.
Passando ad analizzare il tipo d’approccio più diretto, ossia quello che ci vede imbracciare variegate bocche da fuoco e bucherellare ogni corpo umano o meccanico che si parerà dinanzi a noi, le cose finiscono, se possibile, addirittura per peggiorare. Nonostante il numero consistente di armi a nostra disposizione, acquistabili con i crediti reperiti nel gioco o recuperabili dai cadaveri dei nemici, esse non si differenziano più di tanto nei danni inflitti, e il feedback dei colpi poco incisivo acuisce la sensazione di star sparando a salve, senza contare che non poche volte la reattività degli input è estremamente lenta e rende macchinosi e imprecisi i momenti in cui si è costretti a sparare passando da una copertura all’altra. Se a questo si aggiunge che spesso, quando si colpisce la testa degli avversari, anche a distanza assai ravvicinata, non si ottiene l’effetto di killshot istantaneo, il quadro generale di un gameplay realizzato in modo grossolano appare piuttosto evidente, complice anche una IA certo aggressiva ma che non brilla per acume.

Per riequilibrare almeno in parte un’offerta ludica che strutturalmente è piuttosto manchevole, si pone sull’ago della bilancia una mole contenutistica abbastanza corposa: vi sono molti sistemi che è possibile aggirare per scoprire retroscena sulle missioni, un buon quantitativo di dittafoni sparsi per il mondo di gioco da ascoltare con la dovuta attenzione, nonché segreti da collezionare per arricchire la propria vetrina con i modelli dei personaggi. Anche la longevità di The Fall, in rapporto al prezzo al quale il titolo viene venduto, può considerarsi soddisfacente: la storia principale è completabile nel giro di tre ore, cui possono sommarsene un altro paio da dedicare alle missioni secondarie. Gli obiettivi lasciati in sospeso, però, non saranno più disponibili alla fine dell’avventura, e per portare a termine tutti gli incarichi, sbloccando anche il relativo achievement di steam, sarà necessario riaffrontare la storia dall’inizio, magari con il new game+. The Fall stimola la rigiocabilità quasi unicamente per la possibilità di potenziare tutte le abilità del protagonista e accedere dunque ad aree in precedenza bloccate da serrature non aggirabili, poiché non sono presenti bivi sostanziali che facciano sperare in diversificati risvolti narrativi. Per quanto i dialoghi siano strutturati a risposta multipla, la trama, in verità, non subisce cambiamenti di sorta e le scelte non impattano considerevolmente lo svolgersi degli eventi, limitandosi a modificare qualche linea di dialogo o il metodo di svolgimento di una particolare missione.

DEPOTENZIAMENTO TECNICO

Gli innesti tecnici di Deus Ex: The Fall sono pesantemente arrugginiti. Il motore grafico è obsoleto e l’impatto generale si salva solo grazie ad ispirate scelte artistiche. Come già accennato, Panama è caratterizzata da soluzioni architettoniche e stilistiche pregevoli, una metropoli futuristica dal design ben studiato sia per le strutture interne sia per la dettagliata e ricercata elaborazione degli interni. Ma non è tutta ambra quella che luccica. Se il comparto tecnico di The Fall manteneva un certo decoro su sistemi mobili, trasportato su Pc, senza che vi sia effettuato il minimo restyling grafico, perde qualsivoglia dignità. I settaggi modificabili comprendono soltanto la risoluzione, l’antialiasing (fino a MSAAX8) e la sincronia verticale, mentre le textures sono riprese dalla versione per smartphone (garantendo sugli schermi del pc un livello di dettaglio vecchio di quasi dieci anni) così come le animazioni, sia fisiche che facciali: le prime suscitanti un effetto di ridicolo involontario, le seconde talmente statiche da sminuire la recitazione digitale dei protagonisti, i quali si muovono e parlano alla stregua di manichini. Nonostante la semplicità del comparto grafico, gli sviluppatori non sono riusciti nemmeno a fornire un’esperienza di gioco priva di bug o glitch visivi, alcuni di questi particolarmente fastidiosi soprattutto durante l’animazione che si attiva quando si stordisce un avversario. Anche sul fronte sonoro, Deus Ex:The Fall vive di alti e bassi: le musiche sono evocative e le campionature ambientali ben implementate, mentre il doppiaggio, il più delle volte, soprattutto per quanto riguarda i personaggi secondari, sembra ora troppo sopra le righe, ora mancante di espressività, con tonalità quasi robotiche.

Deus Ex: The Fall Nella recensione della versione mobile, il nostro Francesco Fossetti sosteneva che Deus Ex: The Fall vivesse “in uno strano limbo”. Con questo porting PC, purtroppo, finisce direttamente nei gironi infernali. L’ambientazione e il background narrativo non riescono da soli a sopperire ad un gameplay impreciso, limitativo e mal calibrato e ad un comparto tecnico datato e poco rifinito. Quasi ogni aspetto che caratterizza la produzione, fatta forse eccezione per il buon rapporto longevità/prezzo, pecca di tracotanza nel voler porre il giocatore dinanzi a diverse scelte d’approccio che si rivelano fallimentari nelle meccaniche, e mostra un’esuberanza di contenuti, armi, poteri e percorsi segreti che, ai fini dell’economia generale, si rivela non del tutto equilibrata. I fan della serie che non possono fare a meno di provare ogni incarnazione del loro brand preferito farebbero meglio a recuperare il titolo sui i sistemi per i quali è stato inizialmente pensato, nonostante le imperfezioni dei controlli touch nelle fasi shooter. Per un nuovo, vero Deus Ex che sia coscientemente sviluppato per sfruttare le caratteristiche di un Pc, occorrerà aspettare il prossimo capitolo canonico. D’altronde, Square Enix ha di recente registrato il marchio ”Mankind Divided”.

5.5

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