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Recensione Devil May Cry 4 Special Edition

Dopo il gradito ritorno in salsa next-gen del reboot di DMC targato Ninja Theory, Capcom decide di riproporre, in una veste aggiornata, il quarto capitolo delle peripezie di Dante, uscito originariamente nel 2008.

Devil May Cry 4 Special Edition

Videorecensione
Devil May Cry 4 Special Edition
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Lorenzo Morlunghi Lorenzo Morlunghi gioca ormai da oltre 20 anni a quasi tutto e adora parlare di videogiochi e farci video sopra, soprattutto per ridere. Nel tempo libero guarda anche film e legge qualche fumetto, ascoltando per lo più musica elettronica. Lo trovate su Facebook.

Dopo il gradito ritorno in salsa next-gen del reboot DMC targato Ninja Theory, Capcom decide di riproporre, in una veste aggiornata e arricchita, il quarto capitolo delle tamarre peripezie di Dante (o meglio, Nero) & friends, ormai datato 2008. Un'operazione singolare, specialmente a distanza di 5 mesi dall'altra riedizione, ma che ci fa ben sperare per un eventuale nuovo capitolo (previo raggiungimento di un buon numero di vendite di questa riedizione). Pad alla mano abbiamo quindi deciso di salvare nuovamente la vita della giovane Kyrie, affrontando orde di angeli e demoni. Ma cosa, esattamente, c'è di nuovo in questo adattamento current-gen?

Smokin' Sick Style!!!

Devil May Cry 4 non fu solo un titolo action tra tanti, ma rappresentò il culmine, e allo stesso tempo la fine, di un percorso iniziato all'alba dell'era Playstation 2, nel lontano 2001. Senza mezzi termini possiamo affermare che l'action 3D come lo conosciamo noi oggi ha avuto origine proprio con il titolo Capcom, che seppe fondere un sapiente utilizzo delle combo a un ritmo di gioco senza pari, che finalmente scacciava il malefico button mashing mentre si faceva araldo di un nuovo modo di gestire la telecamera libera. Tutto questo senza tralasciare il carisma dei protagonisti, che, non prendendosi mai sul serio e buttandosi in situazioni a tratti davvero surreali, riuscirono a trovare un posto nel cuore di un'emergente schiera di fan. Uno stile esagerato e nipponico fin nell'anima, che contribuì non poco a creare la leggenda di Dante, erigendolo a simbolo di un'intera generazione. Dopo una trilogia davvero eccellente (pur con i suoi alti e bassi) Capcom tentò con questo quarto capitolo di portare una ventata di freschezza nella saga. Approfittando dell'uscita di Xbox360 e Ps3 fu inserito anche un nuovo protagonista, il giovane Nero, che avrebbe dovuto prendere in mano le redini di un brand che, col senno di poi, forse non avrebbe necessitato di così tanti cambiamenti. Che il quarto capitolo fosse pensato come una "ripartenza" lo si intuisce dai tanti riferimenti impliciti a capitoli futuri che non hanno mai visto la luce, e che avrebbero dovuto approfondire la storia del giovane Nero. Complice probabilmente una caratterizzazione del personaggio che, per quanto interessante, usciva necessariamente con le ossa rotte dal confronto col leggendario figlio di Sparda, Devil May Cry 4 si tradusse in un "sentiero interrotto", dalle cui ceneri poi nacque appunto l'ultimo e "rivoluzionario" capitolo targato Ninja Theory.
A distanza di tanti anni è lecito interrogarsi sull'attualità di un titolo del genere, specialmente dopo che il destino della saga è stato messo in mano a un team che ne ha stravolto le meccaniche e lo stile. Nel riprendere in mano i tecnicissimi controlli dei due protagonisti ci siamo resi conto di quanto la profondità del combat system fosse attuale al punto da farci dimenticare, in più di un'occasione, che eravamo di fronte a un remastered. Dopo qualche minuto le combo sorgevano spontanee, quasi a riprendere in mano uno strumento che non suonavamo da tempo, e man mano che le orde di nemici crollavano sotto il peso delle nostre provocazioni e del nostro acciaio una piacevolissima sensazione di superiorità si è fatta largo: questa è la magia di Devil May Cry, ancora viva dopo tutto questo tempo.

Superando l'euforia iniziale, è comunque facile rendersi conto che questo tipo di gameplay potrebbe scoraggiare i giocatori meno pazienti, che difficilmente troveranno la forza di andare oltre la difficoltà di base. Perché diciamocelo: Devil May Cry 4 è un titolo difficile. Pur venendo da anni di allenamento nei più disparati action anche noi abbiamo dovuto sudare in più di un'occasione per portare a termine la campagna in difficoltà "Acchiappademoni" (Normale), cercando di ottenere un voto decente alla fine della missione. Quasi come in un picchiaduro è necessario conoscere a memoria le combo del personaggio e il comportamento dei nemici, perché la barra della vita scende ad una velocità impressionante e, specialmente nelle fasi finali del gioco, è facilissimo ritrovarsi circondati e colpiti consecutivamente da tutti i nemici su schermo. Con l'allenamento e l'aggiornamento delle proprie statistiche è possibile superare tali complicazioni, ma coloro che si aspettano una tranquilla passeggiata alla God of War farebbero meglio a guardare altrove...

Delirio a 60 fps

I cambiamenti più evidenti, almeno dell'edizione console, riguardano il comparto tecnico, che finalmente offre una risoluzione di 1080p a 60fps, per una fluidità impeccabile e una frenesia del combattimento che renda giustizia all'abilità e alla prontezza di un giocatore che sappia domarla. Devil May Cry 4: Special Edition non ha mai mostrato alcun tipo di esitazione e tutto è girato fluido fin dal primo istante, mentre ciò che ci ha delusi è stato il restante lavoro di ottimizzazione. Continuamente l'azione viene infatti interrotta, come avveniva in passato, da caricamenti che durano davvero troppi secondi (soprattutto se pensiamo che il gioco va completamente installato sul nostro hard disk, dato che in Europa è disponibile solo in versione digitale). Intendiamoci, non siamo ai livelli di un Bloodborne, ma una rifinitura dei tempi di caricamento, approfittando delle nuove possibilità dell'hardware, non avrebbe stonato. Una scarsa cura che è possibile ritrovare anche sul fronte prettamente estetico del titolo, che soffre di alcuni problemi di aliasing e mette in mostra, soprattutto durante le cutscene, una gamma di texture ambientali a tratti imbarazzanti, che stonano ancor di più con la "lucidatura" dedicata esclusivamente ai protagonisti. Ovviamente non ci aspettavamo una revisione completa del comparto texture, ma sistemare -quantomeno- gli elementi che durante i filmati entrano in primissimo piano sarebbe stato d'obbligo.
Decisamente più ricco il lato dei contenuti, che si aggiorna mutuando alcuni elementi dell'edizione PC e introducendo nuove feature che faranno letteralmente la gioia di tutti gli appassionati. Come per DMC anche in Devil May Cry 4: Special Edition è stata inserita la geniale modalità Turbo, che permette al gioco di girare con il 20% di velocità in più rendendo il caos su schermo più delirante che mai e con alcune combo che arrivano a ricordare, molto da vicino, l'animazione tipica degli anime incentrati sul combattimento. Per chi poi dovesse ritenere che gli ambienti di gioco siano un po' troppo spogli, in suo aiuto interverrà la modalità Mitico Cavaliere Oscuro, che moltiplica il numero di nemici per area inserendo anche mostri tipici dei livelli più avanzati della campagna, stravolgendo ogni tipo di bilanciamento e mettendo perennemente a rischio la vita del protagonista. Passando ai contenuti veramente inediti di questa edizione troviamo i nuovi personaggi giocabili, che ampliano potenzialmente l'offerta del titolo, ma solo a patto che si voglia nuovamente affrontare la stessa campagna con un gameplay e uno stile differenti. Perché, lo diciamo fin da subito, Virgil e il duo Lady/Trish non hanno un'avventura personalizzata. Se escludiamo un paio di nuovi filmati, tutti i livelli rimangono immutati, pur mantenendo la possibilità di giocare in una qualsiasi delle difficoltà sbloccate: si tratta quindi di un'offerta orientata più ai veterani appassionati che a coloro che vogliono godersi una nuova trama con scontri alternativi.

Se, però, doveste essere interessati a farvi un secondo (o terzo) giro per il semplice gusto della sfida non vi nascondiamo che l'offerta è andata ben oltre le nostre aspettative, con una caratterizzazione dei personaggi di prim'ordine e degli stili di combattimento divertentissimi. Virgil condivide col fratello Dante alcune mosse; in particolare quelle di Force Edge e Beowulf ricordano molto da vicino quelle di Rebellion e Gilgamesh, uno spadone e un set di tirapugni/tiracalci. Yamato, la leggendaria katana demoniaca, è il fiore all'occhiello del gameplay di Virgil, sempre velocissima e letale soprattutto in abbinamento alle spade evocate, che sostituiscono le classiche pistole e proteggono parzialmente l'eroe da attacchi inaspettati. La vera sorpresa ha però avuto origine dalla coppia Lady/Trish, che ha seminato il panico sul nostro schermo con un gameplay decisamente più originale e diversificato. Lady ha uno stile abbastanza lento dovuto all'uso delle enorme Kalina Ann, un'arma capace di fungere sia da cannone che da baionetta, con conseguenze devastanti per chiunque osi ostacolare il nostro cammino. In abbinamento troviamo le classiche pistole, un fucile (armi dotate di nuove mosse orientate a mantenere il controllo di focolai di nemici) e l'Arpion, che, come suggerisce il nome, altro non è che un gancio funzionale a scaraventare in aria e a terra i nostri avversari. Per contro Trish offre uno stile velocissimo e indomabile, quasi paragonabile alla "cugina" Bayonetta. La bionda cacciatrice si avvale del potere combinato del tuono e della spada demoniaca Sparda, in grado di garantirle una vasta gamma di mosse che le permettono di spostarsi rapidamente e, all'occorrenza, di diventare un'inarrestabile trottola elettrica intanto che l'altra arma continua ad attaccare autonomamente. Anche in questo caso sottolineiamo come questo pacchetto di novità sia orientato agli appassionati degli action più tecnici, anche se siamo convinti che la curiosità di sperimentare un gameplay decisamente diverso da quanto visto in tutti gli altri capitoli della saga potrebbe cogliere più di un giocatore occasionale.

Devil May Cry 4 Special Edition Devil May Cry 4: Special Edition non è un titolo per tutti. E' anzi un remastered atipico quanto lo era quello del reboot di Ninja Theory, dedicato a un pubblico di appassionati in grado di cogliere appieno le significative modifiche e aggiunte al gameplay. I giocatori dell’ultimo minuto potrebbero restare un po' straniati di fronte ad un’esperienza diversa da quelle a cui siamo stati abituati negli ultimi anni: una visione del gioco molto tecnica, incentrata su un allenamento ai limiti dei riflessi umani, e in grado di offrire soddisfazioni soprattutto in quel magico momento in cui appare il voto SSS nel punteggio stile. Chi vuole riscoprire un modo di intendere l'action 3D complementare rispetto a quello che è andato diffondendosi negli ultimi anni, insomma, potrebbe restare addirittura folgorato, sebbene il quarto episodio di Devil May Cry non sia il migliore a livello di Combat System. E' anche vero che l’aggiornamento tecnico avrebbe potuto anche essere molto più corposo e rifinito. Tutto gira a 60 granitici fps, ma i problemi di aliasing, texture e caricamento diventano inaccettabili su una piattaforma di nuova generazione. Allo stesso modo avremmo gradito almeno una mini-campagna per i nuovi personaggi giocabili, anche formata di pochi capitoli ma in grado di ampliare e incentivare l’utilizzo dei medesimi facendo non solo presa sull’indole “completista” dei giocatori più estremi. Devil May Cry 4: Special Edition dimostra quindi di essere un titolo valido e divertente ancora oggi, pur portandosi dietro (quasi) tutti i limiti del suo tempo. Un must-buy per gli appassionati, tutti gli altri pensino bene se sono alla ricerca di un gameplay rilassante o di uno stile di gioco compulsivo spacca-pad: in quest’ultimo caso, benvenuti in Devil May Cry.

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