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Recensione Devil's Third

Dopo un lungo ciclo produttivo durato oltre sei anni, l'ultimo titolo di Tomonobu Itagaki si appresta a debuttare in esclusiva su Wii U: un prodotto decisamente fuori di testa, nuovo re del trash involontario.

Devil's Third

Videorecensione
Devil's Third
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii U
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Si potrebbe pensare che buona parte dei problemi di Devil's Third derivino dallo sviluppo più che turbolento dell'ultima fatica di Tomonobu Itagaki. Presentato inizialmente come un titolo per PlayStation 3 e Xbox 360, il gioco è finito nelle mani di Nintendo dopo la bancarotta di THQ. L'operazione di adattamento che l'ha trasformato in un'esclusiva WiiU, tuttavia, non ha giovato gran che alla produzione, almeno sul fronte tecnico. Devil's Third è un titolo con un look quasi ancestrale, assolutamente inadeguato a valorizzare le capacità dell'hardware su cui gira. I modelli poligonali di protagonisti e comprimari sono gli elementi più riusciti: per il resto ci vengono invece sbattute in faccia ambientazioni lineari all'inverosimile, texture sgranatissime e piatte, ma soprattutto strutture poligonali tremendamente tozze, squadrate, poco dettagliate. La qualità terribile degli effetti speciali è il colpo di grazia: Devil's Third avrebbe sfigurato anche sulle console della passata generazione, superato in fatto di grafica e caratura stilistica da una miriade di Third Person Shooter e persino dalle vecchie produzioni del suo Game Designer. Eppure, i problemi di Devil's Third non sono solamente di natura tecnica. La verità è che oltre all'intuizione di fondere due generi apparentemente incompatibili, il titolo di Itagaki non ha altri spunti.

Si presenta ai nastri di partenza con un sistema di controllo goffo e appesantito, una trama che ridefinisce le frontiere del trash (scimmiottando soluzioni tarantiniane, perdenti però in fatto di carisma e originalità), e poi tormenta l'utente con un bilanciamento della difficoltà letteralmente schizofrenico. Non basta: Itagaki insiste, infilando pure le microtransazioni nel comparto multiplayer, e insomma assemblando una bella collezione di elementi negativi e fastidiosi. L'unico merito di Devil's Third è in fondo quello di colmare una lacuna nella line-up WiiU, concedendo ai suoi utenti uno sparatutto movimentato con un corposo reparto online. Bisogna soltanto capire se, in nome di questa supposta "conquista", siamo disposti a chiudere (più di) un occhio sulla qualità.

Il diavolo veste sciatto

Eclettico. Solitamente Itagaki viene definito così. Che poi è un modo come un altro per dire quanto eterogenei e "pasticciati" siano i contesti che mette in piedi. La saga di Ninja Gaiden, per dirne una, metteva insieme scorci da feudalesimo nipponico con elicotteri da guerra, licantropi veneziani e draghi d'ossa. E ci andava pure bene: forse perché questo strambo potpurri era sostenuto da un gameplay eccezionalmente profondo, o forse perché nel turbinare di immagini e suggestioni si riscopriva il profilo di un'impronta autoriale fortemente distintiva. In Devil's Third, purtroppo, questo eclettismo lascia il posto ad un immaginario molto più triviale ed insipido, e ad una storia che non riesce a sopportare il peso delle sue esagerazioni. Il passato del tatuatissimo protagonista dell'avventura ci viene raccontato nel corso delle prime missioni, con un flashback che sembra uscito direttamente da Kill Bill ma che va ben oltre l'accorato citazionismo. La scena è una copia malfatta del "Massacro ai due Pini", con protagonista una squadra di killer ben assortita. C'è il cowboy smargiasso, la femme fatale che mette in mostra una sofisticata lingerie "camo", e poi c'è lui, il nostro Ivan, energumeno di origini russe con il corpo interamente ricoperto di ideogrammi. Dopo aver disertato per uno screzio con il suo capo Big Mouse, Ivan si allontana fischiettando proprio nel bel mezzo del campo di battaglia, giusto in tempo per venire catturato dai caschi blu. Quando ne assumiamo il controllo, Ivan sta suonando una titanica batteria nella cella più buia del carcere in cui è rinchiuso. Il suo compito, imbeccato dal ministro della difesa americano, sarà quello di evadere per unirsi ad una task force sulle tracce di una misteriosa organizzazione dalle intenzioni piuttosto minacciose: dopo essersi impossessato dei codici di autodistruzione di tutti i satelliti del globo, questo gruppo dissidente li ha fatti saltare in aria, generando un impulso elettromagnetico che ha distrutto ogni apparecchio elettronico e mandato in confusione l'intero pianeta. Dal momento che la vecchia squadra di Ivan sembra essere in qualche modo coinvolta, chi meglio di lui può affrontare questa emergenza? L'incipit del gioco, traboccante di stranezze gratuite, dà l'avvio ad un racconto davvero poco convincente. Devil's Third, nel mettere in scena una storia di vendetta, tradimenti, sacrifici e onore, sembra volersi prendere dannatamente sul serio, senza accorgersi di quanto fuori contesto possa apparire quella strisciante vena di nonsense che lo pervade. Nel corso dei nove capitoli che compongono l'avventura principale ci imbatteremo in castelli giapponesi, ninja robotici, laboratori segreti, terribili mutanti spuntati da nulla, incontrando un cast di personaggi veramente surreale.C'è, ad esempio, una spietata assassina che combatte in reggicalze, in una scena che ricorda la brutta copia dello scontro con O-Ren Ishii. Persino gli estimatori delle prodezze spericolate di Itagaki, insomma, troveranno poco elegante il pastiche di Devil's Third, assemblato senza un briciolo di convinzione, lontano anni luce dai vibranti collage postmoderni di Grasshopper Manufacture. Che i personaggi restino in qualche modo inchiodati nella memoria del giocatore, assurdi ed esagerati come sono, è quasi inevitabile, ma i ricordi a cui saranno associati potrebbero non essere così piacevoli. Del resto Devil's Third si presenta anche con un gameplay terribilmente imperfetto. Il mix creato da Itagaki fonde i tratti di un action in terza persona con quelli di uno sparatutto in prima. L'esplorazione delle ambientazioni avviene con la telecamera alle spalle del protagonista, ma quando si preme il dorsale sinistro l'inquadratura diventa quella di un FPS. Si fa un bel po' di fatica ad abituarsi a questa inusuale alternanza: un po' perché i mirini delle armi occupano una porzione spropositata dello schermo, ma soprattutto perché le sequenze in prima persona sono davvero troppo ingessate, a causa di una reattività deprecabile. In pratica quando si fa fuoco è quasi impossibile continuare a muoversi, eseguire uno strafe laterale, e in generale evitare le raffiche nemiche è un'operazione improba. Si finisce dunque per cercare zone riparate prima di aprire il fuoco sulle fila dei nemici, che ordinatamente si prestano al massacro. Quando si decide a fare l'action game, Devil's Third è un po' meno spigoloso. I colpi, leggeri o pesanti come nella migliore tradizione del genere, si susseguono veloci e violenti, e le uccisioni brutali ed efferatissime rappresentano forse l'unico guizzo della produzione.
Peccato che tutto sembri un po' affidato al caso, che il sistema di parata e schivata sia poco reattivo, e che le animazioni dei nemici risultino (peccato mortale per un action game!) difficili da interpretare. Se la mobilità e la leggibilità dell'azione non ci aiutano, a darci una mano ci pensa l'intelligenza artificiale a dir poco imbarazzante. Non è raro vedere gruppetti di nemici zampettare su una granata appena lanciata da Ivan, completamente ignari della sua presenza e pronti a terminare la propria esistenza digitale in una (bruttissima) esplosione di frattaglie. Altre volte, invece, gli avversari si fermano, immobili, nei pressi di una copertura ma comunque esposti, pronti a ricevere la loro dose di piombo.

Nonostante lo spirito di autoconservazione manchi ai soldati nemici, portare a termine Devil's Third non sarà facile: la colpa è di un bilanciamento francamente assurdo, capace di innervosire anche il più zen dei videogiocatori. Il titolo non si preoccupa minimamente di conciliare le sue due anime, e molto spesso mette nelle stesse aree nemici che vi sparano dalla distanza e altri che vi martellano in corpo a corpo. Peccato che mentre vi prendete cura di questi ultimi, i proiettili dei primi vi manderanno al creatore spesso e volentieri. Il giocatore è costretto ad arrangiarsi, a cercare coperture di fortuna, a sperare che l'IA prenda uno dei suoi clamorosi abbagli. Ci sono, alternate a sequenze di una facilità disarmante, sezioni che sembrano francamente impossibili da superare, e che d'un tratto riuscirete a passare senza aver capito bene come. E' come se ogni tanto i colpi degli avversari non andassero a segno, o se i danni inferti al protagonista diminuissero improvvisamente. Fidatevi: imparerete ad odiare gli sciami di pipistrelli (!) quasi invisibili, impossibili da affrontare, pronti a spuntare dal nulla e uccidervi con una facilità disarmante. La frustrazione aumenta durante le boss fight, punitive all'inverosimile. Ma non perché difficili: il sistema per superarle è quello di morire un numero di volte sufficiente per vedere tutti gli attacchi del nemico, e poi armarsi di pazienza e schivarli opportunamente, e meccanicamente, per una decina abbondante di minuti. Di Devil's Third, insomma, non sembra salvarsi davvero nulla: non la trucida mescolanza di registri, non le meccaniche di gioco rozze e poco perfezionate, e soprattutto non il tremendo colpo d'occhio. Per un po' abbiamo pensato che l'ultimo figlio di Itagaki potesse trovare in qualche modo la salvezza nel Multiplayer. Al di là del fastidio nel trovare delle microtransazioni legate a costosissime uova d'oro, bisogna ammettere che il rischio del Pay-to-Win sembra generalmente disinnescato.
Con i crediti elargiti gratuitamente al primo ingresso e con i bonus per l'accesso giornaliero si riesce infatti a costruire un "loadout" efficace. Il numero di modalità è sufficientemente vario, e include opzioni classiche, qualche rivisitazione, e alcune trovate fuori di testa che lasciano il tempo che trovano. Sulle prime è facile restare impressionati dalle conseguenze di una mobilità esagerata come quella dei soldati di Devil's Third: i giocatori corrono come forsennati sui muri, guizzano da ogni parte, percorrono gli stage da cima a fondo, generando un'azione che sembra muoversi sul confine sottile che divide un'esperienza frenetica da una partita caotica. Purtroppo la reattività limitatissima della visuale in prima persona ed un design delle mappe abbastanza scialbo (eccezion fatta per qualche raro caso) azzoppano il prodotto, rendendo tesi e nervosi i giocatori, invece che i match. Visto che i cali di framerate risultano molto limitati rispetto a quelli della campagna (dove si scende, inspiegabilmente, anche sotto la soglia dei 15fps), qualche partita online a Devil's Third la si fa persino volentieri, semmai per sbloccare quello che dovrebbe essere il fiore all'occhiello della produzione: la modalità Siege.

Qui è necessario unirsi ad un clan oppure fondarne uno, e stabilire una propria base in una delle zone disponibili sulla mappa di gioco. L'affascinante idea alla base della modalità Siege prevede che si creino degli intricati giochi di poteri, tra patti di non belligeranza da onorare o infrangere, e la possibilità di assaltare una delle basi di un clan avversario. In questo caso si avvia una partita in cui l'obiettivo del team attaccante è quello di distruggere i posti di comando del clan sulla difensiva, che dovrà resistere per sei minuti all'assalto. La conformazione del livello sarà decisa in pratica dai giocatori stessi, che avranno il compito di espandere e potenziare la propria base. Luminoso faro nel buio in cui si acquatta l'intera produzione, quest'idea originale e interessante viene nuclearizzata dagli stessi problemi citati in precedenza. Mentre si mitiga in parte l'influenza negativa di un map design poco ispirato, un gameplay molto ruvido, le situazioni che tendono a farsi confusionarie e poca attenzione per quel che riguarda la gestione dei respawn non permettono alla modalità Siege di decollare. Peccato.

Devil's Third Devil's Third è una delle massime espressioni videoludiche del trash involontario. Alla ricerca disperata di un'identità, la trama si muove fra personaggi tarantiniani, le esagerazioni di Suda51 e persino le suggestioni belliche di tanti blockbuster militaristi. Risultando però un guazzabuglio di eroi improbabili, di antagonisti senza nerbo, di questioni esposte con troppa fretta ed altrettanto sbrigativamente liquidate. Il gameplay spigoloso, il bilanciamento incomprensibile, il look desolante sono altrettante pugnalate per chi aspettava da Itagaki uno dei suoi classici colpi di testa. Sono le scelleratezze dell'impianto ludico ad affossare persino il multiplayer, che avrebbe altrimenti potuto essere sufficientemente denso da risultare interessante. Ma ritrovarsi a lottare costantemente con un sistema di controlli pensato male ed un gunplay “imbalsamato” non farà piacere neppure agli estimatori dell'online competitivo. Il consiglio spassionato, anche nel caso in cui siate fan in astinenza, è quello di lasciar fare, e aspettare il tempo che serve perché Devil's Third diventi uno di quei titoli interessanti proprio perché profondamente sbagliati.

4.5

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