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Recensione DiRT Showdown

Il corsistico arcade di Codemaster approda anche su PC

DiRT Showdown

Videorecensione
DiRT Showdown
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

Era il 1998 quando la britannica Codemasters tirò fuori dal cilindro uno dei racing game più amati di sempre, quel Colin McRae Rally -dedicato al fortissimo e compianto campione scozzese- che su Playstation si impose anche grazie ad un seguito ancor più profondo, ricco e tecnicamente sbalorditivo. Bellissimi ricordi e tempi, impreziositi dalla sfida col rivale V-Rally targato Infogrames. Con gli anni il titolo dedicato al “ragazzo terribile” di Lanark, tristemente scomparso con un incidente d'elicottero il 15 settembre 2007, si è trasformato nella serie iconica della “next-gen” che oggi noi tutti conosciamo col nome di Dirt. Tre titoli, a partire dal 2007, che hanno costantemente allargato e modulato il concetto di rally classico, introducendo dapprima scontri off-road tra variegate categorie di veicoli a quattro ruote motrici sino a integrare, in Dirt 3, le pazzesche evoluzioni della Gymkhana, tanto care all'asso del volante Ken Block. Nonostante abbia lasciato un pizzico d'amaro in bocca a critica e pubblico, restando meno brillante del secondo capitolo, Dirt3 era comunque permeato da ineccepibile sostanza ludica, apripista per l'immancabile ed attesissimo quarto episodio. E cosa ti combina Codemasters? Nel sottobosco della sezione “Inception” ha deciso di partorire un'inedita creatura di metà percorso, uno spin-off forgiato con in testa lamiere contorte, acrobazie su quattro ruote ed adrenaliniche sfide senza regola alcuna. Signore signori, è tempo di Dirt: Showdown.

La musa ispiratrice

1995, Psygnosis (sigh!) e Destruction derby. Se volete cercare qualcosa che -per una parte- assomigli a Dirt: Showdown dovete guardarvi piuttosto indietro, all'epoca in cui Sony era ancora quella del lettore CD e i giochi di guida si giocavano con la visuale “da dietro”. Anche il bellissimo e recente Flatout: Ultimate Carnage di Bugbear Entertainment ha diverse sfumature in comune e noi ci abbiamo pure visto un pizzico di Cruis'n USA (chi se lo ricorda?), ma questo solo per la particolarità ed il feticismo del “roster” di vetture messe a disposizione. Ne parleremo più avanti. Dirt: Showdown ripropone inoltre diverse caratteristiche della serie madre come la Gymkhana (riveduta e corretta per l'occasione) ed è soprattutto il primo esponente del marchio “Codemasters Racing”. Tale denominazione accompagnerà i futuri prodotti corsaioli della casa britannica (come F1, i seguiti di GRID e Dirt), tutti poggiati sul nuovo network Racenet, il “Battlelog” dei giochi di guida dove confrontare classifiche ed obiettivi, ma anche lanciare sfide e partecipare ad eventi. Un'infrastruttura importante dalla quale i nuovi acquirenti di Showdown, in qualità di membri fondatori della community, potranno scaricare gratuitamente una livrea e 20 mila crediti da associare al proprio profilo ingame.

Si sono appena scambiate il radiatore

I menù, i colori e le sonorità di questo spin-off propongono l'inconfondibile “stile Dirt” ed il giocatore navigato si troverà immediatamente a casa propria. Creato il profilo si può accedere subito alle varie modalità ideate da Codemasters: la carriera principale chiamata Showdown Tour, la curiosa Joyride dove sperimentare un inedito free-roaming, il multiplayer -locale ed online- e le Sfide, direttamente collegate col network Racenet. Chiude il quadro della finestra principale l'accesso al robustissimo menù delle opzioni e dei bonus. La Showdown Tour riprende le classiche modalità carriera della serie Dirt, composte da numerosi e variegati eventi che si sbloccano vincendo gara dopo gara: è suddivisa in 4 leghe principali (Pro, All Star, Champion, Legend) di difficoltà crescente che propongono sfide sempre più lunghe, intricate ed interessanti. Buona la longevità sebbene a livello intermedio si vinca piuttosto agevolmente. I vari eventi sono accessibili selezionando il relativo parallelepipedo incastonato in una struttura alla tetris, un cambiamento solo geometrico rispetto a Dirt 3,

"La sensazione è quella di essersi liberati degli aspetti simulativi di Dirt 3 in favore di un racing game arcade duro e puro. Del resto, il pulsante della Nitro sta sempre lì a ricordarcelo."

dove tutti i menù erano proposti in forma tetraedrica e triangolare. Il ventaglio di sfide presenti è amplissimo ed è racchiuso in tre macrocategorie che rispecchiano anche le classi delle auto, ovvero corse più o meno atipiche su circuito (Race), prove di abilità acrobatica (Hoonigan) ed arene dove sfasciarsi a suon di sportellate (Demolition). Sotto Race troviamo Race Off, la tipica gara su circuito arricchita da rampe ed ostacoli che favoriscono la spettacolarità e gli incidenti, 8ball che propone divertentissime piste provviste di pericolosi incroci ed infine Domination, che ritorna in grande stile dai vecchi Dirt e dove il giocatore è impegnato a mantener il miglior tempo su ciascun settore della pista. La macrocategoria Hoonigan racchiude una serie di sfide che derivano direttamente dalla Gymkhana di Dirt3: in Head2Head si sfida un rivale controllato dalla cpu -in 2 manches- su una pista speculare irta di ostacoli da superare ed acrobazie da effettuare, in Smash Hunter vanno distrutti dei bersagli colorati in sequenza, mentre in Trick Rush c'è un limite di tempo per ottenere un determinato punteggio applicandosi nella pratica prediletta da Ken Block.

Il pantagruelico ventaglio di contenuti si conclude con le sfide che strizzano l'occhiolino a “Destruction derby”: Rampage, Hard Target, Knockout ed Eliminator sono tutte varianti sul tema, tra arene chiuse e sospese (veri e propri ring) dove si deve sopravvivere in adrenaliniche sequenze di autoscontro. Ciascuna di queste modalità è fruibile in rete sino ad 8 giocatori, inoltre è possibile giocare anche in split screen con un amico: una feature assolutamente da non disprezzare e che aumenta il divertimento a dismisura. La seconda modalità principale del gioco, chiamata Joyride, ci mette al volante delle velocissime vetture di classe Hoonigan in scenari aperti dove scovare segreti e svolgere missioni (l'esecuzione di determinati trick): per l'occasione torna in tutto il suo splendore la Battersea Power Station, la vetusta centrale elettrica inglese resa immortale dai Pink Floyd e che presto potrebbe essere demolita in favore di un complesso residenziale di lusso. L'ultima, ma non meno importante, modalità principale è quella denominata “Sfide”, intimamente legata con il proprio profilo Racenet: in essa vengono proposti di volta in volta eventi da portare a compimento assieme a tutta la community di Dirt.

Attenzione al portabagagli

Dal punto di vista del gameplay gli sviluppatori di Showdown hanno plasmato la propria creatura attorno alle fondamenta della serie originale, limando e raffinando qua e là sino ad ottenere un risultato decisamente più accessibile e fluido. La sensazione è quella di essersi liberati degli aspetti simulativi di Dirt 3 in favore di un racing game arcade duro e puro. Del resto, il pulsante della Nitro sta sempre lì a ricordarcelo. Il lavoro di cesello è encomiabile e ciascuna vettura, per quanto non influenzata dai numerosi parametri degli altri Dirt, possiede un'anima propria ed un modello di guida specifico. Lo sforzo profuso da questo punto di vista è davvero notevole, visto il floridissimo ed originale parco macchine. Le tre classi a disposizione (Race, Demolition ed Hoonigan) offrono quattro ruote per tutti i gusti: si va dalle hot rod custom sino alle agilissime e potenti vetture su licenza (Ford Fiesta, Subaru Impreza, Mitsubishi Lancer etc etc), passando per rottami da destruction derby, improbabili camioncini, station wagon, minivan e chi più ne ha più ne metta.

Gli eventi legati alla vecchia modalità Gymkhana sono quelli che hanno giovato maggiormente del gameplay, più accessibile ed arcade: effettuare le cosiddette ciambelle ed altre acrobazie adesso è molto più intuitivo, semplice e dannatamente divertente. Il titolo è godibilissimo sia con un joypad (consigliato quello della Xbox 360) che col volante, grazie ad una risposta ai comandi incredibilmente accurata, la cui precisione è dettata da anni ed anni di esperienza del team di sviluppo.

Cromature e spoiler

Spettacolare. Non ci sono altre parole per descrivere il lavoro svolto dagli sviluppatori di Codemasters, coadiuvato da un Ego Engine 2.0 in grandissimo spolvero capace di esaltare le doti di un Pc di fascia alta. Se già in Dirt 2, Dirt 3 e nella serie Formula 1 si era fatto ammirare per le proprie potenzialità, il motore grafico in Showdown spiazza e stupisce in particolare per l'illuminazione: con i settings su Ultra i raggi di sole e le fonti di luce accarezzano le luccicanti carrozzerie dei bolidi, valorizzano le cromature e regalano scorci di rara ed inusitata bellezza per un videogioco. Di notte, al tramonto, in pieno giorno, sotto al nubifragio sulle piste del Michigan o alle tempeste di neve del Colorado, la scena che si presenta agli occhi del giocatore è semplicemente impressionante. I colori vividi e pulsanti delle livree, artisticamente molto ispirate, spiccano tra effetti particellari di grande impatto e filtri corposi ma mai troppo invadenti. Durante i crash, all'ordine del giorno, i pezzi volano ovunque così come buona parte delle suppellettili presenti a bordo e al centro della pista, mostrando una fisica solida e convincente.

"Il lavoro di cesello è encomiabile e ciascuna vettura, per quanto non influenzata dai numerosi parametri degli altri Dirt, possiede un'anima propria ed un modello di guida specifico."

Il lato più impressionante di questa meraviglia tecnica è l'incredibile stabilità: abbiamo ottenuto i 60 fps rock solid anche giocando in 2 con split screen, un risultato incredibile per un motore sì eccellente ma che in passato è stato spesso aspramente criticato per le esose risorse hardware richieste e gli inspiegabili tentennamenti (chi ricorda i menù di Dirt 3?). La nostra prova principale, effettuata con la seguente configurazione (i5 750 O.C. 3.2 Ghz, crossfire di HD5870 con 8 GB di Ram) con tutti i settaggi su Ultra, è stata leggermente impensierita solo attivando l'illuminazione globale avanzata, mentre su un portatile Acer Aspire 5750G con Nvidia GT540M 2GB siamo dovuti scendere a qualche compromesso, mantenendo tuttavia una resa fluida ed un aspetto godibile. Il menù delle opzioni grafiche è come di consueto ricchissimo e consente di adeguare il gioco anche a configurazioni non troppo recenti, sebbene lo spettacolo offerto dal Full HD con tutti i parametri al massimo vale una bella fetta del prezzo del biglietto. Anche dal punto di vista audio nulla da eccepire, con effetti audio impreziositi dal “Rapture 3D”, una soundtrack azzecatissima ed uno speaker caustico ed irriverente che, nel nostro idioma, accompagna e rallegra le sfide.

DiRT Showdown Dirt Showdown è un prodotto per certi versi curioso ed inaspettato. Dotato di un gameplay particolarmente accessibile si lascia giocare con piacere e diverte senza mai annoiare, soprattutto online con gli amici. Le bagarre automobilistiche ideate da Codemasters, di qualsivoglia genere, sono appassionanti ed in grado di strappare sorrisi ad ogni crash o sorpasso. Il titolo non si prende troppo sul serio e questo è un grandissimo pregio per un racing arcade che si pone come unico obiettivo il sano divertimento, un parametro che molti videogiochi di oggi non hanno ben focalizzato. E' veloce, ricchissimo di contenuti, appagante e dotato di un impianto tecnico di immenso valore, di quelli che giustificano una configurazione PC coi fiocchi. Probabilmente manca del piglio del capolavoro assoluto e per molti passerà in sordina a causa delle grandi uscite del periodo, ma dal punto di vista puramente ludico è uno dei prodotti più riusciti degli ultimi anni. Al voto finale della versione PC contribuisce anche la gioia per gli occhi che sa regalare ad ogni partita. L'acquisto è consigliato a tutti gli amanti del genere, che potranno trovarlo solo su Steam.

7.6

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