Recensione Disgaea 4: A Promise Revisited

La riedizione PS Vita ripropone il gioco originale sostanzialmente intatto, con qualche gradita aggiunta

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione Disgaea 4: A Promise Revisited
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  • PSVita
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La saga di Disgaea ha fatto -perlomeno in occidente- la fortuna di Nippon-Ichi, rappresentando di fatto la punta di diamante di una Line-Up pensata esplicitamente per convinti maniaci di JRPG ed estimatori di stravaganze nipponiche. Accolto come il nuovo (satanico) messia dei GDR Tattici, il primo capitolo riuscì a colmare il vuoto che albergava nei cuori di tutti gli orfani di Tactics Ogre, proponendo una struttura a dir poco tentacolare e magnetica. Catturati i fan del genere in questa spirale di esagerazioni squisitamente orientali, agli episodi successivi sono bastate poche aggiunte e minime revisioni per tornare a convincere. Eppure, di capitolo in capitolo, non solo si è persa un po' della freschezza originale: il peccato “mortale” della serie è stato quello di voler parlare solo ed esclusivamente agli utenti affezionati, invece di aprirsi anche alle nuove leve (come invece ha fatto ad esempio Etrian Odyssey). Ci siamo trovati di fronte, insomma, ad una saga tremendamente autoreferenziale, complessa, punitiva, per certi versi persino inavvicinabile.
Con gli ultimi episodi del franchise le cose non sono andate diversamente: lo dimostra Disgaea D2, versione alternativa del primo episodio che aggiunge, oltre ad una storyline parallela, un sacco di meccaniche che rendono il titolo più stratificato e complesso. Buona parte di queste meccaniche, a partire dal Cheat Shop fino al sistema di promozione dei personaggi, vengono riprese in Disgaea 4: A Promise Revisited, riedizione portatile del quarto episodio in arrivo su PlayStation Vita. Si tratta, a tutti gli effetti, di una versione ampliata del titolo uscito tre anni fa, che si adatta in maniera esemplare al contesto portatile, ma che si porta dietro gli stessi difetti dell'edizione originale, a dispetto della presenza di meccaniche inedite e nuovi contenuti.

Teoretica delle sardine

Takehito Harada, da sempre all’opera sul design artistico della serie, propone le sue moe girls dalle caviglie delle dimensioni di uno stuzzicadenti e bishounen sempre impegnati in conversazioni all’insegna dell’ambiguità, mettendo questa volta da parte le sue influenze shota per proporre un cast di personaggi leggermente più maturo rispetto a quello di altri capitoli, in grado di muoversi, pur tra demenzialità e assurdo, attraverso una sceneggiatura dalle tinte più adulte del solito. Abbandonate scuole di mostri e mocciosi alla conquista del mondo, Disgaea 4 racconta una storia di ampio respiro che vede un bizzarro gruppo di anti-eroi alle prese contro un governo ombra corrotto e malvagio... persino per gli standard dei demoni dell’inferno. Una tematica decisamente attuale, filtrata in modo divertente attraverso gli scanzonati marchi di fabbrica della narrazione made in Disgaea.

Il tono delle vicende vagamente fantapolitico è interessante e riuscito, ed il racconto è ancora oggi uno dei più apprezzabili nel contesto della saga. Esuberanti e riusciti tutti i “nuovi” protagonisti del gioco: Valvatorez, il personaggio principale, è caratterizzato in modo leggero ma riuscito. Regge in modo magistrale il peso dell’intera sceneggiatura solo con la sua ossessione per le promesse e la passione per le sardine, vero tema centrale dell’intera storia. Senza battere ciglio, il vampiro si lancia in battaglie devastanti e conversazioni dalle svolte filosofiche che ruotano sempre e comunque attorno a questa varietà di pesce, che diventa ben presto un esilarante tormentone anche grazie alla valida interpretazione dei doppiatori occidentali e agli immancabili siparietti tra un episodio e l’altro. Sin da subito si raggiungono, tra l’incredulità di giocatore, nemici e personaggi secondari, apici d’ilarità mai registrati persino nei migliori momenti del grandioso Mid Boss del capostipite della serie. Ugualmente bizzarri e memorabili i restanti membri del cast tanto che, alla fine del gioco, sorpresi da un’inaspettata lezione morale, non resta che plaudire il lavoro degli sceneggiatori.

For all of you, Disgaea Lovers

Al di là delle nuove aggiunte al gameplay, molte delle quali prese di peso dal già citato Disgaea D2, la struttura centrale del quarto episodio esibisce lo stoico immobilismo tipico della saga. Se siete fan storici della saga, sarà il vostro nuovo migliore amico per centinaia e centinaia di ore, ma se già eravate stufi del solito “tran tran grind grind”, questo quarto episodio potrebbe davvero essere la goccia che fa traboccare il vaso. Disgaea 4 è uno sgangherato RPG strategico a turni con alcuni elementi puzzle, in cui la libertà assoluta del giocatore ha la precedenza su tutto. Seguire la trama diventa ben presto ben poco rilevante, poichè il Disgaea da il meglio di sé esplorandone tutte le opzioni secondarie. Dungeon generati casualmente, accessori potenziabili, abilità e magie da imparare, fusione dei nemici, evility, mappe dei pirati. Tutti gli aspetti che hanno caratterizzato la serie sin dai suoi primi passi sono tornati senza alterazioni di sorta.

Grazie al dark council è possibile customizzare il gioco a piacimento, alterandone il livello di difficoltà, potenziando i personaggi a dismisura e -se si è capaci di sfruttare i geo-cube a proprio vantaggio- racimolando, turno dopo turno, quantità spaventose di punti esperienza (ricordiamo che il cap dei personaggi è, come sempre, 9999).
Il tutto è riletto alla luce delle conquiste degli ultimi capitoli: troviamo quindi il Cheat Shop di Disgaea D2 e le Peta Magic di Dark Hero Days, ma anche il vostro personale “Corrupternment” legato al sistema di Cam-Pain, che aggiunge ulteriori opzioni strategiche. Il giocatore, insomma, si trova ad avere un controllo veramente totale sulle modifiche che può apportare al sistema di gioco, ed in tale ottica la possibilità di “promuovere” i propri personaggi, invece di farli reincarnare, permette una smisurata libertà nella creazione del party.
Questo capitolo come i precedenti, insomma, garantisce in potenza un numero smisurato di ore di gioco: anche questa volta il team ha inserito un numero di compiti sufficienti a garantire divertimento lungo tutto l’arco di crescita dei personaggi, grazie all’introduzione di numerosi personaggi e storyline segreti e decine di finali alternativi. La versione PsVita, fra l'altro, include il corposo DLC “Desco & Fuuka Show” e lo scenario esclusivo per la console portatile “Nagi Clockwork Time Leap” (completabile in verità piuttosto in fretta). Bisogna insomma riconoscere che il team ha lavorato per assemblare una bella edizione, densa e completa, che vanta anche la possibilità di sfidare altri giocatori in una modalità multiplayer competitiva. In verità anche in questo caso si tratta di un'aggiunta abbastanza marginale, che esaurisce il suo fascino nella possibilità di personalizzare -oltre che il proprio quartier generale come nella versione originale- anche una nave pirata con cui lanciarsi all'arrembaggio di altri player.
Visto che l'esperienza di Disgaea non si è mai focalizzata sul PvP, comunque, l'inedita opzione delle Netherbattle non basta a “rinfrescare” la proposta di NIS: spiccano di più le altre aggiunte già discusse, oppure le interessanti revisioni all'interfaccia ed alle opzioni, che rendono la progressione e la navigazione fra i menù un po' meno macchinosa. Ma anche al netto di tutti questi interventi di “restauro”, il titolo soffre degli stessi problemi del suo recente collega D2. I neofiti si troveranno di fronte ad un capitolo veramente criptico e difficile, pensato appositamente per i fan di vecchia data, che si trovano a casa fra Item World e Assemblee del Concilio ed hanno bisogno appena di una rinfrescatina per riprendere la mano con l'enormità di opzioni che il titolo mette a disposizione.
Non tarda a farsi strada l'idea che A Promise Revisited sia insomma sviluppato esclusivamente per gli accanitissimi sostenitori della saga, che ancora non si sono stancati di una formula concettualmente sempre identica a se stessa.

Al passaggio su PsVita, Disgaea 4 non ha perso il suo look fatto di sprite bidimensionali collocati in ambienti 3D. L'unico “taglio” riguarda i vecchi “modelli” in bassa definizione, che potevano essere attivati per avvicinare l'estetica della produzione a quella dei primi, storici capitoli. Qui gli sprite sono tutti “accadì”, sempre funestati da animazioni che vantano però un bassissimo numero di frame. Inutile dire che, a tre anni di distanza dall'uscita originale, i difetti storici del titolo si fanno sentire in maniera più opprimente: le aree di gioco tridimensionali sovente risultano un po' impastate, a causa non solo di una qualità di texture davvero semplice, ma anche di un’infelice design di talune ambientazioni, davvero confuse. Ai demeriti di un colpo d'occhio che, più che minimale, va ormai definito “antico” (se non stantio), si aggiungono sporadici cali di framerate di una riedizione con qualche piccolo problema di ottimizzazione. Evidentemente la capacità computazionale della portatile Sony non è ai livelli di quella di Ps3, e se è vero che in un titolo del genere questi problemi non si ripercuotono in nessun modo sul gameplay, bisogna anche ammettere che l'impegno della software house sul fronte tecnico è tutt'altro che esemplare. Il comparto audio, al contrario, è valorizzato da una colonna sonora sopra le righe che si piazza certamente al primo posto tra i capitoli regolari della serie.

Disgaea 4 Return Disgaea 4: A Promise Unforgotten era un solido capitolo della saga firmata NIS: uno dei migliori dal punto di vista narrativo, lontano dai toni troppo leggeri dei due episodi precedenti, sebbene ancorato ad una struttura di gioco sempre più arroccata su sé stessa, immobile, “autocelebrativa”. La riedizione per PsVita -A Promise Revisited- non cambia le cose. Recupera il plot, i riuscitissimi protagonisti, e aggiunge tutta una serie di contenuti e revisioni che arrivano in larga parte dagli ultimi capitoli del franchise. Il gameplay e la componente strategica ne escono sicuramente rinvigoriti, almeno gli occhi dei fan della saga: probabilmente gli unici che riusciranno ad orientarsi con efficacia nel mare di opzioni, personalizzazioni e possibilità che la serie offre da sempre. Non tutte le aggiunte hanno lo stesso peso: lo scenario inedito è fin troppo “conciso”, la componente PvP piuttosto evanescente, mentre la presenza del Cheat Shop, le nuove opzioni legate al Dark Council (anche queste recuperate da D2), le migliorie all'interfaccia ed alle funzionalità dei menù sono graditissime aggiunte. Ciò detto, è impossibile non inquadrare Disgaea 4: A Promise Revisited nella stessa maniera in cui inquadriamo i titoli della serie da tre anni a questa parte: come prodotti dedicati esclusivamente ad una “nicchia nella nicchia”, criptici e di difficile accesso. Essendo una versione “espansa” di un episodio uscito nel 2011, in questo caso non c'era da aspettarsi nulla di diverso, ma ci auguriamo che nel futuro della saga ci sia anche la volontà di mettere un punto fermo e ripartire, magari come ha fatto il già citato Etrian Odyssey, riuscendo a coniugare la grande libertà ruolistica e strategica con una progressione meno severa ed una soglia d'ingresso non così proibitiva. In definitiva: da considerare solo se avete mancato al tempo l'appuntamento con il quarto capitolo ma avevate apprezzato i precedenti, o se vi siete appena staccati da D2 e volete un'altra iniezione - stavolta portatile - di assurdità nipponiche.

7

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