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Giochiamo in diretta con questa avventura dalle tinte oscure

Recensione Dishonored Definitive Edition

In attesa di mettere le mani sul sequel (previsto per la prossima primavera) torniamo a Dunwall con la riedizione del capolavoro di Arkane Studios, acclamato da pubblico e critica all'epoca della sua uscita.

Versione analizzata: Xbox One
recensione Dishonored Definitive Edition
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
  • Xbox One
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Non possiamo negarlo: nel marasma di remastered e riedizioni di ogni tipo che ha caratterizzato quest'ultima generazione di console, quella dedicata al peculiare action/stealth di Arkane Studios non è sicuramente la più riuscita. Uscita nello stesso giorno della Ultimate Edition del primo Gears of War, questa Dishonored: Definitive Edition fa davvero brutta figura. Un confronto diretto tra le due è quasi impossibile: sono progetti mossi da filosofie differenti e con valori produttivi estremente diversi. Qui siamo di fronte ad una conversione frettolosa, priva di appeal per chi ha già giocato il gioco ed incapace di destare l'interesse di chi invece Dishonored l'aveva saltato a piè pari. Ed è un peccato, davvero. Ci sono milioni di motivi per cui appassionarsi alle vicende di Corvo, ma ce ne sono molti meno per apprezzare quella che, a conti fatti, risulta essere un'operazione mal realizzata e priva di amore per la produzione originale.

Una Dunwall in rovina

Il primo impatto con questa versione riveduta e corretta di Dishonored non è sicuramente dei migliori: si nota fin da subito come, sebbene giri su console molto più performanti rispetto a PS3 e Xbox 360, di definitivo abbia davvero molto poco. La risoluzione è aumentata, passando dai "vecchi" 720p al "full HD"; il frame rate, invece, resta sorprendentemente ancorato ai 30 FPS della versione originale. Il problema è tutto qui: non è stato fatto niente per rendere il gioco più appetibile per chi ci si avvicina oggi, nel 2015. Il lavoro svolto sul titolo è minimo, praticamente nullo, e presenta inoltre notevoli problematiche inedite. Di tanto in tanto si scorgono texture inqualificabili, capaci di farci tornare indietro nel tempo di un paio di generazioni. Forse sono semplicemente le stesse della versione old-gen che hanno subito un brutto contraccolpo dall'aumento di risoluzione, ma a noi è sembrato piuttosto un problema di caricamento degli asset, un'incertezza tecnica che ha addirittura peggiorato la situazione. Aumentare la risoluzione nativa senza migliorare di conseguenza tutto il resto, comunque, non ha aiutato: ciò che prima sembrava bruttino ma artisticamente ispirato, ora scade senza ritegno nella mediocrità. L'esperienza sembra ancor più incoerente, incerta. Scorci notevoli sono affiancati a distanza di pochi secondi da ambientazioni deturpate da un aliasing ancora troppo marcato (seppur ridotto rispetto a quello dell'originale), nemici ben realizzati passeggiano a pochi centimetri da altri ben meno dettagliati. Ci sono fastidiosissimi episodi di stuttering subito dopo ogni singolo caricamento (e questo forse è il problema meno grave), saltuari problemi di caricamento delle texture. In linea di massima, ci troviamo di fronte ad un lavoro che - almeno dal punto di vista tecnico - fa acqua da tutte le parti. Peccato, perché il gioco è ancora bello come quando è uscito: ludicamente parlando non è invecchiato affatto, e continua ad avere un dinamismo invidiabile. Si ripresenta ancora oggi fresco, fiero delle scelte artistiche che lo avevano reso famoso. In un periodo in cui tutti si gettavano a capofitto sullo steampunk senza pensarci troppo, i ragazzi di Arkane Studios hanno saputo creare un mondo interessante, esaltato da uno stile unico e particolare. Uno dei pregi maggiori della produzione è sicuramente quello di fondere in modo coerente ed omogeneo i suoi elementi stealth con i poteri sovrannaturali che Corvo acquisirà gradualmente. Grazie all'utilizzo della balestra potremo decidere di uccidere a distanza senza rischiare, oppure utilizzare dardi narcotizzanti per un approccio non letale. Grazie all'utilissimo potere Blink saremo anche in grado di telestrasportarci rapidamente alle spalle di un nemico e tramortirlo con una presa, rischiando qualcosa in più, oppure accoltellarlo e farlo fuori da distanza ravvicinata. Non manca l'opportunità di nascondere i corpi dei nemici, caratteristica fondamentale per giochi di questo tipo (anche se in tutta onestà non ci è capitato molto spesso di utilizzarla). E non è finita qui: uno dei nostri poteri ci consentirà di vedere la posizione dei nemici presenti nelle aree circostanti. Onestamente non siamo mai stati grandissimi fan di quest'ultimo, proprio perché tende a semplificare un po' troppo la vita del giocatore, ma Dishonored è anche questo: il fascino dello stealth e di un immaginario ispirato coniugati in maniera ineccepibile con un'accessibilità capace di ammaliare anche i neofiti del genere, i quali si sentiranno sicuramente a proprio agio dopo pochi minuti di gioco.

Logicamente, la scelta del tipo di approccio da utilizzare non condizionerà soltanto le dinamiche di gioco, ma anche il risultato finale: l'avventura di Corvo ha finali multipli, che trasformeranno completamente il destino del protagonista e dei personaggi che lo circondano, con sfumature che andranno a farsi via via sempre più cupe in maniera direttamente proporzionale al caos da noi generato. Insomma, da questo punto di vista potete stare tranquilli: Dishonored è un gran bel gioco, che vale la pena di essere vissuto.

Ritorno a Dunwall

A cercare di indorare ulteriormente la pillola ci sono anche tutti i DLC, che non sono niente male. In ballo ci sono svariate ore di gioco aggiuntive, in cui potremo, tra le altre cose, curiosare nella mente e nella vita di Daud, assassino dell'imperatrice; potremo anche dilettarci nelle interessanti e difficili prove d'abilità di "Dunwall City Trials", grazie alle quali testare e migliorare il nostro stile di gioco. Contrariamente a quanto accade nel gioco vero e proprio, in cui saremo in grado di scegliere liberamente che tipo di approccio utilizzare, qui ci vedremo costretti a soddisfare obiettivi precisi, che ci imporranno uno stile di gioco ben definito.

Tutti i DLC, compresi i due che contengono il nuovo arco narrativo, saranno giocabili senza alcuna limitazione fin da subito, come se fossero avventure a sé stanti. Logicamente questo è un approccio che non consigliamo a chi non ha ancora avuto modo di conoscere in modo approfondito le vicende di Corvo, ma potrebbe rappresentare un ulteriore motivo d'interesse per chiunque abbia saltato i DLC e si ritrovi nella condizione di voler giocare soltanto quelli, evitando un ulteriore playthrough del gioco base. E se ve lo foste chiesti: sì, anche i DLC meritano un po' della vostra attenzione. Oltre ad un nuovo arco narrativo diviso in due parti ben distinte (ma strettamente collegate tra loro), anche a livello di gameplay ci sono svariate differenze, che rendono Daud un personaggio leggermente diverso ma altrettanto divertente da giocare. Si tratta in parte di un more of the same, ma comunque appagante e divertente da giocare.

Dishonored Definitive Edition Dishonored: Definitive Edition non è un remaster, ma poco più di una conversione frettolosa e - quasi - "a costo zero" della GOTY edition PC, con l'unica differenza rappresentata - chiaramente in negativo - dal frame rate, purtroppo bloccato a 30 FPS anche su console della corrente generazione. Il gioco si porta dietro problemi evidenti, e per quanto riguarda il comparto tecnico fatica sotto tutti i punti di vista. Qualche passo avanti rispetto al passato comunque c'è, e si vede: l'immagine risulta generalmente molto più pulita, sia grazie ad un anti-aliasing migliore che al semplice incremento di risoluzione, ora finalmente portata a 1080p nativi. Ma quella applicata da Bethesda, in questo caso, resta una politica discutibile, che non ci sentiamo di supportare pienamente neanche per un gioco che abbiamo apprezzato come Dishonored. Anzi: soprattutto per un gioco che abbiamo apprezzato, visto come questo è stato trattato. Se volete recuperare il titolo e non avete altro modo di farlo se non prenderlo su console current-gen, questa potrebbe essere una buona opportunità per farlo. Se avete un PC decente (ormai ne basta uno di fascia medio/bassa per giocarlo come si deve, e il risultato è migliore di quello ottenuto dalla riedizione su current-gen), invece, forse vi conviene prendere la GOTY Edition su Steam, oppure portarvelo a casa a pochi spiccioli su old-gen.

6.8

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