recensione Disney Epic Mickey

Alla riscoperta di Topolino: recensito Epic Mickey

Disney Epic Mickey

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Disney Epic Mickey
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I only hope that we never lose sight of one thing - that it was all started by a mouse.
Walt Disney, 1952

Un nuovo eroe

Topolino è probabilmente l'icona più riconosciuta a livello mondiale. E' praticamente impossibile non essersi mai ritrovati ad avere a che fare con le sue avventure, animate o su carta, perché il personaggio partorito dalle menti di Walt Disney e Ub Iwerks, nel lontanissimo 1928, è da sempre il simbolo dell'eroe estremamente rassicurante, serbatoio inesauribile di buona volontà, perfettamente adatto a incarnare il personaggio ideale che accompagni la crescita di un ragazzo e ricordi all'uomo che c'è sempre spazio per lo svago e la fantasia. Non è solo tramite freddi numeri che si può descrivere cotanto successo, sebbene basterebbero gli ottant'anni di carriera a far rendere conto della sua importanza; Topolino è carismatico, intelligente, furbo, incrollabile, non ha paura di niente, è tutto quello che chiunque vorrebbe essere, ma senza successo.
Eppure la sua perfezione, dopo anni, è diventata monotona, ripetitiva, troppo legata alla tradizione; in un contesto che invece vede cambiare continuamente valori di riferimento Topolino è diventato improvvisamente staticamente classico, impedito dal peso di una personalità poco moderna e troppo granitica. Ed ecco quindi che nel 2009 la Walt Disney Company ha deciso un restyling dell'immagine del topo, allontanandosi parzialmente dalla sua estrema bontà e disponibilità, per esplorarne i tratti più nascosti della sua personalità: il primo deciso passo in questa direzione è rappresentato da Disney Epic Mickey, action-platform dei Junction Point Studios, capeggiati dal genio creativo di Warren Spector.

Grosso guaio a Rifiutolandia


La nuova direzione intrapresa verso lo svecchiamento dell'immagine di Topolino è presto mostrata nelle sequenze che illustrano l'incipit della trama: è da un piccolo danno provocato dall'orecchiuto eroe che nasce tutto, dalla sua irruzione nel laboratorio del mago Yen Sid. Lo stregone ha infatti creato un mondo di carta nel quale ospitare i personaggi dimenticati delle produzioni Disney, abbandonati magari dopo qualche comparsa o rimasti solo come schizzo su un foglio accartocciato; ma Topolino, incuriosito ed irrequieto di fronte al modello di carta del piccolo mondo, prende gli strumenti del mago, e prima crea una strana sostanza nera, il Blot, poi, nel tentativo di eliminarla, rovescia sul mondo dei personaggi dimenticati del solvente. Il fracasso suscita l'attenzione del mago, e Topolino fugge via, ignaro del disastro che ha combinato: nel mondo di carta infatti, il Blot ed il solvente hanno corrotto tutto...Passano gli anni, e Topolino si ritrova a dover affrontare le proprie responsabilità dopo esser stato rapito dal suo letto da un enorme Blot...Qualcuno vuole l'unica cosa che rende possibile la fuga dal mondo dimenticato: un cuore.

Un'epica avventura


L'impatto con Disney Epic Mickey è straniante. Colpisce vedere Topolino immerso in un mondo comunque cartoon, ma dalle tinte estremamente scure; non siamo ai livelli dei primi artwork del gioco, che mostravano toni quasi apocalittici, ma di certo non siamo nemmeno inquadrati negli stilemi di una tradizione che si vuole abbandonare, fin da subito. Ed è bene quindi chiarire un concetto, a tal proposito: modificare non vuol dire stravolgere, ed era quindi del tutto pretenzioso, nonché illegittimo, avanzare pretese su chissà quale cambiamento radicale, nemmeno si dovesse rendere Topolino un personaggio completamente diverso. La direzione intrapresa, di un cambiamento intelligente, che rispetti le caratteristiche salienti del personaggio senza tramutarlo in qualcosa che non è, è di certo quella migliore. Ed insieme al rinnovamento c'è il recupero, perché Topolino ci viene presentato nella sua veste più classica, vestito di soli guanti, scarpe e calzoni rossi, e perché nel corso dell'avventura è con personaggi degli inizi delle produzioni Disney che ha a che fare. Non c'è luce di speranza nel mondo corroso dal solvente ed infestato dal Blot, ed inizialmente non sembra essercene nemmeno per Topolino, inchiodato ad un tavolo da laboratorio dallo Scenziato Pazzo, che ne vuole prendere il cuore. Ma è uno scatto dei suoi, facendo ricorso a quella inesauribile forza di volontà, che lo fa liberare e lo mette nelle mani del giocatore.
Il sistema di controllo è assai basilare, facendo affidamento su due azioni eseguibili direttamente dal topo, ovvero il classico salto e la piroetta, residuo del primo Super Mario Galaxy. Questa configurazione potrebbe far pensare ad una intrinseca ed irrisolvibile semplicità di fondo nell'impianto di gioco, ma c'è un particolare elemento del gameplay che ne rappresenta la fondamentale chiave di volta, elemento al quale le altre possibilità di azione si piegano ed allo stesso tempo ne vengono esaltate; stiamo parlando dell'utilizzo del pennello.
Il disastro nell'antro del mago Yen Sid è stato provocato armeggiando con gli attrezzi propri del mestiere di pittore, ed è con questi che si tenterà di portare a compimento la propria avventura. Inizialmente nello sviluppo, questo ce l'ha confessato Warren Spector a Colonia, non era previsto un mezzo tramite il quale scatenare i poteri delle sostanze pittoriche, che scaturivano semplicemente dalle mani di Topolino; ma un maggior desiderio di immedesimazione del giocatore ha consigliato un cambio in tal senso, ed il pennello è stato scelto di conseguenza come lo strumento più adatto. Se infatti si ha la reale possibilità di plasmare un mondo, modificandolo in ogni singolo aspetto, c'è bisogno di un qualcosa che rechi un tratto immediato ed allo stesso tempo distinguibile sulla materia, e tale scelta è stata naturale. Il pennello infatti può aggiungere così come levare, creare come distruggere, ed entrambe le soluzioni saranno necessarie per il prosieguo nell'avventura: sarà necessario rimuovere ostacoli, o crearsi piattaforme dalle quali raggiungere punti prima lontani, attivare o disattivare meccanismi, sciogliere i nemici prodotti dal Blot o farseli alleati, il tutto tramite l'utilizzo alternato del solvente o del colore. Inizialmente le azioni richieste saranno ovvie e basilari, in maniera coerente con un level design che per necessità diventerà sempre più complesso (ma per prendere particolari oggetti nascosti lo sforzo richiesto sarà fin da subito notevole, più a livello di colpo d'occhio e pianificazione che a quello di abilità col pad); ben presto però la complessità di molte aree di gioco renderà necessario un intenso sforzo creativo (o distruttivo), e le sostanze del pennello imbratteranno qualunque cosa, in maniera funzionale allo svolgimento del gameplay ma anche per puro divertimento del giocatore, tanto per vedere che effetto fa. Senza il pennello Epic Mickey sarebbe niente, un platform come tanti con in più la licenza del personaggio più famoso del mondo, ludicamente inconsistente; con è un magnifico tuffo nella fantasia e nella creatività, esaltante quando si raggiunge la soluzione di un quadro assai complicato tramite un improvviso e fulmineo colpo di genio.
La dicotomia tra creazione e distruzione, colorazione e scioglimento, insita nelle dinamiche legate all'utilizzo dello strumento pittorico, si estende anche sulle scelte morali di Topolino. Non esiste praticamente mai un solo modo tramite il quale raggiungere l'uscita di un livello: le vie del pennello sono infinite, ma alcune percorribili a costo di scendere a patti con la propria coscienza e con la propria moralità. Ovvio che, dato che sempre di un eroe buono si tratta, queste non siano di chissà quale entità, però le conseguenze delle sue azioni si riflettono comunque su di un mondo intristito ancor prima che dal Blot dalla sensazione di essere stati dimenticati. Ma non esiste una via buona ed una giusta, così come non esiste un giudizio morale interno al gioco: le scelte che si prendono comportano responsabilità e conseguenze, ma non cambiamenti nella percezione generale dell'eroe. Quello che invece risalta di più, sono i cambiamenti a livello di gameplay, dato che la struttura di gioco varierà, anche in maniera sostanziale, qualora si faccia una scelta o un'altra. Oltre quindi ad affrontare un livello in più modi, ulteriore varietà è aggiunta da quello che si ha intenzione di fare, qualora si voglia aiutare un personaggio o meno, e dalle conseguenze che un'azione buona o una marachella hanno sul level design stesso, che si modifica in tal senso.

Una rigiocabilità immensa non può però sopperire pienamente ad alcuni difetti dell'impianto di gioco. Le aree di gioco sono più improntate ad una progressione costituita dalla risoluzione consecutiva di piccoli enigmi piuttosto che al platforming puro, e quindi una volta che si intuisce la strada giusta da prendere il farlo è poco incalzante, affidato troppo all'utilizzo del pennello e poco alle capacità acrobatiche di Topolino: un maggior bilanciamento in tal senso sarebbe stato gradito, anche se nella seconda metà del gioco le cose cambiano parzialmente, in meglio. In tal contesto non possono bastare le fasi totalmente platform, vista l'assenza dell'utilizzo del pennello, che fungono da collegamento tra una zona e un'altra, stupende per ispirazione, dato che ricalcano ognuna un cartone storico Disney, ma estremamente semplici ed assai brevi; mentre pesano le pecche del sistema di controllo, poco reattivo, con una dinamica del salto a tratti problematica ed una telecamera quasi ingestibile. Il cambio in prima persona non funziona sempre ed il controllo diretto è lento e inutile, dato che in molte situazioni in cui si proverà a cambiare prospettiva, per necessità, ci s'accorgerà che non è possibile farlo, a causa di un'inquadratura fissa. Piccole imprecisioni insistono anche sul puntatore, alcune volte impreciso e scattoso, ma sostanzialmente si tratta di problemi secondari all'interno di un quadro di gioco estremamente godibile.

Pennellate di magia


Con alle spalle gli artisti della Disney, un bagaglio immenso di qualità e professionalità, era quasi dovuto un lavoro, in termini di direzione artistica, allo stato dell'arte. Ed effettivamente è stato così, a testimoniare che Disney Epic Mickey non è solo un videogioco legato al personaggio di Topolino, ma anche il primo storico passo verso un suo nuovo aspetto, verso un eroe legato alla tradizione e ai valori che incarna ma più moderno, capace anche lui di sbagliare, di rimanere in balia degli eventi. Topolino gronda inchiostro, è il Blot che lo ha parzialmente contaminato, mentre tutt'intorno il solvente deforma e decolora ogni cosa, in un mondo sull'orlo dell'abisso ma non ancora del tutto perduto. Lo stacco tra le aree parzialmente recuperate e le altre ormai perse è netto ed evidenziato da scelte cromatiche forti, sia per i toni caldi che per quelli freddi. Ovviamente sono le tonalità scure a farla da padrone. Praticamente mai, a Rifiutolandia, ci si trova in aree confortevoli, accoglienti; fanno eccezione solo i livelli di connessione, ambientati in un particolare cartone e quindi estranei al contesto.
La modellazione poligonale riesce a rendere egregiamente quello che era nato su carta, a trasporre i mostri, i macchinari e le incredibili aree di gioco in maniera efficace, varia, credibile, con picchi di creatività ed intuito da applausi (un esempio solo: un'isola di rifuti costituita solo da merchandise legato a Topolino, giochi per NES e SNES compresi). Allo stesso scopo fungono texture dai colori più disparati, per forza di cose semplici e prive di particolari effetti, viste le tinte cartoon, ma estremamente varie. Qualche piccolo rallentamento fa capolino qua e là ogni tanto, ma davvero niente per cui valga la pena di affossare un impianto grafico di tal fattura, che s'impreziosisce anche delle magnifiche tavole animate che accompagnano lo svolgersi della storia.
Simile il discorso per quanto riguarda la colonna sonora. I temi che la compongono sono tutti di altissimo livello, alcuni toccano picchi di assoluta eccellenza, come il tema di Topolino, rimanendo nel solco della tradizione Disney ma offrendo anche qualcosa in più, visti gli spunti derivanti dalle ambientazioni e dal contesto; alcuni quindi risultano distorti, oscuri, intrisi di pericolo, in maniera del tutto funzionale all'esperienza di gioco. Ripresi completamente dal passato sono ovviamente i temi legati ai livelli dei cartoni animati, con il tema di Steamboat Willie che spicca per classicità ed attinenza alla tradizione Disney, ma come lui molti altri, per un perfetto bilanciamento tra vecchio e nuovo: il connubio perfetto ed ideale sul quale regge tutta la nuova opera Disney.

Disney Epic Mickey Disney Epic Mickey non ha tradito le enormi aspettative riposte. Che il primo passo del progressivo e moderato svecchiamento dell'eroe preferito di grandi e piccini, Topolino, avvenga tramite un videogioco è certo sintomo di fiducia nel mezzo e nelle sue possibilità, e lo testimonia l'enorme valore di produzione del lavoro dei Junction Point Studios. Il pennello è lo strumento ideale per cambiare in maniera creativa il mondo di gioco, il grimaldello con il quale scardinare e modificare a proprio piacimento una struttura di gioco apparentemente rigida ma invece incredibilmente varia e versatile. Pazienza se non si raggiunge la perfezione, l'esperienza di gioco è talmente intrigante nel lungo andare che ci si dimentica dei pochi difetti, e ci si fa rapire da una visione forte e d'impatto. Il mondo di gioco è contesto perfetto nel quale riaffermare la primazia della fantasia e della creatività sulle brutture e sulle storture, provocate stavolta da un eroe che credevamo perfetto e che invece, proprio in virtù della sua ritrovata imperfezione, ci ritroviamo più vicino.

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