Recensione Disney Epic Mickey 2: L'avventura di Topolino e Oswald

Un sequel amaro per Topolino, Oswald e Warren Spector

Disney Epic Mickey 2: L'avventura di Topolino e Oswald

Videorecensione
Disney Epic Mickey 2: L'avventura di Topolino e Oswald
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • PSVita
  • Wii U
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dopo la calorosa accoglienza da parte di critica e pubblico di Disney Epic Mickey, Warren Spector, eclettico creatore -nonché leader- di Junction Point Studios, decise di espandere immediatamente i suoi orizzonti. Il sequel dell'avventura con protagonista il topo più famoso del Mondo sarebbe uscito anche su Xbox 360 e Playstation 3, esulando da semplice esclusiva Nintendo Wii per raggiungere un ancor più vasto pubblico. Passati due anni il momento della verità è finalmente giunto: Epic Mickey 2: The Power of Two (L'Avventura di Topolino e Oswald - in Italia) è in arrivo sugli scaffali dei negozi questo 21 Novembre. Grazie ad un review code gentilmente fornitoci da Disney Interactive stessa abbiamo potuto dissezionare la nuova produzione Junction Point, giungendo alla conclusione che questo sequel disattende le grandi aspettative del pubblico.
Nonostante il level design sia ancora il fiore all'occhiello del titolo e longevità e varietà due dei pilastri, diversi difetti reiterati, la "negligenza" artificiale, una coop mal sfruttata e uno storyline non all'altezza del primo capitolo rendono L'Avventura di Topolino e Oswald molto meno entusiasmante del suo illustre predecessore.

Un Topo, un coniglio ed un Professore Pazzo


Le vicende di Epic Mickey 2 prendono il via poco dopo il termine del primo capitolo. Rifiutolandia, ancora in ricostruzione dopo i disastri causati da Macchia Nera e dallo Scienziato Pazzo, è sconvolta da una nuova calamità: una serie di terremoti mandano in frantumi i sogni di ripresa dei già troppo vessati Cartoni Dimenticati, avviati finalmente ad una vita tranquilla e pacifica. Oswald (diventato il "Capo"), Ortensia e Gus si mettono subito in moto per chiamare Topolino ma vengono fermati dall'irruzione dello Scienziato Pazzo, che con fare cantilenante proclama il suo cambiamento e la volontà di aiutare, di occuparsi del subdolo pericolo che incombe su Rifiutolandia e che lui solo conosce e può affrontare. Meravigliato dal discorso Oswald decide di confidare nel suo ex-compare: "tutti meritano una seconda possibilità" tuona il coniglio. Non sono chiaramente dello stesso avviso Ortensia e Gus che, dopo qualche peripezia ed una notte insonne, riescono a richiamare Topolino tramite un vecchio televisore. Recuperato il potente pennello il nostro si avvia verso un'altra avventura, che prenderà piede attraverso vecchie e nuove ambientazioni, dipingendo (è proprio il caso di dirlo) un quadro piuttosto ricco ma non così convincente come lo era stato, due anni fa, il precedente.

"Il visual design è come sempre molto ricercato ed assolutamente in linea con la produzione più classica del colosso dell'animazione statunitense. Osservando i colori accesi che scaturiscono dal pennello di Topolino e le architetture fantasiose che compongono il mondo di gioco di Epic Mickey 2 non si può che rimanerne ancora una volta meravigliati e stupiti"

Nonostante la caratterizzazione dei personaggi (soprattutto quelli principali) non abbia perso la verve già dimostrata, ed anzi al computo si siano aggiunte diverse comparse e molti più rimandi al mondo Disney, la vicenda in se non mostra il giusto mordente. Sin dal principio, anche considerando la mole d'informazioni già fornita dallo stesso Spector, avremo il chiaro sentore che "qualcosa non quadra", che lo Scienziato stia solamente seguendo un piano ben preciso. Le dietrologie, dopo un inizio piuttosto confuso e la necessità per lo storytelling di carburare per almeno due ore, si riveleranno fondate ed il plot inizierà a mostrare una linearità (quasi scontatezza) non completamente in linea con le aspettative. La vicenda non soffre solamente d'un incedere piuttosto scontato ma anche di un certo impoverimento nello spessore narrativo, che ne prefigura una connotazione piuttosto "infantile", soprattutto paragonando i due titoli dedicati al Topo Disney. E non si tratta soltanto della vena divertente introdotta dalla cut-scene musicate (per altro ben riuscite) ma piuttosto di un certo rabbonimento globale, un edulcorare i contenuti, lasciare da parte i messaggi più forti, per rendere probabilmente il tutto appetibile ad una più vasta fetta d'utenza. Un vero peccato poiché tra le righe si legge l'interessante rapporto conflittuale tra Topolino ed Oswald, rappresentanto dalla continua voglia di mettersi in luce del secondo, visibilmente costretto all'ombra dell'integerrima e valorosa figura del primo, che alla lunga lo logorerà. Un rapporto troppo poco (quasi per nulla) esplorato ed approfondito, come del resto parte della psicologia stessa dei personaggi, lasciata in questo secondo episodio a margine della vicenda principale. L'approfondimento psicologico risultà così meno marcato, mostrandoci solo a tratti due eroi veramente interessanti, ed un "cattivo" dalle velleità poco più che macchiettistiche.
Di natura più interessante e certamente meglio approfondita la dicotomia tra colorazione e dissoluzione insita nel gameplay stesso (vernice e solvente), che caratterizzerà in maniera più vivida i quadri di gioco -modificandoli- e prevederà particolari reazioni (poche) anche da parte di qualche personaggio secondario. Quello della scelta è un tema sul quale il team ha puntato molto anche stavolta, riuscendo però ad integrarlo solo in maniera marginale, esattamente come nel primo capitolo. Se i risvolti in termini di gameplay (come vedremo) sono palpabili, decisamente meno lo sono quelli narrativi - dove una serie di "bivi" di natura sin troppo leggerà non andrà a modificare la sostanza, limitando dunque la rigiocabilità.
Tirando le fila del comparto narrativo non si può comunque dire che quello di Epic Mickey 2 sia un intreccio mal riuscito, o brutto. Si tratta semplicemente di una vicenda "standardizzata", incapace -se vogliamo- di trasmettere la magia del primo capitolo e lanciare qualche profondo e toccante messagio, ma in definitiva gradevole e tutto sommato ben congegnata per i canoni di un intrattenimento leggero (non certo quelli che i fan si aspettavano).

Cooperazione impossibile


Il primo impatto ludico con Epic Mickey 2 è straniante. Complice una progressione troppo frammentata causata dalla divisione in piccole zone di Rifiutolandia, Paludolandia ed Avventuralandia, la quest principale faticherà a venire alla luce. In ciascuna delle zone che visiteremo sin dal principio, infatti, decine di NPC situati nelle strade piuttosto che all'interno dei ristrutturati negozi ci chiederanno favori di ogni tipo. Scattare foto particolari per far recuperare la memoria ad un pirata sfortunato, raccogliere frammenti caduti dallo Spazio e rivendere oggetti rari al Museo cittadino saranno solo alcune delle oltre 100 missioni secondarie in cui potremo impegnarci. L'enorme mole di incarichi collaterali, almeno in principio, farà letteralmente svanire la linea principale dell'avventura, offuscata dalla poca chiarezza degli obiettivi di Topolino ed Oswald. Completamente spaesati ci ritroveremo a vagare tra i sotterranei ed il "mondo emerso", incontrando finalmente il primo elemento davvero pregiato della produzione: il level design. Che si tratti di quest principale o incarichi secondari, la costruzione degli scenari da esplorare mostrerà velleità davvero riuscite, implementando interessanti e stimolanti sfide sia nella componente platformica che per quanto concerne gli enigmi ambientali. Tra piattaforme da colorare, oggetti da distruggere o sollevare e salti dal tempismo impeccabile ogni quadro saprà stuzzicare le capacità d'osservazione e coordinazione del giocatore, offrendo al tempo stesso ampia libertà di risoluzione sin dal principio, anche a fronte di dinamiche spesso già viste.

"Una volta trovato un partner disposto a spostarsi per giocare (in assenza di fratelli o familiari particolarmente accondiscendenti) e superato il fastidio dello schermo suddiviso, dobbiamo ammettere che la campagna interpretata in doppio risulta divertente"

Quello della libertà d'azione è uno dei punti cardine della produzione Junction Point, raffigurato in primis dalla già citata dicotomia tra Vernice e Solvente. Stringendo possiamo dire che la maggior parte degli enigmi e dei passaggi saranno risolvibili/affrontabili in almeno due maniere differenti: potremo ignorare completamente l'integrità dell'ambiente circostante e procedere in maniera più "spedita", oppure tentare di preservare il mondo di gioco ed addirittura ricomporlo e ricolorarlo, andando ad affrontare sfide leggermente più impegnative ma di certo più soddisfacenti (ed a volte più remunerative). Questa tipologia di selezione, già presente nel primo capitolo, verrà qui ampliata grazie a nuove meccaniche, nonché affiancata da una serie di abilità vecchie e nuove. Ci troveremo ad esempio ad affrontare sezioni in cui potremo optare tra un approccio stealth o diretto, scegliendo se colorare o decolorare particolari pozzi che offriranno a Mickey ed Oswald un bagno nella Vernice Trasparente o nella Vernice Indelebile. La prima, a patto di muoverci con circospezione, ci consentirà di passare inosservati agli Animatronix più pericolosi o alle telecamere di sorveglianza. La seconda, viceversa, ci consentirà di attraversare senza danno le cascate di solvente o sguazzare nelle pozze dello stesso senza troppi problemi. A queste possibilità (espresse solamente nelle poche aree in presenza dei pozzetti) si uniranno i ben meno marginali Bozzetti Magici, che consentiranno (una volta acquistati) di sfruttare qualche potere atipico nella risoluzione degli enigmi. Avremo la facoltà di far levitare un oggetto per un certo periodo di tempo, far piovere dal cielo un'incudie per causare distruzione o fornirci appoggio in arrampicata, e rallentare il tempo per passare -ad esempio- tra le pale di un ventilatore senza esser costretti a distruggerlo. In ogni caso si tratterà sempre di lasciare Rifiutolandia decolorata e cadente o colorata e splendente: una decisione che modificherà in primis la progressione delle capacità di Topolino ed in secondo luogo i quadri stessi. Prima di tutto, chiuso ciascun capitolo dell'avventura, verremo ricompensati con un incremento della barra del solvente o della vernice, a seconda del nostro modus operandi. In secondo luogo, ma solo in fase di backtracking, osserveremo la modifica delle strutture - ripristinate se ne avremo avuto cura, semi-distrutte se tralasciate. Si tratta, è bene specificarlo, di pochi frangenti, dove tuttavia potremo recuperare o non riuscire a recuperare qualche interessante extra.
La prospettiva di una rigiocabilità elevata, unita alle ben oltre dieci ore necessarie per completare il gioco (incluse le quest secondarie), si scontra tuttavia con la qualità stessa delle ricompense fornite da backtracking ed eventuale replay, e dagli incarichi collaterali stessi. Verremo infatti a capo di una serie varia e nutrita di monete di scambio: tessuti, orecchie di topo, rottami di ferro e quant'altro. Ognuno di questi oggetti, in maniera diversa, potrà essere utilizzato per ottenere Spille e Costumi. Le prime, abbinate tra loro, ci permetteranno di sbloccare gli Spiriti - veri e propri potenziamenti per una o l'altra caratteristica di Topolino ed Oswald (rigenerazione più veloce della vernice o dell'energia elettrica, ad esempio); i secondi di vestire i nostri in tono "disneyano" (il costume da mago di Topolino o quello in tema Tron di Oswald sono solo due esempi) ed ottenere un maggior numero di oggetti di scambio delle tipologie già descritte, a seconda del travestimento. Entrambe le possibilità, alla fine dei conti, non si riveleranno indispensabili al completamento dell'avventura (e nemmeno propedeutiche), aggiungendo bonus troppo poco incisivi per sopperire alle fatiche necessarie per recuperarli tutti (oltre 100 quest secondarie, ricordate?).

A corroborare ed impreziosire tutta questa struttura, almeno nelle intenzioni di Junction Point, avrebbe dovuto esserci la cooperazione tra i due protagonisti - la vera novità di Epic Mickey 2. Una cooperazione che funziona solo a patto di scendere a troppi compromessi. Troviamo folle anzitutto la decisione di escludere a priori la possibilità di giocare assieme ad un amico via internet: la sola coop locale non solo si rivela anacronistica nel 2012 (quasi 2013), ma addirittura frustrante nel modello adottato da Spector e soci. Lo schermo verrà infatti suddiviso in verticale senza possibilità d'appello, garantendo a chi non ne fosse realmente abituato, un senso di nausea (fisica) davvero fastidioso, con lo schermo sdoppiato e le immagini a scorrere confusamente parallele. La "necessità del contatto umano" espressa da Warren Spector in molte interviste ci sembra, alla luce dei fatti, una scusa davvero inaccettabile. Una volta trovato un partner disposto a spostarsi per giocare (in assenza di fratelli o familiari particolarmente accondiscendenti) e superato il fastidio dello schermo suddiviso, dobbiamo ammettere che la campagna interpretata in doppio risulta divertente: affrontare in particoalre i combattimenti e le sessioni d'intermezzo all'interno delle vecchie pellicole assieme ad un amico soddisfa e convince. Soprattutto queste ultime, rifatte implementando due piani differenti e distinti, in un ambiente bidimensionale, si rivelano vincenti.

"Un videogame ricco di luci ed ombre, dal quale traspare sicuramente una certa "presunzione" da parte del team di sviluppo, forte probabilmente delle critiche sin troppo positive verso il primo capitolo"

Al carattere nostalgico ed artisticamente meraviglioso di queste rivisitazioni dei classicissimi Disney si aggiungono elementi in movimento ed ostacoli atti a trasformare, proprio come nel predecessore, gli storici cartoni Disney in un platform game a se stante - mantenendo comunque l'integrità delle produzioni degli anni che furono. Sulla falsariga il team ha aggiunto nuove sezioni bidimensionali di contatto tra i livelli nel sottosuolo e quelli all'aria aperta. Pur non ispirate a livello delle controparti in bianco e nero, anche queste si fanno notare, senza la necessità di cooperare su due piani differenti ma presentando interessanti strutturazioni su più livelli ed una componente puzzle non indifferente. A stonare, in questo caso, è la realizzazione artistica: un mondo dove Topolino ed Oswald diventano minuscoli rispetto alla gigantesca cornice di giocattoli, libri, colori, pennelli e quant'altro, stona palesemente con le restanti "zone di gioco", sfumando ancor più quella coerenza stilistica che in Epic Mickey 2 sembra latitare più del necessario.
Tornando alle dinamiche innescate dai due protagonisti dobbiamo dire che, se in cooperativa (a patto di sottostare ai citati compromessi) il divertimento è assicurato, in singolo la presenza di Oswald si paga spesso con una notevole frustrazione. L'impossibilità di controllare direttamente il co-protagonista rende, in particolare i combattimenti più impegnativi, d'una tediosità irritante: la programmazione dell'intelligenza artificiale è pessima ed il Coniglio Fortunato raramente si muoverà con tempismo e cognizione di causa per aiutarci a sconfiggere i nemici più tenaci. La buona varietà di creature presenti e la necessità di combinare strategicamente le scariche elettriche scaturite dal Telecomando di Oswald e le vernici di Topolino, si rivelerà insomma un'arma a doppio taglio: capace di introdurre un ottimo spettro di variabili a fronte di routine funzionanti (10% dei casi) ed estrema frustrazione per il restante 90%. Fortunatamente l'IA non compromette del tutto le belle boss fight, organizzate sempre in più fasi per quanto non esageratamente differenziate le une dalle altre. In questo caso l'Oswald digitale sarà più che altro utile a rianimare Topolino, pratica effettuata con perfetto tempismo dall'amico. Differente, chiaramente, la gestione delle stesse in coop con un giocatore umano: qui l'apporto elettrico del Coniglio potrà spesso essere utilizzato per stordire il nemico e facilitare la battaglia.

Una serie di scelte in definitiva sbagliate, che sottendono ad un'implementazione raffazzonata di quella che doveva essere una delle feature principali della produzione, ma che si rivela in ultima analisi la componente più dannosa. Possiamo se non altro consolarci per la presenza di ben pochi enigmi da risolvere veramente in tandem; e della "rapidità" d'azione della CPU in quei particolari casi, azzoppata meno frequentemente dalla mancanza di spirito d'osservazione da parte dell'Oswald computerizzato, incapace di ravvedersi di certi ostacoli o di prendere determinate decisioni con tempistiche umane, o anche solo accettabili. Meccaniche pessime che non aiutano certo il giocatore, già alle prese con un sistema di controllo non privo d'incertezze (almeno su Xbox 360) ed una telecamera ancora non perfetta. Riguardo alla seconda bisogna ammettere che le esasperanti problematiche del primo episodio sono state abilmente superate, lacsiando la gestione al videoplayer - che si scontrerà solo di rado con angolazioni e prospettive davvero ingenerose. Parlando di controlli, invece, il lavoro svolto aldilà del motion controller non convince: il puntamento è spesso spreciso (il che non aiuta nelle pur rare boss fight, dove sarà necessario dissolvere la corazza nemica prima di procedere all'attacco) ed alcuni colpevoli ritardi nello svolgimento delle azioni contestuali ci vedono molte volte "incastrati" in animazioni non previste. Chiudono il cerchio notevoli problematiche nel rilevamento delle collisioni, che vedono Topolino spesso alle prese con salti da una piattaforma all'altra molto più complessi del previsto (ed altrettanti Game Over).
Un videogame ricco di luci ed ombre, dal quale traspare sicuramente una certa "presunzione" da parte del team di sviluppo, forte probabilmente delle critiche sin troppo positive verso il primo capitolo. Troppo superficiali e mal implementate le aggiunte, condonate solo in piccola parte dagli "antichi pilastri" (si veda l'ottimo level design, la selezione di enigmi e le dinamiche del pennello) che non riescono a ravvivare e salvare completamente una produzione destinata in pochi anni al dimenticatoio.

Artisticamente speciale; tecnicamente no


Se a livello ludico la produzione Junction Point traballa pericolosamente, lo stesso non si può dire osservandone il comparto artistico. Il visual design è come sempre molto ricercato ed assolutamente in linea con la produzione più classica del colosso dell'animazione statunitense. Osservando i colori accesi che scaturiscono dal pennello di Topolino e le architetture fantasiose che compongono il mondo di gioco di Epic Mickey 2 non si può che rimanerne ancora una volta meravigliati e stupiti. La passione e l'amore di Warren Spector e del suo team verso le creazioni del mitico Walt Disney traspaiono da ogni schermata, mostrandoci ancora una volta, soprattutto nel design delle creature ed in alcune zone dalla palette cromatica più spenta e cupa, la visione del tutto personale del game designer e del suo staff. Le lodi vanno in particolare alla riproduzione dei livelli bidimensionali liberamente ispirati alle classiche pellicole Disney del primo dopoguerra - veri e propri capolavori. Le meraviglie artistiche si smussano molto però osservando la pura tecnica di Epic Mickey 2, che si presenta in una veste non del tutto congegnale ad una generazione ormai agli sgoccioli. La modellazione di protagonisti e comprimari soddisfa, ma dietro al fare cartoonesco degli elementi dello scenario si nasconde una povertà di dettaglio che fa pensare più ad un porting diretto da Wii (con tutto il rispetto per la bianca console Nintendo) rispetto ad una produzione pensata per le console in alta definizione. Texture e (pochi) effetti particellari non fanno un figurone, così come l'esiguo comparto animazioni, ripreso esattamente dal precedente capitolo, con l'aggiunta di Oswald naturalmente. Uno sforzo produttivo per nulla generoso, che rispecchiano anche i molti difetti in termini di gestione delle collisioni, già descritti nel capitolo precedente e capaci di lesinare il gameplay stesso alla radice.
Ogni sforzo (soprattutto economico, a voler essere maliziosi) si è evidentemente concentrato nel doppiare per intero la produzione. Ogni dialogo, dal più insignificante al più importante, presenta un convincente voiceover italiano, spesso realizzato sfruttando gli stessi doppiatori dei cartoni animati decenni fa trasmessi nella programmazione mattutina di Rai2. Il risultato, oltreché nostalgico, è veramente molto riuscito, ed anche l'introduzione di diverse parti cantate (soprattutto dallo Scienziato Pazzo) non pesa e non infastidisce, anzi. Non allo stesso modo esaltante la colonna sonora, caratterizzata da motivetti classici Disney uniti ad alcuni inediti (spesso riciclati dal primo episodio) di fattura non certo elettrizzante: nulla in grado di lasciare il segno.

Disney Epic Mickey 2: L'avventura di Topolino e Oswald Non bastano l’ottimo level design e la caratura artistica di qualità a salvare dalla mediocrità un Epic Mickey 2 che non segue le orme del predecessore. A livello narrativo il titolo tenta di accogliere tra le sue braccia un’audience più ampia, riuscendo però solamente a sminuire la caratterizzazione dei personaggi e le riflessioni introspettive proposte dal primo episodio. Dal punto di vista ludico a funzionare davvero bene sono quasi solamente gli aspetti “classici” come i puzzle ambientali sulla falsariga del vecchio Epic Mickey e le bellissime fasi platform bidimensionali. Il resto appare implementato con troppa superficialità, ad iniziare da una cooperativa funzionante solo a strette condizioni fino ad arrivare ad aggiunte contenutistiche non troppo contestualizzate, ed inserite apparentemente come mera aggiunta quantitativa. Anche i grandi game designer, insomma, possono inciampare, poiché per Warren Spector questo Epic Mickey 2: L’Avventura di Topolino ed Oswald non può che essere una distrazione, un passo falso in una carriera quasi impeccabile; la disattenzione dettata dall’assestarsi su valutazioni forse troppo ottimistiche per il predecessore, che rimane comunque una spanna al di sopra di questo sequel. E’ bene specificare però che non si tratta di una vera e propria bocciatura: Epic Mickey 2 è un discreto platform preso a se stante, piacevole e divertente se disposti a scendere a patti con una realizzazione di medio livello. Di certo non è il capolavoro che tutti si aspettavano, o il seguito ideale di Epic Mickey; e non è tantomeno il ritorno (o la riconferma) prorompente di Warren Spector, come molti auspicavano.

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