Recensione Divinity 2: Ego Draconis

Un action Rpg originale, sulla scia del suo predecessore e con una notevole libertà d'interpretazione

Versione analizzata: PC
recensione Divinity 2: Ego Draconis
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Pc

Strano il mondo del marketing dei videogames: dopo la laconica assenza di esponenti di spicco della categoria, a distanza di circa un mese escono tre titoli molto attesi dai fan di RPG occidentali. Naturalmente stiamo parlando di Risen, Dragon’s Age Origins e del titolo che andremo ad analizzare in questa sede: Divinity 2: Ego Draconis. Il gioco è sviluppato dalla software house belga “Larian Studios”, fondata nel 1996 e venuta alla ribalta nel 2002 con il loro primo gioco mainstream: “Divine Divinity”. Da allora hanno prodotto un piacevole spin-off della serie intitolato Beyond Divinity, e concentrato poi tutte le loro forze nello sviluppo di questo nuovo capitolo ufficiale della serie. Punto centrale dell’intera saga è la trama, che si snoda attraverso situazioni classiche da mondo fantasy, ma ha dei piacevoli tocchi di classe che impreziosiscono la narrazione. Andiamo con ordine.

Trama

Millenni fa un male oscuro e malvagio cercò di conquistare il mondo, e fu solo grazie al sacrifico del Concilio dei Sette che il mondo si salvò. Per ricordare l’estremo sacrificio del concilio, fu fondato l’ordine del divino con lo scopo di tramandare le antiche conoscenze e formare nuovi eroi pronti alla lotta contro le forze oscure. Secoli dopo, il male, sotto forma di Culto dell’Anello nero, si riaffacciò sul mondo di Rivellion, con lo scopo di far rinascer il signore oscuro nel corpo di un infante. L’unica speranza risiedeva in un'antica profezia tramandata dall’ordine: un divino salvatore nascerà e porterà la pace al mondo delle sette razze. Lucian è il nome del predestinato, che dopo estenuanti battaglie e perigliosi viaggi riuscì a sconfiggere il culto ma non ad impedire che il Dannato si reincarnasse nel piccolo. Asceso ormai a semi-divinità e conosciuto ai più con l’appellativo di “Divino”, il nostro "eroe per caso", non fun in grado, per la sua salda moralità, di donare la morte al neonato, e decise così di allevarlo. Gli diede nome Damian e per anni vissero in tranquillità e felicità. Ma forse non c'è scampo alla predestinazione, ed i sotterfugi dei malvagi sono sempre in agguato. Stavolta la minaccia prende le sembianze di Ygerna, un ragazza incaricata di guadagnarsi la fiducia e l’amore del giovane, cercando di riportarlo sulla via della perdizione. Con il passare del tempo, ed il legame fra i due sempre più forte, i malefici poteri di Damian iniziarono piano piano a risvegliarsi. Non passò molto tempo perchè si trovassero prove che legavano la giovane alle nuove propaggini del culto, e la condanna a morte fu l’unica scelta possibile. Ma proprio mentre la sentenza veniva eseguita, il Dannato fece la sua comparsa, giurando vendetta al padre adottivo. Seguirono anni di guerra, che si rivolsero a favore del Divino, che imprigionò Damian ridonando prosperità al popolo. Ma si sa il male non ha mai fine: durante la sua prigionia il prescelto dalle tenebre crebbe in forza e potere, riuscendo nell’impossibile: fuggire dal Nemesis. Ricostruì la sua armata e scatenò nuovamente una guerra contro le forze del bene. L’esito della battaglia fu a lungo incerto, ma poi accadde l’impensabile: un cavaliere-drago tradì ed uccise il Divino. Damian, che aveva ottenuto la sua vendetta, ordinò al suo esercito di ritirarsi: questioni più urgenti lo attendevano. Passarono anni di pace e serenità ma qualcosa stava cambiando: è in questo periodo che le nostre gesta da novello ammazza-draghi (e futuro cavaliere-drago) hanno inizio.

Essere Drago

Come già accennato, il gioco esce sì in un periodo piuttosto affollato, ma porta con se diversi aspetti molto interessanti, capaci di renderlo una valida alternativa ai titoli più blasonati. Il prodotto si presenta come un action-rpg con visuale in terza persona alle spalle del protagonista: così come nel caso del suo predecessore, è possibile impostare il proprio aspetto esteriore. Niente di così completo come nel recente Dragon’s Age, ma la personalizzazione è sempre una feature ben accetta. Avremo la possibilità di scegliere sesso, capigliatura, la forma del viso e la voce, ognuno con quattro/cinque opportunità diverse. Una volta scelto il nostro Avatar verremo catapultati nel gioco, dove ci attende un piccolo tutorial; i comandi non si discostano molto dagli standard del genere: il movimento del personaggio è affidato al ormai collaudata coppia mouse+tastiera, dove il primo è deputato al comando della visuale e agli attacchi mentre la seconda al movimento ed alla scelta delle varie abilità da utilizzare in battaglia (suddivise in dieci slot veloci, otto per i poteri e due per le pozioni). Proseguendo il tutorial ci viene data la possibilità, grazie ad un piccolo escamotage, di provare i poteri di ogni classe: il guerriero è specializzato nei danni in mischia, il ranger negli attacchi a distanza e nell’occultamento, il mago negli incantesimi di attacco e cura ed infine il sacerdote che è esperto nell’evocazione delle creature. Comuni a tutte le specializzazioni, le abilità della categoria ammazza-draghi, dove rintracciamo i poteri più interessanti. Due note su quello che abbiamo appena enunciato: con il proseguo del gioco avremo sempre la possibilità di scegliere le abilità e gli attributi che più ci aggradano, per creare un personaggio che si adatti perfettamente al nostro stile di gioco; i poteri tra cui scegliere sono tanti e molto variegati, 62 per la precisione (in questo conteggio sono comprese anche le sette abilità della forma del drago), e vanno da attacchi in corsa fino ad evocazioni di demoni e mostri vari, passando per poteri di rigenerazione ed elusione. Ognuno di questi inizialmente ha solo cinque gradi, ma avanzando nell'avventura sarà possibile potenziarli fino a 13 volte. Insomma per quel che riguarda la varietà, Ego Draconis ha davvero poco da invidiare ai diretti concorrenti. Molto interessante è scoprire qualche abilità che definiremmo davvero "unica", in grado di caratterizzare fortemente tutta la progressione. Con un piglio di originalità insolito, infatti, Divinity 2 propone la telepatia. Questa permette al nostro personaggio di leggere i pensieri della gente, al costo della propria esperienza, scoprendo nuove strade per completare le “Quest”. Una sorta di "tributo" al Gdr cartaceo, questa opzione risulta finemente intarsiata con la struttura del gioco e con la sua sceneggiatura. La risoluzione delle missioni, soprattutto di quelle secondarie, molto meno pilotate rispetto alle quest che compongono la storia principale, può essere seriamente influenzata da questa opzione, così come dal tipo di moralità che decidiamo di adottare. Si compone, in questa maniera, una progressione vivace, davvero libera dai soliti "binari narrativi" che usualmente si avvertono in RPG di questo genere.
Fra le opzioni inedite, troviamo anche la trasformazione in Drago, che risulta molto appagante e divertente, anche se, in questo caso, piuttosto limitata da un design che permette di sfruttarla appieno solamente in determinate situazioni. Potremo infatti combattere soltanto contro determinati mostri volanti, ed attaccare alcune strutture ben precise, senza la possibilità di sfogare tutto il nostro potere su nessuna creatura terreste. Naturalmente ci saranno intere sezioni dedicate, ben sviluppate ed estremamente coreografiche, ma per l’intera durata dell’avventura avremo sempre la netta sensazione che si tratti di un diversivo molto più inquadrato, un po' fuori posto se si considera l'estrema "libertà" concessa in dote al videoplayer. Un ultimo appunto è da spendere sulla difficoltà del gioco, decisamente molto alta. I combattimenti impegnano notevolmente, e la mancanza di qualsiasi aiuto per le missioni secondarie potrebbe lasciare a volte senza appigli anche i giocatori più navigati. Una scelta che ci pare comunque sensata, capace di rendere l'esperienza ludica ancora più vicina ai gusti degli amanti dei gdr cartacei.

Tecnicamente

Visivamente il gioco, con tutti i settaggi al massimo, si comporta molto bene, con un buon campo visivo ed un’ottima cura nei particolari. Le mappe sono molto vaste ed i caricamenti, non troppo lunghi, avvengono solo quando decidiamo di entrare in un edifico oppure in un dungeon. Ottimi anche i vari effetti particellari e di illuminazione. Tutto questo però ci porta ad eccessivi rallentamenti anche su macchine discretamente potenti. Quindi in molti casi dovremmo scendere a compromessi per raggiungere un “framerate” stabile intorno ai 30fps. Sul lato sonoro invece abbiamo riscontrato delle musiche molto evocative ed epiche, con qualche nota fuori posto in alcune sezioni. Niente di compromettente per un reparto sonoro che si attesta su livelli più che buoni. Come già descritto poco sopra, i comandi sono facili ed intuitivi, e permettono un ottima fruibilità del prodotto. Per il completamento del gioco occorrono dalle trenta ore (per la sola main quest), fino ad un massimo di sessanta se decidiamo di dedicarci alle varie sotto missioni.

X360

Le principali differenze tra le due versioni PC-X360 sono da riscontrare essenzialmente nella gestione dei controlli e nella sezione video. Per quanto riguarda l'adattamento al pad, i ragazzi dello studio Larian hanno fatto un ottimo lavoro: con le due levette analogiche muoviamo la visuale ed il personaggio; i quattro pulsanti sono dedicati a quattro abilità differenti liberamente assegnabili, mentre la pressione dello stick destro permette di mettere il gioco in pausa ed assegnare alcuni comandi in successione. Il D-Pad racchiude quattro ulteriori poteri, da scagliare sul bersaglio "inquadrato" (il lock on si effettua con il grilletto destro). Meno comoda l'opzione per il salto (assegnata al grilletto destro) e per l'esecuzione delle azioni contestuali (parlare, aprire porte/casse), che si attivano con il dorsale sinistro. In generale, dopo una sessione di gioco intensa, si ha quasi tutto sotto controllo. L'esperienza ludica su Xbox 360 è praticamente identica a quella su PC, e quindi la progressione risulta fresca e divertente, forse anche più di quella del citato concorrente Risen, un po' più approssimativo e costrittivo.
Sul versante grafico alcuni effetti presenti nella controparte ”computeristica” sono stati eliminati, a favore di un “framerate” solido e granitico sui 30 fps ed una visuale di gioco un po’ più limitata: la resa finale comunque è soddisfacente, anche se decisamente meno coreografica e spettacolare rispetto a quella di RPG recenti. Ultimo appunto a favore degli amanti degli achievements: i famosi 1000 punti sono abbastanza semplici ed è possibile sbloccarli tutti con una sola partita.

Divinity 2: Ego Draconis Divinity 2: Ego Draconis è una piacevole sorpresa. Certamente non si tratta di un titolo perfetto, per alcune magagne tecniche e scelte di design non sempre felici (citiamo nuovamente la limitata applicabilità della trasformazione in drago). Eppure, il gioco dimostra molti spunti originali ed uno sviluppo del personaggio intrigante e piacevole. Consigliato a tutti gli amanti degli action GDR ed a chi vuole prendersi una pausa dal ben più impegnativo Dragon’s Age.

7.8

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