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Recensione DLC Quest

L'indie satirico sui DLC

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Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

DLC Quest è polemico per definizione. Questo Xbox Live Indie Games dal prezzo di 80 Microsoft Points sviluppato dai Going Loud Studios (cliccate qui per scaricare la versione di prova), si lancia a vele spiegate all'arrembaggio dell'imperante reame dei Downloadable Content. Con fare sprezzante spinge all'estremo il modello di business delle microtransazioni chiedendo al giocatore continui soldi per ottenere le cose più elementari come la capacità di salto o un onesto finale.
C'è un intento satirico che permea l'intero gioco, simpatiche gag spiccicando qualche parola con i personaggi non giocanti; i momenti esilaranti abbondano, eppure si fa odiare sin dal primissimo secondo.
La scena introduttiva va nella nota direzione maresca ben rappresentando il rapimento dell'adorata fidanzatina da parte di un "bad guy", contrapposto all'eroe. Altrimenti chiamato Player.
Un clichè videoludico che DLC Quest reitera con giovialità, sfoderando un folto complesso di animazioni, effetti grafici e accompagnamenti sonori. Poi il silenzio: lo sbarbato protagonista si ritrova nel punto in cui la sua bella è stata rapita, ma attorno a lui tutto tace, non possiede l'imprescindibile abilità del salto, cammina a scatti e vanta un'espressione alquanto ebete.
Un tizio lo aspetta a pochi passi dalla prima piattaforma importante e si offre di vendergli qualche contenuto a pagamento. Il nostro spende i pochi spiccioli in saccoccia per acquistare il DLC menù di pausa, salto e musiche di gioco. Qui comincia l'espansiva quest...

La più cinica software house dopo il Big Bang

Immaginate di essere a capo della peggior multinazionale del mondo. Una di quelle che inzucchera le medicine di sostanze cancerogene, che costruisce palazzine a ridosso dei burrone, che ha trovato la maniera per liberarsi delle scorie radioattive.
Ora immaginate di aver deliberato la creazione di un piccolo team di sviluppo interno alla compagnia e che questo si appresti a lanciare il suo primo videogioco, un platform bidimensionale piuttosto classico ma in grado di spaccare a tutt'oggi (un Rayman Origins a caso). Dato che per voi gli utenti non sono persone di cui guadagnare la fiducia, ma vacche da spremere fino all'ultimo centesimo impacchettate l'esperienza all'interno di una lussuosa quanto lucrosa limited edition e lo vendete nei negozi, sviluppando al contempo un dispendioso piano di DLC in concomitanza con il lancio.
I ragazzi di Going Loud Studios si sono calati per scherzo in questa estremizzazione del mercato, facendo di DLC Quest un gioco in cui ogni azione dalla accessoria alla imprescindibile diventa una ragione per convertire moneta sonante in contenuto scaricabile. In apertura vi abbiamo già raccontato delle prime spese per far nostri il basilare Movement Pack, i più tecnici Audio Pack e Animation Pack e come ciliegina sulla torta pure il Pause Menu Pack.
E questo è appunto solo l'inizio, la satira va avanti costringendo il giocatore ad ammucchiare un gruzzolo sempre più consistente per poi tornare dall'omino e acquistare il pacchetto indispensabile per andare avanti nel gioco. Per esplorare una foresta vi occorre il Map Pack (la cui descrizione è esilarante: "Alcune compagnie concedono le mappe gratuitamente. Non la nostra!"), mentre per tornare indietro e riattraversare la selva oscura dovrete munirvi di un contro-DLC denominato Night Map Pack, ovvero la stessa mappa ma in versione notturna.

There's no no actual downloadable content. So have fun, yeah?

Sbertucciare ed estremizzare le più bieche pratiche di commercializzazione dei contenuti a pagamento diventa un esercizio di gameplay tanto cinico quanto naturale. Ad un certo punto il giocatore entra in possesso di una spada con la quale può tagliare gli arbusti alla stregua di Link, salvo poi accorgersi della lama poco affilata; trova un cote nei paraggi, ma la spada acquista la piena efficacia mooolto leeentamente. Niente paura: il DLC Time is money disponibile con il pre-order del gioco permette di affilare l'arma mille volte più veloce, trasformando una pratica ludicamente logorante in una scemata da cinque secondi.
Ma il meglio deve ancora venire. La fine dell'avventura (un'oretta scarsa di gioco in tutto) coincide con la vittoria del Bad Guy, eppure appena dopo i titoli di coda (e la palese delusione del giocatore) si rende disponibile per l'acquisto il DLC che fa molto Halo Finish the Fight Pack, ossia la vera conclusione del gioco, una furbata più o meno tentata da Castlevania Lord of Shadows. Comunque sia DLC Quest nel secondo finale possiede il lieto quanto ovvio epilogo, con una nota degli sviluppatori: "forse avremmo dovuto vendere questo [nella confezione]".
Questi contenuti scaricabili trovano una propria legittimazione (per quanto scarsa in quanto rendono disponibili ovvietà in cambio di moneta virtuale) nel loro essere funzionali al proseguimento dell'avventura, ma ve ne sono degli altri capaci di elargire una semplice risata al loro acquisto. Risata in DLC Quest=pernacchia in un gioco che li implementa per davvero a pagamento. Roba del tipo il Double Jump Pack con l'encomio che riprende il celebre "meme" Yo Dawg: "abbiamo sentito che ti piace saltare. Quindi abbiamo inserito un salto ulteriore al tuo salto. Quindi puoi saltare mentre salti"; come a dire sei tu giocatore che lo vuoi, quindi sei disposto a pagare per, quindi estendendo il ragionamento possiamo ipotizzare che se a te piacciono gli zombie allora sarai ben felice di averli nel gioco, giusto?
Detto fatto: lo Zombie Pack allega gli onnipresenti non morti riducendoli a pure comparse, crivellabili a piacimento senza che loro muovano un dito in direzione delle nostre viscere. Un post-it del team di sviluppo giustifica il tutto come un suggerimento del reparto maketing, sebbene gli zombie poco hanno che fare con l'ambientazione e il gameplay da platform mariesco.
Gli ulteriori Pet Pack, Top Hat Pack e Sexy Outfits Pack (che agghinda ogni NPC, dal commerciante alla ragazza rapita, con un bikini due pezzi) assomigliano tanto ai Costume Pack di Street Fighter IV e altri picchiaduro. Cioè perfettamente inutuli!

DLC Quest L'Xbox Live Indie game DLC Quest dura poco meno di un'ora, vanta due sole tracce audio e una pixel art alquanto stantia. Volendo rovistare nel servizio indie di Microsoft si trova decisamente di meglio ai soliti 80 Microsoft Points. Prendete allora la fatica Going Loud Studios come un'esperienza fortemente divertente, fonte di grasse risate portando all'estremo l'ultima tendenza videoludica ovvero i contenuti scaricabili a pagamento. DLC Quest traduce la meccanica della raccolta di monete per ottenere una vita extra in moneta in cambio di DLC, utili per proseguire nel gioco, per accarezzare un cucciolo (Tutti amano i cuccioli!), per psicanalizzare un nemico, per sconfiggere autenticamente il boss finale! Una limpida satira agli estremismi di un videogioco teso esclusivamente agli aspetto commerciali del business, pronta a scavalcare qualunque legame di fiducia con l'utente finale.

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