Recensione DoDonPachi Resurrection

Lo sparatutto 2d di Cave arriva anche in Europa

Versione analizzata: Xbox 360
recensione DoDonPachi Resurrection
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • iPhone
  • Pc
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

La scommessa di pubblicare anche in Europa Deathsmiles della Cave ha premiato il publisher Rising Star. Uno strategico calo di prezzo a poche settimane dalla pubblicazione e una confezione invitante (oltre al gioco anche la colonna sonora e oggetti per il Desktop), spinsero le vendite dello sparatutto Cave a base di streghette e scrolling orizzontale ben oltre l'usuale nicchia di appassionati.
DoDonPachi Resurrection bacia il Vecchio Continente nemmeno un anno dopo con la voglia di bissarne il successo. La formula è ben diversa, trattandosi in questo secondo caso di uno sparatutto bidimensionale futuristico e non gotico, dal gameplay molto meno variopinto incastrato perfettamente nella logica dei danmaku verticali. Un genere di cui Cave è perfettamente maestra, avendolo battezzato circa quindici anni fa con il capostipite della compagnia Donpachi, debitore a essere franchi del Battle Garegga di 8ing che lanciò la nuova deriva dello sparatutto bidimensionale arcade. Ma sono storie d'altri tempi: l'abbandono da parte dei videogiocatori delle sale giochi unito al disinteresse di molte compagnie verso questa nicchia ludica dall'elevato tecnicismo ha reso Cave la sola depositaria del maniac shooter. Negli ultimi venticinque anni la compagnia ha sfoderato innumerevoli capolavori come Deathsmiles, Mushihime-sama Futari, Ketsui e il già annunciato anche per il mercato PAL Akai Katana. Quasi nessuno di questi, però, ha ricevuto un seguito diretto, solo Dodonpachi ha conosciuto ben tre videogiochi, senza contare le innumerevoli conversioni per console e cellulari. Dal DoDonPachi del 1997, secondo gioco della compagnia e seguito dell'originale Donpachi all'apocrifo Dodonpachi II, passando per il vero sequel Dai Ou Jou del 2002 convertito per Playstation 2 e di recente anche per Xbox 360 passando per il bizzarro Star Soldier vs Dodonpachi Dai Ou Jou, crossover mobile tra la mitica saga Hudson e il franchise Cave.
Infine nel 2008 è uscito un nuovo episodio chiamato in Giappone Dai Fukkatsu, un nomignolo poco nobile prontamente rimpiazzato da Resurrection sulle cover occidentali.
Prima di passare alla disamina tecnica di quest'ultimo segnaliamo la presenza su AppStore di una discreta conversione, omaggiata di un paio di modalità disposte appositamente per i controlli touch.

Benedetta sia la morte

Per prima cosa recuperiamo l'arcade stick dall'armadio, quindi giriamo lo schermo in verticale nella modalità Tate. Uno stick da sala giochi è indispensabile per padroneggiare alla perfezione questo genere di titoli, così come lo scrolling verticale risulterebbe fin troppo compresso in 16:9.
Tenuto conto di questi accorgimenti avviamo il disco di DoDonPachi Resurrection, che ci accoglie con un look dei menù acido e minimale, ravvivato da artwork di fanciulle robotiche che sono anche i boss da sconfiggere a termine di ciascuno dei sei livelli.
La modalità base si chiama Xbox 360 mode e prevede una rivisitazione grafica in Alta Definizione. Il lavoro di porting è senza compromessi, meglio riuscito di quello di Deathsmiles dove alcuni dettagli apparivano un po' sgranati. Plaudiamo la scelta di Cave di non inserire l'Original Mode, conversione pari pari e in low res della scheda arcade: i precedenti titoli Xbox 360 di Cave presentavano entrambi i filtri grafici, mentre DoDonPachi Resurrection adotta l'immagine che meglio si confà alla console Microsoft.
Una volta selezionata la nostra ship preferita da una rosa di tre e impostato il sistema di bombing, ci si lancia nell'arena. Ben poco è cambiato rispetto ai precedenti due Dodonpachi: l'ambientazione futuristica si avviluppa in una girandola di proiettili rosa e blu, deflagrazioni imponenti e bombe con cui pararsi il fondoschiena. L'interessante novità è rappresentata dall'assenza di power up lungo gli stage, ragion per cui la scelta iniziale del mezzo è tutt'altro che una questione di mera cromia. L'assenza di un progressivo potenziamento della funzione di sparo affianca un feeling blastatorio imponente sin dalle primissime battute, tant'è che ad un navigato cultore del genere i primi due-tre livelli potranno sembrare fin troppo semplici. Le molteplici bombe disponibili per ognuna delle due vite (al cui esaurimento scatta il Game Over e l'inserimento simbolico di una nuova moneta da 500 lire) annichiliscono ogni nemico/proiettile situato nella porzione dove vengono sganciate, concedendo al giocatore la possibilità di tirare un sospiro di sollievo per il pericolo scampato e concentrare lo shooting verso altre porzioni dello scenario. Conservare una certa dose di bombe può rivelarsi una strategia saggia poiché la deflagrazione automatica di una bomba impedisce l'esaurimento della vita; un meccanismo estremamente invitante, forse eccessivamente indulgente nei confronti del giocatore, ma squisito nel proporre al giocatore l'alternativa tra la distruzione forsennata e la prudente sopravvivenza.
Come terza opzione di sparo si ha il Trigger Hyper Counter, un particolare potere sfoderabile completando una barra che s'incrementa assieme al punteggio. Una volta riempita il Trigger Hyper Counter vomita una quantità abnorme di proiettili, "congela" gli spari avversari direzionati direttamente contro di noi e concede una sorta di momentanea immunità. La durata è abbastanza elevata, proporzionale alla difficoltà con cui si riempie la barra, ed è sopratutto funzionale all'incremento del punteggio. Lo score system è alquanto basilare dal momento che premia le chain, ovverosia la capacità di far fuori quanti più nemici consecutivamente. Catene di distruzione tanto più durature sbloccheranno moltiplicatori sempre più generosi; in Trigger Hyper Counter mode inoltre ogni proiettile bloccato aumenta considerevolmente il punteggio.
L'obiettivo principe di ogni giocatore dedito agli sparatutto bidimensionali risiede nel completare il gioco senza alcun Game Over, un impresa veramente difficile da portare a termine! Per gli sparatutto Cave e in generale i danmaku tale obiettivo lo si conquista non con l'istinto, ma con lo studio e la metodica applicazione: i proiettili nemici seguono pattern d'attacco predefiniti capaci di impensierire il giocatore grazie al loro intrecciarsi a velocità supersoniche. Conoscere punto per punto tutti e sei i livelli boss inclusi di DoDonPachi Resurrection rappresenta una grande sfida, non alla portata di tutti ma dopo l'inaspettato successo di Demon's Soul/Dark Soul molti videogiocatori sono alla ricerca di compiti ardui e difficili da padroneggiare. Resurrection aspetta solo voi!

Potenza di fuoco

La modalità principale può essere giocata in due varianti distinte. Una offline con la possibilità di ricominciare lo stage all'interno del menù Start e una rigorosamente online denominata Score Attack nella quale competere ai vertici di una leaderboard europea costantemente aggiornata.
Per impratichirvi e puntare al primo posto della classifica continentale troverete interessanti il Training Mode in cui impostare difficoltà, stage, ecc..., nonché il Novice Mode una versione assai semplicistica del gioco con proiettili notevolmente ridotti e velocità dimezzata.
DoDonPachi Resurrection contiene inoltre due gustosissimi Arrange Mode. Laddove le precedenti conversioni Cave per Xbox 360 presentavano modalità Arrange sempre identiche basate sul doppio stick, uno per controllare il personaggio l'altro per direzionare lo sparo, il terzo Dodonpachi varia la formula completamente. L'Arrange A elimina totalmente le bombe (scordatevi il loro aiuto offensivo e difensivo), prevede una sola astronave e reintroduce i power up collezionabili in maniera, però, alquanto originale. Anzitutto sono presenti due tipologie di sparo switchabili a piacimento: uno normale, più lento ma lievemente più incisivo, uno "boost" più dinamico e veloce, utilissimo per destreggiarsi tra proiettili e nemici ora che la forza salvifica delle bombe è venuta meno. Anche il Trigger Hyper Counter è profondamente rivisto: ora per attivarlo è necessario collezionare alcuni oggetti che di tanto in tanto piovono sullo stage, nascosti all'interno della contraerea nemica, fino a un massimo di cinque; il Trigger Hyper Counter può essere attivato anche solo raccogliendo uno di questi, ma più se ne raccolgono maggiore sarà la forza e la durata di tale bonus. Tuttavia dato l'inasprimento della difficoltà appena agguanterete un potenziamento lo utilizzerete sin da subito, talvolta troverete la morte proprio nel tentativo di farlo vostro.
Una revisione del gioco che funziona, grazie sopratutto ad un ritocco verso l'alto della difficoltà, sebbene il sistema di punteggio privilegia non tanto le chain quanto la collezione di bonus, stellette e medaglie disseminate lungo i sei scenari.
L'Arrange B è tutt'altra cosa. Si tratta di una sopravvivenza suddivisa su cinque aree ex novo, il punteggio è calcolato in base a grigi esagoni raccolti dalle carcasse nemiche, mentre lo sparo è automatico ed è assente il Trigger Hyper Counter. Si incentiva la distruzione sistematica di tutto e tutti: maggiore è il numero dei nemici disintegrati, più questi arriveranno in massa e con l'armamentario rinnovato, maggiore sarà il punteggio finale.
A guardarla bene pare un tentativo di Cave di avvicinarsi agli sparatutto touch disponibili su AppStore e Android Market dallo sparo automatico, dalla durata stringata e dall'esperienza lievemente variata ad ogni nuova partita. Il tentativo è lodevole e testimonia il fascino dei nuovi canali di distribuzione digitale anche tra le software house sulla piazza da più di un decennio; tuttavia l'essenza di DoDonPachi Resurrection ne esce talmente stravolta da reclamare un maggior studio in futuro o magari uno sparatutto tattile pensato ex-novo per smartphone o Playstation Vita!
Ma anche se questi due Arrange Mode non vi bastano, sul Marketplace è già disponibile la versione 1.51 dell'Xbox 360 Mode per 80 Microsoft Points, nonché il solito Black Label (gameplay rivisto in tutte le modalità) per 800 Microsoft Points. Da quest'ultimo è escluso il Black Label Arrange distribuito su disco a inizio anno in Giappone: si tratta di un incrocio tra Dodonpachi e un altro giocone culto della Cave come Ketsui, in cui si rivisita Resurrection con le musiche, le astronavi e il sistema di punteggio di Ketsui. Per quanto si tratta di un massiccio ritocco del gioco, Rising Star poteva includerlo nel DLC Black Label Arrange se non altro per ripagare la lunga attesa della versione europea.

Veniamo alle note dolenti. Aldilà dei notevoli cambiamenti in termini di gameplay, si avverte ben poco coraggio nel modificare una formula di ben cinque lustri. Gli stessi scenari appaiono stantii nel proporre i medesimi paesaggi urbani e le stesse foreste, lontani per ispirazione anche dalle stesse installazioni militari di Donpachi.
Cave si è dimostrata in grado di esprimere di volta in volta idee originali veicolate a nuove accattivanti ambientazioni, ben lontane dalla fantascienza spinta con il Giappone feudale di Guwange o le lussureggianti foreste di Mushihime-sama Futari: per quale ragione allora Dodonpachi non può compiere un nuovo salto di qualità? L'uscita l'anno successivo di Deathsmiles, la cui meccanica orizzontale di doppio sparo ha rivoluzionato il genere, è stata impietosa con DoDonPachi Resurrection. Sebbene la conversione Xbox 360 di quest'ultimo sia visibilmente migliore sia nell'aspetto grafico che in quello contenutistico, lo shooter con le streghette possiede un fascino estetico e ludico ben superiore tale da accattivare un pubblico ben più variegato rispetto alla sola nicchia di appassionati.

DoDonPachi Resurrection Rising Star pubblica in Europa DoDonPachi Resurrection, sparatutto 2d futuristico della Cave, nella sua versione Deluxe, arricchita dalla colonna sonora e da un manuale assai esplicativo. La conversione Xbox 360 è ben fatta, forte di un competitivo sistema di leaderboard e un paio di modalità Arrange ben fatte. Peccato solo che il gameplay originale senta il peso degli anni in quanto serie portabandiera della compagnia nipponica e nonostante un paio di intuizioni valide (l'uso delle bombe e il Trigger Hyper Counter) latita in originalità. Se Deathsmiles, pubblicato sempre da Rising Star a inizio anno, proponeva un gameplay innovativo portato su console alla buona, Resurrection si avvicina all'incredibile conversione di Mushihime-sama Futari ma non è altrettanto coraggioso nel rivedere il gameplay.

7

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