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DOOM Recensione XBLA

Un classico del videogioco torna su XBLA

Versione analizzata: Xbox 360
recensione DOOM
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • iPhone

Quando si parla di videogiochi che hanno letteralmente riscritto la storia, non si può non citare DOOM, sparatutto in prima persona nato dalle geniali menti di John Carmack, Tom Hall e John Romero, divenuti in breve tempo vere e proprie leggende viventi del settore. Pubblicato dalla id Software nel 1993 (solo un anno dopo il celebre Wolfenstein 3D), DOOM è una perla videoludica di inestimabile valore; la sua innegabile popolarità scoppiata ben aldilà di ogni più rosea previsione, accostata all’utilizzo di un motore grafico per le tre dimensioni sbalorditivo per l’epoca, ha lasciato un’impronta indelebile a cui quasi tutte le case di sviluppo si rifaranno negli anni a venire. Moltissimi saranno i casi dei “Doom Clone”, ossia videogiochi ispirati vagamente al titolo id Software che proponevano un tasso di violenza elevato e un gameplay frenetico e brutale simile al capostipite. DOOM si fregiava di un motore grafico nuovo di zecca (il celeberrimo Doom Engine) e un background narrativo molto più profondo rispetto alla concorrenza: nei panni di un marine spaziale (il mitico Doomguy!) deportato nel gelido pianeta rosso per aver ignorato gli ordini di un suo diretto superiore, che voleva obbligarlo a sparare su civili disarmati, ci ritroveremo ad indagare su un misterioso incidente avvenuto alla Union Aerospace Corporation, dove si stava testando un teletrasporto militare tra le lune Phobos e Deimos. Ben presto i più macabri sospetti su ciò che è realmente avvenuto in quella base diventeranno una solida realtà e orde di mostri terrificanti assetati di sangue cominceranno ad invadere lo stabile, uccidendo qualsiasi superstite. Toccherà alla nostra squadra, o meglio al nostro eroe solitario dopo il truce massacro di quest’ultima, fermare l’orrenda invasione e tornare sulla Terra sano e salvo. Ora che questo capolavoro d’altri tempi è tornato sul Live Arcade, analizziamo con più attenzione ciò che potrebbe rivelarsi come un vero e proprio affare per il vostro portafoglio virtuale.

Di ritorno su Marte

Nonostante l’utilizzo di un joystick come quello della Xbox 360 sia molto diverso da una classica tastiera per PC, il lavoro svolto sulla precisione e l’impostazione dei comandi è splendido. Comandare Doomguy è difatti semplicissimo e i (pochi) tasti necessari per gestire tutte le situazioni di gioco sono implementati con cura certosina. Ci ritroveremo così a sparare con il grilletto destro e a scattare con quello sinistro, come il più classico degli sparatutto moderni; mentre con gli analogici gestiremo i movimenti del protagonista e la mira. La raccolta degli oggetti e delle armi è automatica come nella versione originale del titolo e per l’interazione con qualsivoglia pulsante o passaggio segreto basterà premere A. L’avventura comprende i tre episodi standard (Knee-Deep in The Dead, Shores Of Hell e Inferno) più il quarto episodio, Thy Flesh Consumed, all’epoca disponibile solo dopo l’uscita dell’espansione The Ultimate Doom e che racconta il viaggio di ritorno sulla Terra del marine. In più il gioco offre una modalità multiplayer che vanta un ramo cooperativo (permette di completare l’avventura con l’ausilio di tre giocatori), e un ramo competitivo, con la possibilità di affrontare altri sfidanti attraverso emozionanti partite deathmatch. Purtroppo sotto questo punto di vista non ce la sentiamo di dire che sia stato un azzardo riuscito al 100% perché se da un lato la co-op si amalgama alla totalità dell’avventura, dall’altro la possibilità di fraggare altri giocatori online rimane solo un extra curioso, data la scarsissima affluenza di persone desiderose di un deathmatch multiplayer dal sapore vissuto.
Il pacchetto di DOOM d’altro canto è sicuramente corposo e vi terrà impegnati per diverse ore, oltre ad assicurarvi una buona dose di divertimento. Ma la vera magia del titolo è quella di sorprendere positivamente sia chi non ha mai giocato l’originale, sia chi ha passato notti insonni alla ricerca di tutte le stanze segrete presenti in tutte le mappe. Sono questi i giocatori che dopo aver esplorato un menù iniziale tutto sommato sobrio e selezionato la voce “giocatore singolo”, verranno letteralmente catapultati indietro di 20 anni. Non solo perché tecnicamente parlando il titolo è rimasto fermo al 1993, con i suoi modelli bidimensionali e le sue musichette tetre contestualizzate alla perfezione, ma perché ci si accorge che nonostante in mano si stringa un pad e non i bianchi pulsanti di una vecchia tastiera, il feeling è straordinariamente immutato. Il gioco conserva un alone vecchio stampo che ammalia i giovani e rincuora i più “navigati”; i nemici che affronteremo si muovono lentamente nelle loro scomode due dimensioni, ma senza curarsi del tempo trascorso ancora sono capaci di far sudare freddo grazie ai loro devastanti attacchi e le loro apparizioni improvvise alle nostre spalle. I gelidi ambienti costituiti esclusivamente da metallo e roccia che si ripetono all’infinito nei 36 livelli di gioco, contribuiscono a generare un claustrofobico e malsano senso di disagio che raramente in un videogioco riesce ad impattare nei nostri cuori in modo così possente.

Viaggio nel Tempo

Parlando di conversione, dobbiamo sottolineare che sfortunatamente il formato dello schermo risulta incompatibile con i televisori moderni e il Wide Screen sarà di fatto un sogno inarrivabile, con la comparsa delle tanto odiate bande nere laterali. Dei cinque differenti livelli di difficoltà selezionabili solo l’ultimo, Incubo, può vantare un senso di sfida accentuato: occorrerà sul serio avanzare cautamente e dosare con attenzione i proiettili o si rischierà un arrivo prematuro all’inferno.
Per il resto, c'è da segnalare che il peso degli anni si fa sentire in alcuni aspetti che forse risulteranno difficili da digerire a chi non si avvicina al titolo con un approccio completamente "filologico". La varietà ambientale rasenta lo zero assoluto e i meno pazienti potrebbero addirittura sperdersi nella moltitudine di corridoi tutti uguali, e la colonna sonora è misera, seppur non affatto invadente. Ma DOOM è stato proposto su XBLA esattamente così com’era 20 anni or sono non per l’eccessiva pigrizia dei programmatori, ma per dare a chiunque la possibilità di usufruire del gioco autentico, delle stessa versione che all’epoca vendette oltre 4 milioni di copie. Un gioco che volente o nolente ha sempre fatto parlare di sé: nel bene -grazie alla sua immediata diffusione e le sue molteplici innovazioni in campo tecnico- e nel male -a causa dell’abbondante violenza e continui riferimenti demoniaci che in molti paesi, come il Brasile, ne hanno decretato il ritiro permanente dagli scaffali. Il titolo di Carmack e soci ha decretato l’inizio di una nuova era per i videogiochi, che da quel momento non sono stati più gli stessi; per moltissimi anni case di sviluppo più o meno famose si sono ispirate al lavoro di id Software, cercando disperatamente di emularne il successo, riuscendoci solo in rarissimi casi.

Doom Classic DOOM è il capostipite indiscusso di un’intera generazione di videogiochi. Impossibile non classificarlo come tale e impossibile non attribuirgli un posto d’onore in qualsiasi collezione videoludica. Il coraggio di proporlo oggi com’è stato pubblicato timidamente nel 1993 su PC potrà forse far storcere il naso ai più giovani, ma farà sicuramente la felicità dei più avveduti, di tutti coloro che negli anni hanno imparato ad amare il genere degli sparatutto in prima persona proprio grazie a titoli come questo. Oggi che il genere degli FPS è così diffuso e così conosciuto all’interno del panorama videoludico, sono ancora più apprezzati titoli che con la loro semplicità e le loro poche righe di codice sono in grado di offrire divertimento allo stato puro. Nel caso di DOOM il tutto si mescola ad una rielaborazione sopraffina dei comandi in chiave moderna. Per chi ha sempre amato il capolavoro di id Software, scaricarlo per soli 400 Microsoft Points è un affare; per chi non l’ha mai neanche visto, scaricarlo per soli 400 Microsoft Points è un dovere.

8.6

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