Downward Recensione

Dopo una lunga fase in accesso anticipato, Downward, opera d'esordio del team italiano Caracal Games, giunge su Steam nella sua versione completa.

Versione analizzata: PC
recensione Downward
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  • Pc
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Al termine di una lunga rincorsa in accesso anticipato, Downward è pronto a spiccare "il grande salto" sulla piattaforma di Valve: per il "first person-platform" del piccolo team romano Caracal Games (composto da sole tre persone) giunge, infatti, il momento della full release. Ascoltando con attenzione i feedback di una community sorprendentemente ampia, e senza fare il proverbiale passo più lungo della gamba, lo studio di sviluppo tricolore è riuscito quindi nell'arduo obiettivo di bilanciare a dovere intenti e disponibilità economiche, ambizioni ed esperienza. Al netto di qualche inevitabile inciampo di gioventù, Downward - come le nostre precedenti anteprime lasciavano supporre - si conferma un esordio davvero apprezzabile: un nuovo tassello evolutivo per una ludoteca italiana in continua e inarrestabile "ascesa".

A piccoli salti

L'incipit dell'avventura è estremamente tradizionale: ci risveglieremo senza memoria, in un mondo a noi sconosciuto, tanto bello quanto pericoloso. Una suadente voce femminile, che ci parla da chissà quale dimensione, ci invita a rialzarci, a correre, a saltare: per scoprire il mistero della nostra identità e dell'universo che si manifesta dinanzi ai nostri occhi, ci ritroveremo allora a seguire le indicazioni di questa guida eterea e sfuggente, che ci chiederà di recuperare tre manufatti antichi quanto il tempo, in modo tale da ristabilire l'ordine in un luogo dove, oramai, domina soltanto il caos.

Com'è facile intuire dalle premesse, non è certo la narrativa il punto cardine di Downward: l'andamento è volutamente fumoso, intangibile, e si perde in un dedalo di indizi sparsi per l'ambiente di gioco. Nell'arco delle circa cinque ore necessarie a vedere uno dei tre finali disponibili, il racconto non si prodiga certo in dettagli superflui, utili ad arricchire il background del mondo di gioco, ma si limita a rivelare all'utente solo le informazioni necessarie che diano una parvenza di significato al suo pellegrinare. Poco male, in realtà: Caracal Games ha chiaramente strutturato l'esperienza per essere il più immersiva possibile. Ne consegue, quindi, che il giocatore possiede le stesse conoscenze del protagonista smemorato, abbandonato alla mercé di un paesaggio vasto, ostile, vertiginoso. L'esplorazione accurata e meticolosa di questo open-world risponde non solo ad esigenze di completismo, alla ricerca di tutti i collezionabili e del più infinitesimo scampolo di narrazione, ma anche a quelle strettamente ludiche: in Downward non mancano infatti alcune aree segrete, luoghi apparentemente irraggiungibili che invece apriranno le proprie porte solo dopo aver ottenuto i giusti potenziamenti. Tornare indietro sui propri passi è quindi un'attività consigliata ma non essenziale, che non preclude il pieno godimento dell'avventura ma che può certamente allungarne la vita, soprattutto qualora voleste mettere davvero alla prova le vostre abilità pad alla mano.

Se, infatti, nel corso della progressione "lineare", la curva d'apprendimento è abbastanza clemente, nelle sfide extra la difficoltà aumenta in modo esponenziale. Situate lungo le zone esplorabili potremo rinvenire alcune colonne magiche che ci trasporteranno nel reame della "meditazione": una dimensione parallela fuori dal tempo, in cui allenare i nostri riflessi e le nostre capacità nell'arte del parkour. Si tratta di prove decisamente ardue, che sulla carta dovrebbero fungere da semplice distrazione per spezzare il ritmo della storia principale, ma che nella realtà dei fatti rappresentano il vero cuore pulsante della produzione. In tal senso, le acrobatiche peripezie del protagonista senza nome né memoria sembrano più che altro un macro tutorial con cui affinare le nostre tecniche prima di cimentarci nelle corse a tempo (per poi immortalare i nostri record in una classifica leaderboard online). Questo non significa - si badi - che la quest principale non sia stata strutturata con tutti i crismi: l'ampio spazio di questo open-world, che si estende prepotentemente in verticale, è suddiviso in macro-zone raggiungibili tramite appositi portali, tra i quali poi potremo fare la spola dopo aver sbloccato l'indispensabile viaggio rapido. Difronte a noi si spalancano i confini di luoghi immaginifici ed evocativi, caratterizzati da un'art design di buon livello, che alterna distese rocciose e medievaleggianti ad arcipelaghi fluttuanti, fino ad arrivare a cavernosi dungeon vulcanici. Ogni area visitabile presenta una specifica conformazione, che prevedibilmente influisce sulle dinamiche di parkour. Man mano che avanzeremo nella storyline, entreremo in possesso di abilità sempre nuove ed imprescindibili: ai tradizionali wall run ed ai canonici balzi su costoni di roccia semoventi si affiancano quindi rampini magici - che permettono di coprire distanze troppo elevate - e persino la capacità di creare dal nulla piattaforme sospese nell'aria per un determinato limite di tempo. Nelle fasi avanzate, la combinazione di queste skill inscena sequenze appaganti e spettacolari, in grado persino di creare qualche grattacapo di troppo. La colpa per eventuali fallimenti non sarà tuttavia sempre imputabile all'incapacità del giocatore, ma anche ad un sistema di collisioni non proprio impeccabile, che a tratti non permette all'avatar di aggrapparsi correttamente lungo le superfici. Qualche sporadico bug grafico, in aggiunta, rischia di rendere alcune sezioni abbastanza fastidiose: la maggior parte delle volte, in ogni caso, gli input rispondono con la dovuta solerzia, rendendo l'azione fluida, scorrevole e vorticosa al punto giusto. Per alleggerire la frustrazione causata dalle probabili (e frequenti) cadute, il team ha aggiunto la possibilità di attivare un marchio per il teletrasporto in qualunque punto dell'ambiente, un potere limitato soltanto dal numero di slot in dotazione.

Alla pressione di un tasto, insomma, mentre stiamo precipitando verso un baratro di morte, nulla ci vieterà di tornare nell'esatta posizione di piazzamento del checkpoint. Il grado di "personalizzazione" di Downward, inoltre, non finisce qui: nel corso dell'avventura, entreremo in contatto con un altare su cui sono raffigurati tre diversi pianeti, ognuno dei quali modifica radicalmente il setting del gioco. Le alterazioni sono imprescindibili non solo per proseguire nella vicenda, ma anche per cambiare il metodo d'approccio al mondo esplorabile, così da sbloccare o raggiungere aree prima nascoste. Downward - insomma - non esaurisce certo tutte le sue cartucce dopo aver assistito ai titoli di coda: peccato solo che il sistema di crescita del giocatore non stimoli sufficientemente a deviare dal percorso prestabilito per recuperare le reliquie con cui potenziare le caratteristiche del protagonista. In un anfratto sotterraneo, infatti, si nasconde un subdolo venditore che, in cambio di cianfrusaglie raccattate lungo il cammino, ci donerà le cosiddette "scaglie di cielo", ossia la valuta che ci dà l'opportunità di estendere i rami del nostro albero dei talenti. Dispiace evidenziare però come, in questo senso, il team non abbia saputo bilanciare il tutto nel migliore dei modi. Incrementare la salute e la resistenza, del resto, è alquanto inutile: gli scontri con i (pochissimi) nemici del gioco sono infatti l'aspetto più debole di Downward. In assenza di alcun tipo di attacco fisico, non dovremo far altro che schivare gli assalti avversari, finché il nostro aggressore non si paralizzerà permettendoci di "estrarne" i nuclei e renderlo così completamente inoffensivo. Essendo una parte marginale dell'esperienza (i duelli, nella maggior parte dei casi, possono anche essere evitati del tutto), la loro palese mediocrità non infierisce più di tanto sulla valutazione complessiva. Il problema di questo scarso equilibrio nell'utilizzo dei talenti, però, si manifesta appieno durante l'ultima boss fight del gioco, nella quale è richiesta una buona dose di resistenza fisica per uscire indenni dallo scontro ed evitare di venire travolti da un turbinio di frustrazione. Con un pizzico di grinding poco prima di affrontare la battaglia conclusiva, comunque, anche quest'ultimo ostacolo potrà essere superato senza troppo impegno.

Altalenante ci è parso anche il comparto tecnico/artistico. L'Unreal Engine 4 lavora sodo per offrire scorci d'indubbia qualità scenica, e la scalabilità del motore garantisce buone performance anche sulle configurazioni più datate, mantenendo (quasi)sempre un'ottima fluidità, che solo in alcune istanze cede il passo a piccoli drop di frame. Sporadici glitch grafici e qualche perdonabile singhiozzo sonoro richiedono comunque a gran voce un intervento di polishing post-lancio. Affianco ad una direzione artistica degna di nota, trova poi spazio il discutibile design dei NPC che incontreremo, un po' anonimi e poco carismatici nella loro fisionomia. Ambivalente, per concludere, la questione della localizzazione in italiano, supervisionata da Paride Cardinali, meglio conosciuto come "ThePruld". Laddove merita un sentito encomio la voce della guardiana celeste, il piglio "comico" degli altri protagonisti (doppiati con un'indiscutibile competenza) crea una leggera dissonanza con il character design, il cui look serioso poco si presta ad interpretazioni esagerate e quasi caricaturali.

Downward Opera d’esordio acerba ma ricca di spunti interessanti, Downward recupera la lezione di congeneri ben più blasonati come Mirror’s Edge per dar forma ad un titolo coeso e solido, pienamente consapevole delle proprie limitazioni. Evitando di strafare in alcun modo, i ragazzi di Caracal Games hanno realizzato un gioco divertente e scorrevole, capace di impegnare seriamente i riflessi dei giocatori sia nelle fasi più avanzate della storia, sia nelle piacevolissime sfide opzionali. Non mancano tuttavia alcune problematiche relative alla gestione delle collisioni e ad uno sbilanciato sistema di potenziamenti, che evidenziano a chiare lettere la genesi indie del progetto. In virtù del prezzo irrisorio cui viene proposto su Steam, Downward resta una produzione che vale la pena supportare e valorizzare, per dare allo studio romano la chance di crescere ed evolversi. Il talento - e lo diciamo senza davvero un briciolo di campanilismo - non manca di certo. A conti fatti, Downward rappresenta dunque un piccolo passo per l’industria videoludica italiana, e un gigantesco balzo per un neonato team di sviluppo.

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: Intel Core i7 860 @ 2.80GHz
  • RAM: 8 GB
  • GPU: NVIDIA GeForce GTX 1050 Ti
7.4

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