Recensione Downwell

Dopo l'ottimo successo riscontrato su piattaforme mobile e PC, l'atipico platform creato dal talentuoso Ojiro Fumoto sbarca anche su PS4 e PsVita, portando con sé un elevato tasso di sfida e un concept tanto semplice quanto efficace.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Downwell
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  • PSVita
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  • Pc
  • PS4
Dario Bianchi Dario Bianchi Accanito videogiocatore dall'età di 6 anni, Dario adora le emozioni e le forti suggestioni trasmesse dal mezzo videoludico. Quando non impugna un pad si dedica alla lettura, alla birra e al rock, accompagnato dalla sua amata Fender Telecaster! Lo trovate su Facebook e Twitter.

La vita è una sequela di avvenimenti il più delle volte decisamente imprevedibili. Ti alzi un mattino, da giovane diciottenne e cominci a pensare al tuo futuro, immaginando dove vorresti ritrovarti da lì a dieci anni, vivendo magari non solo di ricchezze materiali, ma sopratutto di passione sincera. Non ti ci vedi proprio a trascorrere la tua esistenza avvelenandola con compromessi che non ti causano altro che sofferenza e disagio, ed ogni giorno ti impegni per capire un po' più chiaramente quale sia la tua strada. Chi sei veramente e cosa ti piace fare poi, alle volte, lo capisci solo dopo aver terminato un cammino, quando hai costruito qualcosa di importante senza però rimanerne appagato, mentre ti chiedi se avrai mai il coraggio di ricominciare da zero e di ammettere a te stesso che ciò che ti stimola e appassiona risiede altrove. Dev'essere questa la sensazione vissuta dal talentuoso Ojiro Fumoto una mattina del marzo del 2014, quando, con una laurea in canto lirico alle spalle, il futuro game designer capisce che la sua vera vocazione è quella di creare videogiochi. Downwell nasce proprio da questa maturata consapevolezza, per un progetto che pian piano attira l'interesse del web, colpendo addirittura l'attenzione del celebre publisher Devolver Digital, il quale decide di supportarne lo sviluppo. Dopo aver raccolto enormi consensi su piattaforme mobile e PC, il platform/roguelike di Fumoto arriva finalmente anche su Ps4 e PsVita, regalando agli utenti Sony un'esperienza all'insegna della giocabilità più collaudata e di un tasso di difficoltà decisamente sopra la media.

Giù nel pozzo

Un uomo pensieroso siede su di una panchina in un parco, di notte, osservando la luna. Un misterioso pozzo attira la curiosità del pixeloso essere umano, il quale fissa il buio delle profondità consapevole che, in quello spazio ignoto, strisciano e rantolano decine di creature malvagie, nascoste in attesa di un' incauta preda. Quale occasione migliore per indossare i propri "stivali da fuoco" e lanciarsi incoscientemente all'avventura! Queste le semplici premesse alla base di Downwell, atipico platform arricchito da elementi roguelike, in cui la precisione e il sangue freddo contano più di ogni altra cosa se si vuole arrivare sul fondo del pozzo. Il nostro alter ego può saltare, muoversi a destra e sinistra, ed infine sparare dagli stivali, mirando solo verso il basso e adoperando tali armi esclusivamente quando si ritrova sospeso per aria. Le letali calzature presentano munizioni infinite, ma queste vanno puntualmente ricaricate: un'azione che viene compiuta automaticamente ogni volta che tocchiamo una superficie. Il nostro obiettivo sarà quindi soddisfare quella curiosità che ci ha messo nei pasticci, scoprendo cosa giace sul fondo della profondissima cavità, visitando quattro "piani" del pozzo, ciascuno diviso in tre livelli. Durante la discesa, creature di ogni genere e trappole tra le più disparate attenteranno alla nostra vita, caratterizzata da un numero limitato di HP: pipistrelli assetati di sangue, tartarughe, rane e malvagi orb saranno solo alcuni degli abomini che ci separano dal fondo, luogo in cui giace l'immancabile boss finale. Un concept decisamente semplice quello alla base di Downwell, che sulle prime potrebbe anche non colpire più di tanto proprio per l'estrema essenzialità che lo contraddistingue. Ma la magia del titolo Devolver Digital rapisce una volta impugnato il pad, quando in un turbinio di colpi e salti condotti con precisione millimetrica, navigherete i vari livelli in un flusso inarrestabile di discese e brusche virate aeree. La maggior parte degli avversari può infatti essere abbattuta non solo sparando con gli stivali, ma anche rimbalzando sulla loro capoccia, un'eventualità che permetterà alle nostre bocche da fuoco di ricaricarsi proprio come se avessimo toccato nuovamente il suolo. Dopo una buona dose di allenamento intensivo, potrebbe addirittura capitare di completare un intero livello senza mai toccare terra, un traguardo che il titolo premierà elargendo ingenti somme di gemme. Per nostra fortuna infatti, il pozzo di Downwell non cela solo mostruosità, ma anche giacimenti di gemme preziose, grazie alle quali acquistare power up di varia natura nei tanti shop che si pareranno sul nostro cammino nel corso della caduta. Al termine di ogni stage sarà inoltre possibile selezionare un potenziamento tra quelli offerti a schermo, una risorsa che durerà per tutta la singola partita, sino all'eventuale (ed assai probabile) game over. La natura roguelike di Downwell è caratterizzata proprio dai ritmi sincopati della progressione, basata sul trial and error più sfrenato, per un percorso pieno d'ostacoli, che richiederà massimo impegno per essere portato a termine, morte dopo morte, in un unico, lungo respiro. A supportarci interviene anche una serie di moduli recuperabili in alcune grotte, grazie ai quali variare la tipologia di fuoco dei nostri stivali, dotandoci così di laser potentissimi, colpi a ventaglio, micidiali mitragliette e veri e propri shotgun a portata di tallone.

Come va la Vita nel pozzo?

Acquistando Downwell su Ps4 avrete a disposizione, senza alcun costo aggiuntivo, anche la versione Ps Vita, grazie alla funzione Cross-buy. Il titolo Devolver Digital si comporta in maniera egregia sulla portatile Sony, sopratutto grazie alla presenza del d-pad della piccola console, decisamente confortevole e molto preciso, perfetto per accompagnare la nostra complessa caduta. Unica nota stonata di questa versione è caratterizzata dal limitato campo visivo offerto: l'azione di gioco in Downwell viene infatti racchiusa in uno spazio stretto ed alto, che riproduce la forma del pozzo stesso (ma sopratutto, in origine, si adattava perfettamente alle dimensioni degli schermi di smartphone e tablet). In tal senso, lo schermo di Vita offre un campo visivo eccessivamente limitato, con elementi alle volte troppo piccoli, per proporzioni che influiscono negativamente sulla già non sempre perfetta leggibilità dell'azione di gioco.

La caduta viene influenzata dal tipo di colpo che spariamo, permettendoci di rimanere sospesi in aria per alcuni, interminabili attimi, momenti nei quali saremo chiamati ad elaborare la traiettoria più utile nel giro di un istante. I power up recuperati tra un livello e l'altro, dal canto loro, influenzano il nostro stile di gioco intervenendo maggiormente sull'ambiente circostante: potremmo ad esempio ferire i nemici coi bossoli sparati, oppure lanciare colpi verso l'alto provenienti da ciascuna delle piattaforme distrutte sparando. Altri potenziamenti permettono di recuperare punti energia dai corpi dei mostri ormai morti, oppure di creare una bolla temporale ogniqualvolta si viene colpiti, concedendoci alcuni secondi di "stasi" in volo, durante i quali pensare rapidamente alla mossa successiva. Partita dopo partita il giocatore prende sempre più confidenza con un sistema di gioco che, in poco tempo, si dimostra molto più profondo di quanto potesse sembrare ad una prima, rapida occhiata, per un tasso di sfida decisamente elevato, che viene ulteriormente vivacizzato da una generazione completamente procedurale dei vari livelli, così da offrire run sempre diverse e variegate. Il game over non si tramuta però semplicemente in un'occasione di duro apprendimento, ma consente di accumulare punti grazie ai quali salire di livello e sbloccare sei differenti stili di gioco, modificatori che presentano bonus e malus specifici che influenzeranno la partita successiva, consentendoci ad esempio di partire con più vita, sacrificando nel contempo la frequenza con cui i moduli compariranno nel corso della nostra discesa. Insomma, Fumoto si è duramente impegnato per trasmettere al giocatore un senso di progressione che risulti sempre godibile e gratificante, evitando di tramutare i game over in sgradevoli momenti di punizione fine a sé stessa, progettando una gustosa serie di sbloccabili di discreto peso.

Un pozzo a 8-bit

Il minimalismo che contraddistingue il concept di gioco si lega in maniera indissolubile anche al comparto grafico del titolo, che presenta una convincente veste ad 8-bit, caratterizzata da una palette cromatica a tre colori modificabili grazie alle numerose variabili sbloccate salendo di livello. Gli accesi rosso e verde, alternati a bianco e nero, lasciano spazio ai più delicati azzurro e blu acquamarina, per poi proporre accostamenti completamente psichedelici non sempre riusciti, al punto da impedire letteralmente una visualizzazione che possa dirsi anche solo confortevole. A brillare è invece il comparto animazioni, caratterizzato da sprite molto curati, che restituiscono un senso di forte dinamicità all'azione su schermo, una sensazione che rende le millimetriche manovre aeree sempre esaltanti e coinvolgenti. La formula arcade brevettata da Fumoto stimola i sensi del giocatore con ritmi forsennati, invitandolo a registrare con estrema rapidità le informazioni a schermo e a studiare con cura la disposizione degli avversari, in un tripudio di colpi ed esplosioni che non renderanno sempre sufficientemente leggibile l'azione di gioco.

Nelle fasi più avanzate infatti, risulterà piuttosto complicato orientarsi in stage saturi di elementi in movimento, determinando un numero di morti decisamente elevato, che non sempre dipenderà dalla bravura e dagli eventuali errori commessi dal giocatore, e che potrebbe portare con sé una discreta dose di frustrazione. Entusiasmo piuttosto tiepido anche per la mole contenutistica offerta da Downwell, il quale, da questo punto di vista, tradisce parzialmente le sue origini mobile, offrendo un numero complessivo di stage e power up certamente soddisfacente, seppur non esaltante. Ad ogni modo, l'appeal dell'ispirato esperimento di Fumoto deriva da una ricerca incessante della perfezione pad alla mano, per un gameplay caratterizzato da dinamiche frenetiche e spesso impietose dato il grado di difficoltà proposto, eppure proprio per queste ragioni, affascinanti e stimolanti.

Downwell Devolver Digital porta finalmente su piattaforme Sony un ibrido platform/roguelike che può creare seriamente dipendenza: ritmi forsennati, gameplay profondo e sfaccettato e una difficoltà decisamente sopra la media sono gli ingredienti vincenti di una ricetta che saprà certamente saziare la fame di quel pubblico costantemente alla ricerca di nuove ed impegnative sfide videoludiche. Una buona varietà di elementi di gioco ed un comparto tecnico nostalgicamente essenziale completano un quadro estremamente positivo, a patto però di amare una filosofia di gioco che fa della difficoltà punitiva e del game over “didattico” i suoi principali punti di forza. Grazie alla funzione cross-buy, chiunque acquisterà Downwell potrà giocarlo sia su Ps4 che su PsVita, godendo delle migliori versioni oggi disponibili sulla piazza, per un titolo solido e a tratti geniale, ma che non riesce a scrollarsi del tutto di dosso la propria genesi mobile.

7.5

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