recensione Dragon Age 2

Seconda incarnazione Next Gen per il ruolistico fantasy di BioWare

Dragon Age 2

Videorecensione
Dragon Age 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Software house con la storia, l’esperienza, i successi ed il passato di BioWare Corp (Baldur’s Gate, Neverwinter Nights...) hanno bisogno di ricercare costantemente nuove sfide in grado di stimolare la creatività e di rimettere in gioco le capacità dei propri creativi. Dopo aver prodotto il miglior sci-fi RPG dell’ultima decade (Mass Effect) il team di Ray Muzyka si è posto un nuovo obiettivo: tornare all’epoca medievale per coinvolgere i videogiocatori in un’avventura epica e profonda, che toccasse corde emozionali ancora inesplorate. Nacque così Dragon Age: Origins, uno dei giochi di ruolo di stampo occidentale più apprezzati in assoluto in questa generazione. Come per la precedente creatura anche il destino di DA:O era in divenire; un progetto in evoluzione con l’ambizioso scopo -raggiunto già in buona parte da Mass Effect- di vedersi iscritto nell’olimpo delle più grandi saghe videoludiche di tutti i tempi. Raggiungere tale traguardo, tuttavia, richiede ben più d’un semplice sequel: è infatti necessario raggiungere un pubblico sempre più vasto, mescolando caratteristiche conservative ed innovative in un’equilibrio tale da non lasciare insoddisfatti né i puristi né i videoplayer occasionali (un’importantissima fetta di mercato).
Partendo proprio da queste basi concettuali (e dalla solida struttura di Origins) è stato sviluppato Dragon Age 2, RPG maggiormente votato all’azione che tenta d’incontrare i gusti anche di coloro i quali avessero trovato esageratamente stucchevole il suo predecessore.
Il titolo sarà disponibile nei negozi, per Playstation 3, Xbox 360 e PC, a partire dall’11 Marzo.

Tutto nuovo (o quasi)

Come molti altri suoi congeneri, anche Dragon Age 2 inizia con un lungo flashback che ci riporta agli albori del Flagello (nel momento del tradimento di Loghain), con il protagonista -Garrett Hawke- e la sua famiglia in fuga dal villaggio di Lothering. I nostri eroi, in breve, vengono raggiunti dai prole oscura che, dopo averli messi in seria difficoltà, viene scacciata da una vecchia conoscenza che affida al nerboruto protagonista un delicato compito da svolgere. La compagnia, persa la propria dimora ed i propri cari, si dirige oltremare, verso la città di Kirkwall; qui, complice un parente in serie difficoltà economiche, i nostri saranno costretti a vivere da rifugiati e fuorilegge per un anno, terminato il quale avrà finalmente inizio l’avventura vera e propria.
Rispetto alla prima incarnazione del brand, in questo secondo episodio troviamo un plot maggiormente incentrato sul protagonista, dotato finalmente di voce propria e di una personalità che, di tanto in tanto, esulerà da quelle che saranno le nostre scelte. Molto ben caratterizzati, in ogni caso, anche i vari compagni d’avventura che avremo la possibilità di reclutare, il cui background verrà arricchito da interessanti sotto-trame, capaci d’interpretare in maniera del tutto personale ogni gesto ed ogni azione del giocatore. Meno profondo, invece, il supporting cast: anzitutto non è prevista la possibilità di interagire con tutti i personaggi presenti nelle locazioni, ed in secondo luogo quei pochi NPC con cui è possibile parlare appaioni relegati a mere comparse, molto spesso senza un briciolo di personalità. Un aspetto sicuramente comune a molti RPG moderni, ma leggermente “debilitante” quando si parla di un colosso come BioWare. Si sente, in particolare, la mancanza di quel “chiacchiericcio” collaterale che in Origins definiva ora gli aspetti sociali d’un villaggio, ora i tratti caratteristici d’una cultura. Un aspetto per molti stucchevole, ma indubbiamente utile nella definizione di un mondo affascinante come quello voluto da Muzyka e soci.
Dragon Age 2, dunque, lascia meno spazio alla scoperta del nuovo, poggiandosi in larga misura su quanto costruito dal primo capitolo e facendolo ri-assaporare al giocatore tramite le proverbiali note del codice, rese stavolta più accessibili grazie ad un comodo pop-up che, una volta raccolte, ne consentirà l’immediata lettura. Ambientate per la quasi totalità tra Kirkwall e dintorni le vicende hanno così modo di farsi molto meno dispersive rispetto al passato e di dare ulteriore risalto a Garrett, protagonista assoluto quasi alla stregua del comandate Shepard. La presenza di un un'unica location non deve però spaventare: la città è infatti suddivisa in molti quartieri ai quali avremo graduale accesso e la cui estensione farà in modo che non si senta il peso dell’assenza di un “mondo esterno”.
Pur non così ricca di sfaccettature, la trama, complice un voice acting ancora una volta ai massimi livelli, risulta matura ed affascinante: un susseguirsi -stavolta più ritmato- di eventi tragici e lieti che manterrà il videoplayer incollato allo schermo per l’intera durata dell’avventura, attestata, sub-quest comprese e senza correre troppo, sulla quarantina d’ore. Non mancherà nemmeno un substrato fatto di scontri generazionali, pregiudizi e razzismo di vario genere; elementi con i quali -a causa della grande varietà del party- verremo a contatto in prima persona.

Più action meno RPG


La struttura ludica di Dragon Age 2 riprende ampiamente i caratteri del predecessore, declinando il tutto in un ambiente più votato all’azione di tipo hack’n’slash, e snellendo l’impianto ludico in maniera tale da adattarlo ad un pubblico prettamente abituato al gaming su console. All’atto pratico tutto ciò si traduce, in primo luogo, in una maggior dinamicità del battle system, coadiuvato sempre da innumerevoli talenti ma delegato -stavolta- alla ritmata pressione dei front button. Gli attacchi semplici, dunque, potranno venire sferrati in sequenza e concatenati in combo (automatiche) come in un qualsivoglia action game; talenti ed abilità speciali, invece, verranno attivati mediante singola pressione del pulsante dedicato o tramite la ruota delle abilità, di ritorno senza alcun mutamento. La componente strategica, rappresentata ancora una volta dalla “pausa tattica” e dalla possibilità di predisporre, per ciascun membro del party, una serie di azioni e “contromosse” predefinite, si unisce dunque a meccaniche decisamente più veloci e spettacolari che rendono più adrenalinici gli scontri e maggiormente attivo il videoplayer.
Snellito risulta anche il sistema di crescita dei personaggi, che perde completamente la parte inerente ai talenti (creazione veleni/trappole, sopravvivenza, individuazione congegni..) ma si diversifica in maniera molto più netta tra un personaggio e l’altro del party. Ogni classe avrà infatti un suo skill tree personalizzato, che si focalizzerà su vari aspetti peculiari come il combattimento con due armi (ladro), la guarigione o i danni elementali (incantatore), il tanking (guerriero) e così via, aggiungendo, per ciascuno dei membri reclutabili, una o più specializzazioni uniche, che apporteranno alla causa skill completamente nuove. Per quanto non vi sia più la possibilità di investire punti esperienza nell’acquisizione dei talenti, come detto, questi non spariranno del tutto dalla struttura ludica: ogni classe ne possederà infatti di caratteristici che aumenteranno d’efficacia per ogni dieci punti spesi nello sviluppo di un determinato parametro. Ad esempio, per ogni dieci punti d’astuzia un ladro vedrà aumentare la sua capacità d’individuazione delle trappole e di apertura delle serrature.
Leggermente differente il discorso del crafting, delegato ad alcuni personaggi presenti nell’enorme città di Kirkwall a patto di possedere le materie prime necessarie ed il denaro sufficiente. Questi artigiani si occuperanno anche dell’incantamento di armi ed armature, reso possibile ancora una volta dalle numerose rune in vendita presso i commercianti o reperibili con un’esplorazione metodica dei dintorni (e dei “cadaveri eccellenti”).
S’inserisce a questo punto anche una gestione del tutto rinnovata dell’equipaggiamento. Ad Hawke potremo modificare a piacimento l’intera dotazione (armi, scudi armature...) mentre agli altri membri del party sarà consentito cambiare solamente l’arma ed, eventualmente, lo scudo. Per quanto concerne il vestiario, infatti, avremo unicamente la possibilità di potenziarne le caratteristiche, in maniera da non snaturare mai le classi e da diminuire drasticamente i tempi “morti” passati all’interno dei menù per equipaggiare al meglio il party e scartare eventuali oggetti da rivendere. Va inoltre aggiunto, sempre per quanto concerne le classi, che non sarà possibile assegnare armi “non previste” -se così possiamo dire- dal proprio skill tree: un guerriero, ad esempio, non potrà far utilizzare un arco, così come un incantatore non potrà essere equipaggiato con uno spadone a due mani.
Quasi completamente invariato, invece, il complesso sistema che consente di rapportarsi con i propri compagni d’avventura, instaurando un legame d’amicizia, una rivalità, o persino flirtando per imbastire una storia romantica. Le uniche differenze riguardano la sostanziale ininfluenza dello stato d’animo dei compagni sullo svolgimento della trama (nessuno lascerà il party né si rivolterà contro il protagonista), i modi ed i luoghi per l’interazione e la comparsa di alcuni bonus particolari da sfruttare in combattimento. Andando con ordine è doveroso specificare che Dragon Age 2, a differenza del suo illustre predecessore, non consente d’instaurare un dialogo nel bel mezzo di una quest o al centro di una piazza; ognuno dei “commilitoni” sarà raggiungibile in un particolare punto di Kirkwall (sia esso la sua casa, la locanda o il bordello) e sarà qui e quasi soltanto qui che si aprirà a noi, mostrandoci ognuna delle delicate possibilità d’interazione. Instaurando un’amicizia o una rivalità, come anticipato, non influiremo sullo svolgimento del plot o sull’accessibilità alle sotto-trame ma acquisiremo semplicemente differenti bonus in battaglia.
Immutato rimane anche il sistema delle missioni, suddivise stavolta in maniera molto più funzionale tra principali (legate alla trama), secondarie (legate ai numerosi NPC da aiutare e al ritrovamento di cadaveri/manufatti) e specifiche per ciascun personaggio del party. Si aggiungeranno in questo sequel le “Dicierie”, ovvero rumor giunti grazie ad un particolare membro del gruppo (assiduo frequentatore della Taverna dell’Impiccato) che aiuteranno a scavare in profondità tra le stratificazioni sociali di Kirkwall. Interessante, nell’ambito della risoluzione degli incarichi, la possibilità di passare dal giorno alla notte con un solo click sulla mappa della città che accompagnerà ogni spostamento tra un quartiere e l’altro.
Pur presentandosi molto semplificato, dunque, l’impianto ludico di Dragon Age 2, come abbiamo potuto vedere, funziona egregiamente, permettendo ai veterani d’imbastire le proprie tattiche ed esplorare da cima a fondo l’ambientazione, e ai “novellini” di familiarizzare sin dal principio con un battle system più snello ed una gestione dei personaggi decisamente più accessibile, in maniera da entrare in contatto gradualmente con la produzione BioWare. D’altro canto, benché non perda quasi nessuna delle feature che avevano reso grande Origins, i puristi del genere avranno di che protestare, soprattutto nello sperimentare i tagli già descritti per quel che riguarda la gestione dell’inventario e dell’equipaggiamento. Fortunatamente questo aspetto verrà presto mitigato dall’ottima caratterizzazione di ciascun membro del party, spesso sottolineata anche grazie a quest’ermetismo estetico/funzionale.

Decisi passi avanti

I due anni passati dalla release di Origins ad oggi, in Dragon Age 2, si fanno sentire sin dal primissimo istante di gioco, per la presenza di notevoli miglioramenti nella qualità della modellazione poligonale e di una scena, in generale, molto più pulita e definita. Ogni primo piano, ora coadiuvato da una gestione delle telecamere decisamente meno statica, mostra una cura certosina soprattutto nella riproduzione dei volti, capaci di mostrare anche una notevole gamma di espressioni facciali differenti ed in grado di sottolineare in maniera ancor più marcata l’emotività della vicenda. In movimento si nota anche un generale miglioramento nella modellazione delle strutture ed una più credibile proporzione delle stesse rispetto ai personaggi.
A fare da contraltare, purtroppo, un set d’animazioni spesso troppo povero e poco curato, i cui limiti vengono espressi soprattutto nelle confuse fasi di combattimento dove, tra un fendente ed un’abilità speciale, mancano chiaramente alcuni frame di collegamento in grado di rendere l’azione più fluida. Tra luci ed ombre non si può non sottolineare l’ancor non esaltante qualità delle texture: diversi passi avanti sono stati compiuti rispetto al piattume assoluto di Origins ma ancora non siamo al passo con i tempi o con altre produzioni BioWare come Mass Effect.
Diverso il discorso in ambito dell’effettistica, un comparto che presenta numerosissime migliorie rispetto al passato e concorre, assieme al rinnovato dinamismo, alla piacevole spettacolarizzazione dell’azione. A schermo il tutto si traduce in un insieme di esplosioni, rivoli ghiacciati e fumi multicolore capaci di vivacizzare notevolmente la scena senza interferire eccessivamente con lo svolgimento delle battaglie.
Non si può infine non notare una mancata rifinitura finale per quel che concerne il comparto tecnico, almeno per quanto riguarda la versione console da noi analizzata. Si notano, qua e la, vistosi cali di frame rate nonché frequenti fenomeni di clipping ed un pop-up appena accennato degli elementi dove il campo visivo s’allarga. Fenomeni che difficilmente ci saremmo aspettati dall’esperienza e dalla puntualità con le quali BioWare confeziona le sue produzioni.
Impeccabile, invece, il comparto sonoro. La soundtrack, di un’epicità unica nel panorama videoludico, è curata dal solito Inon Zur che riesce ancora una volta a dare un tono perfetto a ciascun frammento di gioco. Il tutto è accompagnato da un doppiaggio (rigorosamente anglofono) assolutamente sopra le righe ed in grado di donare ancor più spessore alle vicende narrate in Dragon Age 2.

Importare Origins

Nelle community online, soprattutto in queste ore, si rincorrono le voci più disparate riguardo agli effetti dell’importazione del salvataggio di Dragon Age: Origins. Ebbene, aldilà di un obiettivo sbloccabile finendo il gioco ed una serie di riferimenti in qualche particolare dialogo, non vi sarà alcun motivo di preoccupazione per aver cancellato i propri salvataggi. Dopotutto, spulciando qua e là nella rete, si possono trovare -non senza qualche difficoltà- diverse interviste in cui alcuni membri del team stesso ammettono che l’importazione del game save non avrà nulla a che fare con la continuità presentata in Mass Effect.

Dragon Age 2 Dragon Age 2 si presenta, sostanzialmente, come un’esperienza parallela a quella di Origins, pur mostrando chiaramente, soprattutto nelle vicende, un’innegabile continuità. La strada dello snellimento intrapresa dal team di sviluppo non rende infatti questo sequel superiore al predecessore (come molti si aspettavano) ma lo pone -in un certo senso- sullo stesso piano. Se da una parte, infatti, troviamo una riduzione delle linee di dialogo “collaterali” e, in parte, del libero sviluppo dei personaggi, dall’altra possiamo apprezzare un battle system decisamente più al passo con i tempi ed una narrazione che si focalizza con maggiore attenzione sul protagonista e sui suoi alleati, caratterizzati in maniera magistrale, come da tradizione. A tutto questo si unisce quel pizzico di background socio-culturale drammatico che non può mai mancare in un RPG che si rispetti. Il quadro, che si chiude con un comparto tecnico leggermente migliorato rispetto al passato, dipinge un’opera sicuramente da non perdere in un panorama sin troppo scarno come quello dei ruolistici di qualità.

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