Recensione Dragon Age: Inquisition

Il grande ritorno di Bioware

Dragon Age: Inquisition

Videorecensione
Dragon Age: Inquisition
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Per chiunque abbia seguito da vicino il lungo sviluppo di Dragon Age: Inquisition, l'intento di Bioware è ormai ben chiaro: con quattro anni di lavori sulle spalle, i ragazzi canadesi hanno investito moltissimo nella produzione, tanto in termini puramente economici, quanto a livello di sforzi e passione produttiva. Lo scopo era non solo dare un degno seguito alla saga, ma anche proporre un nuovo corso per il videogioco di ruolo, che sapesse adattarsi a diverse esigenze, di fatto contrastanti. Per un genere nato su PC, vivere oggi l'assoluta predominanza del mercato console non è facile; a questo fattore va aggiunta la necessità di rispondere a investimenti ingenti con numeri di vendita che garantiscano futuro ai brand (un aspetto che, apparentemente, richiede sempre diversi compromessi), senza dimenticare i puristi del genere, che pretendono in ogni caso una gestione tattica del gameplay soddisfacente. La soluzione per districarsi in questa selva di esigenze arriva sotto forma di un ibrido tra la natura tattica del primo episodio e quella più action del secondo, sostenuto da una ricchezza e densità di contenuti francamente straordinaria.

A LONG TIME AGO...

La storia di Dragon Age: Inquisition comincia proprio dove il predecessore ci aveva lasciato. Evitando pericolosi spoiler, basti dire che, per quanto un nuovo Flagello appaia lontano, nuove nubi oscure si addensano nei cieli d'Orlais e del Ferelden. Un gigantesco squarcio nel Velo porta le mostruose creature dell'Oblio a varcare nuovamente il confine, e minaccia, in maniera questa volta pericolosissima, la già fragile situazione tra Maghi e Templari. In questo scenario disperato ci troveremo nei panni di un nuovo personaggio, da modellare grazie al completissimo editor grafico e alla scelta di sesso, razza e classe. Gli archetipi principali sono Guerriero, Mago e Ladro, ma a questi vanno aggiunte le varianti. Il classico combattente, ad esempio, potrà essere da subito orientato verso il tanking, con arma e scudo, oppure al dual wielding, in configurazione quindi più offensiva. Più sottile, dal punto di vista delle ripercussioni successive, la scelta della razza, anche se la decisione tra Umani, Elfi, Nani e Qunari potrà cambiare drasticamente il rapporto che avrete con i vostri compagni e con alcuni incarichi. Gettate le basi, la trama decolla nel momento della fondazione della nuova Inquisizione, della quale vi troverete a capo, ma la vera apertura arriverà solo dopo molte ore di gioco. In un certo senso, e in maniera davvero sorprendente, le prime quindici/venti ore di gioco di Dragon Age: Inquisition fanno da prologo per quanto avverrà successivamente. La libera esplorazione delle regioni della mappa e le quest secondarie saranno attive sin da subito, ma alcune meccaniche, e la corsa verso lo scontro finale, si apriranno davvero solo una volta conquistata la fortezza di Skyhold. Un'offerta ludica davvero senza precedenti per la serie, e con pochissimi rivali nell'ambito GDR in generale.

Mettervi ordine non è stato semplice, ma gli sviluppatori hanno fatto in questo senso un buon lavoro, utilizzando indicatori molto chiari sulle mappe e distinguendo nettamente incarichi primari e secondari. Alla base di tutto c'è il Tavolo della Guerra, sorta di mappa stilizzata dei due regni da dove sarà possibile intraprendere le quest principali, oppure inviare emissari a completare missioni in remoto: non vi prenderete direttamente parte, ma trascorso un certo lasso di tempo ne raccoglierete i frutti. Tutto questo fa parte di quello che può essere considerato il "cammino dell'Inquisitore", che vi porterà ad avere un'influenza molto netta sul mondo di gioco, non solo tramite gli immancabili processi decisionali, ma anche, una volta sbloccata la fortezza di Skyhold, decidendo della vita e della morte dei prigionieri di guerra direttamente dalla vostra sala del trono. In questo senso, gli sviluppatori hanno fatto un ottimo lavoro nel restituire al giocatore un senso di comando di una nuova fazione, con tutte le responsabilità, le ostilità e gli intrighi politici del caso. Partendo dalle scelte fatte nei precedenti capitoli (non importabili, ma riproducibili grazie all'ottimo sito Dragon Age Keep, che vi consigliamo di visitare), nei panni dell'Inquisitore vedrete le vostre scelte trasformarsi in ambascerie di successo o sanguinose guerre fratricide, senza contare l'impatto che le decisioni avranno sullo svolgimento delle quest, cambiando il contesto e le caratteristiche di intere sezioni di gioco.
Relativamente alla trama, l'atmosfera che si respira in Dragon Age: Inquisition risulterà ben nota ai fan della saga: partendo da solide radici dark fantasy e da una buona caratterizzazione delle forze in gioco (alle quali si aggiungono in questo caso i capricciosi nobili d'Orlais), la narrazione trova la sua cifra stilistica più alta nella caratterizzazione dei comprimari (alcuni dei quali derivati dai precedenti capitoli) e nelle sottotrame ad essi dedicate. Coloro che avranno piacere di approfondire le storie legate al Ferelden e a Orlais, inoltre, troveranno non solo il Codex, ma anche lunghissimi dialoghi, peraltro del tutto opzionali, che andranno molto in profondità nella ricca mitologia fantasy del brand. La catena d'eventi principale si piega invece ad alcuni cliché (su tutti, la classica "perdita di memoria" iniziale e il villain scolastico), ma riesce a riservare alcune sorprese lungo lo svolgimento, e si rivela soprattutto efficace nel restituire il clima politicamente instabile generato dalla fondazione della nuova Inquisizione.

LIBERA ESPLORAZIONE

Come ormai ben noto, Dragon Age: Inquisition propone un'esplorazione libera delle mappe, sebbene diversa da quella offerta da altri congeneri. Invece di un'unica ambientazione, Bioware delinea una serie di grandi regioni da raggiungere tramite spostamenti rapidi, ricche di incarichi da completare. Si parte, naturalmente, dalle quest principali e secondarie, accompagnate dallo svolgimento principale e dalle varie sottotrame, ma a questo si aggiungono anche gli incarichi ripetibili. Questi ultimi, divisi tra l'insediamento di accampamenti periferici e la chiusura degli Squarci da cui le mostruosità dell'oblio si infiltrano per invadere il mondo terreno, sono in realtà indispensabili per procedere sul cammino dell'Inquisitore. Ad ogni completamento, infatti, si guadagneranno i cosiddetti Punti Potere, i quali verranno in seguito richiesti per accedere alle missioni della quest principale. Si tratta di un modo elegante ed efficace per tenere il giocatore sempre attivo sulla mappa, e per enfatizzare e giustificare l'elemento esplorativo libero. Nel caso degli accampamenti, poi, vi sono anche altri benefici derivanti dalla loro conquista, come la possibilità di spostarsi rapidamente tra l'uno e l'altro (in alternativa all'utilizzo della cavalcatura) e la loro natura di luoghi di riposo, dove ricaricare la preziosissima scorta di pozioni curative. Relativamente alle dimensioni di ogni regione, queste naturalmente variano, ma per afferrarne la vastità è sufficiente dire che la prima incontrata è in grado da sola di offrire comodamente più di quindici ore di gioco. A questo proposito, vale anche la pena di citare l'ottimo lavoro di caratterizzazione svolto sulle differenti zone, che vanno da verdeggianti pianure a desolati deserti, sino alle sontuose e coloratissime città d'Orlais. A sorprendere davvero, in ogni caso, è la quantità di materiale giocabile presente in ogni zona, sia in termini di pure quest secondarie, sia di approfondimenti dal punto di vista narrativo. Per coloro interessanti al puro piacere esplorativo, va detto che questo elemento si differenzia in maniera piuttosto netta da quello proposto, ad esempio, da Skyrim: per quanto i paesaggi siano ben caratterizzati, Bioware ha scelto di proporre una fruizione dei contenuti più rigorosa e legata alla mappa di gioco, dove è sempre possibile rintracciare le attività presenti in una zona. L'esplorazione pura potrà portare a qualche interessante incontro con creature da sconfiggere per il puro piacere di misurarsi con le loro forze (come nel caso dei draghi), ma non alla scoperta di immense aree sotterranee o sottoregioni nascoste come nel caso della produzione Bethesda.
Quanto alla longevità complessiva, la massiccia offerta di Dragon Age: Inquisition esige almeno venticinque ore per una run affrettata, ma può agilmente superare il doppio del valore grazie alle moltissime possibilità di approfondimento, peraltro quasi tutte graziate da una cura davvero sorprendente.

TATTICA E AZIONE

Come da tradizione per i videogiochi di ruolo, i combattimenti rivestono un ruolo di primo piano nel gameplay proposto da Dragon Age: Inquisition, e vivono di quell'ibrido tra action e strategia accennato in apertura. La scelta della difficoltà tra i quattro livelli disponibili sarà in questo senso determinante, laddove i primi due permetteranno nella maggior parte dei casi di affrontare l'azione in tempo reale senza eccessivi impensierimenti, mentre Difficile e Incubo costringeranno il giocatore a una gestione puramente tattica, con ampio utilizzo della pausa. In quest'ultimo caso, il gameplay trova comunque una dimensione differente rispetto a quella del capostipite della saga, a sua volta ispirata ai grandi classici del genere. La microgestione del party (formato da massimo quattro elementi) lascia il passo a un sistema che si basa innanzitutto sull'ottima intelligenza artificiale dei compagni, i quali, anche quando lasciati liberi di esprimersi sul campo di battaglia, sapranno comportarsi a modo, soprattutto nel caso dei tank, sempre pronti a gestire l'aggressività nemica in maniera efficace. Il comportamento dei compagni del party potrà poi essere ulteriormente raffinato grazie al menu dedicato, impostando come da tradizione una serie di variabili e relative soluzioni (come l'assunzione automatica di pozioni raggiunta una certa percentuale di energia vitale, o la scelta del bersaglio in base a quello di un altro personaggio). Il fattore più interessante è la possibilità di escludere alcune abilità dalla rotazione base, così che il giocatore possa gestire in totale autonomia gli incantesimi di danno ad area, di controllo delle folle e le preziose barriere di difesa. Impostando in questo modo il party, si potrà godere di un combattimento fluido e veloce, dove la pausa tattica diventa uno strumento prezioso per gestire le situazioni più complesse, e non un fastidio. Questa gestione, peraltro, non fa avvertire la possibilità di impartire un solo comando per volta ai membri del party come una limitazione, a patto di adattarsi alla visione proposta da Bioware. Un altro difetto mitigato dai parziali automatismi è l'inquadratura offerta dalla visuale tattica stessa, che non sempre permette di abbracciare il campo di battaglia come si vorrebbe, impedendo un adeguato allontanamento del punto di vista, a volte in maniera fastidiosa. Soprattutto comprese le particolarità del sistema di combattimento ci si abitua in fretta, ma una maggiore flessibilità avrebbe comunque giovato.

Come già anticipato, i membri del party (da scegliere di volta in volta da un gruppo ben più vasto, grazie ai vari reclutamenti che si renderanno disponibili nel corso della storia) possono essere personalizzati grazie ad un classico sistema di livelli e spesa di punti abilità in alberi differenti, i quali riceveranno un'ulteriore espansione una volta conquistata la fortezza di Skyhold e entrati nel vivo del gioco. Per quanto il numero di abilità complessive non sia elevatissimo, nel complesso la varietà ci ha soddisfatto. I tank hanno a disposizione modi interessanti per gestire l'aggro, i maghi possono specializzarsi in incantesimi di vario genere offensivo e hanno a disposizione un intero albero difensivo e i ladri spaziano tra lame affilate, furtività, oppure archi e balestre. Quanto alla caratterizzazione e al comportamento dei nemici, anche in questo caso abbiamo riscontrato un buon lavoro, evidente soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati, con avversari che sapranno mettere in difficoltà il party grazie ad abilità di teletrasporto e resistenze di vario genere. In altre parole, l'eliminazione dei bersagli nella giusta sequenza, soprattutto nel caso delle lunghe boss fight, sarà assolutamente fondamentale. Nel complesso, Bioware è riuscita non solo nel tentativo di proporre un sistema di combattimento adattabile a tipologie di giocatori molto differenti tra loro, ma anche nel non facile compito di offrire un punto di vista innovativo sulla gestione tattica degli scontri, che alterna efficacemente automatismi e interventi del giocatore, con il risultato di regalare notevoli soddisfazioni, soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati. Tutto questo si affianca a una gestione delle cure molto poco permissiva: in assenza di incantesimi dedicati, tutto dovrà basarsi sull'utilizzo delle pozioni, ricaricabili solo in prossimità degli accampamenti conquistati. Considerata la mancanza di una rigenerazione automatica dell'energia vitale (anche fuori dal combattimento), va da sé che, anche scegliendo i livelli di difficoltà più bassi, non ci si potrà esimere da una certa gestione delle proprie scorte, donando profondità all'elemento esplorativo e alla soluzione delle quest.

SKYHOLD

La fortezza dell'Inquisizione, sbloccabile solo dopo molte ore di gioco, diventerà un centro fondamentale di gestione delle operazioni. Non solo qui potrete accedere al tavolo della guerra e approfondire la conoscenza dei vostri compagni (con le immancabili possibilità di romance), ma anche fare uso del complesso sistema di crafting. Tutto parte dalla raccolta di materie prime, per poi offrire al giocatore un sistema che stabilisce le caratteristiche degli oggetti creati in base alla qualità dei materiali. A questo si affianca la possibilità di potenziare oggetti già esistenti, sia sostituendo singole parti, sia inserendo rune negli slot dedicati. La personalizzazione potrà interessare anche la fortezza stessa, di cui potrete cambiare gli stili relativi ai tendaggi, alle vetrate, al trono e agli alloggi dell'Inquisitore, oltre ad attrezzare l'orto botanico, piantando semi delle stesse erbe che torneranno poi utili per il crafting. Personalizzazioni dunque non fini a se stesse, ma volte a restituire un vero senso di possesso nei confronti della fortezza, che diventerà non solo un freddo hub da cui gestire le operazioni, ma anche una vera e propria "casa", dove tornare tra una missione e l'altra per una chiacchierata e, possibilmente, qualche momento di romantico relax.

Multigiocatore

Oltre alla straordinaria mole di contenuti garantiti dalla campagna singolo giocatore, Dragon Age: Inquisition offre una cooperativa online che si ispira ai dungeon solitamente proposti dagli esponenti del genere MMORPG. Utilizzando personaggi specifici, ispirati a quelli della campagna ma dotati di alberi d'abilità leggermente differenti, sarà possibile esplorare in compagnia di altri tre giocatori ambientazioni generate in maniera parzialmente procedurale (sarà possibile scegliere una tra tre ambientazioni di massima, ma la concatenazione delle diverse aree di scontro si rivelerà casuale), eliminare gruppi di nemici assortiti e boss, e raccogliere loot sotto forma di denaro ed equipaggiamento, così da potenziare progressivamente il personaggio. La modalità è in grado di offrire qualche ora di divertimento leggero in compagnia, ma le meccaniche di combattimento, evidentemente create per essere godute in solitaria, non donano al gameplay una pulizia sufficiente, rendendo alcuni scontri sin troppo caotici da gestire adeguatamente. Nel complesso, un tentativo apprezzabile, ma riuscito solo in parte. Trattandosi di un comparto accessorio, rappresenta in ogni caso un piccolo valore aggiunto ad un'opera di per sé già mastodontica.

SCOTTATURE DA FREDDO

L'utilizzo del Frostbite come motore per muovere la notevole mole contenutistica di Dragon Age: Inquisition si è rivelata un'arma a doppio taglio. Da una parte, le buone performance multipiattaforma hanno reso possibile una grafica di qualità anche su console dell'attuale generazione, dall'altra le difficoltà mai superate nell'utilizzo dell'engine, peraltro non proprietario di Bioware, emergono irrimediabilmente. A fronte dunque di una mole poligonale notevole e di un buon comparto texture, shader e effettistica, la nostra prova su PC ha messo in luce una certa pesantezza nella gestione del rendering, evidente soprattutto in specifiche zone. Anche provato con macchine recenti, il gioco presenta cali di frame rate (mai drammatici, ma comunque percepibili), imprecisioni nel sistema di collisioni, avvertibili soprattutto durante l'esplorazione a cavallo, e diversi bug ancora da ripulire. Per quanto tutto questo non vada a compromettere pesantemente il godimento dell'esperienza, graziata inoltre da un design come sempre notevole per ambientazioni, stili di vestiario e fisionomie, spiace non trovare a coronamento della straordinaria offerta un comparto tecnico altrettanto inattaccabile. A fianco di una colonna sonora ispirata, sebbene non sempre presente durante l'azione, abbiamo notato un doppiaggio (in inglese, con sottotitoli in italiano) davvero eccezionale, in grado di caratterizzare ogni personaggio con una voce consona, e una recitazione che poco ha da invidiare alle produzioni cinematografiche.

Dragon Age: Inquisition Dragon Age: Inquisition rappresenta una notevole dimostrazione di forza da parte di Bioware, che non solo riesce a dare nuovo lustro alla saga, ma propone una gestione tattica innovativa e molto personale per i videogiochi di ruolo. Pur partendo da basi ben note, il sistema di combattimento si rivela originale nel suo saper alternare aspetti action e strategici, adattandosi efficacemente a diversi tipi di pubblico e piattaforme. Aggiungendo a tutto questo una quantità e qualità dei contenuti offerti con pochissimi rivali nel genere, il risultato è un GDR d'eccezione, complesso, profondo e scritto con grande abilità. Il principale aspetto negativo rimane il Frostbite, che si conferma un motore non facile da piegare a determinate esigenze, sebbene i lunghi anni di sviluppo abbiano permesso una discreta limatura degli spigoli, che relega gli angoli non smussati a posizioni tutto sommato marginali per il godimento dell'opera in sé. In altre parole, ci troviamo di fronte alla vera sorpresa di quest'anno, un'uscita irrinunciabile per tutti gli appassionati del genere, e un ottimo punto di partenza per coloro che si siano fatti incuriosire dal GDR classico, ma preferiscano affrontarlo in una versione più moderna e al passo con i tempi.

9.3

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