Recensione Dragon Age: Inquisition - Jaws of Hakkon DLC

Bioware ci riporta nel Ferelden, questa volta alla scoperta del mistero della scomparsa di Ameridan, l'ultimo Inquisitore. Un DLC ben confezionato, sebbene non offra nulla di particolarmente nuovo rispetto alla campagna principale.

Dragon Age: Inquisition

Trailer
Dragon Age: Inquisition
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Se c'è una cosa di cui Dragon Age: Inquisition aveva scarso bisogno erano proprio nuovi contenuti. Oltre ad offrire una progressione già piuttosto longeva semplicemente correndo per il sentiero principale, il mastodontico GDR targato Bioware presentava già in principio una lunga serie di missioni e attività secondarie, tanto numerose da arrivare ad affollare prepotentemente il quest log. Non avevamo dubbi sul fatto che questa abbondanza alle origini avrebbe costretto gli sviluppatori a pensare in grande con gli (ormai immancabili) contenuti aggiuntivi a pagamento, e Jaws of Hakkon si distingue effettivamente per una buona ricchezza nell'offerta ludica. Una storyline originale si affianca a 6/8 ore di gioco, tutte da vivere entro i confini di una inedita regione. Più che a sufficienza per mettere d'accordo tutti sugli aspetti quantitativi, sebbene questo DLC non riesca ad entrare nel novero delle più brillanti campagne aggiuntive proposte da Bioware, principalmente a causa della sua natura di sostanziale more of the same.

ALLA RICERCA DI AMERIDAN

Jaws of Hakkon si inserisce opportunamente nel secondo atto delle avventure dell'Inquisitore, e può essere affrontato senza aver finito il gioco originale, a patto però di aver già sbloccato la fortezza di Skyhold. Sebbene ancora pienamente coinvolto dai conflitti nei regni del Ferelden e di Orlais, il protagonista proprio non riesce a rinunciare alla possibilità di scovare la tomba di Ameridan, l'ultimo Inquisitore, sparito da oltre 800 anni. Si parte così per il Frostback Basin, o Conca Gelida in italiano, che al contrario di quanto il nome possa suggerire si rivela una regione molto varia e più "autunnale" di quanto il nome non suggerisca, in grado di mostrare tanto il suo lato gelido quanto quello più verdeggiante. Prima di recarvisi, tuttavia, è bene aver raggiunto un livello del party vicino al 20: inizialmente, i combattimenti potranno essere affrontati anche da gruppi più giovani, ma le ultime fasi richiederanno impegno e un set di abilità al completo. Relativamente all'offerta ludica, Jaws of Hakkon riproduce sostanzialmente lo stile del gioco originale, e mentre raccogliamo i pezzi del puzzle che ci porteranno a scoprire la verità sulla scomparsa di Ameridan incontreremo sul nostro cammino un gran numero di combattimenti (spesso contro gruppi molto numerosi di avversari, con necessità di utilizzare ampiamente la visuale tattica), dialoghi come sempre ben scritti e ampie possibilità per approfondire le tradizioni e la storia della Conca Gelida, le quali si rivelano molto ricche. Come presto si scoprirà, la regione è infatti abitata non solo dagli Avvar (che in Inquisition non avevano forse ricevuto lo spazio che meritavano), ma anche dal Culto di Hakkon, adoratori di una divinità locale che finiranno per rappresentare gli avversari principali del nostro Inquisitore.

In altre parole, sebbene la trama rappresenti di per sé poco più di una scusa per aprire una parentesi, i ragazzi di Bioware sono riusciti ad arricchire il contesto con del materiale davvero interessante, pronto per essere scoperto da tutti gli appassionati, ai quali naturalmente questo contenuto scaricabile è rivolto. Per quanto la trama rimanga volutamente e del tutto ai margini di quella originale, l'occasione rimane comunque buona per approfondire la cultura degli Avvar, e si riconosce un buon lavoro svolto anche relativamente ai filmati d'intermezzo, che soprattutto sul finale sveleranno una cura notevole, confermando come i ragazzi di Bioware abbiano prestato attenzione ai dettagli. Quanto alla difficoltà media, nonostante la sua collocazione a circa metà strada Jaws of Hakkon prende chiaramente le forme di un contenuto end game, con combattimenti che richiederanno una buona gestione tattica e risorse pienamente sviluppate. Soprattutto la corsa verso il finale, tra l'altro caratterizzata da un climax narrativo oggetivamente trascinante, attirerà il giocatore in una spirale di combattimenti in rapida successione, dove oltre a gestire attentamente le risorse sarà necessario prestare moltissima attenzione ad una corretta composizione del party, data l'impossibilità di modificarla attraversata una certa soglia. Di per sé, la maggior parte dei combattimenti non presentano elementi in grado di distinguersi, se si escludono alcuni momenti leggermente più originali e il nuovo potere guadagnato dall'Inquisitore, sotto forma di uno scudo in grado di proteggere dagli attacchi a distanza. Gli appassionati del gioco apprezzeranno quantomeno la possibilità di accumulare una buona quantità di equipaggiamento inedito, sotto forma di armature dedicate specificamente alla caccia al drago e scintillanti armi basate sul ghiaccio, con possibilità di ottenerle tramite il classico sistema di crafting.

Dragon Age: Inquisition Jaws of Hakkon è un DLC complessivamente ben realizzato, ricco di cura ai dettagli (soprattutto per quanto riguarda gli approfondimenti narrativi, a patto di interessarsene) e ambientato in una regione che finisce per risultare forse la più bella mai proposta da Dragon Age: Inquisition. Dall'altra parte, una volta completato ci si renderà conto di quanto, alla fine, si tratti di un contenuto che riproduce sostanzialmente la medesima esperienza offerta dal gioco originale, allungandone la vita di una decina scarsa di ore. Proprio data la straordinaria ricchezza del gioco originale, e considerata anche una narrazione sì ricca, ma oggettivamente del tutto sconnessa dagli eventi principali, non si può parlare di un vero e proprio "approfondimento" dell'esperienza, quanto più di una scusa per tornare qualche ora nel Ferelden. In altre parole, si tratta di un contenuto dedicato soprattutto ai nostalgici del gioco originale, che l'abbiano ormai completato e ne sentano la mancanza: qui non troveranno sorprese, ma respireranno quantomeno dell'ottima aria di casa.

7.5

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