Recensione Dragon Age: Origins

Analizzato l'erede spirituale di Baldur's Gate

Versione analizzata: PC
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

Che Bioware sia uno dei nomi più forti nel settore dei giochi di ruolo per computer è cosa nota ormai da tempo, e precisamente da quando, ormai più di dieci anni fa, rivoluzionò il settore grazie al capolavoro Baldur’s Gate e al suo ancor più eccellente seguito Shadows of Amn. Nelle parole di Ray Muzyka, co-fondatore dello studio, Dragon Age: Origins dovrebbe rappresentare una sorta di “terzo episodio” della saga, sebbene a livello puramente contenutistico il gioco non abbia nulla a che spartire con i suoi due illustri predecessori. I due Baldur’s Gate, infatti, erano ambientati nei Forgotten Realms, un universo immaginario creato come scenario per il celeberrimo gioco di ruolo carta-e-penna Advanced Dungeons & Dragons, mentre il mondo di Dragon Age è stato concepito a partire da zero per l’occasione.
Purtroppo, nonostante gli sforzi profusi da Bioware nella definizione di un ricco background, il mondo di Dragon Age non riesce a togliersi di dosso del tutto la sua natura derivativa, sia a livello concettuale sia per quanto riguarda la direzione artistica, pesantemente influenzata dal celebre adattamento cinematografico de “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson.
Certo, gli amanti del fantasy classico troveranno esattamente quello che cercano, ovvero un mondo “conosciuto” e compiacente, ma l'eccellenza che si può tributare alle coreografie di Mass Effect è, in questo caso, lontana.

The story so far..

L’altro lato della medaglia è rappresentato dalla trama, certamente uno dei punti di forza del gioco: sebbene anch’essa strabordi di cliché, la possibilità di influenzarne lo svolgimento anche in maniera pesante è sicuramente uno dei maggiori punti di forza del titolo, e la pregevole cura riposta nella caratterizzazione dei personaggi aiuta parecchio l’immersione e il coinvolgimento del giocatore, che con tutta probabilità vorrà arrivare a vedere la conclusione dell’opera a ogni costo. Il taglio cinematografico delle numerose cutscene e la generalmente ottima qualità del doppiaggio sono la ciliegina sulla torta, sebbene il livello dei dialoghi sia, di tanto in tanto, sorprendentemente mediocre, più adatto alla fan fiction di un adolescente che al lavoro di uno sceneggiatore professionista. Bioware ha inoltre deciso di porre notevole attenzione nel romanticismo tra i personaggi: si potranno infatti intraprendere relazioni di ogni tipo, sia etero che omosessuali, con determinati personaggi del vostro gruppo. Si tratta di una scelta molto coraggiosa che con tutta probabilità attirerà un vespaio di critiche (come già avvenuto nel caso analogo di Mass Effect), ma che a parer nostro merita un plauso per il suo concreto apporto allo sdoganamento del mezzo videoludico nella società moderna.

Primi passi


Un aspetto sicuramente interessante è quello relativo alle "Origins" del titolo. Una volta creato il nostro personaggio attraverso il faraonico editor ci verrà infatti chiesto di scegliere una tra sei “Origini”: a seconda di quella che avremo scelto, le prime 3-4 ore del gioco saranno radicalmente diverse, e la scelta influenzerà, seppur in maniera minore, anche il resto del gioco. Alcune quest, infatti, saranno riservate solo a chi avrà scelto una particolare origine piuttosto che un’altra, e anche alcuni aspetti della trama principale verranno modificati di conseguenza.
Ad una prima occhiata il mondo di Dragon Age potrebbe sembrare molto vivo, ma basta giocare un po’ per rendersi conto che non sempre è così: sono infatti ben pochi i personaggi non giocanti con cui è possibile interagire in modo significativo e, allo stesso modo, l’interazione con l’ambiente è fortemente castrata da un grande numero di mura invisibili e porte invalicabili. Per fare un esempio, in un villaggio di una ventina di abitazioni potrete solo parlare con una dozzina di personaggi, entrare nella taverna o nella chiesa di paese o interagire con un paio di barili e piantine sparsi per la strada. Rispetto alle incredibili possibilità di esplorazione dei due Baldur’s Gate si tratta di deciso passo indietro, che potrebbe lasciare l’amaro in bocca all’appassionato di vecchia data.

Gameplay


Il comparto in cui Dragon Age ricorda più di tutti Baldur’s Gate è senza dubbio quello del gameplay. Le battaglie, infatti, possono essere gestite attraverso il medesimo sistema ibrido di combattimenti a turni e in tempo reale del titolo sopracitato. In qualsiasi momento sarà possibile fermare l’azione con la semplice pressione di un tasto, e in tutta calma dare ordini ai membri del nostro party: un sistema in teoria molto semplice, ma che sicuramente aggiunge un livello di strategia invidiabile agli scontri. In tutti questi anni il sistema non è cambiato: è ad esempio impossibile dare ad un personaggio una lista di comandi da eseguire in serie, mettendo in pausa ogni qual volta sarà necessario per attuare strategie complesse. L’altro metodo di controllo, sebbene non adatto ai combattimenti, è certamente più comodo per la semplice deambulazione ed esplorazione. Avremo infatti la possibilità, in qualsiasi momento, di zoomare fino alle spalle del personaggio (la visuale di default è una semi-isometrica, identica a Baldur’s Gate) e di controllarlo direttamente attraverso dei tasti direzionali, in un sistema che ricorda quanto già visto in Mass Effect. Agli inizi il sistema di combattimento si rivela fin troppo complesso per un neofita, ma allo stesso tempo poco profondo, complici le poche abilità disponibili. Con l’accumularsi delle ore di gioco, però, il sistema si rivela in tutto il suo spessore, permettendovi di capovolgere le sorti di scontri apparentemente impossibili con una semplice pianificazione più accurata dell’approccio. Un encomio particolare va fatto al sistema di gestione delle tattiche, che vi permetterà di regolare il comportamento dei vostri personaggi nel momento in cui non li controlliate direttamente. Contemporaneamente profondo e user-friendly, quest’ultimo è un gioiello di programmazione che regalerà molte soddisfazioni a chi vorrà passare un po’ di tempo a smanettarci sopra. Un altro aspetto interessante di questo Dragon Age è la relazione che intercorre tra determinati attacchi, che vi permetteranno di organizzare delle interessanti combo: ad esempio, combinando una magia congelante con un attacco critico, ci sarà una chance di spaccare il nemico in mille pezzi, uccidendolo all’istante.
In ogni caso, l’affidarsi a un sistema di “dadi invisibili” per gestire gli scontri è a parer nostro un retaggio del passato che sarebbe stato meglio eliminare, in quanto occasionalmente capace di provocare frustranti sconfitte dovute non ad una pianificazione sbagliata da parte vostra, ma a semplice sfortuna. Allo stesso modo, alcuni sacrifici del gameplay a favore della semplicità d’uso ci sono sembrati esagerati, ancorchè votati alla massima espansione verso ogni fascia di mercato. Dopo ogni scontro, infatti, i personaggi morti si rialzeranno subito e l’intero party si ricaricherà automaticamente di salute e di mana/stamina. L’unica penalità per la morte saranno dei piccoli malus a varie caratteristiche, facilmente curabili. Essere colti a borseggiare con il ladro, invece, non ci ha mai portato a ricevere penalità di alcun tipo.

Tutto quel che c'è di buono


Eppure Dragon Age dimostra, al di là di questi piccoli difetti, una profondità invidiabile nella gestione del personaggio e nelle possibilità di personalizzazione. Origins recupera, difatti, la struttura a talenti passivi e abilità attive tipica di D&D, permettendo di influire sulle caratteristiche dei propri personaggi (i quattro membri del party) tenendo conto di una serie impressionante di variabili. Basta scorrere i vari menù di gioco per rendersi conto della vastità senza precedenti di tale aspetto. Ogni eroe, oltre ad avere un set di statistiche che incrementeranno col progredire dei livelli, può potenziare i vari “rami” delle abilità base, che determineranno le sue vocazioni principali: si potranno scegliere abilità fisiche, indispensabili per i guerrieri, ma utili anche per i maghi (che riusciranno a sopportare un maggior numero di danni prima di interrompere la formulazione degli incantesimi), oppure capacità legate all'astuzia e all'agilità (borseggio e simili). Ancora, sarà possibile acquisire l'abilità di preparare pozioni curative o - al contrario - micidiali veleni. Ogni caratteristica potrà essere sviluppata in quattro “step” di crescente potenza. Alla stessa maniera, si potranno accrescere le capacità legate alla classe. Impressionante il numero di Skill del mago, che spaziano da magie elementali classiche ad altre di supporto, toccando anche il campo dei controincantesimi e la sfera del caos (come sempre affascinante ma rischiosa) e della necromanzia. Anche il guerriero può specializzarsi nell'uso di varie armi: archi e balestre, spada e scudo, armi a due mani o doppie lame. Il set di abilità attive con cui personalizzare i membri del party è, insomma, vastissimo. Tantopiù che esistono pure le “classi di prestigio”, dotate di un ulteriore ramo di abilità personalizzato. La gestione dell'equipaggiamento, infine, non ha nulla da invidiare ai capisaldi del genere. Insomma, il plusvalore garantito dalla grande libertà ruolistica ripaga tutti i giocatori delle problematiche prima citate, garantendo un'esperienza articolata ed appagante. Del resto, vero fulcro di ogni esperienza ludica di questo genere è proprio l'entusiasmo della progressione, e Dragon Age riesce a dimostrare, in tale campo, tutto il suo imperdibile fascino.

Grafica e Tecnica


L’aspetto tecnico di Dragon Age è purtroppo altalenante. Il motore Eclipse, creato per l’occasione, sembra "nato nel passato". I modelli poligonali dei personaggi, seppur ben realizzati, hanno un aspetto molto plasticoso, e gli ambienti in cui si muovono sono realizzati in maniera piuttosto dozzinale. Nonostante forniscano un ottimo colpo d’occhio sulla distanza, la maggior parte di essi è dotata di una costruzione povera di dettagli. Le texture del terreno, in particolare, sono in buona parte insufficienti, presentandosi ad una risoluzione fin troppo bassa. Gli effetti di luce sono invece buoni, sebbene in un eccesso di pigrizia da parte degli sviluppatori sia completamente assente un qualsivoglia tipo di ciclo giorno-notte che regoli la progressione dell’ambiente. Le animazioni sono anch’esse altalenanti: i personaggi hanno un’ottima gestualità e mimica facciale nei dialoghi e nelle cutscene, ma le animazioni relative ai movimenti e al combattimento, mancando di fluidità, sono piuttosto impacciate e sconnesse.
Per fortuna fra i pregi tecnici di Dragon Age c'è l'ottimizzazione dell'engine grafico. Un comodissimo menù permette infatti di agire con precisione su tutti i settaggi, dalla qualità delle texture al v-sync. Proprio quest'ultima opzione permette di regolare indirettamente il framerate, che può mantenersi a livelli molto alti anche su sistemi non particolarmente performanti, se si è disposti a sacrificare la sincronizzazione verticale. Per quanto riguarda il versante audio, invece, nessun problema: le musiche sono tutte molto evocative e adeguate alla situazione, variando in tempo reale in modo da sottolineare i momenti cruciali del gameplay. Allo stesso modo, il doppiaggio inglese è in larga parte ottimo, sebbene di tanto in tanto capiti di trovare qualche voce davvero poco ispirata.

Quasi infinito


Dragon Age: Origins è un gioco molto, molto lungo. È molto improbabile riuscire a finirlo in meno di trenta ore, e questo solo per quanto riguarda la main quest. Se invece vorrete anche completare ogni side quest a vostra disposizione, o ricominciare il gioco con un altro personaggio per vedere tutte le varianti possibili, potete tranquillamente triplicare o quadruplicare quel numero. Per fortuna il gioco si mantiene sempre piuttosto coinvolgente, a parte alcuni occasionali e frustranti incontri con boss di alto livello. Il gioco non è dotato di una componente multiplayer di alcun tipo, ma ciononostante è possibile usufruire di una connessione online per scaricare nuove quest e probabilmente espansioni a pagamento.

Dragon Age: Origins Dragon Age: Origins, pur non privo di alcuni piccoli difetti (recitazione a volte opinabile, natura derivativa di alcuni concept) e anche senza un comparto grafico eccellente, si conferma come uno tra i top title nel suo genere, soprattutto per quel che riguarda l'ambito Personal Computer. Come da pronostico l'erede spirituale di Baldur's Gate conferma quasi tutte le aspettative: la profondità del gameplay e del sistema di combattimento e la miriade di quest e sub-quest si stagliano fiere sullo sfondo di accattivanti relazioni interpersonali, il vero azzardo di BioWare. Pur senza tentare la via della rivoluzione il team ha saputo confezionare, soprattutto per i fan, un vero must buy.

8.5

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