Recensione Dragon Ball Raging Blast 2

Goku sottotono in Dragon Ball: Raging Blast 2

Dragon Ball Raging Blast 2

Videorecensione
Dragon Ball Raging Blast 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dall’alba dei tempi le home console sono teatro stabile di rappresentazioni videoludiche più o meno riuscite dei fumetti/film/cartoni animati di maggior successo nel panorama internazionale.
Uno dei più conosciuti, nonchè uno dei precursori, è stato Dragon Ball, trasposto in picchiaduro (non sempre) si dai tempi di Playstation 2 e GBA; e sono proprio queste le console sulle quali il brand ha avuto maggior successo, soprattutto grazie allo pregevole Budokai Tenkaichi 3, uscito diversi anni fa sull’ex ammiraglia Sony.
Da quel punto in avanti, e passando alla next gen, il marchio ha visto un drastico abbassamento qualitativo che ne ha configurato una fama non certo passabile di vanto.
Il team responsabile della produzione, Spike, ha deciso di non arrendersi e tentare la via del successo con un nuovo sequel: Dragon Ball: Raging Blast 2, diretto successore del primo non troppo entusiasmante capitolo.
Il titolo, disponibile dal 4 Novembre per Xbox 360 e Playstation 3 è giunto a noi in forma completa per un test approfondito; vediamo se le promesse sono state rispettate.

Espansione

L’offerta ludica di Dragon Ball: Raging Blast 2 lascia sin dal principio spiazzati: i menù presentano immediatamente una folta schiera d’opzioni tra le quali spulciare modalità di gioco e personalizzazione varie; ma andiamo con ordine.
La prima doverosa visita tocca al tutorial, che mostra già i primi sintomi di scricchiolamento della struttura ludica e, soprattutto, del sistema di controlli.
Una serie di circa dieci stage ci introdurranno, in maniera invero molto completa, al profondissimo battle system, che permetterà -dopo tante ore di pratica- di riprodurre a schermo praticamente ogni tecnica apprezzata sulle pagine del manga di Akira Toriyama.
Le problematiche legate a tale modalità consistono però in primis nella non precisa spiegazione delle azioni da compiere, riportate spesso in maniera incompleta o con traduzioni sostanzialmente errate, ed in secondo luogo nella letale combinazione d’imprecisione e complessità del sistema di controlli, che ci accompagnerà -ahinoi- in tutta l’avventura.
Portare a termine ogni stage del tutorial sarà dunque un’impresa davvero ardua, nonchè portatrice di lunghi momenti di totale frustrazione; e pensare che sarebbe bastato inserire una spiegazione nel menù che, in pausa, raccoglie le azioni completate/da compiere.
Interiorizzato il gameplay potremo finalmente addentrarci in quello che è il cuore della produzione, la modalità storia ribattezzata per l’occasione “Galassia”.
Selezionando uno tra gli oltre novanta personaggi del roster (trasformazioni comprese) ci potremo inoltrare in una serie di scontri che andrà a ripercorrere quelle che sono state le tappe salienti della serie cartacea/animata fino alla saga di Majin Bu (compresa), andando ad integrare persino alcuni OAV.
Alle sfide “ufficiali” si aggiungeranno, naturalmente, tutta una serie di combattimenti extra, con tanto di particolari condizioni da rispettare per vincere (ad esempio evitare di perdere energia o portare a termine lo scontro in un certo intervallo di tempo).
Ogni incontro permetterà di sbloccare interessanti extra come nuove tecniche da assegnare a ciascun lottatore, immagini per un’enorme galleria fotografica e nuovi stage ad arricchire la griglia.
A differenza di quanto mostrato ultimamente dall’ottimo Naruto: Ultimate Ninja Storm 2, tuttavia, le battaglie non saranno “guidate” in maniera tale da rispecchiare quanto effettivamente accaduto nell’originale ma si svolgeranno come in un normalissimo picchiaduro, ricalcando quanto da sempre presentato nel brand.
Scordiamoci dunque un accurato livello d’immersione nella “storia”, dato qui solamente dalla riproduzione di alcune delle location.
Nonostante il coinvolgimento non sia ad altissimi livelli pare doveroso lodare la scelta del team di inserire scontri tag team, nei quali soprattutto gli avversari si daranno il cambio dando il via a scontri davvero epici come quello di Goku su Namecc contro l’intera squadra Ginew.
Proseguendo nello sviscerare l’ossatura di Raging Blast 2 troviamo una seconda modalità di gioco chiamata “Zona Combattimento”.
Sempre con una certa logica d’attinenza alla storia originale ci troveremo di fronte ad una serie di combattimenti organizzati ad albero e suddivisi in aree rappresentanti location o pianeti visitati dai protagonisti del manga.
Ogni personaggio si vedrà associato a diverse di queste aree che, man mano, presenteranno scontri sempre più complicati, nonchè diramazioni che costringeranno, qualora volessimo completare ogni zona al 100%, a tornare più volte sui nostri passi.
Chiude il quadro la modalità “Torneo” che ci permetterà di prendere parte a competizioni famosissime come il torneo Tenkaichi o il Cell Game; il tutto con una sufficiente possibilità di personalizzazione per quel che riguarda regolamento e strutturazione delle manifestazioni.
In ambito personalizzazione non possiamo poi scordare l’ultima voce presente nei menù, l’altisonante “Personalizzazione Suprema”.
Si tratta, sostanzialmente, di un editor che darà al giocatore la facoltà d’intervenire sul set di mosse speciali assegnabili a ciascun personaggio, modificandole a piacimento inserendovi -eventualmente- quanto sbloccato nel corso della modalità “Galassia”.
Non manca, naturalmente, anche una componente online grazie alla quale sfidare i propri amici.
In questo caso si potrà procedere riproducendo sia in battaglie 1 vs. 1 sia partecipando a veri e propri tornei capaci di ospitare sino a 16 partecipanti.

Tecnica e Combat System

Dal punto di vista del gameplay, come abbiamo potuto vedere, Raging Blast 2 è nient’altro che un picchiaduro dove le variabili, oltre che ai diversi set di mosse, sono affidate alle arene (molto grandi, discretamente distruttibili e completamente aperte - aria ed acqua comprese) ed alle combinazioni TAG che, di tanto in tanto, ci si troverà di fronte.
A prima vista, dunque, ci sono tutte le carte in regola per un prodotto davvero solido, specialmente se aggiungiamo la possibilità, entrata in vigore proprio in questo capitolo, di effettuare trasformazioni e fusioni, nonchè l’intero comparto di special d’ogni personaggio.
Purtroppo, però, il team non è riuscito ne a snellire ne a migliorare l’ostico battle system che ha costretto molti ad abbandonare prematuramente la precedente incarnazione del franchise.
Sebbene si parta da semplici attacchi fisici e d’aura eseguibili tramite i front button, ogni combattimento verte immediatamente su complesse combinazioni, combattimento aereo ed inseguimenti alla velocità del suono nel tentativo di concatenare colpi capaci di scaraventare l’avversario a centinaia di metri di distanza.
In questi casi s’inserisce un sistema esageratamente elaborato, che implica l’alternanza di colpi caricati e non, pressioni dei trigger e movimenti dello stick sinistro; il tutto ulteriormente complicato da rigorose tempistiche da rispettare nell’esecuzione.
Il sistema, una volta padroneggiato tenendo in considerazione anche l’aspetto strategico legato al dispendio energetico, avrebbe potuto risultare, per quanto ostico, davvero molto completo e profondo, non fosse che la differenziazione tra i vari combattenti riguarda solo e soltanto le tecniche speciali e che il battle system stesso presenta grossissime lacune.
La prima di queste riguarda l’imprecisione già accennata precedentemente per quel che concerne il sistema di controlli: vi è, in sostanza, una qualche latenza che non permette al videoplayer d’inserire comodamente i comandi in sequenza, tramutando ben presto ogni combattimento in un casuale button mashing (a meno di non dedicare settimane all’abituarsi a tali problematiche).
La seconda, grave almeno quanto la prima, concerne l’hit box, una parte a dir poco fondamentale in ogni picchiaduro.
Nell’ultima produzione Spike, complice anche la libertà di spostarsi a 360° in mastodontiche arene, quest’ultimo risulta molte volte “casuale”, registrando colpi chiaramente non andati a segno e viceversa, penalizzando sicuramente i giocatori più capaci.
Si unisce, infine, una certa legnosità in alcuni movimenti che non permette, in determinati frangenti, l’inserimento di alcun comando, lasciando esposti dunque all’attacco avversario (esempio lampante i decimi di secondo senza poter agire in seguito ad uno scatto, a meno di non aver caricato precedentemente un colpo).
A meno di non essere dei fan sfegatati dell’opera di Akira Toriyama, dunque, non avrete davvero modo (e interesse) per rimanere incollati al titolo per l’esorbitante numero di ore utili ad imparare a contrastarne difficoltà e problematiche.

Nemmeno il comparto tecnico riesce a risollevare le mediocri sorti della produzione Spike.
Sebbene i modelli dei protagonisti siano ben realizzati il cell shading risulta una generazione indietro rispetto quanto visto in Ultimate Ninja Storm 2, vero e proprio metro di paragone per tutti i tie-in “cartooneschi” di questa generazione.
Non convincono pienamente nemmeno le animazioni, inficiate come abbiamo detto da alcuni passaggi piuttosto macchinosi e dalla mancanza, a nostro modo di vedere, di qualche frame di collegamento che renda più fluide certe gestualità.
Lo stesso discorso si potrebbe applicare alle arene che, per quanto enormi ed interattive, presentano una realizzazione grafica piuttosto sommaria che vede non solo la mancanza di particolari ma anche la piattezza degli elementi presenti a schermo.
Buoni, invece, gli effetti particellari che, in unione ad un’accesa palette di colori, ricreano una scena a tratti davvero spettacolare.
Dal punto di vista sonoro possiamo apprezzare numerose tracce tratte dalla colonna sonora originale dell’anime, nonchè un set vocale molto fedele alla stessa produzione animata.

Dragon Ball Raging Blast 2 Dragon Ball: Raging Blast 2 presenta una struttura di gioco abbastanza completa affiancata da un sistema di combattimento molto profondo. Il tutto viene però completamente banalizzato dall’eccessiva (e inutile) complessità d’esecuzione che, in unione alle problematiche legate al control scheme ed al comparto animazioni, trasforma ogni combattimento in un folle e frustrante button mashing. Manca, inoltre, una decisa caratterizzazione dei personaggi -tutti troppo simili aldilà delle special moves- e della modalità storia che, pur presentando moltissimi dei combattimenti originali, non riesce minimamente a connotarli in maniera da coinvolgere il videoplayer. Se a questo uniamo un comparto tecnico del tutto nella media quel che salta agli occhi è un titolo assolutamente mediocre ed adatto quasi esclusivamente ai più accaniti fan della saga.

6

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