Dragon Ball Xenoverse 2 Recensione

Dopo un modesto primo capitolo, Dimps torna sulle scene con Dragon Ball Xenoverse 2: finalmente un picchiaduro degno del nome che porta.

Dragon Ball Xenoverse 2

Videorecensione
Dragon Ball Xenoverse 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

"C'era una volta, in un paese di montagna a migliaia di chilometri dalla civiltà..."
È così che iniziano le storie fantastiche, non è vero?

(Dragon Ball - Tankobon 1)

Ed è così che comincia Dragon Ball, uno dei più importanti manga di ogni tempo, il quale, ispirandosi alla mitologia orientale, è divenuto a sua volta un vero e proprio "mito". Una storia che ha saputo incantare generazioni di estimatori, e condizionare indelebilmente l'ispirazione di altri importantissimi mangaka, ma che, in più di trent'anni dal suo esordio sulle pagine di Shonen Jump , è stata citata, riproposta e sfruttata in ogni media audiovisivo fino allo sfinimento. È per questo che nel 2015 Dragon Ball Xenoverse, ennesimo tie-in videoludico del capolavoro di Akira Toriyama, ha avuto il merito e il coraggio di dare uno scossone ai canonici eventi che tutti noi conosciamo, inventando una vicenda tutta originale che si divertiva a scombussolare il materiale di riferimento: oltre ad una trama inedita, il picchiaduro Namco-Bandai introduceva interessanti dinamiche social che mettevano in comunicazione, all'interno dell'immenso universo di Dragon Ball, giocatori provenienti da tutto il mondo. Forte del successo della nuova saga Super, attualmente in corso nelle terre del Sol Levante, lo studio Dimps si ripresenta sul mercato con un sequel diretto, Xenoverse 2, che affina, corregge e accresce le caratteristiche del modesto primo capitolo, per offrire ai più accaniti sostenitori dell'anime un fighting game finalmente degno del nome che porta.

Iniziamo la continuazione del nostro sogno...

Non c'è mai pace per gli eroi: Xenoverse 2 riprende il medesimo assunto narrativo del predecessore, e ci chiede di ristabilire il naturale scorrere degli eventi della serie, stravolti da pericolose alterazioni temporali che rischiano di modificare il classico ordito della storia, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Nuovi Time Patroller sono chiamati così ad unire le proprie forze con quelle di Mirai Trunks e della graziosa Kaioshin del Tempo per fronteggiare la misteriosa minaccia e risanare le fratture multidimensionali.

Un editor basilare ma comunque piuttosto efficace ci permette di selezionare cinque razze: Terrestri, Saiyan, Namecciani, Majin e membri del Clan di Freezer, ognuna con in dote specifiche caratteristiche che conferiscono diversi boost prestazionali. Inizialmente, le possibilità estetiche non sono numerosissime, seppure comunque sufficienti per "disegnare" un personaggio che sia unico e ben diversificato nei propri tratti fisici e somatici, ricalcando meravigliosamente lo stile del maestro Toriyama, da quello più tondeggiante dei suoi primi lavori a quello più spigoloso delle ultime tavole. Dopo aver scelto l'aspetto del nostro impavido guerriero, veniamo subito introdotti nel cuore della narrazione: Xenoverse 2 ripropone un canovaccio già ampiamente rodato dallo scorso episodio ma ne migliora in parte alcuni tocchi di sceneggiatura. Dimps ammicca con intelligenza ai fan della saga, che potranno rallegrarsi nello scovare le innumerevoli citazioni celate in ogni situazione ed in ogni linea di dialogo: le cutscene tra una battaglia e l'altra sono state indubbiamente perfezionate, ed ora la digitalizzazione delle scene topiche dell'anime risulta molto meno statica e molto più credibile. Alle cinematiche realizzate col motore di gioco si affiancano delle rarissime sequenze completamente animate, dotate di una bellezza visiva che travalica (non che, invero, ci volesse chissà quanto) quella della serie Super. Peccato quindi che la loro presenza si limiti soltanto ad un paio di momenti clou: se durante la progressione fossero stati inseriti più intermezzi di tal valore, probabilmente la storyline avrebbe compiuto il salto qualitativo che, purtroppo, gli è ancora precluso. La colpa è da imputare alla disorganica rappresentazione dei vari archi narrativi del manga: il gioco parte con la dovuta calma, dedica il tempo necessario alla saga di Freezer per riprodurne al meglio il pathos, ma poi accelera d'improvviso e ci sballottola da Cell a Majin Bu in modo un po' troppo sbrigativo. Con altrettanta fretta, lo script ci fa vivere in prima persona i recenti eventi di Super, dallo scontro con Bills all'avvento di Golden Freezer, giungendo poi ad un finale decisamente anticlimatico, contro un antagonista che non trasmette il giusto senso di epicità cui Toriyama ci ha da sempre abituati. Una conclusione in grado di risollevarsi parzialmente se sbloccheremo l'ending segreto, che ci mette alla prova in un duello feroce ed alquanto impegnativo, il quale, tuttavia, con l'apparizione di un personaggio ben noto ai fan, si allontana del tutto dal tentativo di rimanere fedele alla mitologia dell'opera originale.

Riunione di guerrieri

Quando non saremo impegnati nelle missioni principali, potremo dedicarci all'esplorazione di Conton City, hub centrale ben sette volte più grande di Toki Toki City, capace di ospitare ben 300 giocatori connessi contemporaneamente. La città, moderatamente estesa, comprende diversi quartieri visitabili sia in volo sia con veicoli messi gentilmente a disposizione dalla Capsule Corp. Ogni zona ha una precisa funzione ed una precisa identità: dal quartiere degli acquisti all'area di Namek, all'Orange Star High School, ricchissimi di riferimenti alle ambientazioni del manga.

Nei negozi sarà possibile comprare un quantitativo impressionante di oggetti, gadget e indumenti per personalizzare fin nel minimo particolare il nostro avatar e distinguerlo dalla massa di combattenti che incontreremo in ogni anfratto di Conton City. L'aspetto social è, infatti, più predominante di quello del primo episodio: nella sala multigiocatore avremo occasione di interagire direttamente con altri players, sfidarli in combattimento (in match liberi o classificati), formare un team con cui affrontare obiettivi collaterali, o soltanto divertirsi ad organizzare piccoli raduni in cui mimare la divertente danza della Squadra Ginew. Alcune missioni, inoltre, arricchiscono non solo la durata del titolo, ma addirittura la narrazione: nelle faglie temporali sparse per la città saremo teletrasportati in dimensioni alternative nelle quali potremo diventare guardie del corpo di Mr. Satan, soddisfacendo le sue richieste, dar da mangiare a Majin Bu col cibo raccolto tra le strade di Conton City, difendere la casa dell'Anziano Saggio di Namek e arruolarci tra le truppe di Freezer. Completando tutti questi compiti alternativi, sbloccheremo il già citato finale segreto: un valido incentivo per impegnarsi in missioni invero un po' troppo ripetitive a lungo andare, molte delle quali abbastanza ardue da portare a termine, imponendoci un grinding costante che mette in luce la natura da gdr di Xenoverse 2.

Dopo aver guadagnato punti abilità in base alla valutazione alla fine di ogni combattimento sarà opportuno spenderli per aumentare i parametri del nostro eroe, dalla salute alla stamina al vigore, passando per gli attacchi speciali e le super mosse. Un buon modo per salire di livello consiste nel sottoporsi agli allenamenti con i personaggi che incroceremo a Conton City, come Goku, Piccolo, e persino Bills-Sama, i quali ci proporranno una serie di sfide di difficoltà crescente, premiandoci con abiti e potenziamenti rari. Sebbene non manchino numerosi obiettivi secondari ed eventi casuali, la longevità di Xenoverse 2 viene sorretta principalmente dalle missioni parallele e dalle Expert Mission. Nelle prime, ereditate dal capitolo precedente, potremo rivivere da soli o con altri giocatori, gli storici combattimenti della serie animata e degli OVA (anche quelli esclusi dalla main quest), rivisitati per l'occasione: oltre al più preciso sistema di loot, a sorprendere è il rispetto per il materiale di partenza. Provate a giocare una missione in cui dovete sconfiggere Goku e altri avversari utilizzando Broly come partner controllato dalla CPU: noterete che il bestione si scaglierà sempre contro l'eterno rivale, ripetendo "Kakaroth" ad oltranza con la sua voce malefica. Questo è solo uno dei tantissimi esempi che potremmo riportarvi: piccoli dettagli che trasudano puro amore per il capolavoro di Toriyama, pensati soprattutto per coccolare gli appassionati. Ci hanno invece profondamente delusi le Expert Mission, grande novità della produzione che abbiamo già descritto nel dettaglio durante il nostro ultimo hands-on: si tratta, in breve, di boss fight dal considerevole tasso di difficoltà, in cui 6 giocatori devono fronteggiare un singolo nemico, impersonato da villain del calibro di Vegeta in forma Oozaru, di Turles e di Slug. Specialmente se giocati in cooperativa, simili scontri si tramutano in una baraonda incontrollabile di imprecisione, dove, invece della pianificazione e della collaborazione, prevalgono il button mashing e la volontà di primeggiare per ottenere più punti. La struttura delle quest, poi, si reitera sempre identica a se stessa negli incarichi successivi, rendendo l'esperienza delle Expert Mission estremamente ridondante già dopo poche partite: un'aggiunta, quindi, di scarso valore, nonché smaccatamente "filler", esattamente come per l'anime fu la saga di Garlic Jr.

We gotta power!

Xenoverse 2 riesce a conciliare all'interno del suo combat system sia la spettacolarità delle apocalittiche battaglie di Dragon Ball sia una discreta dose di controllo della scena: con maggior cura rispetto allo scorso episodio, frenesia e tatticismo si equilibrano a dovere, grazie ad un rinnovato uso del vigore e dell'aura, che diminuisce la portata devastante delle mosse speciali e riduce altresì la concatenazione infinita delle combo. La stamina va dunque dosata con parsimonia così da evitare gli attacchi avversari grazie alla schivata rapida: nelle abili mani dei guerrieri più esperti, lo scontro si trasforma in una magnifica coreografia di dash, come se fosse un'adrenalinica partita a scacchi, vinta da chi riesce a centellinare al meglio il consumo del vigore, scegliendo le tecniche più consone alle singole situazioni. Ereditati dal primo Xenoverse, ritornano però eccessivi automatismi nell'esecuzione di attacchi leggeri e pesanti, nonché dei super colpi del ki, attivabili alla semplice pressione di un paio di tasti. È ovvio che Dimps abbia optato per l'immediatezza a scapito del tecnicismo, e questa è una scelta condivisibile solo nel caso in cui si preferisca porre l'accento sulla frenesia piuttosto che sulla complessità. Ciò non toglie che siano state apportate valide limature alla formula di partenza, tra cui mosse in grado di spezzare con più facilità le combo avversarie o di stordire il nemico privandolo della stamina. Il risultato è un sistema di combattimento più elaborato, padroneggiabile con scioltezza dai neofiti e senza dubbio divertente, che non lesina in pur leggeri cenni di profondità, ravvisabili durante gli sconti con i players online, su server che, almeno durante la nostra prova, non hanno dato il benché minimo segno di input lag. A peccare, proprio come in passato, sono invece il targeting impreciso dei bersagli nelle lotte con le versioni scimmiesche dei saiyan, e la gestione delle hitbox che, in battaglie di tal genere, non restituiscono il corretto impatto dei colpi.

In parte limato è anche il bilanciamento nelle abilità di ogni guerriero: per quanto permanga imperterrito uno squilibrio tra i personaggi e le super mosse utilizzabili (forse inevitabile, a rigor di logica, considerando che Crilin non può certo competere contro Cell), le differenze tra le razze e le loro potenzialità uniche rendono i match più onesti e meno scontati. A proposito del roster, Dimps propone un ampio ventaglio di circa 80 personaggi disponibili, benché si notino mancanze di una certa importanza, sostituite da varianti del medesimo guerriero o da inutili lottatori inventati di sana pianta (Yamcha "Supercattivo", che occupa un posto tra gli eroi, è, in tutta onestà, francamente risibile). Appare evidente, da questo punto di vista, che Dimps abbia giocato d'astuzia, conservando interessanti novità per i DLC futuri e qualche vecchia gloria per ampliare il roster dei prossimi capitoli della serie Xenoverse.

Sparkling!

Nell'intento di rimanere il più simile possibile alla controparte cartacea e animata, il team ha "ridisegnato" buona parte delle animazioni dei protagonisti: le creature di Toriyama ora posseggono un nuovo set di movimenti assolutamente fluidi e bellissimi da ammirare, molto più eleganti e ben connessi tra di loro nonostante l'enorme velocità del gioco. Xenoverse 2 gira, infatti, a 60 fotogrammi al secondo in ogni circostanza, anche in quelle più caotiche e concitate, rallentando solo per qualche micro secondo mentre si cammina per Conton City, senza che l'occhio ne risenta minimamente.

Una tale leggerezza, appesantita solo da tempi di caricamento davvero parecchio lunghi, è la conseguenza di un comparto tecnico delizioso da vedere ma cocciutamente ancorato ad assets della passata generazione. Se i contorni degli eroi sono delineati con perizia ed in generale la qualità visiva dei personaggi principali è quasi perfetta, il cel shading di Xenoverse 2 mostra tratti indecisi negli scenari e nelle arene, poveri di dettagli e poco interattivi. Determinate superfici si distruggono dinanzi alla potenza di scintillanti Genkidama e, in generale, di tutte le mosse finali (i cui particellari sono forse l'aspetto grafico più riuscito dell'opera) ma i detriti scompaiono magicamente dal terreno dello scontro senza aver avuto alcun effetto sui malcapitati che subiscono l'attacco. Quanto al sonoro, infine, fatevi un favore: impostate il doppiaggio giapponese in sostituzione di quello inglese, così da (ri)scoprire l'espressività delle voci originali.

Dragon Ball Xenoverse 2 Dragon Ball Xenoverse 2 forse non è ancora il tie-in che i fan si meritano, ma è senza dubbio quello di cui hanno bisogno: un gioco intriso di una passione viscerale per lo shōnen di Toriyama, che si prende qualche inevitabile libertà creativa pur di inscenare una storia con sprazzi di originalità. Contenutisticamente ricchissimo e longevo al punto giusto, Xenoverse 2, quest’anno, si presenta non solo come un’enciclopedia virtuale di Dragon Ball (dalla serie Z in poi), ma altresì come un picchiaduro più solido rispetto al passato, meglio bilanciato, facile da assimilare e parecchio divertente da giocare. Se il team avesse prestato più attenzione al combat system, alleggerendolo di qualche automatismo di troppo, se avesse arricchito la componente narrativa e migliorato l’equilibrio tra i personaggi selezionabili, ci troveremmo dinanzi ad un brawler game dall’aura potentissima. La Torre da scalare per raggiungere il Santuario dove dimorano i migliori videogiochi su licenza è alta e impervia: eppure, dopo le recenti, deludenti incarnazioni, il nuovo titolo Dimps ci permette comunque di nutrire buone speranze sul futuro della saga, che auspichiamo possa anche solo avvicinarsi alle vette di Budokai Tenkaichi 3. O perlomeno, questo è il desiderio che abbiamo espresso al dio drago Shenron.

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