Recensione Dragon Quest Heroes: L'Albero del Mondo e Le Radici del Male

Square-Enix pubblica in Occidente lo spin-off di una delle saghe più amate di tutti i tempi, un musou sviluppato da padri del genere, il team Omega Force, noto per le serie Dynasty Warriors e Samurai Warriors.

Dragon Quest Heroes

Videorecensione
Dragon Quest Heroes
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Dario Bianchi Dario Bianchi Accanito videogiocatore dall'età di 6 anni, Dario adora le emozioni e le forti suggestioni trasmesse dal mezzo videoludico. Quando non impugna un pad si dedica alla lettura, alla birra e al rock, accompagnato dalla sua amata Fender Telecaster! Lo trovate su Facebook e Twitter.

L'annuncio di Dragon Quest: Heroes, dobbiamo ammetterlo, non ci aveva particolarmente elettrizzati. Negli ultimi anni le produzioni Omega Force aderenti al genere musou si sono letteralmente moltiplicate, grazie non solo alle numerose saghe storiche Tecmo Koei, ma anche alle tante collaborazioni strette con brand esterni, rappresentate da titoli quali Hyrule Warriors e One Piece: Pirate Warriors. Tuttavia, un tale livello di produttività non ha mai accompagnato una tangibile evoluzione del genere, impantanato da anni in una struttura ludica che ha subito pochi e trascurabili cambiamenti. Per questa ragione pensavamo di conoscere già ciò che Dragon Quest: Heroes avrebbe offerto, immaginando l'ennesimo spin-off all'insegna del button mashing più sfrenato e di un fan service dedicato agli appassionati. E invece ci sbagliavamo. Il titolo sviluppato in collaborazione con Square-Enix rappresenta l'inattesa quanto necessaria evoluzione del genere musou, che per la prima volta si spinge in territori inesplorati, lasciandosi contaminare da una struttura ruolistica profonda e stratificata, per un titolo che soddisferà sia gli amanti degli action RPG sia i fan della saga di Yuji Horii grazie ad una mole contenutistica invidiabile e ad una progressione sempre vivace e sostenuta.

Una nuova forma

Con Dragon Quest: Heroes gli sviluppatori hanno avuto il coraggio di osare, di rischiare, e lo si capisce sin dai primi istanti di gioco, quando un lungo filmato introduttivo inaugura una componente narrativa solida e organica come non mai, che andrà a consolidarsi nel corso delle circa 15 ore necessarie a concludere la quest principale grazie ai numerosi dialoghi e filmati d'intermezzo. I mostri del mondo di Elsaize sembrano improvvisamente impazzire, divenendo inspiegabilmente violenti e sancendo così la fine di una pacifica convivenza con la razza umana. Dietro all'improvvisa trasformazione sembra celarsi un malvagio sciamano deciso a portare caos e distruzione nel regno. Nei panni di Lucyus e Aurora, guardie reali al servizio di Re Doric, ci lanceremo in un lungo viaggio alla ricerca di una soluzione che possa ristabilire la pace, visitando il vasto continente rappresentato da due enormi isole. Lungo il nostro cammino incontreremo nuovi compagni, eroi provenienti da altri mondi colpiti dalla stessa piaga, volti conosciuti dai fan della saga di Dragon Quest che potranno così riabbracciare alcuni dei loro beniamini, come Yangus e Jessica, protagonisti di Dragon Quest VIII, oppure Kiryl e Alena recuperati direttamente dal quarto capitolo. Utilizzando l'enorme aeronave Nubirok ci sposteremo sulla mappa, accedendo alle missioni disponibili in ciascuna località. Il nostro mezzo di locomozione rappresenta anche una base operativa: da qui potremo accedere al banco delle missioni secondarie, utilizzare il calderone alchemico per cucinare le nostre ricette, acquistare armi e globi coi quali potenziare l'equipaggiamento. Inoltre potremo gestire il nostro party, composto da quattro combattenti direttamente controllabili, decidendo chi impegnare in battaglia e chi lasciare a riposo durante una missione: ciascun personaggio presenta abilità peculiari da sbloccare grazie ai punti ottenuti in battaglia salendo di livello, motivo per il quale creare una squadra variegata risulterà essenziale, sopratutto per sfruttare efficacemente le tante debolezze elementali dei nemici. Ciascun eroe è caratterizzato da un albero dei talenti fitto di upgrade da sbloccare, con potenziamenti passivi per armatura, punti vita e attacco, così come abilità speciali che rendono ancora più efficaci mosse già disponibili o ne sbloccano addirittura di inedite. L'anima musou di Dragon Quest: Heroes si mostra proprio sul campo di battaglia, pur presentando numerose novità anche nella struttura dei combattimenti. Il layout dei comandi risulta piuttosto tradizionale, con attacchi veloci e pesanti da combinare, barra "tensione" da caricare per liberare un colpo segreto dalla potenza distruttiva e tasto adibito alla parata. Elemento inedito è costituito dalla gestione delle magie, con poteri specifici per ciascun personaggio, il cui utilizzo richiederà un determinato quantitativo di Mana. Profonde novità si segnalano anche per quanto riguarda il design delle missioni: dimenticatevi pure le enormi mappe farcite di soldati e generali tipiche dei vari Dynasty/Samurai Warriors. Dragon Quest: Heroes predilige ambienti circoscritti, proponendo dinamiche simili a quelle di un tower defense: spesso infatti l'obiettivo sarà difendere un determinato personaggio o punto della mappa dall'assalto di agguerrite ondate nemiche. Il giocatore sarà così chiamato a resistere sino all'attacco finale, il quale verrà anticipato da un chiaro messaggio al centro dello schermo.

Al fine di difendere efficacemente i vari obiettivi potremo letteralmente ingaggiare alcuni mostri grazie a delle monete raccolte sul campo dopo averli sconfitti. Le creature da adoperare sono davvero tante, ciascuna caratterizzata da specifiche peculiarità, e più in generale divise in due categorie, Sentinella e Attivista. Slime, cavalieri e scheletri appartenenti al primo gruppo controllano il territorio, rimanendo a difesa del punto in cui deciderete di posizionarli, mentre gli Attivisti tendono a compiere una mossa speciale di grande potenza, per poi ritirarsi istantaneamente. Nelle fasi più avanzate, quando il nemico vi attaccherà su più fronti contemporaneamente, un attento utilizzo delle monete mostro diverrà assolutamente necessario dal momento che non potrete arginare le tante strade da soli. A tal proposito, dopo alcune ore di gioco sbloccherete un comodo teletrasporto che potrà essere attivato in ciascuna missione, così da concedervi l'opportunità di sfruttare spostamenti rapidi nelle location più estese. Sconfiggere i tanti mostriciattoli che popolano le aree di gioco consentirà di recuperare ingredienti essenziali per completare alcune ricette alchemiche, ma anche per soddisfare i requisiti degli obiettivi assegnati dalle quest secondarie disponibili al banco della Nubirok. Inoltre, in alcuni casi, i nemici dropperanno delle speciali cartine, le quali renderanno visitabili ambientazioni nascoste con missioni speciali in grado di fornire ricompense ancora più rare. Non mancano nemmeno le boss fight, sempre stimolanti e ben concepite grazie alla necessità di usare specifici poteri per sfruttare le debolezze avversarie: i nemici robotici ad esempio risultano particolarmente sensibili ai danni di tipo elettrico, motivo per il quale portarsi dietro almeno un eroe in grado di scagliare fulmini e saette potrebbe essere un'ottima idea. Si registra anche una timida interazione ambientale durante questi specifici scontri, con torrette da sfruttare per stordire orchi giganti e viverne assassine. Come avrete certamente capito, Dragon Quest: Heroes riesce a sintetizzare con grande efficacia un gameplay action ereditato direttamente dal genere dei musou, arricchendolo però con caratteristiche proprie del gioco di ruolo di stampo giapponese, grazie ad una quantità di attività secondarie invidiabile, a una progressione sostenuta e sempre fluida, nonché a un rinnovato comparto narrativo assolutamente godibile, che contestualizza con grande efficacia i tantissimi scontri, i quali, nonostante tutto, continuano a costituire il cuore dell'esperienza di gioco.

Evoluzione imperfetta

La tanta cura riposta nel progetto si evince anche analizzando un comparto tecnico che, pur non facendo gridare al miracolo, appare nettamente più curato rispetto ai tanti musou che affollano il mercato. L'ottima modellazione poligonale dei protagonisti e dei tantissimi nemici è accompagnata da un design degli ambienti di gioco mai tanto ricco di dettagli per un titolo del genere. Le location, seppur non tantissime, risultano ottimamente caratterizzate, regalando scorci molto godibili impreziositi dall'utilizzo di luci volumetriche, "god rays", shader e superfici riflettenti che trasmettono grande personalità alle tante foreste, cittadelle e grotte sotterranee visitabili.

La vivace paletta cromatica adoperata esalta il design dei personaggi, come da tradizione della serie affidato alla prolifica matita di Akira Toriyama: i fan di Dragon Quest ritroveranno così slime, orchetti, vampistrelli e zombie, per una varietà delle fila nemiche promossa a pieni voti. Certo è che, nonostante il duro lavoro svolto dal team Omega Force, Dragon Quest: Heroes riesce solo parzialmente a scrollarsi di dosso alcuni dei difetti tipici del genere musou, presentando una monotonia e una ripetitività di fondo che non riescono ad essere eliminate nonostante le numerosissime attività offerte. Le quest secondarie così come le inedite location visitabili attraverso le varie mappe rinvenute propongono a loro volta scontri privi di reali novità, spesso ripresentando addirittura boss battle già affrontate. Menzione negativa anche per il sistema di Monete Mostro, il quale costituisce a nostro parere un'idea certamente originale, sfruttata però in maniera un po' troppo superficiale. Siamo sicuri che, a tal proposito, il secondo capitolo recentemente annunciato offrirà maggiore profondità e magari anche un po' di personalizzazione in più. Inoltre, data la ripetitività delle varie missioni, è impossibile negare che la presenza di una eventuale modalità co-op avrebbe certamente potuto giovare, per un titolo che si presterebbe più che bene ad essere vissuto in compagnia.

Un'ultima nota negativa dobbiamo poi indirizzarla ai testi presenti nei tanti menu, integralmente riproposti ogni volta che decideremo di salvare la partita piuttosto che segnalare il completamento di una missione secondaria, e così via. Un impeto di stizza potrebbe impossessarsi del vostro corpo quando per l'ennesima volta, inavvertitamente, sbaglierete a selezionare la voce da voi desiderata nel relativo menu, costringendovi a sorbire ancora e ancora lo stesso dialogo prima di poter finalmente proseguire.

Dragon Quest Heroes: L'Albero del Mondo e Le Radici del Male Dragon Quest: Heroes costituisce la prima, tangibile evoluzione di un genere che sembrava oramai fossilizzato. L'introduzione di meccaniche ruolistiche tratte da una delle saghe più belle del panorama JRPG ha determinato una decisa iniezione di novità e di profondità nella tradizionale formula del musou, per un esperimento che può dirsi assolutamente riuscito. Purtroppo, nonostante le tante idee, Omega Force non è ancora stata capace di limitare la monotonia che, alla lunga, potrebbe assalire il giocatore dopo l'ennesima battaglia campale: un comparto narrativo che si lascia apprezzare, un sistema di crescita dei personaggi ben concepito, le numerose quest secondarie e i tantissimi oggetti recuperabili sul campo mitigano solo in parte tale problematica. Ad ogni modo non possiamo che consigliare l'acquisto di Dragon Quest: Heroes: il titolo Square-Enix non appassionerà solo gli amanti del genere ma anche tutti coloro che, pur non apprezzando particolarmente le scazzottate inaugurate dal primo Dynasty Warriors, adorano invece l'universo creato dall'infinita fantasia di Horii.

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