Recensione Dragon Quest IX

Recensito l'ultimo capitolo di Dragon Quest, in esclusiva per Nintendo DS

Versione analizzata: Nintendo DS
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Esistono titoli di grande successo, capaci di smuovere le masse in religiose attese davanti ai negozi. Esistono piccole gemme venerate dai fan e poi esistono le istituzioni del genere videoludico: Mario, Zelda, Halo, ma anche i più recenti Call of Duty e World of Warcraft. Prodotti che vanno oltre l'essenza del videogioco, un po’ come Star Wars, che ha smesso di essere “solo” un film da ormai decenni. Immaginate ora che nessuno dei nomi appena scomodati valga, in Giappone, la metà di Dragon Quest.
La saga regina di Enix fu il primo e vero gioco di ruolo giapponese, precedendo Final Fantasy, Phantasy Star e Zelda di un buon annetto, che rivoluzionò in patria l’intero mercato. Frutto del lavoro congiunto dello sceneggiatore Yuji Horii, del musicista Koichi Sugiyama e dell’inconfondibile tratto di Akira “Dragon Ball” Toriyama, il gioco ed i suoi seguiti hanno praticamente sfondato ogni record di vendita ad ogni uscita, divenendo un vero e proprio fenomeno culturale (non stiamo esagerando).
Il successo del titolo non è merito della componente tecnica, sempre semplice ed essenziale, o di una struttura all’avanguardia, bensì è legato alle sue profonde radici della saga stessa. Come dichiarato alcuni mesi fa da Satoru Iwata in persona (il presidente di Nintendo) “Dragon Quest rappresenta l’amore e la passione che i giapponesi infondono nei loro giochi”.
Senza ulteriore indugio addentriamoci per la nona volta nel meraviglioso mondo ideato (stavolta) da Square-Enix

Un passo indietro...

Facciamo un salto indietro di qualche anno, intorno al 2005, quando su PlayStation 2 fece la sua comparsa il capitolo numero otto, programmato dai talentuosi ragazzi di Level 5 (autori della saga di Dark Cloud, di quella del Professor Layton e del prossimo Ninokuni), e che a tutt’oggi rappresenta uno dei punti più alti raggiunti in campo ruolistico su console. Il titolo era benedetto da una realizzazione al top, un mondo esplorabile vastissimo ed una caratterizzazione notevolmente sopra le righe. Sembrava proprio che il salto qualitativo definitivo, capace finalmente di accontentare anche i giocatori occidentali, fosse compiuto, e da lì a poco le speculazioni sul nuovo episodio, magari sull’allora nuovissima Ps3, cominciarono ad affollare i vari forum sulla rete. Arriviamo a fine 2006, quando avviene la presentazione dell’attesissimo Dragon Quest IX, e contemporaneamente inizia il delirio. Con una mossa a sorpresa, l’antica alleanza con Nintendo (che aveva distribuito i primi sei episodi) fu ripresentata, e la scelta della piattaforma ricadde sul piccolo Dual Screen, primo portatile ad ospitare un capitolo “madre” della saga, vettore per altro di uno stravolgimento epocale nella struttura: basta con gli incontri a turni, è il momento di abbracciare un nuovo sistema in tempo reale con un forte accento verso il multiplayer.
I giocatori nipponici non accettano, reagiscono in massa e dimostrano il proprio disappunto. La casa madre in tempi record annuncia un dietro-front riguardo il sistema di combattimento, tornato nei lidi ben conosciuti dei classici J-Rpg. Del resto Dragon Quest non può permettersi di tradire la fiducia e le aspettative di un intero paese.
Qualcosa però pare essere cambiato, certamente in modo non eclatante, ma abbastanza da rappresentare una piccola rivoluzione per una saga che da sempre ha fatto del proprio immobilismo un vero stendardo.

Come Funziona?

Acceso il Ds, uno splendido filmato trasportato dalle classiche note del tema principale ci accompagna alla schermata iniziale, dove ci viene chiesto di creare il nostro Avatar, scegliendo sesso, altezza, colore dei capelli, occhi, viso. Scelto anche il nome che ci seguirà nel corso dell’avventura, veniamo accolti da un lungo prologo che delinea sommariamente la trama che regge il racconto: siamo degli angeli, dei custodi, intenti ad aiutare piccole comunità che devono affrontare i propri problemi quotidiani. La ricompensa per questo impegno consiste in sfere che rappresentano la felicità di coloro che si aiuta. Una volta raccolto un certo numero di sfere, si deve far ritorno all’Osservatorio, regno angelico, e consegnare il proprio “raccolto” ad Yggdrasill, l’albero madre, che permette, ad ogni fioritura, l’ascensione di un angelo.
Ben presto il nostro eroe/eroina, a seguito di un incidente, si ritrova senza né ali né aureola in mezzo ai mortali. Sulla terra, mentre il protagonista cerca di capire cosa sia successo per tornare nei cieli, ha inizio a tutti gli effetti Dragon Quest IX. L’intera trama in realtà è costruita da piccoli episodi, che si sviluppano indipendentemente ogni qual volta si arriva ad una nuova destinazione, dipanandosi assieme ad una grande quantità di quest secondarie che i vari Npc sono ansiosi di assegnare al nostro angioletto. Questo sistema di progressione (che interessa sia la narrazione che la struttura ludica), più aperto rispetto a quello dei classici episodi della saga, ed incline ad una concezione occidentale del gioco di ruolo, è uno degli elementi meglio sviluppati da Level 5, che in maniera veramente egregia è riuscita a fondere aspetti da sempre distanti tra loro. Ad esempio la customizzazione dell’Avatar (che avviene attraverso i tanti accessori in vendita, fra armi, elmi, gambali ed anelli), che cambia radicalmente l’aspetto durante le nostre peregrinazioni, denota l’attenzione verso una maniera di costruire i giochi di ruolo più occidentale (non a caso in una recente intervista è stato dichiarato come Oblivion, il capolavoro Bethesda del 2006, sia stato giocato a fondo dai programmatori). Altro aspetto fondamentale è la mancanza di un party classico: i tre personaggi aggiuntivi che ci possono accompagnare in battaglia altro non sono che creazioni del videoplayer, che può dedicarsi a modellare le loro fattezze in maniera del tutto simile a quanto fatto col protagonista, ad eccezione della scelta della classe di appartenenza. Del resto, una generale “spersonalizzazione” dei compagni è resa necessaria dalla grande novità di Dragon Quest IX, ovvero la possibilità di affrontare il gioco in multiplayer con altri tre amici, che possono seguire le vicende assieme a voi. Il grande pregio del titolo è però quello di essere assolutamente godibile sia in cooperativa che in solitario: chi ama un'esperienza più classica, e cerca di potenziare i propri personaggi all’inverosimile, troverà come vedremo molti spunti, mentre quella fetta di utenti che ama condividere con altri i propri momenti ludici potrà gustare l'intera opera in buona compagnia, sulla scia delle conquiste di Final Fantasy Crystal Chronicles. Proprio per favorire l'interazione sociale con eventuali compagni di viaggio è stato inserito un semplice menù con un set di azioni predisposte (come salutare, ballare, inchinarsi, fare cenno di seguire) non dissimile da quelli dei vari MMORPG, utile per dialogare in modo semplice e immediato.
Purtroppo le tante novità introdotte si scontrano forse con la paura di osare qualcosa in più per quel che riguarda i combattimenti. Gli scontri, per quanto ben strutturati e appassionanti, appaiono davvero fin troppo classici, caratterizzati da una struttura a turni ormai consolidata. Le opzioni da scegliere sono sempre le stesse, con i classicissimi “attacco”, “difesa” e “magia”, impreziosite fortunatamente da alcune tecniche riprese dal precedente episodio (come l’utile “Egg on”, che consente di accrescere la tensione di un personaggio aumentandone il valore offensivo a discapito di un turno saltato). Proprio queste opzioni aggiuntive garantiscono una certa profondità strategica agli scontri, ma il battle system di Dragon Quest IX non appare dotato della discreta mobilità e varietà che invece caratterizzano molte produzioni congeneri arrivate negli ultimi anni sul mercato. Intendiamoci, per quanto semplice e schietto, il sistema si rivela ben costruito, e di certo combattere in Dragon Quest IX non annoia più di tanto, ma è evidente che questo sia l’aspetto che più è rimasto nell'economia di un prodotto non originale, ma capace di sorprendere per la propria qualità.
Insomma, se nella struttura di base i coder giapponesi hanno osato includere scelte al passo coi tempi, confezionando un ottimo mix, sul lato dei combattimenti era lecito aspettarsi qualche soluzione nuova. Del resto, basti l'esempio eccezionale di Chrono Trigger che, pur essendo un titolo vecchio di 15 anni, ha dimostrato che anche sotto questo aspetto ci sono molte vie da esplorare. Accontentiamoci per adesso di un approccio all'avventura diremmo modulare, meno lineare, adeguatissimo al quick play come alle sessioni di gioco in cooperativa. Proprio questa poliedricità, questa sua capacitò di frammentarsi restando sempre coeso, è il vero punto di forza di Dragon Quest IX.

Realizzazione

Lo scorso capitolo, forte dell’hardware Sony a 128 bit, era (e rimane) un vero gioiellino da guardare ed ascoltare, ed in molti erano spaventati dell’ovvia limitazione imposta in questo campo dal portatile Nintendo. Facendo ovviamente le debite proporzioni, questo nono episodio rappresenta una sicura vittoria. Dragon Questo stupisce, affascina ed ammalia, grazie ad ambienti vasti, architettati in modo eccellente, personaggi ben definiti e generosi nelle dimensioni, effetti grafici notevoli. Le varie sfumature che delineano il passaggio tra giorno e notte, la vasta world map, i tantissimi nemici diversi, non fanno che confermare come Dragon Quest IX sia a tutti gli effetti un gioco pensato in grande, e non il classico ridimensionamento (o spin-off) che di solito troviamo su portatili.
Discorso analogo per le musiche, da sempre splendide, perfettamente a loro agio su Ds, magari da gustarsi grazie alla pulizia garantita da due buone cuffie, per non perdere nessuna tonalità dell’ottimo lavoro di  Sugiyama, che firma un lavoro all’altezza del suo famosissimo nome. Peccato solo che i tanti effetti siano, come sempre, identici a quelli dei primi episodi: se da un lato questo “ritorno acustico” farà felici i veri appassionati, dall’altro si deve riconoscere che i suoni di accompagnamento stonano con un impianto sonoro all’avanguardia. Ovviamente questa è una scelta voluta direttamente da Square-Enix, e non una limitazione della piattaforma ludica.
In definitiva, tecnicamente parlando ci troviamo di fronte ad uno dei migliori giochi disponibili sul portatile Nintendo, in linea con giganti come Spirit Tracks o Chinatown Wars.

J-RPG o no?

Giungendo alla conclusione, vogliamo spendere ancora due parole su alcune caratteristiche. Abbiamo già ampiamente descritto come questo capitolo rappresenti una rottura col passato, vuoi per l’impronta multiplayer e l’online (da segnalare che verranno rilasciate col tempo quest aggiuntive, in linea con quanto fatto in giappone), vuoi per la struttura che strizza l’occhio ai giochi occidentali, senza per questo snaturare un genere tanto caro al popolo nipponico. Ma se vogliamo trovare qualche difetto oltre al poco innovativo sistema di combattimento, dispiace constatare che l’assenza di un party, e di conseguenza di personaggi secondari di spessore come Yangus di Dragon Quest VIII o Kiefer del settimo capitolo, tolgano un certo charme al gioco, privato di tanti siparietti simpatici che costellavano le avventure precedenti. La sola Stella, una sorta di fata che accompagna il giocatore nella trama e che ricorda un po’ il ruolo di Navi o Midna nella saga di Zelda, non basta a riempire un certo vuoto. Per fortuna i tanti personaggi che si incontrano sono ben caratterizzati, le storie interessanti e a tratti davvero ben scritte, e l’intera, lunga avventura, regala momenti da grande Rpg.
Anche il grado di sfida è ben bilanciato, in una saga che da sempre fa della propria difficoltà un tratto distinguibile, con boss in grado di annientare il party in poco tempo se non si concede la giusta attenzione allo scontro ed alla sequenza tattica di attacchi. Il fatto poi di poter registrare i propri progressi solo nelle chiese, ad eccezione di un veloce quick save che interrompe immediatamente la partita, accresce la tensione durante l’esplorazione dei tanti sotterranei, castelli, villaggi infestati, e luoghi pericolosi che costellano l’avventura. Insomma, questo Dragon Quest sa essere un titolo a suo modo “emotivo”, capace di stuzzicare le corde dell'anima di molti utenti.

Ricordiamo infine la presenza di “Obiettivi” sbloccabili, in cui riecheggiano le strutture di Trofei e Achievements. Raggiungere il massimo grado in una classe scelta, uccidere un certo quantitativo di mostri, terminare quest secondarie saranno attività che ci permetteranno di guadagnare mostrine e ricompense, utili magari per farsi belli con gli amici che ci stanno accompagnando in qualche dungeon. Anche questo aspetto risuona magistralmente con la struttura assuefacente creata dal team di sviluppo.

Dragon Quest IX Dragon Quest IX è un prodotto eccezionale, capace di attrarre sia i neofiti che i più esperti. Semplice ma profondo, per niente limitato dal passaggio sul portatile di casa Nintendo. Non fatevi ingannare dal look fiabesco e la trama non troppo intricata: davanti a noi abbiamo il Re dei Japan-Rpg, con oltre 50 ore di gioco escluse le decine di quest secondarie, svariate classi disponibili per la personalizzazione dei protagonisti, una buona difficoltà e, soprattutto, tanto divertimento messo a disposizione dai capaci programmatori di Level 5. Da avere senza riserve, Dragon Quest IX è l'incontro perfetto fra due mondi. Uno antico, classico, immobile nel suo splendore d'un tempo, ed uno mutevole, vario, poliedrico, capace di moltiplicarsi e replicarsi grazie alle conquiste dell'online gaming. Con un pizzico di coraggio in più sul fronte del Battle System (e non chiediamo necessariamente innovazione, ma -anche qui- pluralità), questo Dragon Quest portatile sarebbe potuto diventare un titolo immortale. Proprio le preferenze per quel che riguarda questo aspetto (il combattimento), sono importantissime nel valutare l'acquisto, dal momento che i cultori di un sistema svecchiato potrebbero trovarsi lievemente sovrastati dalla riproposizione delle solite meccaniche. Al di là di questo, il titolo resterà comunque negli annali, per la sua capacità di interpretare i gusti storici di un popolo e di lanciarli in un contesto nuovo, moderno, e scintillante.

8.4

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