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Recensione Dragon's Crown

La rinascita dei picchiaduro a scorrimento passa dalle esagerazioni di Vanillaware e George Kamitani

Dragon's Crown - Videorecensione

Videorecensione
Dragon's Crown - Videorecensione
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
Alessandro Alessandro "Neon" Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il declino dell'industria dei videogiochi giapponese è un argomento che ormai si è trasformato in un mantra, che riemerge puntualmente in concomitanza con la pubblicazione di moltissimi videogiochi di provenienza nipponica, per demeriti dei titoli stessi o per la fredda accoglienza che i mercati occidentali offrono alle produzioni giapponesi.
Gli appassionati sanno però che ci sono numerosi publisher che spendono moltissime energie per promuovere produzioni nipponiche dall'appeal tutt'altro che mass market, avendo trovato quindi una nicchia che si è dimostrata ricettiva e in grado di sostenere un mercato settoriale ma assolutamente interessante.
Atlus, Aksys, Rising Star Games sono sono alcune di queste realtà e Dragon's Crown si pone a metà strada tra la tipica tipologia di titoli che queste aziende pubblicano e produzioni di più ampio respiro.
L'ultima fatica di Vanillaware si è infatti imposta agli occhi della stampa e dei fan sin dai primi artwork, soprattutto grazie ad uno stile assolutamente incredibile.
Abbiamo avuto la possibilità di giocare a lungo la versione statunitense, uscita in anticipo rispetto alla pubblicazione europea fissata per il mese prossimo e ad opera di NIS.

Stile riconoscibile

È stato semplice innamorarsi di Dragon's Crown molti mesi prima dall'uscita: chi da sempre apprezza lo stile dei titoli prodotti da Vanillaware, tra i quali va sicuramente citato Odin Sphere per Playstation 2 e Muramasa per Wii, recentemente ripubblicato con il sottotitolo Rebirth anche su Playstation Vita, è rimasto subito affascinato dalla particolare interpretazione del fantasy classico proposta da George Kamitani.
L'eclettico presidente della compagnia è anche l'art director< di tutti giochi prodotti da Vanillaware sin dai primi anni 2000, ciascuno caratterizzato dall'uso di un 2D sontuoso fino all'eccesso, con colori accessi e una mole di dettagli incredibile, quasi ubriacante.
Dragon's Crown rappresenta quindi la naturale evoluzione di un percorso iniziato con GrimGrimoire, proseguito con Odin Sphere e raffinato con Muramasa, arrivando ad una destinazione incredibilmente personale, che estremizza quando visto in passato in ogni direzione ed ambito. L'uso della grafica bidimensionale, ridotto per qualità e presenza grazie al passaggio all'era dei poligoni, viene elevato nuovamente ad una soluzione artistica di assoluto valore.
Sono due gli elementi fondamentali che svettano subito nell'impatto grafico di Dragon's Crown: gli sfondi, e i personaggi. I background riprendono quanto visto in passato, sia per quanto concerne lo stile pittorico che per l'uso molto marcato del parallasse, in grado di aggiungere grande profondità e trasmettendo quindi l'idea che ci sia un vero e proprio mondo al di là dei livelli di gioco, nel quale montagne, città, foreste e fortezze si alternano formando un regno vivo e pulsante.

Un discorso a parte va fatto per i personaggi e per il loro stile, assolutamente fuori dagli schemi per quanto riguarda l'industria dei videogiochi: Kamitani ha scelto la strada dell'estremismo, creando un cast composto dai sei protagonisti, ognuno appartenente ad una classe diversa, e da svariati comprimari dalle fattezze esagerate, nei quali seni, cosce, glutei e in generale tutta la muscolatura superano le proporzioni umane, sfociando in un territorio più vicino a quello dei fumetti.
Tale scelta ha però suscitato notevole scalpore, alimentato più che altro da numerose polemiche nate in fase di preview sui principali siti e blog specializzati statunitensi: Dragon's Crown è stato accusato di sessismo e la pietra dello scandalo sarebbe da ricercare nelle due figure femminili più in vista all'interno del gruppo dei personaggi giocabili.
Sia la strega che l'amazzone sono infatti prorompenti ben oltre ogni limite, e ciò ha scatenato parecchie critiche alla direzione artistica del gioco. In realtà affrontando Dragon's Crown ci si renderà conto che anche i personaggi maschili non sono usciti indenni dalla follia di Kamitani, che ha quindi plasmato eroi dalla vita microscopica e dalle spalle larghissime, con montagne di muscoli in bella vista e pochissimi pezzi d'armatura a proteggere la pelle nuda.
Il risultato d'insieme è sicuramente ardito ma c'è una grande coerenza di fondo, quindi i personaggi più particolari si integrano comunque perfettamente con l'immaginario alla base del gioco, non risultando fuori luogo alla luce del taglio particolare dell'intera produzione.

Un genere quasi scomparso

Anche il gameplay di Dragon's Crown può essere considerato come un'evoluzione di quanto proposto da Vanillaware in passato. Azione ed elementi RPG si mescolano e si amalgamano in maniera sapiente, per produrre un titolo ibrido che prende a piene mani da quello che a ragione è considerato uno dei generi praticamente scomparsi nel mercato attuale: i picchiaduro a scorrimento.
Una volta scelto il proprio personaggio si potrà attraversare Hydeland, la capitale del regno, rappresentata come un'unica schermata che scorre verso destra, le cui locazioni sono posizionate lungo il percorso: si partirà dalla classica taverna, luogo in cui assemblare il proprio party, per superare quindi negozi e templi, fino ad arrivare alla gilda degli avventurieri.
In questo modo si potrà iniziare ad accettare qualche quest, scoprendo nel contempo cos'è accaduto in nostra assenza: il Re e numerosi tra i combattenti più valorosi sono partiti alla ricerca della Dragon's Crown, gioiello che si dice possa donare il potere di controllare i draghi.
Poco alla volta, quest dopo quest, si verrà coinvolti nella trama del gioco, alternando le missioni all'interno dei vari luoghi che compongono il regno alla visita delle locazioni presenti in città, con una narrazione in gran parte testuale, semplice ma discretamente coinvolgente.

Una volta accettata una quest e raggiunto il portale magico che permette di spostarsi nel regno, si potrà vedere con i propri occhi la mappa, uno degli elementi di gioco graficamente più sontuosi ed impressionanti, scendendo quindi in battaglia.
L'azione in Dragon's Crown si svolte in maniera abbastanza classica: si avanza nei livelli attaccando tutto ciò che si muove, seguendo la classica freccia che esorta a proseguire fino all'immancabile boss di fine livello.
Si tratta di un chiaro richiamo al passato, ad un'era in cui Golden Axe e Dungeons & Dragons: Tower of Doom dominavano la scena in sala giochi, con cabinati presi d'assalto da appassionati impegnati in lunghe sessioni cooperative, spalla contro spalla.
Lo stesso Kamitani non ha mai nascosto il grande legame che c'è tra titoli storicamente così importanti e la sua ultima produzione, soprattutto perché ha partecipato in maniera attiva proprio allo sviluppo del capolavoro di Capcom, e quindi Dragon's Crown rappresenta a tutti gli effetti il tentativo di riproporre quel gameplay ai giorni nostri, adattando ovviamente l'aspetto estetico al mercato attuale ma non perdendo un briciolo di quella magia così anni '90.

Gameplay per tutti

Anche per quanto riguarda i controlli Dragon's Crown non delude: la parola d'ordine rimane l'accessibilità, in quanto la stragrande maggioranza degli attacchi si esegue con un solo pulsante, con l'opportunità di inclinare la leva analogica per scagliare un nemico verso l'alto o abbatterlo al suolo, nel tentativo di stordirlo.
Sempre con lo stesso tasto si può anche parare, mantenendolo premuto quando si è fermi, o correre, inclinando la leva analogica di movimento.
Anche un neofita potrà quindi prendere confidenza con Dragon's Crown, lanciandosi nell'azione e approcciando il gioco a modo proprio, senza particolare tecnica o strategia, iniziando quindi ad utilizzare i salti, utili per ampliare la rosa di attacchi possibili, e gli attacchi speciali solo in un secondo tempo.
Proprio questi ultimi hanno una particolarità specifica: vengono eseguiti alla pressione di un pulsante dedicato e necessitano di un minimo di tempo di esecuzione; inoltre fanno perdere l'arma principale del personaggio, che andrà quindi raccolta nuovamente, non prima però di aver atteso un periodo di cooldown, mostrato a schermo con una grande croce posta nel punto in cui giace l'oggetto.
Una volta assimilati tutti i controlli di base si potrà quindi provare le schivate, da eseguire utilizzando un dorsale, anche in combinazione con lo stick dedicato ai movimenti, in modo da aumentare l'agilità del proprio personaggio e uscire da situazioni di impaccio, soprattutto in presenza dei giganteschi e coriacei boss.
Il sistema di controllo di Dragon's Crown è quindi alla portata di tutti e solo quando si sbloccheranno nuove abilità, acquistando le carte presso la gilda, alcune dedicate alla propria classe ed altre generiche per tutti, le modalità di attacco e difesa aumenteranno, permettendo quindi di infliggere danni superiori ma richiedendo anche una manualità più marcata.

Visione artistica

Le prima tiratura dell'edizione statunitense di Dragon's crown è stata lanciata sul mercato insieme ad un bellissimo artbook.
All'interno delle oltre cinquanta pagine, stampate purtroppo su carta opaca ma di buona qualità, si potrà ripercorrere l'intera produzione del gioco, scoprendo che inizialmente Dragon's Crown era un progetto per Dreamcast che però non ha mai visto la luce.
Ogni personaggio viene spiegato in dettaglio e vengono proposti tantissimi frame tratti dalle eccezionali animazioni incluse nel gioco, senza dimenticare alcuni studi degli ambienti e svariate tavole folli, come tutti i cibi che si possono trovare nei forzieri e che vanno consumati per recuperare energia.
Non si sa se l'artbook che verrà incluso con i preorder della versione europea di Dragon's Crown sarà identico, ma si tratta comunque di una primizia che gli appassionati dello stile inconfondibile di George Kamitani non dovrebbero lasciarsi sfuggire.

Un eroe per ogni esigenza

C'è poi una differenza molto ampia tra le varie classi, che si possono sommariamente racchiudere in due differenti tipologie: il guerriero, l'amazzone e il nano sono molto più adatti al corpo a corpo, in quanto possono sopportare una quantità di danni maggiore e hanno tecniche di offesa specifiche per abbattere i nemici sulla corta distanza, con l'agilità dell'amazzone che risalta rispetto alla lentezza del guerriero, e il nano che incredibilmente si può dilettare in attacchi aerei assolutamente minacciosi.
La strega, il mago e l'elfo, le cui abilità con l'arco le permettono di colpire da grande distanza, sono invece più adatti come membri di supporto in un party già ben dotato, permettendo di cambiare approccio grazie all'uso di svariate tipologie di magia.
Proprio la struttura del party diventa quindi uno degli snodi principali di Dragon's Crown: non si potrà mai giocare da soli, e su schermo saranno sempre e comunque presenti dei compagni al nostro fianco.

Giocando con tre amici ognuno utilizzerà il proprio personaggio, ma se anche uno solo mancherà all'appello, un eroe gestito dall'IA del gioco prenderà il suo posto. Inizialmente tale soluzione spiazza, in quanto si preferirebbe avere l'azione sotto il pieno controllo dei giocatori umani; in seguito ci si abituerà rapidamente, in quanto si potrà comunque influenzare la scelta dei personaggi gestiti dalla CPU recuperando i resti di altri avventurieri deceduti nei livelli e resuscitandoli al tempio. In questo modo prima di ogni missione si potrà passare alla locanda, assemblando il party secondo necessità, ed inserendo le classi mancanti rispetto a quelle presenti ed utilizzate dai propri amici.
L'unico problema che emerge dalla presenza di quattro protagonisti sempre su schermo è l'affollamento: ci saranno sezioni nelle quali la telecamera dovrà necessariamente allontanarsi dalla scena per inquadrare tutti, e tra nemici, effetti speciali e in alcuni casi esseri evocati dalla magia e personaggi da difendere, il numero di sprite supererà il livello di guardia e la leggibilità della scena diventerà improvvisamente critica, con casi limite nei quali non si riuscirà più ad individuare l'avventuriero sotto il nostro controllo.
Proprio a scapito della leggibilità entrano anche in gioco dei cursori a forma di mano che tutti i partecipanti potranno far comparire e muovere utilizzando la levetta analogica destra: si potranno utilizzare per puntare forzieri e porte, richiamando quindi un ladro per aprirli, svelando ricchezze ed armi alternative da utilizzare subito in missione. Quando tutti i partecipanti inizieranno a scandagliare gli sfondi in cerca di segreti e preziosi, il caos aumenterà ancora, fattore che potrà determinare la perdita di vite se non si rimarrà concentrati.
La raccolta di ricchezze rimane comunque di grande importanza, in quanto con i soldi guadagnati si potrà riparare il proprio equipaggiamento e far riconoscere i nuovi oggetti trovati, per poi decidere di indossarli per migliorare le proprie statistiche o venderli. Di minore rilevanza, quasi solo coreografica, le armi che vengono raccolte dallo scenario, con un numero di colpi limitato e di scarsa affidabilità, così come la possibilità di domare alcune creature ed utilizzarle come cavalcature: più un omaggio ai grandi classici del passato che un vero e proprio elemento di gameplay.

Dragon's Crown Dragon's Crown è dotato di una carica irresistibile e per stile svetta sia all'interno del panorama attuale del mercato dei videogiochi, sia al di sopra delle già invidiabili precedenti produzioni di Vanillaware. Il gameplay si assimila rapidamente e si può scendere in battaglia senza particolare strategia, puntando a premere i pulsanti ritmicamente per abbattere gli avversari, a tutto vantaggio di ogni tipologia di videogiocatore. Solo successivamente si noteranno i tecnicismi che il sistema di combattimento nasconde ed emergeranno poco alla volta soprattutto progredendo nei livelli e sbloccando nuove abilità, che necessitano di tempismo e manualità superiori. Gli ambienti sono evocativi e perfettamente realizzati al pari dei personaggi, anche se in numero non troppo esteso, fattore che porterà ad affrontarli più volte, spesso con obiettivi secondari non del tutto originali ma in grado di modificare leggermente gli approcci alle battaglie, offrendo in cambio esperienza e nuovi oggetti, utilissimi per proseguire nella storia principale. La main quest offre del resto un livello di difficoltà accessibile ma non banale, soprattutto nelle sezione più avanzate. Dragon's Crown è quindi un tuffo nel passato con gli occhi ben saldi al presente, che tutti potranno apprezzare grazie alla sua accessibilità di base e che andrebbe affrontato con i propri amici, in modo da godere al massimo delle eccezionali trovate del team. Insomma: Dragon's Crown fa propria l'eredità di un'epoca antica: una formula di gioco ormai quasi sparita nelle produzioni più recenti, ma che mai come in questo caso si dimostra ancora viva, vegeta e assolutamente agguerrita.

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