Overwatch - Orisa Oggi alle ore 17:00

Giochiamo in diretta con il nuovo eroe di Overwatch!

Recensione DreadOut - Act 2

Il secondo atto del survival horror ispirato a Fatal Frame

Versione analizzata: PC
recensione DreadOut - Act 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Domenico Musicò Domenico Musicò ha un motto: "È più facile spegnere la luce dentro se stessi che disperdere le tenebre tutt'intorno". Col tempo ha capito di avere ragione, ma è disponibile a cambiare ancora idea. Chiedetegli consigli sulla musica prog, l'horror e tutto ciò che vi passa per la testa su Facebook e Google Plus.

Nella recensione del primo atto di DreadOut fu d’obbligo esprimere grandi perplessità sulla totale mancanza di logica degli enigmi, sul sistema di gioco sin troppo derivativo, e su un comparto tecnico modesto e allineato alla scorsa generazione di console. Nell’ora e mezza utile a completare la prima parte si seguiva un gruppo di studenti in gita che finiva per perdersi in un villaggio abbandonato, fino ad arrivare all’interno di una scuola in rovina in cui si sviluppava la quasi totalità dell’avventura. Tra apparizioni soprannaturali, spiriti vendicativi e una storia che si abbarbicava alle radici più profonde del folklore indonesiano, DreadOut: Act I riusciva a offrire un punto di vista inedito sulle credenze legate al trapasso; reinterpretava le superstizioni sulla vita dopo la morte, e dava loro un taglio fortemente orientale, conservativo, senza mai aprirsi all’horror di matrice occidentale che impazza nella gran parte delle produzioni dedicate al genere.

L’antitesi della fantasmagoria

Sorpresi dalla prematura conclusione dell’atto uno, più simile a una demo estesa che a una parte consistente dell’avventura, ci si aspettava finalmente uno sviluppo più articolato e complesso del gioco, assieme a una limatura a tutto tondo dei problemi tecnici e a una costruzione degli enigmi decisamente meno criptica e più indulgente. In completa controtendenza a quanto dovrebbe accadere nei titoli episodici, invece, Digital Happiness non solo ha demolito quel poco di buono che si era visto, ma ha continuato a seguire imperterrita la strada sbagliata. L’atto due prosegue esattamente da dove si era concluso il primo, con la giovane Linda alla ricerca dei suoi compagni dispersi, armata di uno smartphone utile ad esorcizzare gli spiriti malevoli che infestano le aree.

Nel corso dell’ora di gioco che serve a completare la parte finale di DreadOut troverete anche una seconda camera fotografica munita di zoom, che ha un'efficacia diversa rispetto all’altra, ma al giocatore non è dato sapere né per quale oscuro motivo ciò accada, né quando effettivamente sia il momento migliore per usarla. Sappiate soltanto che questa è l’unica aggiunta apportata al gameplay, che per il resto rimane identico alla prima parte. E quando diciamo identico, stiamo affermando che si porta dietro anche tutte le problematiche che hanno affossato il gioco sin dall’inizio; le stesse, insomma, che ci hanno fatto propendere per un giudizio ben poco lusinghiero. Come se non bastasse, DreadOut perde anche gran parte dell’atmosfera j-horror che aveva caratterizzato il primo atto, mostrando il fianco a una ridicolizzazione dei nemici e a un umorismo involontario presenti soprattutto nelle sezioni iniziali. Basti pensare ai primi minuscoli esseri obesi che vi sottrarranno lo smartphone - o ai goffi attacchi in placcaggio di un vostro compagno posseduto da un demone - per rimanere stupiti in negativo e fare un paio di sorrisi sarcastici.

Leggimi nella mente

Se non fosse per i gravi problemi che si porta dietro, DreadOut avrebbe un buon ritmo di gioco, una struttura à la Project Zero che non viene minimamente intaccata da sperimentazioni fuori luogo, e alcune buone intuizioni che non toccano la storia ma ne arricchiscono la narrativa. Tuttavia, gli sviluppatori hanno pensato a una progressione di gioco sleale e completamente fuori di testa, che blocca i giocatori nel mezzo di alcuni scenari senza lasciare loro indizi di alcun tipo, o quantomeno uno stralcio di spiegazione plausibile su ciò che andrebbe fatto per proseguire. Se l’Act I presentava spezzoni impossibili da superare senza l’aiuto della rete o del fatidico colpo di fortuna, in questo Act II i livelli di frustrazione raggiungono vette insopportabilmente alte. Non stiamo parlando della difficoltà di gioco vera e propria, né di nemici particolarmente ostici o tormentosi oltre ogni limite, ma della scelta di eliminare ogni tipo di logica dai puzzle ambientali e da alcune situazioni specifiche.

Vi ritroverete dunque a vagare continuamente all’interno di zone circoscritte premendo tutti i tasti, fotografando ogni cosa e provando le combinazioni più fantasiose senza mai avvicinarvi realmente alle soluzioni. Non c’è l’incastro giusto da trovare o una serie di combinazioni da provare fin quando - matematicamente - si azzecca quella giusta; c’è, al contrario, una sequela di azioni da compiere che è completamente priva di senso, e che in un paio di casi è l’equivalente di indovinare il pensiero di un folle. Si capisce dunque come certi clamorosi errori di progettazione limitino enormemente la fruibilità del prodotto, già di per sé afflitto da un’arretratezza del comparto tecnico nient’affatto trascurabile. Per certi versi, è come se l’incuria durante le fasi di modellazione e polishing si sia rivelata più accentuata rispetto al precedente episodio. La presenza di ambientazioni all’aperto poco ispirate - spoglie e decisamente disadorne - è una cartina al tornasole di quanto appena affermato, a dimostrazione del fatto che la fretta ha gravato sul mediocre risultato finale più di qualunque mancata abilità nella programmazione. Le texture sono spesso molto rozze, l’aliasing è grossolano e i glitch fioccano anche nei momenti meno prevedibili, con nemici che si dimenano e provano ad acciuffarvi da dentro una parete. Esiste qualche buon momento dove l’orrore tipicamente orientale si mescola a un folklore cupo e violento, ma non basta per soddisfare né gli estimatori dell’horror, né i nostalgici dell’era d’oro del genere.

DreadOut Il secondo e ultimo atto di DreadOut è stato sviluppato con una cura minore rispetto al precedente. A un comparto tecnico mediocre e alla totale illogicità di certi enigmi, vanno sommati dei contenuti piuttosto scarsi e poco stimolanti. La trama da teen horror è approssimativa, puerile e scontata, e non può essere in alcun modo salvata nemmeno dalle interessanti intrusioni dei file di testo, che aprono una finestra mistica su una cultura sconosciuta ai più.

4.5

Che voto dai a: DreadOut

Media Voto Utenti
Voti totali: 5
4.8
nd

Altri contenuti per DreadOut