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Recensione Dungeons and Dragons Daggerdale

La saga di D&D alle prese con un clone di Diablo. Recensito l'XBLA ruolistico

Versione analizzata: Xbox 360
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Un D&D di nuovo su console

Dungeons & Dragons è un brand illustrissimo. Nato negli anni 70 come gioco da tavolo, da allora ha invaso diversi settori ludici e artistici. Da romanzi a cartoni animati, senza rinunciare nemmeno un paio di film, il marchio non si è naturalmente risparmiato dal diventare più d’una volta un videogioco. Se su PC regna l’abbondanza, con decine e decine di titoli, su console D&D manca dal lontano 2004. Impossibile non farsi prendere un po’ dall’hype, all’indomani dell’annuncio di Daggerdale. Impossibile non incrociare l’incrociabile affinché gli sviluppatori si dimostrino all’altezza della situazione. Impossibile non farsi prendere dallo sconforto dopo aver dato una sbirciata al voto a fondo pagina.

Come Diablo? Quasi...

I videogiocatori con un po’ d’esperienza non faticheranno a riassumere brevemente gli elementi che un qualsiasi FPS moderno deve possedere. Coinvolgimento estremo, azione adrenalinica, un buon arsenale, I.A. dei nemici all’altezza e magari una spruzzata di elementi RPG. Anni e anni di Halo, Call Of Duty e Killzone ci hanno insegnato questo. Un discorso simile può essere fatto anche nel caso si pensi a un clone di Diablo. Qualche mese fa, ad esempio, abbiamo avuto il piacere di recensire Torchlight, titolo assolutamente privo di idee originali, ma ben confezionato e fedele alla tradizione avviata dal capolavoro Blizzard. Il perché di una tale introduzione è presto detto: Dungeons & Dragons: Daggerdale aspira ad essere l’ennesimo emulo di Diablo, ma fallisce in pieno perché incapace di riprodurre le caratteristiche migliori del titolo a cui si ispira.
L’avventura si apre con la classica selezione del proprio avatar, tra un elenco di quattro eroi estremamente canonici. C’è il Guerriero Umano, dalle spiccate abilità nel combattimento corpo a corpo; il Chierico Nano, capace di lanciare incantesimi curativi; la bella Elfa Ladra, debole, ma efficace grazie ai suoi attacchi dalla distanza e l’Halfling Mago, che come il nome suggerisce è specializzato nell’uso della magia.
Dopo essere stati introdotti alla debolissima trama che sorregge l’avventura, che tira in ballo il classico cattivone che vuole conquistare il solito regno fatato, verrete rapidamente introdotti al gioco vero e proprio.
Rispetto al già citato Diablo, il cambiamento più sensibile è legato all’inquadratura. All’isometrica, il prodotto Atari contrappone una visuale in terza persona, libera di ruotare attorno all’avatar. Inizialmente la sensazione è estremamente piacevole. Questa visuale più ravvicinata lascia presagire un maggior grado di coinvolgimento, mentre una rapida esplorazione dei menù rassicurano sulla profondità della struttura ruolistica. Tra abilità, statistiche da incrementare livello dopo livello e diversi slot dell’equipaggiamento da riempire, non si può che muovere i primi passi con il cuore gonfio di fiducia.
Del resto, vuoi proprio che gli sviluppatori abbiano fallito nelle fasi di combattimento?
Esattamente come accade in Diablo, non farete altro che accettare quest, raggiungere il dungeon di turno e svuotarlo dalle demoniache presenze che lo albergano. Se già ad una seconda occhiata vi accorgerete che i menù non sono poi così tanto esplicativi e user friendly come preventivato, la prima volta che sguainerete la spada capirete quanto Dungeons & Dragons: Daggerdale sia un videogioco dimenticabile, alla lunga noioso e mal sviluppato.
Nonostante sia piuttosto interessante poter contare su abilità che si ricaricano con estrema velocità, che userete quindi quasi di continuo, e su un attacco secondario che sfrutta armi da lancio dalla quantità illimitata, il combat system si rivela scialbo, impreciso, incapace di riprodurre la gioia del button mashing selvaggio, ma ragionato, di Diablo. Due i problemi principali. Il primo è un costante senso di lentezza e pesantezza che accompagnerà qualsiasi attacco. Si ha la netta sensazione di avere a che fare con un avatar perennemente svogliato, se non pesantemente assonnato. Accerchiati da decine e decine di goblin e scheletri belli svegli, vi sembrerà di controllare un vecchio e stanco lottatore in pensione che a fatica è in grado di reggere gli strumenti d’offesa. Certo, aumentando di livello e con le armi migliori, la situazione si fa più rosea, ma scordatevi la reattività e vivacità degli scontri di Diablo. Il secondo problema è invece relativo a una certa imprecisione del sistema di controllo. Se colpire dalla distanza i nemici non sarà quasi mai un problema, nel corpo a corpo vi capiterà spesso di mancare il bersaglio. Mancando il lock-on non saranno rare le volte in cui andrete completamente a vuoto il che, unito alla costante lentezza dell’avatar, spesso vi penalizzerà più di quanto possiate immaginare.
Volendo poi essere puntigliosi fino in fondo, va anche annotata l’estrema pretenziosità in termini di punti esperienza che vi saranno richiesti per salire di livello. Soprattutto all’inizio la cosa vi costerà molta fatica e persino qualche game over di troppo.
Tirando le somme sul gameplay insomma, Dungeons & Dragons: Daggerdale funziona, ma con qualche riserva, nella sua componente RPG e fallisce quasi completamente in quella action.

Meglio in co-op? Quasi...

Fortunatamente, ma non troppo, Dungeons & Dragons: Daggerdale presenta anche una modalità co-op. In locale fino a due utenti potranno darsi una mano, mentre online il limite imposto è quattro. Coadiuvati da alleati umani il tutto diventa sicuramente più divertente, stimolante e rapido, ma c’è il classico ma. Se in locale tutto fila liscio come l’olio, online esperirete le estreme conseguenze del lag. Siamo sicuri che presto buona parte di questi problemi verranno risolti da una patch, ma allo stato attuale le cose funzionano piuttosto male. Ci è capitato, ad esempio, di essere improvvisamente imprigionati in schermate di caricamento, mentre i nostri compagni avanzavano senza di noi. Insomma allo stato attuale, il co-op in rete presenta diversi e pesanti problemi.
Anche dal punto di vista grafico c’è poco da stare allegri. Artisticamente Dungeons & Dragons: Daggerdale è piuttosto povero. In rassegna si è spettatori di tutti i topoi del caso, senza alcun briciolo di creatività e originalità: la caverna abitata da nani, gli scheletri visti e rivisti in centinaia di altri giochi, persino le armature sanno di già visto. Tecnologicamente siamo stati tristi testimoni di svariati glitch e bug, senza contare un quasi perenne tearing che invaderà spessissimo i vostri schermi. Il tutto a fronte di animazioni, modelli poligonali e texture sufficienti e poco più.
Persino l’audio dimostra la svogliatezza degli sviluppatori: effetti sonori anonimi, temi musicali appena accennati e incapaci di creare empatia e assenza di qualsivoglia doppiaggio.
Parlando di longevità la campagna principale, che poi è l’unica vera modalità presente, non vi durerà più di una quindicina di ore. La quantità è sicuramente sufficiente, visto il prezzo del gioco, ma la qualità, quella lascia piuttosto a desiderare.

Dungeons & Dragons Daggerdale Dungeons & Dragons: Daggerdale fallisce miseramente. Cerca di essere un clone di Diablo, ma riesce solo a metà. Se la componente ruolistica è intrigante al punto giusto, il combat system affossa l’intero progetto. Noioso, lento e ripetitivo: non c’è modo migliore per descrivere l’ultima fatica di Atari. Esistono decine di hack 'n' Slash molto migliori di questo.

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