Recensione Dungeons of Dredmor

Un nuovo indiegame ci riporta agli RPG del passato!

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Andrea Schwendimann Andrea Schwendimann nasce smontando un 486DX e divorando qualsiasi videogame da allora in avanti. Non ha resistito a nessuna piattaforma, appassionandosi a qualsiasi genere, pur prediligendo gli FPS, gli action-adventure, gli RPG e l'hardware da gaming in ogni declinazione. Lo trovate su Facebook, su Steam e su Google Plus.

Lord Dredmor si è risvegliato e trama un'imminente apocalisse dall'ultimo livello del suo profondissimo dungeon! Un Eroe doveva esser scelto per affrontare la minaccia e siamo stati decisamente sfortunati: starà a noi affrontare le orde di nemici assetati di sangue, scendendo nel polveroso dungeon del signor Dredmor. Dura la vita degli avventurieri. Fin troppo. Onestamente avremmo preferito rimanere a casa davanti al televisore con una birra ghiacciata, ma non possiamo farci nulla. Per fortuna che almeno possiamo portarci la PSP per i momenti morti, mentre chi ci controlla metterà ordine nel nostro inventario.

Congratulations! You have died!

Dungeons of Dredmor è un dungeon crawler indie uscito da poco in Digital Delivery su molte piattaforme, inclusi gli immensi Impulse e Steam. Ciò che lo rende davvero interessante a una prima occhiata è la sua natura old-school. Grafica in due dimensioni, progressione ragionata "a turni" e una pletora di statistiche, oggetti e abilità da combinare in dungeon creati di volta in volta casualmente sono tutte caratteristiche che fanno la gioia dei videoplayer d'antan, ma non solo.
Un tutorial molto esauriente introduce in modo dettagliato l'avventura, che risulta fin da subito davvero ostica. Significiativa in questo senso la schermata di selezione dei livelli di difficoltà: gli sviluppatori consigliano infatti di giocarlo spuntando la voce di morte permanente. E lo consigliamo anche noi. Il motivo è ben presto detto: Dungeons of Dredmor porta alla dipendenza. Il gameplay è infatti talmente ben congegnato nella sua spartanità e schiettezza che rende di fatto il titolo un "addictive game". Potremo controllare il personaggio o tramite il classico corpo WASD o tramite il solo mouse, il che lo rende un punta e clicca a tutti gli effetti. In ogni caso, dopo aver selezionato uno dei tre livelli di difficoltà potremo scegliere sette fra 34 abilità in maniera completamente libera. Ciascuna abilità è poi suddivisa da cinque a otto ulteriori skill, che otteremo una alla volta avanzando di livello. I talenti spaziano dall'uso di armi e armature -spade, asce, staffe, mani nude, doppia arma, scudo e così via-, ad altri ben più esotici come la Mathemagic, la Necroneconomics e la possibilità di coltivare funghi. Il tutto forma una struttura che, sebbene molto classica, risulta davvero profonda e divertente, soprattutto considerando come sono strutturati i combattimenti e le tre crafting skill -alchemy, smithing e tinkering. Data la quantità esorbitante di oggetti (dalla spada di legno, all'enigmatico Horadic Cube) nei giocatori si instillerà fin da subito la smania incontrollabile di arraffare quanta più roba possibile. Attenzione però: il nostro inventario sarà molto limitato e dovremo selezionare accuratamente cosa portarci dietro. Fondamentali per questo le tre skill di cui sopra. Il sistema di crafting è infatti talmente vasto che cominceremo a creare un'altra serie di oggetti unici grazie alle centinaia di ricette di creazione che troveremo in piccole librerie sparse per ogni schema. Insomma, il titolo Gaslamp Games richiederà di fatto una notevole esperienza per progredire verso il malvagio Dredmor e la curva di difficoltà risulta davvero ripida data la complessità derivante sia dalla quantità di cose di cui tener conto, sia alla totale libertà data ai giocatori nel gestirle. Moriremo molte volte prima di raggiungere una "build" in grado di condurci alla vittoria e gli sviluppatori ne sono ben consci, tanto da scehrnirci con l'irridente messaggio di game over: "Congratulazioni! Siete morti".

Turni e quadrati

I combattimenti, insieme all'immenso sistema di equipaggiamento, sono il secondo punto cardine del gioco. Cliccando come pazzi attraverso le migliaia di stanze delle mappe, incontreremo vere e proprie orde di nemici da sconfiggere. Ben variegati, i mostri di Dungeons of Dredmor non sono certo da sottovalutare. Non sapremo mai cosa ci aspetterà dietro alla prossima porta e l'uso efficace di ogni singola pozione sarà cruciale per ucciderli. Tutte le mappe sono suddivise in invisibili quadrati e quando ne attraverseremo uno o compiremo un'azione in quello corrente passerà un turno di gioco. In questo modo, di fronte all'imprevisto, potremo ragionare su come affrontarlo in tutta tranquillità, tenendo presente che la fuga sarà spesso un'alternativa da prendere seriamente in considerazione. Avremo a nostra disposizione tre tipi di attacchi, tutti eseguibili con un click del mouse: a distanza, magici e corpo a corpo. Ogni nemico avrà una debolezza e una forza da sfruttare e, soprattutto quando riusciremo ad avanzare oltre il terzo livello di gioco, sarà essenziale riuscire a scovarle.
Ciascun livello del dungeon, oltre alle migliaia di item sparsi in terra e ai nemici, conterrà molti oggetti con cui interagire direttamente, come altari su cui riporre strani artefatti o leve che aprono altri passaggi. La varietà visuale anche in questo caso è davvero notevole, nonostante le semplici funzioni degli oggetti in questione che non brillano certo per originalità, complici le poche quest che li coinvolgono, assolutamente trascurabili e poco ispirate.
In definitiva l'insieme di statistiche, abilità, equipaggiamenti e varietà dei mostri offre un mix davvero riuscito e convincente, pur mantenendo il gameplay intutivo nella sua complessità, sancendo il pieno successo del titolo. Tuttavia non possiamo nascondere ai nostri lettori anche alcuni difetti insiti in questa compatta struttura. Innanzi tutto l'interfaccia, seppur ben concepita, non scala con la risoluzione. Data l'ingente frequenza di click per poterla utilizzare e l'estrema necessità nel farlo, chi gode di uno schermo con una risoluzione nativa elevata affaticherà non poco i suoi occhi (questo problema verrà risolto nella prossima patch, di imminente uscita). In seguito alcune delle opzioni a disposizione e altre caratteristiche non saranno affatto spiegate al giocatore, nonostante il lungo tutorial introduttivo. Ad esempio tutte le statistiche che determinano l'esito degli scontri interagiscono in modo poco chiaro. Il giocatore sa che il sistema che le regola è solido e ben congegnato, ma è difficile rendersi conto di quali siano migliori di altre per le skill che ha scelto e in ultima analisi come far progredire il personaggio a livello di equipaggiamento lungo il corso del gioco. Forse questo è il maggiore limite di Dungeons of Dredmor dato che il gameplay verte tutto sulla sola esplorazione e sul looting.

Tecnicamente il titolo offre uno stile ben caratterizzato e ogni pixel delinea tutti gli elementi a schermo in modo gradevole e ispirato. Privo di bug che spesso affossano gli indiegame all'uscita, il fascino del pixel colpisce ancora una volta nonostante una generale omogeneità dei tileset dei vari livelli. D'altra parte l'intero parco di oggetti e nemici è quanto mai eclettico e la natura dissacrante delle descrizioni ("Ematite: minarale da cui estrarre il ferro. Ottima nello yogurt.") strappa il più delle volte un sorriso al giocatore, data l'assurdità delle stesse. L'ironia la fa da padrone e saremo sempre invogliati a scoprire nuovi e strani oggetti per capirne la funzione. Gli effetti sonori sono forse il lato meno risucito e risultano ripetitivi e mal campionati, come l'orribile verso degli odiati Diggles. D'altra parte le musiche accompagnano con motivetti tra il funky e il jazz davvero ben riusciti, che catturano davvero bene l'atmosfera irriverente del titolo, tanto da volerle ascoltare anche a gioco spento.


Dungeons of Dredmor Uscito senza che nessuno ne sapesse niente, Dungeons of Dredmor è una bella sorpresa nel parco indie odierno e riesce a tenere incollati davanti allo schermo data l'immediata frenesia da esplorazione e da loot, nonchè una rigiocabilità alle stelle. Basato tutto su questo concetto, ne fa il cavallo di battaglia e, nonostante alcuni trascurabili difetti di bilanciamento e altri meno trascurabili d'interfaccia, trasporta il giocatore in un'epoca passata, quando tutti gli appassionati di RPG sapevano cosa fossero gli zorkmid e il puro gameplay regnava incontrastato, prima della forsennata ricerca dello spettacolarità a cui oggi siamo abituati e dalla quale forse un pò annoiati e disillusi. Riuscirete a raggiungere il livello più basso e sconfiggere il temuto Dredmor? Non sarà impresa facile.

8.2

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