Recensione Dynasty Warriors 7

Dynasty Warriors torna alla carica

Versione analizzata: Xbox 360
recensione Dynasty Warriors 7
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nel mondo dei videogiochi esistono saghe pressappoco immortali; produzioni che, indipendentemente dalla qualità, continuano a riproporsi in maniera costante anno dopo anno. Il caso più eclatante è senza ombra di dubbio quello di Dynasty Warriors, epopea bellica medievale giunta -senza contare le decine di spin-off- oramai alla settima edizione. Omega Force e KOEI sembrano intenzionate anche quest'anno a riproporre la stessa identica struttura che ha reso famoso, in positivo come in negativo, Sangokumusou, che con tutta probabilità detiene ad oggi il curioso record di titolo più ripetitivo. Ma andiamo a vedere nel dettaglio se in Dynasty Warriors 7, disponibile dall'8 Aprile nei negozi, qualcosa è effettivamente cambiato.

I Tre Regni

Per quanto riguarda il background narrativo Dynasty Warriors 7 è l'ennesima riproposizione del famosissimo (ed abusatissimo) periodo dei Tre Regni (o Sānguó) nell'accezione più consona agli storici cinesi, ovvero nel periodo storico che va dall'insurrezione dei Turbanti Gialli nel 184 alla conquista del Regno Wu da parte della Dinastia Jin, nel 280. Condensare in poche righe circa cento anni di storia di uno tra i popoli più controversi di sempre sarebbe impossibile: vi basti sapere che le vicende riprese in game prevederanno l'intervento -più o meno incisivo- di tutti i più importanti interpreti delle numerose battaglie svoltesi nell'arco del suddetto periodo. Avremo quindi a che fare con il pretore Zhang Jiao, con i signori feudali Dong Zhuo, Sun Jian, Gongsung Zan e Ding Yuan, nonché con famosi comandanti quali Yuan Shao e Cao Cao.
La vastità e la quantità di materiale a disposizione ha permesso al team di sviluppo di inserire, anche questa volta, del materiale inedito. Dynasty Warriors 7 approfondirà infatti -tra le altre- l'inedita Battaglia delle piane di Wu Zhang, ultimo atto dello scontro tra gli stati di Cao Wei e Shu Han, nella primavera del 234. Saremo dunque testimoni della morte di Zhuge Liang, che condusse oltre centomila uomini attraverso il passo di Xiagu, per quella che fu la sua ultima spedizione.

Come in ogni Dynasty che si rispetti anche in questo settimo capitolo potremo scegliere, grazie alle due modalità di gioco distinte, quali condottieri portare al trionfo sul campo di battaglia. Attraverso la Modalità Storia potremo rivivere le gesta di una tra le Dinastie protagoniste (Shu, Wei, Wu e Jin), in una consequenzialità di eventi che seguirà a grandi linee i fatti storici, inserendo alcuni elementi di fiction strettamente correlati all'esito delle battaglie. Le vicende verranno accompagnate da moltissime cut-scene che racconteranno i rapporti tra i protagonisti del conflitto (spesso imparentati), i retroscena, gli intrighi e chi più ne ha più ne metta. Una sorta di storico libro-game nel quale, ad essere onesti, non abbiamo riscontrato una soddisfacente caratterizzazione dei personaggi, che si limitano a seguire il copione senza rimanere particolarmente impressi nella mente del videogiocatore.
Diversa -ma non troppo- la Modalità Conquista, che ci permetterà d'immedesimarci in maniera più libera in uno dei moltissimi condottieri che presero parte alle battaglie riproposte in-game, dandoci addirittura facoltà -una volta sbloccati- di cambiare alter-ego da uno scontro all'altro. In questo però caso le vicende storiche non verranno seguite in maniera del tutto lineare. Grazie ad un enorme reticolo a nido d'ape disegnato sul territorio cinese dell'epoca avremo facoltà di avanzare come nel tabellone di un gigantesco gioco da tavola, selezionando le battaglie alle quali vorremo prendere parte. Vi sarà anche la possibilità di visitare diversi insediamenti per spendere il denaro guadagnato nell'acquisto o nel potenziamento dell'armamentario. Tra gli elementi RPG presenti, seppur in minima parte, in questa seconda declinazione, segnaliamo anche la possibilità di acquisire, tramite i punti abilità guadagnati in battaglia, particolari facoltà per gli innumerevoli condottieri che, vittoria dopo vittoria, vedranno accrescere anche le loro caratteristiche combattive.
Questa modalità, pensata in sostituzione della classica Free Mode, permetterà anche la co-operazione tra più giocatori, disponibile sia in locale che via Xbox Live o PSN.

Microscopici cambiamenti

Per quanto concerne il gameplay Dynasty Warriors 7 presenta la struttura da Hack and Slash che ha contraddistinto la serie sin dagli albori. Un comodo ed intuitivo sistema di controllo permetterà l'immediata immersione nella battaglia, così come l'assimilazione delle feature -vecchie e nuove- legate al combat system. Al movimento, legato allo stick sinistro, s'aggiungono attacchi normali e speciali, combinabili in differenti sequenze per scatenare tutta la maestria dei combattenti digitalizzati. Immancabili (per alcune armi particolari) gli attacchi EX, versioni potenziate dei colpi speciali che potranno essere concatenate semplicemente mantenendo la pressione una volta scatenata la più lunga tra le combo. Del tutto differente l'utilizzo degli attacchi Musou, strettamente collegati al riempimento di una barra posta immediatamente al di sotto di quella vitale, nell'angolo in basso a sinistra dello schermo. In questo caso, mediante la pressione del tasto adibito, potremo interrompere l'azione in qualsiasi momento, avviando una mini cut-scene che porterà ad un devastante attacco ad elevato raggio d'azione, capace di eliminare in un sol colpo tutti i nemici presenti nelle vicinanze. Grazie a questa particolare caratteristica sarà possibile incrementare il counter delle combo, nonché evitare, ad esempio, lo sbilanciamento in seguito all'assorbimento di un fendente avversario, proiettandoci direttamente in un contrattacco. Elementi che ritornano dalle passate versioni di Dynasty ai quali s'aggiungono due interessanti novità: il cambio d'arma contestuale e la possibilità di utilizzare animali in battaglia. La prima feature consentirà un rapido cambio (rapida pressione sul dorsale destro) tra l'arma primaria e secondaria; un'opzione che improvviserà una mossa speciale di circostanza per agevolare lo switch e tramite la quale potremo modificare ed allungare le catene combo a disposizione. La seconda, come detto, permetterà di sfruttare diverse creature nel corso delle battaglie: sulle prime avremo a disposizione le sole cavalcature, che ci consentiranno di muoverci più agevolmente sul campo di battaglia e travolgere i nemici più deboli per evitare troppe perdite di tempo. In seguito avremo facoltà di richiamare vere e proprie macchine da combattimento come Orsi, Tigri, Aquile e chi più ne ha più ne metta per un corposo contributo durante gli scontri più impegnativi.
Nonostante le novità, a dire il vero molto timide, la struttura del gamplay e della progressione non cambia d'una virgola rispetto al passato (distante e recente). Di volta in volta verremo proiettati su enormi campi di battaglia con l'obiettivo di sconfiggere, ad uno ad uno, i generali avversari, coadiuvati, a seconda del grado, da un certo numero di truppe. L'assenza di qualsivoglia componente tattica (o quantomeno della necessità di organizzare un minimo l'azione) sminuisce per l'ennesima volta l'intera intelaiatura ludica ad un ripetitivo, continuo e forsennato button mashing, incapace di sostenere la pur interessantissima struttura narrativa per più di una mezzora di gioco. Nemmeno le variabili inserite dai boss fight, dalle suddette nuove feature e dagli eventi collaterali (es. caduta di massi) che si presenteranno sul campo riescono a diversificare un sistema vetusto oramai da anni. A peggiorare le cose ci pensa, non bastasse, un'intelligenza artificiale al di sotto della media, che presenta avversari sprovvisti di pattern d'attacco che possano definirsi tali; si salvano, da questo punto di vista, solo i comandanti e i generali che -se non altro- ci obbligheranno a sfruttare la parata.
Quadro dopo quadro la confusione si farà sempre più opprimente e così il senso di frustrazione del giocatore, costretto ad avanzare in un continuo deja vu con un personaggio praticamente immortale, nella costrizione di un set di attacchi che si rivelerà scarno già alla prima ondata di avversari. Un vero peccato vista l'imponente ed affascinante struttura narrativa, supportata anche da una fantastica enciclopedia digitale (con tanto di collegamenti iper-testuali interattivi) che permetterà di entrare nel dettaglio, in maniera molto approfondita, in uno dei più interessanti periodi storici del mondo orientale.

Un salto nel passato

Dal punto di vista tecnico appaiono veramente infinitesimali i passi avanti rispetto al precedente episodio, figurati in particolare in una migliorata solidità poligonale dei modelli e in una più precisa ed accurata modellazione dei volti, che ha permesso qualche velleità nell'ambito della realizzazione delle espressioni facciali. Non altrettanto buono, ahinoi, il comparto animazioni, viziato dalla ripetitività di movimenti legnosi e spesso mal collegati tra loro. Ne risente, dunque, la fluidità complessiva, indebolita anche da qualche sporadico calo di frame rate durante gli scontri più concitati.
Inguardabile risulta poi il colpo d'occhio sugli scenari, caratterizzati da una costante povertà di dettagli e da una texturizzazione davvero mediocre delle superfici, prive di qualsivoglia effetto che possa anche solo far pensare alla Next Gen. Meglio il comparto d'effettistica particellare che, tutto sommato, si difende bene nella riproposizione a schermo delle esplosioni colorate provocate dai potenti attacchi Musou sfoggiati dai combattenti. Di discreta fattura anche la gestione dell'illuminazione, capace di sviare l'attenzione dai fondali rimasti indietro di qualche generazione. Praticamente inesistente l'interazione ambientale, limitata ad alcune giare sparse casualmente nei livelli.
Per quel che concerne il comparto sonoro va registrata una buona campionatura degli effetti unita ad una colonna sonora senza arte ne parte. Ottimo, invece, il doppiaggio (in inglese), accompagnato da una costante e sin troppo invasiva sottotitolazione in italiano.

Dynasty Warriors 7 Anche quest’anno le “novità” introdotte dal team Omega Force nell’ennesima incarnazione di Dynasty Warriors risultano a dir poco velleitarie. Il fulcro del gameplay rimane infatti ancorato ad una struttura vetusta e ripetitiva che fa del button mashing dissennato il suo unico mantra. Un peccato che la noia sommerga quella che è a tutti gli effetti una struttura narrativa ricca ed affascinante, ancorché non interpretata in maniera magistrale dagli attori digitali sul campo. Un comparto tecnico appena sufficiente chiude il cerchio dell’ennesima produzione che, almeno in Europa, con queste caratteristiche, non sembra avere alcun senso.

5

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