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Recensione Dynasty Warriors 8: Empires

Un viaggio nell'antica Cina con lo strategico di Koei-Tecmo

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Dynasty Warriors 8: Empires
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Marcello Marcello "Pavo" Paolillo è videogiocatore da sempre, e da anni critico del settore; ha scritto e scrive attualmente su diverse testate online dedicate ai videogames e al cinema, passando anche per i fumetti. Pavo non è il suo nome anagrafico; ma è sicuramente il suo nome vero. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Non aver mai sentito parlare della serie di Dynasty Warriors vuol dire aver vissuto in una capanna di paglia, lontani dal mondo civilizzato, perlomeno per diciotto lunghissimi anni. Shin Sangokumusō è infatti una vera e propria epopea videoludica che ha attraversato oltre quattro generazioni di console, nata come costola di un'altra serie della Koei (Romance of the Three Kingdoms) a sua volta ispirata per sommi capi al classico della letteratura cinese “Il romanzo dei tre regni”. Arrivando poi a omaggiare marchi di successo come le ben note serie di One Piece, Hokuto No Ken e Gundam, passando per i Saint Seya e addirittura la Grecia Antica, con Warriors: Legends of Troy. Il tutto, quindi, per una moltitudine di spin-off e capitoli trasversali, cui fa capolino anche quest'ultimo Dynasty Warriors 8: Empires, seconda “espansione” (la prima è Dynasty Warriors 8: Xtreme Legends) dell'ottavo capitolo della serie uscito un paio di anni fa sulle piattaforme della scorsa generazione, vale a dire PlayStation 3 e Xbox 360. Ma i guerrieri della dinastia più prolifica dell'universo videoludico avevano bisogno di un ulteriore capitolo aggiuntivo?

METTI UN GIORNO IN UNO DEI TRE REGNI

Partiamo subito col dire che l'ultimo titolo svilppato da Omega Force si pone come una variante più strategica rispetto all'originale del 2013 ed espansione successiva. Saremo sempre chiamati a rivivere le vicende dell'ormai leggendaria guerra dei Tre Regni, impersonando uno dei numerosi guerrieri messi a disposizione (più un nuovo personaggio giocabile, Xun Yu della dinastia Wei), ma rispetto alla versione standard e ad Xtreme Legends la prima novità che salta all'occhio è che la campagna principale può fregiarsi ora di un'inedita modalità chiamata Empire. Questa è capace di unire l'azione tipica della serie ad una dose inedita di strategia e tattica, dandoci modo di unificare la Cina non solo facendo vibrare le nostre spade, ma anche occupandoci di aspetti maggiormente diplomatici, come la gestione delle risorse economiche o politiche del nostro regno. Il tutto attraverso semplici menù e mappe in stile Risiko!, dopo aver selezionato lo scenario storico e bellico da affrontare: partendo come semplice esploratore il giocatore si troverà a girovagare per la Cina alla ricerca di un obiettivo primario, costruendo man mano il proprio regno o alleandosi con eserciti disposti a collaborare con noi. Nei panni di “Marshal” o “Prefetto” la situazione evolverà in maniera del tutto differente, dato che facendo già parte di una fazione in guerra dovremo comportarci come un vero e proprio consigliere, controllando un'area della mappa dove attuare importanti operazioni militari e gestionali, costruendo presidi e avamposti, oppure decidendo di aprire importanti negozi che frutterano risorse fondamentali al nostro esercito. Sfruttando i tre elementi chiave del gioco (ossia Materiali, Oro e Truppe), dovremo insomma cercare di fare del nostro meglio interpretando la situazione in cui si troverà il condottiero scelto.
Senza trascurare il fatto che più in alto di noi svetta sempre l'illustre Sovrano, che non impiegherà molto a fregiarci di una carica più prestigiosa rispetto a quella di ufficiale, nel caso in cui riuscissimo a portare a casa degli ottimi risultati. E non dimentichiamoci neppure dei legami di amicizia e delle relazioni sentimentali, presenti anche in questa seconda espansione di Dynasty Warriors 8: mantenendo alto il il livello di fedeltà delle truppe e degli alleati attraverso aiuti, lauti banchetti o semplici incoraggiamenti, potremo infatti avere al nostro fianco guerrieri fedeli che sacrificheranno la loro vita per la nostra nobile causa. Così come sposare la persona amata ci darà modo di generare un degno erede (ma uno soltanto), che presto prenderà le redini del nostro possente esercito (nonché varie caratteristiche belliche generate a caso). O perlomeno così si spera, visto e considerato che la sconfitta arriverà inevitabile quando l’unificazione della Cina sarà effettuata da una fazione avversaria, oppure trascorreranno 50 anni (circa 600 turni) dall’inizio della partita.

Se invadere e successivamente occupare territori nemici, stabilire con quali condottieri allearsi, addestrare le proprie truppe e perfino sposarsi sono elementi che fanno sembrare DW8:E un nuovo capitolo della serie Total War, spiace constatare come alla fine della fiera il tutto si risolva sempre nella consueta maniera di tutti i capitoli della serie di Sangokumusō, ossia a mazzate sulle gengive. Dynasty Warriors 8: Empires consumerà letteralmente il tasto quadrato del Dual Shock 4 adibito all'Attacco Normale, seguito dal triangolo e dal cerchio, rispettivamente Attacco Potente e Attacco Musou, il tutto per decine e decine di ore di martellante azione Hack 'n' Slash. Falciare legioni di soldati semplici, in attesa di confrontarci con l'ufficiale di turno, è una meccanica che abbiamo imparato a memoria: per diversificarla non bastano piccole aggiunte come la possibilità di usufruire di potenziamenti temporanei e stratagemmi inseriti nel proprio mazzo tattico (i quali se usati travolgeranno i nostri avversari con una pioggia di frecce, una tempesta di fulmini o imboscate improvvise), seguite dalla possibilità a fine missione di ottenere nuove combo, nuove mosse e nuovi equipaggiamenti, grazie anche a punti bonus da spendere per potenziare armi, armature e abilità.


Non che questo piccolo ventaglio di novità dispiacerà agli appassionati irriducibili della serie, ma è anche vero che dopo diciotto anni circa di titoli che ricalcano sempre e comunque la stessa meccanica di gioco, era lecito pretendere qualcosa che non offrisse solo una piccola parentesi strategica aggiuntiva, soprattutto considerando l'arrivo della serie nella next-gen. Fortuna vuole che le decine di personaggi da poter scegliere, ossia i leggendari guerrieri della dinastia cinese (cui fa gradito ritorno l'arrogante e presuntuoso Lu Bu), sono accompagnati in questa occasione da una piacevole sorpresa: un editor realmente ricco e profondo, il quale partendo da modelli predefiniti ci permetterà di modificare aspetto, armi e persino mosse del nostro guerriero, non dimenticando addirittura le fattezze del destriero che andremo a cavalcare e lo stemma del nostro esercito. Anche l'editor degli scenari, seppur più limitato rispetto a quello relativo alla creazione del nostro alter ego cinese, è sicuramente completo e ben realizzato, dandoci modo di posizionare elementi naturali e arificiali con relativa semplicità. Ultime, le modalità non giocabili Enciclopedia e Gallery, oltre all'opzione Free, che consente di affrontare liberamente i livelli di gioco come fossero un tutorial. Chiudono il quadro apposite modalità co-op e versus in split screen e ovviamente Online, con altri utenti collegati da tutto il mondo (senza dimenticare il crossplay fra le versioni PlayStation 4 e PlayStation 3).

UNA CINA VECCHIA DENTRO

A parte i personaggi principali, grazie all'utilizzo di texture ultra dettagliate per le armature, per le armi e più in generale per tutto ciò che caratterizza il guerriero scelto, spiace ribadire come il team Omega Force non abbia realmente considerato di portare la serie di Dynasty Warriors nella nuova generazione grafica di PS4: il cast di personaggi di contorno, ossia i soldati che andremo a falciare nel corso della nostra avventura, sono realizzati con un livello di dettaglio appena sufficiente, mentre gli stessi scenari, nonostante non siano del tutto inaccettabili, risultano comunque più scarni rispetto ai precedenti due capitoli di Dynasty Warriors. E l'Intelligenza Artificiale è quanto di più vicino ad una vera e propria Stupidità Artificiale, vista la poca reattività degli avversari mossi dalla CPU. Perlomeno, l'alta capacità di calcolo di PlayStation 4 fa si che il numero di personaggi a schermo sia davvero elevatissimo, nonché arricchito da effetti di luce e condizioni meteorologiche variabili realmente sorprendenti. Il tutto, sempre e comunque a 60 fotogrammi al secondo anche nelle situazioni più concitate. Il sonoro, fra colpi di spada e il sibilare di frecce, è accompagnato da un doppiaggio rigorosamente in giapponese con sottotitoli in inglese, a sua volta supportato da incalzanti brani musicali di stampo Rock nel mentre dei duelli, accostati a melodie più orientaleggianti nei rarissimi momenti di tranquillità che il gioco offre, tra una battaglia e l'altra. Alti e bassi, dunque, senza proporre purtroppo lo stacco netto tra vecchia e nuova generazione che i fan della serie (e non solo) speravano di trovarsi tra le mani.

Dynasty Warriors 8: Empires Nato con l'idea di espandere la già notevole quantità di caratteristiche dell'episodio madre e del successivo Xtreme Legends, Dynasty Warriors 8: Empires altri non è che l'ennesima versione estesa dell'ultimo capitolo della longeva serie prodotta da Tecmo Koei. Si tratta dunque di uno spin-off che concilia l'azione da battaglia con un gameplay tipicamente strategico, donando quindi maggiore spazio alla pianificazione che precede i duelli sul campo. Peccato solo che il resto fatichi a discostarsi da quella che è la tipica (e decisamente ripetitiva) formula di gioco dei Dynasty Warriors sin dall'alba dei tempi, ossia quella del martellare il tasto finché non viene il callo, considerando che neanche il comparto grafico poco più che sufficiente distrarrà dalla noia che inevitablmente coglierà il giocatore dopo poche ore. Lo scettro del comando (e la decisione di un eventuale acquisto) spetta quindi a voi.

6.5

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