Recensione Dynasty Warriors 8: Empires

La sottoserie strategica dell'hack'n'slash di Tecmo-Koei arriva finalmente su PlayStation Vita. I risultati della conversione, però, devono fare a patti con le caratteristiche dell'hardware.

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione Dynasty Warriors 8: Empires
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Dynasty Warriors è un nome che, sin dalla sua prima apparizione, divide il pubblico in due distinte categorie: coloro che non ne hanno mai abbastanza delle allegre mazzuolate in stile musou e chi, invece, questo particolare genere non lo riesce proprio a digerire. Ciò nonostante, le appassionanti vicende che narrano - in modo ovviamente romanzato - di un Celeste Impero pre-medievale lacerato da conflitti intestini e violentata da generali di ventura, sono riuscite a calamitare l'attenzione di un piccolo esercito di fedelissimi seguaci, in trepidante attesa per ogni nuova iterazione della prolifica serie.
Sono passati ormai più di quindici anni da quando sentimmo parlare per la prima volta di Dynasty Warriors e, da allora, la premiata ditta formata da Omega Force e Tecmo Koei non si è più fermata, sfornando a ritmo sostenuto una selva di episodi regolari, edizioni rivedute e diversi spin off, giunti sulle più disparate piattaforme. Tra questi, la sub-serie strategica Empires, nel corso del tempo è riuscita, nonostante la ritrosia iniziale di buona parte della fan base, ad acquisire una dignità tutta propria, tanto da saltare praticamente su ogni console Sony ricevendo, in due anni, ben tre adattamenti. L'ultimo hardware, in ordine di tempo, ad ospitare lo spin off strategico dell'ottavo capitolo regolare è stata la piccola creatura della casa di Tokyo la quale, finalmente, ci ha dato l'opportunità di riunificare la Cina "on the go".

Ne resterà soltanto uno

In Dynasty Warriors 8: Empires convivono pacificamente due anime ben distinte. Una sorta di bipolarismo costruttivo dall'equilibrio abbastanza solido, che ha comunque saputo regalare un bel po' di ore di sano svago. Intendiamoci. Salvo che per alcune piccole aggiunte il titolo ripresenta, sostanzialmente immutati, tutti i granitici cliché del genere. Quindi, chi non ha mai provato alcuna simpatia per la serie (in generale) e, soprattutto, per questa declinazione strategica (in particolare) di certo non troverà alcuna buona ragione per iniziare ora. Non dobbiamo dimenticare, poi, che la versione da noi testata non è altro che la riduzione portatile del medesimo prodotto già visto su console domestiche dapprima nel 2013 e poi ad inizio 2015, con il discreto porting su PS4. Una buona notizia, però, c'è. Tutti coloro che non riescono proprio a sopravvivere senza menare le mani, Empires dispone della feature cross save/cross load. Insomma, ora possiamo davvero coronare il sogno di unificare la Cina sotto i nostri vessilli dove più ci aggrada. Questa digressione, come di consueto liberamente ispirata al turbolento periodo dei Tre Regni, non si limita solo a metterci nei panni di qualche generale impegnato ad elargire caciarone mazzate in stile musou, bensì ci consente di gestire anche ciò che avviene - per così dire - "prima" di scendere sul campo di battaglia e menare come dei fabbri in preda ad una crisi di nervi. Stiamo parlando, ovviamente, della modalità Empire, ossia un agglomerato di (elementari) meccaniche strategiche e tattiche di gestione economica, politica, militare e personale, le quali consentono al giocatore di essere il fautore del proprio destino imperiale, al di fuori dei percorsi solitamente preimpostati nella serie regolare.
Dopo aver scelto lo scenario di partenza (a partire dalla rivolta dei Turbanti Gialli sino agli scenari personalizzati) ed il nostro alter ego digitale tra le centinaia di generali più o meno famosi messi a disposizione (oppure, creato ex novo a nostra immagine e somiglianza grazie ad un editor potenziato tra i più completi mai apparsi nella serie) possiamo finalmente iniziare il nostro cammino nella Cina feudale. 
A seconda dell'eroe prescelto varierà anche la posizione iniziale all'interno della gerarchia militare. Ad esempio, nel caso in cui la nostra scelta ricada su un generale itinerante (ossia il gradino più basso della catena di comando) dovremmo, prima di tutto, farci un nome a colpi di epiche imprese ed accumulare Fama. Le nostre gesta, poi, dovrebbero portare anche diversi ufficiali dalla nostra parte, attirando così l'attenzione dei grandi signori della guerra. Solo in questo momento potremo porci al servizio di un regno ed iniziare a scalarne la catena di comando - con metodi più o meno leciti - sino a diventare reggente. Ovviamente un diverso discorso deve essere fatto nel caso in cui scegliate un eroe famoso che ricopre già una carica di responsabilità come lo Stratega, il Prefetto e così via.

Il diverso ruolo ricoperto dal nostro alter ego digitale modifica, di conseguenza, anche l'ampiezza della parte gestionale: ad ogni carica che ricopriremo corrispondono, infatti, diversi gradi di libertà e responsabilità concernenti la guida del regno. Questi possono variare da scelte meramente economico-politiche (come proporre un'alleanza al vicino, gestire la produzione di risorse, imporre tasse e via di questo passo) sino a vere e proprie invasioni militari, con tanto di piano d'attacco. E non dobbiamo dimenticare la parte relativa alle sempreverdi relazioni interpersonali che, se ben giocate, porteranno non solo ad attorniarci di generali fidati poco propensi al tradimento, ma consentiranno addirittura al nostro protagonista di coltivare relazioni amorose, procreando un degno erede con cui perpetrare la dinastia. Tranquilli, se l'aspetto del vostro pargolo non vi aggrada lo potrete sempre personalizzare tramite l'editor.
Questa fulgida carriera si svolge nell'arco di massimo cinquant'anni in cui, mese dopo mese (alla maniera degli strategici turn based), saremo chiamati a compiere una singola azione tra quelle consentite. Si avanza di livello, come qualsiasi gioco di ruolo, aumentando le proprie caratteristiche, imparando nuove tecniche e stratagemmi da utilizzare in battaglia. E poi? Beh, per non morire di noia seduti sul nostro bello scranno in qualità di dignitari reali, si scende personalmente sul campo di battaglia così da sgranchirci le membra e recuperare l'anima musou tipica della serie. Fidatevi, che di occasioni per dare sfogo alla spettacolarizzazione della violenza, anche online (nonostante i server siano poco popolati), non ne mancano. 

A Musou Duro

Raid in territorio nemico, difesa dei propri possedimenti ed invasioni costituiscono il cuore action del titolo. Il combat system rimane, manco a dirlo, uguale a sé stesso e le poche migliorie vengono mutuate, sostanzialmente, da quanto visto in Dynasty Warriors 8 Xtreme Legends. Quindi i fan si troveranno subito a loro agio, dato che il titolo non riserva grandi sorprese di rilievo per gli intenditori. 
Le battaglie campali in cui, da soli, affettiamo decine di migliaia di poveri soldati poco intelligenti ed ignari della nostra potenza sovrannaturale sono il solito tripudio di pacchianità ed esagerazione. Fortunatamente, per lo scontro è possibile selezionare uno qualsiasi dei generali disponibili (mettendo da parte per un momento il vostro protagonista) consentendo di attenuare, almeno un minimo, il senso di ripetitività. Vi sono due tipi di attacchi (leggero e pesante) che, unitamente ad un terzo, dedicato al "musou" e a due armi per ogni personaggio, arricchiscono il parco mosse di ogni combattente e le combinazioni degli attacchi. Anche gli Stratagemmi, ovvero le skill speciali selezionabili tramite il touch screen dal nostro mazzo tattico fanno la loro parte, vivacizzando gli scontri con effetti temporanei che modificano i parametri del combattente o ricadono sul campo di battaglia sotto forma di eventi dinamici ad ampio respiro. 
Insomma, anche in questa riduzione portatile troviamo esattamente gli stessi contenuti presenti nelle controparti maggiori, compreso il buon Xun Yu che campeggia fieramente in copertina.
Peccato che lo stesso non si possa dire per l'aspetto meramente tecnico del titolo, passato sotto la cieca e furiosa scure del downgrade per adattarsi, a forza, al nuovo contesto portatile. Il comparto grafico inciampa rovinosamente su un frame rate ballerino che cala in modo alquanto fastidioso durante l'esecuzione delle tecniche musou, di qualsiasi magia ed effetto speciale o, molto semplicemente, quando molti nemici sono presenti contemporaneamente sullo schermo. Insomma, praticamente sempre. L'effettistica è stata ridotta ai minimi termini, probabilmente nel tentativo di alleggerire l'impatto complessivo dell'engine. Ambienti spogli del tutto dimenticabili, elementari effetti di luce, texture grezze, una sufficiente draw distance funestata da un marcato effetto pop up di nemici ed elementi tridimensionali completano un quadro desolante, salvato solamente dal design dei personaggi "VIP", come al solito ben delineati. Il risultato finale, quindi, lascia decisamente a desiderare, per gli standard a cui Vita ci ha abituati. Peccato. Probabilmente Omega Force non poteva fare altrimenti per portare questo spin off strategico in ambiente portatile. Da un punto di vista meramente fisico, considerando i comandi tattili, il feeling del titolo con la console si è comunque rivelato esser di pregevole fattura. I pochi problemi sono sorti solamente a causa del continuo sovraffollamento di scritte ed icone a schermo, non esattamente adatte ad un piccolo schermo. Ad ogni modo, ci si fa presto il callo imparando a gestire la visuale senza grosse difficoltà.

Dynasty Warriors 8: Empires Lo spin off strategico della serie musou per eccellenza si fa portatile ricevendo, per la terza volta in poco più di due anni, l’ennesimo adattamento. Il prodotto ripropone esattamente gli stessi contenuti dei fratelli maggiori (compresi DLC e, ovviamente, Xun Yu), perpetrando - è proprio il caso di dirlo - la dinastia senza aggiungere nulla di nuovo se non l’utilizzo del touch screen della piccola di casa Sony. I fan del genere troveranno ancora di che divertirsi, dato che il titolo riesce comunque a regalare più di qualche ora di vero e sano divertimento, pur non brillando per innovazione o alcuna varietà dei contenuti rispetto al passato, continuando a restare terra incognita per chiunque ha sempre storto il naso davanti alla serie di Omega Force. Una conversione in chiaroscuro, verrebbe da dire. Il downgrade grafico è pesante e chiaramente visibile così come l’assenza di effetti di rilievo e, al contrario, la greve presenza di fastidiosissimi cali di frame rate, che guastano la frenesia hack’n’slash caciarona a cui la serie ci ha da sempre abituati. Insomma, un risultato ben diverso rispetto a quello raggiunto dalla -buona - conversione giunta su PS4 ad inizio anno.

6.8

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