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Recensione Echo Prime

Un Hack'n'Slash spaziale arriva su steam trascinato dal mercato Mobile

Versione analizzata: PC
recensione Echo Prime
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Quando alcuni profeti della malora ventilarono l’ipotesi che i giochi del mercato mobile sarebbero stati il futuro dell’industria videoludica, un brivido di terrore misto ad angoscia iniziò a serpeggiare tra i fan dell’amato media. Fino ad oggi, per fortuna, numerose uscite su piattaforme “fisse” di titoli dotati di tutti i crismi, con produzioni non necessariamente di alto livello ma caratterizzate dalla giusta dose d’inventiva e competenza, hanno in parte rasserenato gli animi di chi temeva lo sprofondare inesorabile della propria passione in un vortice di mediocrità, generato da partite fugaci in nome del disimpegno. Il fatto che i due stili di gioco (mobile e “casalingo”) rimangano separati e appannaggio delle piattaforme che gli competono è cosa buona e giusta, ma quando una software house tenta di trasportare un titolo realizzato per tablet e smartphone su altri sistemi, senza modificarne opportunamente la struttura per adattarla alla macchina sulla quale gira, il dubbio che la differenza tra i due modi di approcciarsi al gameplay non sia ancora chiara a tutti gli studi di sviluppo, o quantomeno non sia sempre tenuta in considerazione, risulta più che legittimo. A farci pensare, nel caso, è stata l’uscita su Steam di Echo Prime, un Hack’n’Slash a scorrimento orizzontale con meccaniche da rpg, ambientato in un universo dal sapore Sci-Fi, inizialmente sviluppato per sistemi IOS da Robot Enterteinment, studio che ha saputo farsi notare per giochi del calibro di Hero Academy e Orcs Must Die!. Può un titolo indie derivato dal mercato mobile accaparrarsi un posto tra i congeneri più rinomati?

NELLO SPAZIO NESSUNO PUÒ SENTIRTI SBADIGLIARE

Parlare di trama per Echo Prime è un’iperbole: l’incipit dell’avventura ci vede impersonare un nerboruto space-marine intento a fuggire da un’astronave pronta per essere risucchiata da un buco nero. Quest’ultimo si rivelerà essere un portale per un altro mondo dal quale alcune peculiari coscienze aliene, chiamate Echo, gli chiederanno aiuto per liberare la galassia dall’invasione di pericolose creature, gli Sliver. La storia viene narrata in modo frammentario da statiche didascalie che cercano di collegare blandamente i vari compiti che il nostro eroe dovrà svolgere per distruggere flotte nemiche, liberare ostaggi e colonie invase. Il filo conduttore che unisce il susseguirsi delle vicende è particolarmente labile, con obiettivi che finiscono molto presto per perdere di originalità ed assomigliarsi troppo l’uno con l’altro. I singoli, brevi incarichi rispecchiano adeguatamente la stessa struttura raffazzonata e terribilmente ripetitiva del gameplay, curato con la medesima disattenzione dello storytelling. In sostanza Echo Prime si presenta come un Hack’n’Slash piuttosto monodimensionale con elementi da gioco di ruolo: avanzando nell’avventura e massacrando senza tregua ondate di avversari, il protagonista guadagna punti esperienza che gli permettono di salire di livello e sbloccare progressivamente i cinque settori in cui è divisa la mappa di gioco. Ogni settore della galassia ha poi al suo interno una serie di stage che va a comporre una sorta di costellazione da cui si diramano obiettivi principali e secondari.

Migliorando le proprie statistiche si renderanno disponibili ulteriori incarichi precedentemente inaccessibili, in scenari non solo costantemente ripetuti anche in quadranti diversi (fattore che denota una certa pigrizia nello sviluppo) ma anche piatti, spogli e privi di fantasia creativa, all’insegna inoltre della più assoluta e frustrante linearità. Non vi sono percorsi alternativi o piccole deviazioni dal corridoio che siamo costretti a percorrere in linea retta, né segreti nascosti in angoli da esplorare: l’impossibilità di cambiare tragitto è ostentata, inoltre, dal fatto che il nostro personaggio rimane bloccato da un muro invisibile quando sparute porte scorrevoli dell’astronave si aprono sullo sfondo al nostro passaggio, evidenziano un corridoio che non può essere imboccato. Dare al giocatore una parvenza di libertà mostrando vie che si palesano senza alcun motivo e non sono percorribili è una scelta di level design che ha del ridicolo. Come se non bastassero le rettilinee camere da cui ogni area è costituita a fornire un forte senso di ripetitività, si aggiungano anche un perseverante riciclo di pochissime tipologie di nemici e un gameplay monotono e per nulla equilibrato. L’impalcatura che regge il sistema di gioco di Echo Prime è minata alla base da un errore strutturale: si reiterano sempre le stesse azioni in ogni camera e all’avanzamento del livello di abilità del giocatore non segue un adeguato innalzamento del livello degli avversari. A semplificare ancor di più gli scontri ci pensa il generoso quantitativo di crediti guadagnabili in ogni settore, con cui perfezionare il futuristico armamentario spaziale, acquistando pistole, spade, corazze e visiere che aumentano le capacità offensive e difensive del nostro eroe. In una struttura derivativa, basata sul costante ripetersi delle stesse soluzioni di gameplay, vi sono però due elementi distintivi che ridanno identità all’insieme: i poteri legati agli Echo e l’aspetto social ad essi correlato.
Le coscienze aliene che il protagonista incontra gli forniscono speciali e diversificate abilità sbloccabili man mano che si prosegue nel gioco. Questi particolari poteri vanno a sostituire l’albero delle abilità tipico di quasi ogni rpg, e acquisiscono maggior potenza quanto più vengono utilizzati, permettendo quindi al giocatore di personalizzare, seppur in minima parte, lo stile di gioco, dedito o al ripristino passivo dell’energia o agli attacchi a distanza o ancora alla forza bruta in mischia. Se si è connessi online, inoltre, all’inizio di ogni missione sarà possibile scegliere tra i poteri echo remoti di altri giocatori che si aggiungeranno a quelli già equipaggiati: ciò garantirà a colui che presta il suo echo di ricevere punti esperienza per il proprio personaggio. La buona idea di base è però decisamente sbilanciata e le abilità legate agli echo, che dovevano essere il nucleo portante dell’esperienza, appaiono fin troppo marginali. La curva di difficoltà del gioco converge pericolosamente vero il basso, non rendendo necessario valutare attentamente gli scontri ed equipaggiare diversi echo per variare l’approccio alle battaglie. I pattern d’attacco nemici, infatti, così come quelli dei boss, sono facilmente prevedibili e superare, ad esempio, un settore di livello 29 con un personaggio di livello 20 non solo è possibile, ma anche caldamente consigliato per godere di un leggerissimo tasso di sfida. Lo squilibrio è dovuto anche all’eccessiva semplicità del sistema di combattimento, caratterizzato da soli due attacchi: uno dalla distanza con arma da fuoco e uno ravvicinato con colpi di lama.

Giocando con il mouse, il tasto sinistro è adibito agli attacchi mentre quello destro alla parata e, contrariamente all’opinione comune che vede gli Hack’n’Slash giocabili meglio con tastiera e mouse (anche se la versione console di Diablo III sembra aver sfatato in parte questo mito), utilizzare la suddetta periferica appare parzialmente limitante poiché l’attivazione degli attacchi corpo a corpo e a distanza (relegata ad un unico tasto) dipende unicamente dalla maggiore o minore vicinanza del protagonista al nemico: se si è distanti si sparerà con l’arma da fuoco, se si è abbastanza vicini si menerà il fendente con la spada. Il supporto al joypad, e quindi all’utilizzo di due input separati per i diversi attacchi, permette un pizzico di varietà in più e un maggior potere decisionale sul modo di affrontare le battaglie. E di battaglie ve ne saranno a iosa, tra quelle principali e quelle secondarie: un gran quantitativo di obiettivi satura ogni settore, tutti invero piuttosto brevi, a denotare l’anima mobile di un prodotto sviluppato per rapide sessioni di gioco. Per affrontare il discorso longevità, quindi, poiché l’avventura è ambientata nello spazio e ha origine da un buco nero, ci avvarremo della teoria della relatività einsteiniana: la percezione del tempo quando ci si approccia al prodotto rallenta terribilmente proprio come avverrebbe qualora ci si avvicinasse all’oscuro buco di massa stellare. Per quanto le ore complessive necessarie al completamento dell’avventura siano a tutti gli effetti molte, si ha l’impressione che esse triplichino man mano che il ciclico ripetersi delle camere costringe il giocatore a migliorare i propri punti esperienza, provocando una temibile implosione di noia. Oltre alle missioni principali e facoltative vi sono anche arene nelle quali affrontare orde sempre più aggressive di nemici nel tentativo di stabilire nuovi record di resistenza e condividere l’esperienza con altri giocatori, feature che rientra nel già citato aspetto social del titolo. Avrebbe giovato a tal proposito l’inserimento di una modalità cooperativa: in due, forse, ci si sarebbe annoiati di meno.

GALASSIE SENZA STELLE

Anche sul fronte tecnico l’astronave di Echo Prime si schianta in una nebulosa di mediocrità. La qualità visiva pecca su quasi ogni fronte, dalla mera conta poligonale alla scarna texturizzazione di scenari avidi di dettagli. Non vi è purtroppo nemmeno un lato artistico particolarmente ispirato a far da contraltare al comparto grafico: il design di avversari e ambientazioni in uno pseudo 3D è manchevole di fascino, con moltissimi interni asettici e freddi e pochissimi esterni privi di qualsivoglia originalità. Appare chiaro quindi che nonostante il supporto all’alta definizione e la possibilità di settare le ombre dinamiche, il motore di gioco sia mutuato dalla versione mobile del titolo senza sostanziali miglioramenti. In aggiunta, a causa della scarsa attenzione riposta sull’aspetto grafico, non mancano difetti tecnici di pur perdonabile ingenuità: alcune animazioni procedono a singhiozzi rendendo scollegati e poco fluidi i movimenti, e compenetrazioni poligonali permettono il passaggio di un proiettile al plasma attraverso le porte chiuse o le pareti in rilievo dello scenario. Nella totale trascuratezza del comparto tecnico-estetico non poteva mancare un accompagnamento musicale monocorde e spesse volte riutilizzato in più livelli, in perfetta sintonia con la ripetitività generale.

Echo Prime Echo Prime è nato come un prodotto sviluppato per i fruitori di smartphone e tablet e l’impianto ludico lo riconferma ad ogni partita. Rimane comunque un titolo giocabile, e forse divertente per la prima ora di gioco, ma finisce presto per esaurire tutto ciò che ha da offrire in termini di esperienza e varietà. Alcune buone idee alla base (come la gestione dei poteri echo e la possibilità di condividerli con la comunità di giocatori) rimangono interessanti solo in potenza, e avrebbero necessitato di una maggiore attenzione nell’equilibratura generale del gameplay. Purtroppo le meccaniche e la struttura del gioco impongono partite brevi e per piccoli intervalli di tempo, quindi non molto adatte ai ritmi propri di una piattaforma fissa. Sarebbe stato meglio dunque se Echo Prime fosse rimasto sui suoi sistemi d’origine: in quell’universo mobile, probabilmente, avrebbe mantenuto la sua ragion d’essere e la sua dignità.

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