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Recensione Edge of Nowhere

Insomniac Games al debutto con la Realtà Virtuale, con una gelida avventura horror, riuscita in quanto ad atmosfere, ma molto limitata.

Versione analizzata: PC
recensione Edge of Nowhere
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  • Pc
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il tema delle esclusive per le piattaforme VR ha infiammato gli animi degli appassionati negli scorsi mesi, rimanendo sotto la luce dei riflettori fino alla decisione da parte di Oculus di rimuovere il tanto odiato DRM dalla propria piattaforma. Si è sicuramente trattato di una passo delicato, compiuto per andare incontro tanto ai fan, quanto alla necessità di porre delle basi solide per un ecosistema giovane e tutto da costruire.
Il motivo che aveva spinto Oculus ad utilizzare un DRM è presto detto: proteggere i propri titoli esclusivi sia dalla pirateria quanto dall'uso con altri visori. Tra tali esclusive si può annoverare Lucky's Tale, fornito in bundle con l'hardware, Chronos, action adventure di cui vi abbiamo già parlato, e Edge of Nowhere, ultima fatica di Insomniac Games e primo prodotto che l'azienda capitanata da Ted Price ha sviluppato per VR, proprio grazie ad una partnership con Oculus Studios. Un'avventura dalle tinte horror ambientata tra i ghiacci, che abbiamo giocato con molta curiosità.

Gelido horror

I primi minuti di gioco di Edge of Nowhere faranno suonare ben più di un campanello d'allarme nella mente di un qualsiasi appassionato degli scritti di H. P. Lovecraft, celebre autore americano che viene ricordato per il mito di Cthulhu e per moltissime altre opere al confine tra mistero e terrore. Edge of Nowhere sembra infatti una trasposizione fedele de Le Montagne della Follia, scritto risalente agli anni 30 e che ha segnato la carriera dell'autore in maniera profonda, diventando poi una delle sue opere più famose in assoluto. Rispetto al romanzo, però, i ragazzi di Insomniac hanno preferito dare una connotazione differente ai personaggi, incentrando l'intera vicenda su una coppia. Victor Howard è il protagonista che andremo a controllare e partirà per l'Antartide nel tentativo di trovare la sua fidanzata, Ava Thorne. La donna è infatti scomparsa durante una spedizione che aveva l'obiettivo di confutare una teoria ritenuta estrema: la terra è stata abitata da esseri ormai scomparsi, riconducibili alla misteriosa razza degli Antichi. Dopo l'arrivo tra i ghiacci, di Ava e del suo team si perdono le tracce e Victor, non volendo accettare la situazione, decide di assumere un pilota e partire per una disperata missione di salvataggio.
L'arrivo sulla terra ferma sarà tutt'altro che tranquillo e Victor sopravviverà per miracolo ad un atterraggio di fortuna, che lo lascerà frastornato ma determinato a raggiungere la posizione del campo base della spedizione di Ava. Il "primo contatto" con Edge of Nowhere è abbastanza rocambolesco, in quanto la parte iniziale e l'incidente aereo vengono narrati in soggettiva, con una sequenza ben sceneggiata che ha il pregio di instillare nel giocatore il senso di urgenza che Victor prova durante il suo viaggio. Subito dopo l'impatto dell'aereo con il suolo, però, la camera passerà in terza persona e si posizionerà alla spalle del personaggio, mantenendolo costantemente in una posizione centrale ma con un'inquadratura leggermente più lontana rispetto a quella più classica presente in molti TPS.
Tale scelta è legata profondamente al level design di Edge of Nowhere: gli ambienti si sviluppano praticamente in un'unica direzione e per progredire in un livello ci si muove costantemente in avanti, verso il punto di fuga. I primi passi in Edge of Nowhere sono quindi un po' stranianti: l'ambiente ghiacciato, il bianco dominante e la camera che segue ossessivamente il personaggio richiedono qualche minuto per abituarsi. Proprio come nel caso di Chronos, l'inquadratura in terza persona in VR si rivela non solo funzionale, ma risulta anche molto coinvolgente.

La prima mezz'ora scorre in maniera molto riuscita, colpendo il giocatore con attimi di puro stupore, legati alla scala imponente degli ambienti di gioco, sempre dominati da neve e gelo, e capaci di suscitare qualche attimo di vertigine. Le sensazioni più forti si hanno specialmente quando si iniziano a compiere le prime scalate, armati di ramponi e picozze utili a risalire pareti di ghiaccio verticali, insidiose e altissime, frenando l'impulso naturale di muovere la testa per guardare in basso.
L'esplorazione viene poi intervallata da dei momenti narrativi ben strutturati, nei quali si fa leva nuovamente su una delle tematiche più care a Lovecraft: la follia. La storia alla base di Edge of Nowhere si dipana infatti tramite visioni, nelle quali ambienti noti al protagonista perché facenti parte di sue esperienza passate si mischiano ai ghiacci artici, con un ritmo e una messa in scena che ricorda titoli di successo con velleità narrative molto riuscite, tra i quali va sicuramente citato Bioshock Infinite.
Se quindi in termini di ambientazione e storia il primo titolo in VR di Insomniac sembra fare tutto nel modo giusto, è nella sua parte più action e nella durata che emergono difetti importanti. L'esplorazione è ridotta all'osso, a causa della struttura molto inquadrata dei livelli, che prevedono una sola via per proseguire, tutt'altro che nascosta.

Oltretutto l'alternanza di ambienti più ampi, nei quali godere dell'effetto 3D garantito da Oculus Rift e che rafforza il senso di essere in un luogo ostile, e sezioni circoscritte, spesso caratterizzate da caverne e anfratti, diventa monotona molto in fretta, proprio a causa della mancanza di variazioni su tema di più ampia portata.
Su tale struttura di base si innesta poi un sistema di combattimento molto blando. È possibile sparare grazie ad un fucile recuperato sul campo, oppure colpire con la piccozza gli esseri che infestano i ghiacci di Edge of Nowhere. L'approccio è sempre però molto cauto, in quanto i proiettili sono una merce rara ed è preferibile muoversi silenziosamente, in modo da evitare le creature o attirarle in trappola, lanciando sassi nella direzione della tutt'altro che amichevole vegetazione del posto. Solo alcune occasionali boss fight riescono leggermente a risollevare una componente action minimale, convincente però dal punto di vista visivo: le creature rientrano perfettamente nell'immaginario raccontato da Lovecraft, e sembrano provenire dal periodo in cui Insomniac lavorava a Resistance, serie che sul fronte puramente stilistico ha sempre messo d'accordo sia critica che pubblico.

Edge of Nowhere Edge of Nowhere è un'esperienza in VR che esalta per i primi istanti ma poi esaurisce le sue cartucce troppo presto, riproponendo le stesse situazioni per le poche ore che compongono la sua durata. Se a livello narrativo il titolo convince e l'innesto della VR affascina istantaneamente, proponendo un sistema di telecamere funzionale anche se un po' limitante in termini di level design, il sistema di combattimento e le meccaniche stealth non sono invece così riuscite. Il titolo, insomma, avrebbe fatto miglior presa se avesse giocato tutte le sue carte su esplorazione ed atmosfera. Chi ha un visore Oculus Rift dovrebbe comunque provarlo, tenendo però a mente che il prezzo per il download potrebbe risultare troppo alto anche per un early adopter.

6.5

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