Recensione Elliot Quest

Si presenta su Steam e sull'Eshop il progetto di Ansimuz Games, finanziato tramite Kickstarter e fortemente ispirato a Zelda II: clone spudorato dalla personalità sbilenca oppure omaggio appassionato?

Versione analizzata: PC
recensione Elliot Quest
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii U
  • Pc
Dario Bianchi Dario Bianchi Accanito videogiocatore dall'età di 6 anni, Dario adora le emozioni e le forti suggestioni trasmesse dal mezzo videoludico. Quando non impugna un pad si dedica alla lettura, alla birra e al rock, accompagnato dalla sua amata Fender Telecaster! Lo trovate su Facebook e Twitter.

Elliot è un povero diavolo, o quantomeno rischia di diventarlo presto. Torturato nel fisico da una malattia che lo sta lentamente consumando e lacerato nell'animo dall'assenza di sua moglie Cara che lo ha improvvisamente abbandonato, Elliot decide di porre fine alle sue sofferenze nel peggiore dei modi, lanciandosi da una rupe per trovare finalmente la pace.
Eppure qualcosa va storto e Elliot si risveglia inspiegabilmente ancora in vita, colpito da una maledizione che gli impedisce di abbracciare la morte tanto agognata, e che lo sta lentamente trasformando in una creatura infernale, il demone Satar. Un destino al quale Elliot è deciso a sottrarsi a tutti i costi, imbarcandosi in una lunga avventura che lo porterà a visitare i più reconditi luoghi dell'isola su cui abita.
Sono queste le premesse di Elliot Quest, un platform/gdr con grafica 8-bit che non disdegna le suggestioni e il forte senso di progressione di un metroidvania, e profondamente ispirato al classico Zelda II: The Adventure of Link per stessa ammissione di Luis Zuno, fondatore e membro unico di Ansimuz Games. Il giovane game designer e la sua squadra di collaboratori hanno lavorato duramente per due lunghi anni sul progetto, riuscendo ad ottenere l'appoggio della community nella forma di un corposo finanziamento Kickstarter.
Scopriamo insieme il risultato.

Alla ricerca dei Guardiani

Colpito dalla maledizione del demone, Elliot, armato esclusivamente del suo arco, si mette in cammino sulle tracce dei quattro Guardiani dell'isola, sperando che questi ultimi possano aiutarlo. Il giocatore si ritrova sin da subito nel bel mezzo dell'azione, chiamato ad esplorare il primo dei numerosi stage che compongono il gioco. Elliot può saltare, scoccare le sue frecce oppure fare affidamento su alcuni poteri magici sbloccabili nel corso dell'avventura, consumando una parte della barra dedicata al mana. Un ultimo tasto è invece affidato all'inventario, dal quale è possibile equipaggiare i diversi poteri, consultare la mappa del dungeon (qualora sia stata recuperata preventivamente) e tenere conto dei progressi relativi ai collezionabili e allo status del protagonista.
Uccidendo i nemici è infatti possibile accumulare punti esperienza; quando ciò accade il giocatore viene ricompensato con un punto da assegnare ad una delle 5 abilità disponibili, suddivise in Forza, Saggezza, Agilità, Vitalità e Critico. A loro volta ognuna delle suddette abilità presenta 5 livelli progressivi, ciascuno dei quali regala buff passivi o abilità inedite. Aumentando la Vitalità potremo non solo diminuire i danni subiti ma eventualmente sbloccare una rigenerazione progressiva degli HP, qui presenti sotto forma di cuori, come da tradizione "zeldiana". É inoltre possibile aumentare la gittata dell'arco, elevare la percentuale di colpo critico ottenibile o sbloccare un potente attacco caricato con cui spazzare via anche gli avversari più ostici. Attenzione però, perché ottenere punti da spendere non è impresa facile: quando moriremo, infatti, avremo l'opportunità di ricominciare dall'ultimo checkpoint visitato, perdendo per contro parte dell'esperienza accumulata. Tale espediente rende la formula di gioco di Elliot Quest accessibile ma punitiva, poiché avremo modo di riprendere l'azione da un punto non lontano del dungeon, ma al costo di preziosi punti esperienza necessari a sbloccare le abilità più utili ed efficaci, fondamentali per renderci la vita più semplice nella seconda parte del gioco. Le meccaniche gdr, seppur prive di grande profondità, funzionano bene, ricompensando il giocatore per tutte le battaglie superate e permettendogli di plasmare un Elliot affine al proprio stile di gioco, scegliendo di puntare sulla forza bruta piuttosto che sull'efficacia delle magie o su di un'elevata resistenza fisica.

A rendere tanto preziosa l'esperienza accumulata si aggiunge anche un tasso di difficoltà generale superiore alla media dei titoli contemporanei: ottimo spirito di osservazione, tempismo e riflessi pronti sono ingredienti fondamentali per imparare a "leggere" i pattern di attacco dei numerosi avversari e per superare indenni le fasi platform più impegnative.
La difficoltà viene ulteriormente tarata verso l'alto da una totale assenza di tutorial o suggerimenti a schermo; non pervenute risultano anche le descrizioni degli oggetti e dei poteri recuperati, un espediente che lascia al giocatore il compito di sperimentare e scoprire il funzionamento dei nuovi talenti guadagnati, spingendolo ad aguzzare l'ingegno e a spremere le meningi. Se per alcuni tale aspetto potrà costituire fonte di frustrazione, spezzettando eccessivamente il ritmo di gioco e diluendolo attraverso sezioni "morte" e lunghi viaggi a vuoto, per altri l'assenza di qualsivoglia guida costituirà sicuramente un elemento di ulteriore fascino, concedendo la possibilità di interpretare la progressione dell'avventura come meglio si ritiene e ottenendo una libertà che valorizza e impreziosisce il senso d'esplorazione tanto dei dungeon principali quanto delle location opzionali che adornano la mappa di gioco.
Spetta a voi e soltanto a voi plasmare il destino di Elliot.

Una scorpacciata di pixel

Per tale tipologia di gioco appare chiaro come il level design risulti uno degli aspetti fondamentali ai fini di un buon risultato finale. Fortunatamente Elliot Quest soddisfa pienamente da questo punto di vista: come precedentemente accennato il gioco si compone di cinque dungeon principali, oltre ad una serie di ambienti opzionali che il giocatore può o meno visitare, ma che non mancheranno di nascondere esaltanti sorprese che vanno ben al di là di "semplici" potenziamenti.
Per quanto riguarda i dungeon possiamo affermare che ci hanno mediamente soddisfatto e intrattenuto, pur non raggiungendo tutti il medesimo livello qualitativo, con una parte centrale dell'avventura apparentemente un po' fiacca per caratterizzazione dei livelli e dei mostri che li abitano. Fortunatamente nelle fasi finali il titolo recupera alla grande, presentando un labirinto conclusivo ostico, complesso e ricco non solo di battaglie impegnative ma anche di alcune tra le migliori sezioni platformiche offerte dal gioco.
Ciascuno stage non è solo infestato da mostri e trappole di ogni genere, ma presenta anche uno o più boss coi quali saremo chiamati a confrontarci. La caratterizzazione di questi super-cattivoni è certamente varia, presentando pattern di attacco molto diversi che variano a seconda del livello di salute del mostro. C'è da dire però che non tutti i boss risultano parimenti interessanti e stimolanti da affrontare, con alcuni scontri meno curati di altri e piuttosto dimenticabili.
Sul versante abilità e poteri il gioco lascia trasparire tutta la sua natura di metroidvania: in principio infatti sarà piuttosto difficile riuscire a navigare tra gli ambienti di gioco esplorandone ogni angolo. La strada potrebbe essere preclusa da alcuni slime sui quali sarà possibile rimbalzare solo grazie a speciali stivali, oppure da piattaforme troppo elevate per essere superate senza il salto doppio. Col proseguire degli eventi Elliot diverrà sempre più potente e il backtracking ricompenserà il giocatore con cuori supplementari o boccette in grado di aumentare il livello massimo del mana. Le abilità del protagonista inoltre andranno sfruttate per superare enigmi di varia natura, ben congegnati e impegnativi al punto giusto, senza mai risultare eccessivamente frustranti ad eccezione di qualche rara occasione.
Numerose inoltre sono le aree segrete accessibili solo dopo aver recuperato un determinato numero di diamanti nascosti nel mondo di gioco; uno stimolo ulteriore per i più impavidi collezionisti.
Da un punto di vista tecnico osserviamo una buona cura nella caratterizzazione delle varie location, con sfondi dai colori sgargianti ed effetti ambientali quali pioggia, sabbia e neve ben implementati attraverso uno stile grafico a 8-bit d'altri tempi. Buono anche il comparto sonoro, costituito da un corposo numero di tracce e da una vasta gamma di campionature relative agli effetti audio.

Ombre di pixel

La Quest del WiiU

Elliot Quest è stato rilasciato da poche settimane anche sull'Eshop Nintendo, impreziosendone l'offerta ludica e godendo di alcune features supplementari da non sottovalutare. La più importante è sicuramente costituita dall'uso del touch screen del "paddone", sul quale è possibile tenere costantemente d'occhio la mappa e consultare l'inventario in maniera fluida e veloce. Un ottimo motivo per puntare alla versione WiiU, che propone una comoda e immediata soluzione alla macchinosa consultazione dei menu. Purtroppo il prezzo da pagare è costituito da una non perfetta ottimizzazione del motore di gioco, con cali di frame rate piuttosto frequenti che alla lunga potrebbero infastidire.

Purtroppo però l'avventura di Elliot è costellata da alcune ombre che minano l'esperienza globale del titolo. Alcuni dungeon presentano difetti strutturali evidenti, che si palesano nel caso il giocatore rimanga a corto del mana utile per attivare l'abilità necessaria a proseguire. A meno che non abbiate con voi una boccetta di riserva risulterà impossibile in queste sezioni recuperare l'energia magica, forzando il giocatore al suicidio oppure a caricare la partita dall'ultimo checkpoint. Va sottolineato come tali difetti strutturali si siano presentati solo in 2 o 3 occasioni, distrazioni del team di sviluppo sicuramente gravi ma fortunatamente limitate nel numero. Nota negativa anche per l'eccessivo backtracking "a vuoto" presente specialmente nella prima metà dell'avventura, quando sarà necessario recarsi sin troppo spesso in città per rifornirsi di bombe non ottenibili in altro modo, per poi dover riaffrontare lo stesso percorso a ritroso e finalmente procedere. Inoltre, data la natura del titolo, impegnato a non donare alcun suggerimento al giocatore, spesso capiterà di errare senza una meta in dungeon che scopriremo non poter essere ancora completabili, momenti durante i quali la noia e la frustrazione potrebbero cominciare a farsi sentire. Implementare una funzione di viaggio rapido avrebbe reso queste sezioni più godibili e meno tediose. Si segnala inoltre un'eccessiva macchinosità nella selezione delle abilità di Elliot; sarà infatti necessario entrare ed uscire ogni volta dal menu dell'inventario per cambiare il potere utilizzato, una procedura che risulta piuttosto ricorrente nei dungeon più complessi. Mappare dei tasti appositi per ciascuna abilità avrebbe sicuramente giovato al ritmo di gioco, troppo spesso spezzettato dalla necessaria consultazione dei menu.
Più in generale però la principale debolezza del titolo risiede nella sua scarsissima originalità. Poteri, location, addirittura gli accompagnamenti musicali e sonori risultano elementi curati ma fortemente derivativi, che sanno di già visto e che difficilmente riusciranno a sorprendere chi è cresciuto consumando capitoli di Zelda o di Castlevania. L'opera di Ansimuz Games è curata e si lascia giocare con piacere, ma il risultato finale non riesce ad elevarsi, rimanendo nell'ombra delle sue fonti d'ispirazione, limitandosi a ripercorrerne i passi con uno zelo soffocante, giocando sul sicuro.

Elliot Quest Il giudizio riguardo Elliot Quest non può che essere positivo: al netto di alcune scelte di design discutibili e di alcuni difetti strutturali l'avventura si lascia giocare con gusto in tutta la sua interezza. Venduto ad un prezzo molto competitivo (12,99 euro) Elliot Quest assicura una longevità notevole che si assesta sulle 15-20 ore abbondanti qualora si decida di esplorare tutte le aree nascoste e di affrontare i 4 boss opzionali. Il tutto è accompagnato da una mole di contenuti enorme, capace di far invidia a tanti progetti tripla A presenti oggi sul mercato. Purtroppo però una totale mancanza di originalità di fondo impedisce al lavoro targato Ansimuz Games di aspirare a vette di eccellenza, tradendo una non ancora completa maturità dello sviluppatore indipendente.

7.5

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