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Recensione ENKI

Dopo NERO, il team italiano Storm in a Teacup cambia registro: ci propone un'esperienza più tesa e disturbante, un horror di matrice esoterica. Ma non tutto sembra al posto giusto.

Versione analizzata: PC
recensione ENKI
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Lorenzo Morlunghi Lorenzo Morlunghi gioca ormai da oltre 20 anni a quasi tutto e adora parlare di videogiochi e farci video sopra, soprattutto per ridere. Nel tempo libero guarda anche film e legge qualche fumetto, ascoltando per lo più musica elettronica. Lo trovate su Facebook.

I ragazzi di Storm in a Teacup, giovanissimo team italiano, ritornano sul mercato pochi mesi dopo il debutto. Dopo un discreto esordio con quel Nero lanciato lo scorso maggio, la direzione artistica di questo team italiano ha svoltato radicalmente, abbandonando il fantasy e orientandosi all'horror di matrice esoterica. ENKI è un'avventura in prima persona che ci mette nei panni di un prigioniero che deve fuggire da uno scantinato in meno di 30 minuti, prima che il terribile padrone di casa porti a compimento un rito satanico di cui sarà altrimenti lo sventurato protagonista. Un'esperienza teoricamente angosciante e misteriosa che, purtroppo, si è ben presto rivelata meno concreta di quel che avremmo sperato.

Un rito non riuscito

Il gioco ha inizio in una fossa scavata nella terra, con il suono di una botola che si chiude sopra di noi e uno scheletro umano al nostro fianco. Poco spazio all'immaginazione, insomma, è lasciato al giocatore su quale possa essere il destino del protagonista. Un timer appare in sovrimpressione e il conto alla rovescia di 30 minuti ci mette subito pressione nella scelta della prossima mossa da compiere. Tutto è buio, ma in qualche modo riusciamo a trovare gli strumenti adeguati per uscire dall'improvvisata prigione, e dare così inizio alla ricerca della chiave che finalmente aprirà lo scantinato e (forse) ci condurrà alla salvezza. Percorrere i corridoi cupi e logori trasmette inizialmente una strisciante inquietudine, probabilmente memori di altre produzioni che ci hanno abituati a improvvisi salti sulla sedia. Ciò che invece colpisce più di ENKI è che, se escludiamo l'apparizione di un'ombra caprina all'inizio, mancano completamente dei momenti in grado di spaventare, anche lontanamente, il giocatore. Il seminterrato è completamente vuoto e nessuna minaccia è in agguato nelle sue buie stanze, le quali ben presto cesseranno di impensierirvi e, anzi, susciteranno ben altre emozioni: su tutte, una soverchiante monotonia quando dovrete controllarle per l'ennesima volta alla ricerca dell'oggetto giusto. L'intera avventura ruota attorno al ritrovamento di specifiche chiavi che daranno l'accesso a nuove aeree e, di conseguenza, a nuovi enigmi, ma la mole di contenuti è davvero troppo ridotta, anche per un progetto di simili dimensioni. I puzzle tradizionali sono esattamente tre e, se escludiamo l'ultimo che prevede una ricerca più meticolosa, sono tutti risolvibili senza sforzo e non riescono a impensierire il giocatore, anche in presenza dell'assillo del tempo.
Per rendere ancora più incalzante ogni partita, il team di sviluppo ha ben pensato di rimuovere qualsiasi sistema di salvataggio e pausa, includendo una randomizzazione della disposizione degli oggetti e delle soluzioni degli enigmi, costringendoci ogni volta a ricominciare da capo le ricerche. A conti fatti tale sistema riesce nell'intento solo parzialmente: una volta compresa la soluzione di un puzzle non ci vorrà troppo tempo per risolverlo nuovamente con i criteri alterati, mitigando di pochissimo la sensazione di noia nelle run successive alla prima. Il titolo presenta anche una serie di finali alternativi, legati non solo alla scelta conclusiva, ma anche a quanti documenti si recuperano nel corso dell'avventura. Anche in questo caso il tutto tradisce una realizzazione fin troppo frettolosa e essenzialmente inconcludente: oltre a cut-scene che non raccontano né mostrano alcunché, la trama si risolve nella scontata presentazione della prima pagina di un quotidiano che ci fa sapere com'è andata a finire la vicenda.
Dal punto di vista tecnico, ENKI gioca molto sull'atmosfera. Ma è un espediente non solo stilistico, dal momento che l'assenza di luci che illuminino chiaramente le stanze dello scantinato sembra quasi nascondere i dettagli di una realizzazione non proprio impeccabile. I modelli sono molto semplici, le texture non sono molto definite e, in generale, abbiamo notato una fluidità altalenante nonostante una mole poligonale ed elementi grafici difficilmente in grado di impensierire la nostra configurazione di prova. Il comparto sonoro non brilla, per via degli stessi suoni che si ripetono ossessivamente per tutta la partita, e per l'assenza un accompagnamento musicale a sottolineare la tensione della nostra (poco) angosciante fuga. Da segnalare è l'instabilità generale del prodotto, che, nonostante una patch già distribuita, è andato in crash in più di un'occasione (una volta proprio un attimo prima della salvezza), costringendoci a riavviare non solo la partita, ma in un caso anche il PC.

ENKI Enki è un gioco discretamente povero di contenuti, che offre un’esperienza poco coinvolgente e poco ricca anche per gli standard delle produzioni indipendenti. Ciò che ci siamo trovati tra le mani è un titolo che assomiglia in buona sostanza ad tech-demo interattiva, senza avere purtroppo la capacità di stupire a livello grafico. L’idea di fondo, nonostante la mancanza di originalità, è perfetta per un Room Escape, ma non basta da sola a sorreggere un titolo in cui le attività sono ridotte all’osso e supportate marginalmente dal rudimentale sistema di randomizzazione. La prima partita può anche essere intrigante, ma, di fronte all’inconsistenza dei finali e all’assenza una vera minaccia che possa stimolare una nuova run, l’entusiasmo dei minuti iniziali è condannato a scemare rapidamente. ENKI è un horror che non fa paura e un puzzle game che non impensierisce, condito da una realizzazione tecnica non all’altezza degli standard su cui il mercato indipendente si è adagiato: elementi che lo rendono un acquisto poco consigliato anche ai grandi amanti del genere.

3

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