Recensione Esteban e le Misteriose Città d'Oro: Mondi Segreti

Da un'anime che non molti ricorderanno, un puzzle-adventure firmato NEKO Entertainment

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Esteban e le Misteriose Città d'Oro: Mondi Segreti
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
  • Wii U
Domenico Musicò Domenico Musicò ha un motto: "È più facile spegnere la luce dentro se stessi che disperdere le tenebre tutt'intorno". Col tempo ha capito di avere ragione, ma è disponibile a cambiare ancora idea. Chiedetegli consigli sulla musica prog, l'horror e tutto ciò che vi passa per la testa su Facebook e Google Plus.

Tratto da un anime di produzione franco-giapponese non tra i più popolari in Italia, Esteban e le Misteriose Città d’Oro: Mondi Segreti arriva anche su 3DS dopo aver fatto la sua comparsa su Wii U. Trasmesso originariamente attorno agli anni ’80, lo show è basato sul folklore e sulla storia sudamericana del sedicesimo secolo, e vede protagonisti tre bambini alla ricerca delle sette fantomatiche città d’oro.

Chi fa da sé fa per tre

Il titolo è completamente incentrato sui puzzle ambientali e sulla necessità dei tre personaggi di dover obbligatoriamente collaborare per far fronte agli ostacoli che troveranno lungo il loro cammino. Le varianti sono davvero minime, e in ogni livello si dovrà semplicemente partire da un punto A, fino ad arrivare al punto B prestabilito. Il leader indiscusso del trio è Esteban, un ragazzino orfano che indossa il magico medaglione del sole, capace di attivare i cosiddetti pilastri del sole posizionati lungo le schermate. Zia, che in italiano viene chiamata Tia nonostante ci sia qualche dimenticanza nella trascrizione del nome, è la piccola gran sacerdotessa Inca che può incunearsi in ristrette nicchie grazie alla sua esile corporatura da donna. Tao, infine, in quanto discendente diretto dell’impero Mu, può decodificare antiche trascrizioni sulle lapidi e inviare il suo pappagallo a sgraffignare le chiavi in possesso delle guardie. Le abilità dei tre ragazzini vanno usate costantemente, scambiando i personaggi coi tasti dorsali per far loro attivare i meccanismi appositi e aprire la strada ai compagni. L’intera struttura di gioco, tuttavia, prevede la risoluzione di puzzle abbastanza ovvi, che richiedono un livello di attenzione davvero minimo. Giusto per fare qualche esempio, il più delle volte sarete chiamati a sostare su delle pedane a pressione che aprono una nuova strada, usare il personaggio adatto per attivare un pulsante che sblocca la via agli altri due, e riunire il trio per affrontare la parte successiva dello scenario che si basa sulle stesse logiche, trite e ritrite per tutto l’arco dell’avventura.
Sebbene inizialmente avrete la netta impressione che si tratti di un gioco di una semplicità sin troppo disarmante, andando avanti gli enigmi diventeranno lievemente impegnativi, non tanto per la loro insita difficoltà, ma più per la quantità di operazioni da dover svolgere prima di spianare la via verso il punto di uscita. Questo, è esattamente uno dei più gravi problemi del gioco, poiché la bassa difficoltà e la ripetitività dei rompicapo condannano il titolo a essere consigliato a un pubblico di soli bambini, e anche piuttosto piccoli. Il punto, però, è un altro: non sappiamo quanti di questi abbiano dimestichezza con una serie tv così poco conosciuta, che può fare affidamento solo sul suo look da cartoon per crearsi un minimo di appeal. Avvicinarsi a Esteban e le Misteriose Città d’Oro è un’impresa non da poco per chiunque, perché oltre al livello di sfida ostentatamente leggero, c’è anche uno scarso editing delle cut scene che non è in grado di far comprendere al meglio le dinamiche di gioco. Nel caso in cui decidiate di sorvolare sull’eccessivo livello di compressione dei filmati, non sarete in grado di perdonare il modo confusionario con cui questi sono stati montati, e neppure la sommarietà con cui la narrativa avanza. È come se in un certo senso foste tenuti a conoscere le vicende ben prima di acquistare il gioco, ma la verità è che nessuno vi dirà mai come si sono incontrati i tre ragazzi, quali sono i motivi che li portano a finire in Cina a bordo di una sorta di aeronave dorata a forma di condor, e tutto il resto che evitiamo di raccontare per spirito di solidarietà.

Nascondino per marmocchi

In questi filmati di raccordo tra un livello e l’altro, tutto è molto sbrigativo, al punto che il giocatore si troverà sballottato tra le varie zone senza riuscire a comprenderne realmente i motivi. Sostanzialmente, l’unico reale impegno che vi chiede il gioco è quello di terminare i livelli entro un tempo limite, raccogliendo anche tutte le pergamene sparse in giro per gli scenari, e aprire un grande forziere. Se non ci riuscirete, non c’è davvero nessun problema, perché in fondo si tratta solo di collezionabili che vi permettono di completare gli stage col massimo della percentuale, altrimenti fa nulla, andrete comunque avanti. Allo stesso modo, le fasi stealth sono talmente trascurabili da lasciarvi stampato sul volto solo un sorrisetto di commiserazione. Dove risiede il livello di sfida, se tutte le volte che venite scoperti non ci sarà la benché minima conseguenza? Se già il ridicolo livello di difficoltà rende arduo farsi beccare, nel momento in cui ciò accade, dovrete solo ripetere la sezione, stando appena più attenti alle semplici routine comportamentali delle guardie. Oltretutto, quando verrete visti, apparirà una freccia tratteggiata di colore giallo a indicarvi che è giunto il momento di nascondervi, e avrete sempre il tempo sufficiente per sparire rapidamente e interrompere la linea visiva nemica. Non c’è nessuna fase di allerta, nessun cambio di direzione delle pattuglie e tutto procede come se niente fosse mai accaduto. Come se foste dei dannati fantasmi o come se i nemici avessero bevuto al punto tale da essersi immaginato tutto. Queste sezioni, a ben vedere, avrebbero potuto essere una buona variante alle solite schematicità degli enigmi, ma la realizzazione all’acqua di rose non fa altro che confermare il risibile spessore di tutta la produzione, non adatta neanche agli appassionati dello show televisivo. A onor del vero, se siete degli inguaribili perfezionisti e volete ottenere il massimo punteggio in ogni livello, nelle sezioni più avanzate avrete la necessità di ripetere tutto almeno un paio di volte. La lunghezza di alcuni stage, infatti, stimola le capacità mnemoniche dei giocatori, costretti a imparare le vie più brevi e i percorsi delle guardie per portare a termine le missioni nei tempi minimi richiesti. Ma a parte questo, davvero, non esiste nessun altro motivo che possa spingervi a scoprire le tanto conclamate ricchezze segrete delle città d’oro.

Esteban e le Misteriose Città d'Oro: Mondi Segreti Esteban e le Misteriose Città d’Oro: Mondi Segreti è un titolo che non funziona. La sua struttura semplicistica e la ripetitività delle situazioni rappresentano un buon deterrente per chiunque; se a questo aggiungiamo delle sezioni stealth francamente imbarazzanti e per nulla stimolanti, capirete bene quanto questo tie-in meriti di stare al di sotto della sufficienza. Funziona piuttosto bene come gioco d’intelligenza per bambini dai 2 ai 5 anni, pertanto, se pensate che possa fare al caso vostro, siete i benvenuti.

4

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