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Recensione Ethan: Meteor Hunter

Un platform poco ispirato, ma che sa divertire

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Ethan: Meteor Hunter
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • Pc
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Ethan: Meteor Hunter nasce dalla determinazione di sette sviluppatori che non si sono dati per vinti. Disoccupati dopo il riassestamento di Hydravision Entertainment (studio responsabile di ObsCure e Alone In The Dark), non hanno smesso di credere nelle loro capacità. Recuperando un vecchio progetto, accantonato a causa dei guai della compagnia, hanno dato vita a Seaven Studios e al platform che oggi ci accingiamo a descrivervi nel dettaglio.
Se questo fosse un film di stampo hollywoodiano, il plot proseguirebbe rapido e sicuro verso il più classico degli happy ending. Essendo il mondo reale, le cose sono purtroppo leggermente diverse. La prima creatura della neonata software house è sviluppata con competenza, ma gli manca chiaramente qualcosa per sfondare. Penalizzato da un art design semplicemente imbarazzante, si rifà grazie a un gameplay semplice ma ben congeniato, che tuttavia non rappresenta nulla di realmente innovativo.

Topi e telecinesi

Se fossimo redattori che giudicano i giochi dal primo contatto, Ethan: Meteor Hunter verrebbe sonoramente bocciato con infamia.
Una coppia di topi si accapiglia per motivi non del tutto chiari, quando la caduta di un meteorite interrompe momentaneamente la lite. Ripresosi dall’onda d’urto, Ethan scopre che le radiazioni derivate dall’impatto gli hanno donato portentosi poteri telecinetici. Messo in fuga l’antipatico attaccabrighe, decide di partire alla ricerca di altri pezzi di meteorite, schiantati sulla superficie del pianeta. Le spensierate e lapidarie premesse narrative sono introdotte da un orrido video della cui qualità artistica è meglio soprassedere. Del resto non ci sono parole per descrivere lo spettacolo raccapricciante che si dipingerà sui vostri schermi. Grandi e piccini, senza alcuna distinzione, resteranno allibiti di fronte alla dozzinalità con cui è stato montata la clip, e sarete assolutamente grati nel constatare che fortunatamente dura una manciata di secondi o poco più.
Purtroppo la situazione non migliora neanche un po’ una volta entrati nel vivo dell’azione. Il povero avatar è mal animato, per nulla caratterizzato e costretto a trascinarsi dietro una coda innaturalmente lunga. Gli scenari sono vuoti, deprimenti e dipinti con pochi e desolanti colori. Se il tentativo era quello di accattivarsi il giovane pubblico, scommettendo sulla semplicità del tratto e dello stile, la missione può dirsi totalmente fallita. Non solo manca evidentemente l’ispirazione, ma nessunoo riuscirà a provare empatia (al massimo compassione) per un personaggio oggettivamente brutto, che si muove in un mondo tanto triste e privo di colori.


Fortunatamente Ethan: Meteor Hunter non è un cartone animato, ma un videogioco. Ed è proprio passando ad analizzare il gameplay che si scoprono le reali capacità dei Seaven Studios (a cui auguriamo di diventare presto otto, magari aggiungendo al roster un abile e ispirato artista).
Fondamentalmente il gioco è un platform 2D a base di enigmi che per lo più tirano in ballo l’abilità speciale di Ethan: la già citata telecinesi. Attivabile spendendo strani oggetti sparpagliati per i livelli, quando utilizzerete il potere il fluire del tempo si fermerà, dandovi modo di studiare la situazione con calma. Dovrete allora spostare pezzi di legno per liberare il passaggio, rimuovere ostacoli, attivare congegni e interruttori, sfruttare a vostro vantaggio oggetti dello scenario per eludere o difendervi dalle trappole. Il tocco di classe sta nella gestione della fisica: mentre il tempo è sospeso, anche la gravità e leggi fisiche affini si guarderanno bene dall’intervenire. Una volta ripreso il normale scorrere dei secondi, vedrete concretizzarsi gli effetti dei vostri interventi. Non dovrete dunque limitarvi a considerare gli esiti immediati dell’uso della telecinesi: spesso dovrete soprattutto prevederne gli effetti collaterali una volta interrotta la "pausa".
Tutto ciò che di buono ha da offrire il level design ruota attorno al potere speciale di Ethan. Molti enigmi sono davvero ben congenati, soprattutto quelli che vi permetteranno di eliminare i boss di fine livello, e spesso richiederanno lunghe fasi di studio e numerosi tentativi. Proprio in questo frangente, purtroppo, si inserisce uno dei maggiori difetti del gioco. Limitando le volte in cui potrete usare la telecinesi con il numero di token raccolti, per ogni prova andata storta sarete forzatamente costretti a ricominciare la partita dall’ultimo checkpoint. Il reset è quanto più rapido e immediato possibile, ma le continue e forzate interruzioni alla partita alla lunga causeranno un po' di frustrazione. Fortunatamente l’originalità e genialità con cui buona parte degli enigmi sono stati architettati attenuano i malesseri, ma preparatevi a restare bloccati a lungo in qualche schema particolarmente ardua. Ehtan: Meteor Hunter rivela così la sua reale natura di gioco pensato per un pubblico maturo, per nulla scoraggiato all’idea di usare la materia grigia.

Per il resto, il gioco procede con fortune alterne. Le fasi puramente platform non sono disprezzabili, ma si limitano a giocare con elementi già stravisti (le classiche lame rotanti, i fiumi di lava). Il sistema di controllo ha il pregio di non farsi odiare grazie a una buona reattività, ma ben poche volte verrete stimolati a sfoderare tutta la vostra disinvoltura tra le piattaforme. Si salta, si corre e ogni tanto ci si scopre divertiti da qualche passaggio più appassionante di altri, ma è un lampo in mezzo a tanto grigiore.
Non mancano sezioni extra, come brevi fughe a bordo di mezzi di trasporto, ma anche in questo caso è difficile non considerarle riempitivi, utili solo a gonfiare lievemente la longevità (che si assesta sulle sei-sette ore).
Siamo insomma di fronte a un platform mai troppo esaltante, in grado di proporre pochi momenti riuscitissimi grazie a enigmi ben strutturati e impegnativi. I livelli si propongono con un ritmo spesso incalzante, dovuto soprattutto alla rapidità con cui è possibile completarli, il che aiuta a mantenere vivo l’interesse, ma innegabilmente sarebbe stato meglio avere un’avventura più contenuta ma ben più densa di emozioni.
Inutile soffermarsi nuovamente sull’aspetto grafico. L’art design è semplicemente orribile e tecnicamente la situazione non migliora di molto. Fortunatamente è almeno garantito un frame-rate stabile e l’assenza di bug degni di nota. Anonimo anche il sonoro, privo di doppiaggio e caratterizzato da motivetti neanche troppo orecchiabili.

Ethan: Meteor Hunter Chi si augurava un lieto fine alla bella storia alle spalle di Seaven Studios resterà parzialmente deluso. Gli enigmi proposti sono impegnativi e divertenti da risolvere. Le fasi platform, nella loro assoluta mancanza di coraggio, si lasciano giocare. Gli scontri con i boss di fine livello rappresentano sfide degne di nota. Peccato che a controbilanciare tutto ciò ci sia un art design non all’altezza (per non dire di peggio), un level design il più delle volte fin troppo canonico e un ritmo spezzettato dalla continua necessità di ripartire dall’ultimo checkpoint. Con un pizzico di temerarietà in più staremmo parlando di un prodotto da acquistare a scatola chiusa. Così com’è, Ethan: Meteor Hunter è consigliabile solo agli appassionati del genere.

6

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