Recensione Ether One

Un'avventura particolare che ci trascina fra memorie spezzate e ricordi sbiaditi

Versione analizzata: PC
recensione Ether One
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Perchè stiamo riattivando scricchiolanti macchinari in un’antica miniera del secolo scorso? Perchè abbiamo raccolto piatti, bottiglie e cibi in scatola pensando che possano in qualche modo esserci d’aiuto? Perchè stiamo frugando indisturbati fra le memorie di vecchi conflitti familiari e fra gli appunti di Graham Bell? Ma soprattutto, dov’è la nostra trottola portafortuna che ci tiene legati alla realtà?
Queste ed altre domande troveranno (forse) una risposta nello straniante viaggio che è Ether One, nuova avventura grafica di White Paper Games.
Vestiamo i panni di un insolito psicoterapeuta alle prese con un avveniristico macchinario sperimentale, in grado di spedire il medico direttamente nella mente dei pazienti per individuare ed eliminare direttamente le cause delle psicosi. Accompagnati dall’instancabile voce fuori campo di quella che sembra la tipica scienziatucola pronta a friggere qualche cervello pur di apporre il proprio nome sull’ultima invenzione nel campo della psicoterapia, veniamo lasciati liberi di esplorare la ridente cittadina britannica di Pinwheel, ricostruita dai distorti e frammentari ricordi di un’ignara paziente affetta da demenza.

La bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla

Sebbene le prime immagini diffuse di Ether One possano aver fatto pensare a qualcosa di molto simile allo story-driven puro di Dear Esther, ci troviamo di fronte ad un adventure game che ne eredita solo parte delle strutture narrative, ma mantiene un solido legame con le avventure di stampo classico per quanto riguarda le interazioni. E' infatti possibile raccogliere oggetti dagli ambienti ricreati nella mente del paziente, per utilizzarli nella risoluzione degli enigmi che via via si incontreranno durante l’esplorazione. Se da un lato l’impossibilità di trasportare più di un oggetto per volta finirà indubbiamente per basire qualche appassionato del genere, non si può restare indifferenti di fronte a quella sostanziale aggiunta rappresentata dal “Case”, la stanza al cui centro si erge la poltrona in stile vittoriano che fa da tramite fra il mondo reale e quello della mente, dalla quale si ha accesso alle diverse zone di Pinwheel.

Il ‘Case’ rappresenta una sorta di ‘quartier generale’ al quale fare ritorno di tanto in tanto, per depositare gli oggetti e riguardare con cura tutti gli appunti fondamentali (anche se per questi saremo spesso tentatissimi di ricorrere le ormai superate note cartacee).
Esistono due diversi approcci all’esperienza videoludica di Ether One: il primo -che lo riporta ancora una volta vicino al già citato Dear Esther- vedrà il giocatore semplicemente vagare per le desolate viuzze di Pinwheel alla ricerca dei fiocchi rossi che rappresentano i minuscoli frammenti di altrettanto sfuggenti ricordi; il secondo richiederà la lenta e minuziosa esplorazione di ogni stanza e la risoluzione di enigmi più o meno intricati al fine di riparare dei vetusti proiettori 16mm, e sbloccare i ricordi compromessi dal continuo peggiorare della patologia del paziente. Ogni fiocco trovato innescherà una sequenza narrativa: la voce fuori campo svelerà man mano dettagli sconosciuti al giocatore -e al disorientato psicoterapeuta-, mentre collezionare tutti i fiocchi presenti in un’area di gioco sarà l’unico modo per sbloccare delle speciali stanze, sul cui contenuto preferiamo non rivelare alcunchè, per evitare di rovinarvi la sorpresa.
Quale che sia l’approccio di gioco scelto, Ether One rappresenta un piacevole isolamento dal mondo reale, purchè si abbiano a disposizione parecchie ore da immolare agli dei delle avventure grafiche. Il piccolo gioiello indie degli sviluppatori britannici di White Paper ci permette di sbirciare fra segrete storie d’amore, tracce indelebili di maltrattamenti sul lavoro, innocenti giochi d’infanzia ed elaborati progetti visionari, ci lascia prendere parte come spettatore alle passioni, le incertezze, i sogni e le ambizioni dei cittadini di Pinwheel: un modo ben più raffinato di invadere le vite degli altri di quelli che offre attualmente il piccolo schermo italiota.

Dal punto di vista tecnico, pur sfruttando un engine vecchio di oltre una decade, Ether One si difende abbastanza bene, impugnando l’efficace arma del cell shading e godendo del supporto di un level design piuttosto curato. Certo, l’inesperienza dei developers ha permesso che alcuni bug sfuggissero al controllo in fase di testing, come quello che affligge alcune righe dei sottotitoli rendendole invisibili e quelli relativi all’ottimizzazione grafica e delle prestazioni; tuttavia la curatissima colonna sonora riporta i parametri ben sopra la media.

Ether One Ether One è un’avventura grafica intelligente e solidamente strutturata, fruibile sia dal rilassato cultore degli story-driven, sia dall’adventurer ossessionato dagli enigmi. Un altro piccolo gioiello tirato fuori dal cappello magico del progetto Greenlight, e un altro segnale positivo per un genere che si dimostra ancora una volta intramontabile.

8

Che voto dai a: Ether One

Media Voto Utenti
Voti totali: 8
8.2
nd