Recensione F.E.A.R. 2 - Reborn

UN DLC sottotono per Alma ed il seguito dell'FPS Volition

F.E.A.R. 2

Videorecensione
F.E.A.R. 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

Dopo la (misteriosa) acclamazione del primo capitolo di F.E.A.R. a vessillo della rinascita del First Person Shooter, il sequel ufficiale del prodotto Warner è stato accolto piuttosto tiepidamente da stampa e pubblico. Ad onor del vero, linearità ed estrema facilità erano caratteristiche che aveva in dote anche l'episodio originale, ma forse all'epoca della sua uscita la commistione di generi era ancora una pratica poco usata, ed il fatto che FPS e Horror Game potessero convivere fece sembrare la produzione Monolith più interessante di quanto non fosse (almeno dal punto di vista ludico).
Al secondo episodio fu imputato un generale immobilismo, una linearità imbarazzante, ed un'Intelligenza Artificiale da rivedere, tutti fattori facili da riscontrare, che ne hanno pregiudicato in parte il successo.
Dopo 6 mesi dal rilascio del prodotto, comunque, arriva sugli scaffali virtuali di PSN e Live Arcade “Reborn”, un DLC riempito non con nuove mappe per lo (smorto) comparto multiplayer, ma con uno scampolo d'avventura per il giocatore singolo. Riuscirà l'Add-on ad incuriosire i fan?
La trama di Reborn si sviluppa seguendo i clichè tipici dello Spin Off: stesso mondo di gioco, nuovi personaggi, e qualche colpo di scena che faccia luce su aspetti irrisolti della trama principale. Prevedibile e scontata, vi terrà stancamente attaccati al televisore per circa due ore di tempo: una mini-avventura davvero troppo breve per giustificare appieno la spesa di circa 8 Euro necessaria per l'acquisto di Reborn. In ogni caso, l'utente interpreta un anonimo soldato (Foxtrot 813) spedito in ricognizione nella ormai distrutta città di Auburn. Dopo poco tempo, tuttavia, la fragile mente dell'anonimo protagonista viene soggiogata da un misterioso potere psicocinetico, che prende il controllo del soldato-marionetta e lo obbliga a proseguire fin dentro il cratere principale dell'esplosione. Mal raccontato e decisamente prevedibile (compreso lo scontato colpo di scena finale), il plot di Reborn si fa ben presto vuoto ed appare privo di mordente, mentre la voce nella vostra testa vi impone, nell'arco dei cinque atti in cui è suddiviso il DLC, gli obiettivi da seguire.
Lasciamo inespressi ulteriori dettagli sulla storia di sfondo, poiché questi potrebbero rappresentare, per il fan, uno dei pochi incentivi all'acquisto, visto che dal punto di vista della varietà concettuale e visiva, Reborn non ha nulla di eccezionale.
La gamma di situazioni che si dipana sotto gli occhi del giocatore sembra recuperata, dopo un meticoloso lavoro di Decoupage, dal capitolo principale. Persino le location non offrono scorci particolarmente originali, e ricordano troppo da vicino quelle già attraversate in F.E.A.R. 2. L'intera esperienza di gioco si dimostra poi opaca e smorta, all'insegna del Run & Gun più becero, vista la snervante semplicità con cui è possibile abbattere i nemici. Dopo un inizio comunque adrenalinico (ma del resto anche in Project Origin le fasi a bordo delle Mech Suit erano le migliori), scema quasi del tutto l'entusiasmo, mentre aberrazioni genetiche e soldati/clone si fanno massacrare senza colpo ferire, opponendo una resistenza risibile.

A salvarsi, in questo DLC, è soltanto il ritmo di gioco sostenuto (e lo scontro finale), dato che anche il sostrato “orrorifico” sembra sparito del tutto. Al di là delle imbarazzanti prestazioni degli avversari, l'abbondantissimo munizionamento fa in modo che si dilegui ogni scampolo di tensione, mentre le sparute apparizioni di Alma non riescono ad intimorire, raccogliticce e quasi “postume”, inserite soltanto per instaurare un qualche collegamento col “genitore” F.E.A.R. 2.

F.E.A.R. 2 Reborn è un Downloadable Content poverissimo. Già il computo delle ore di gioco evidenzia un rapporto quantità/prezzo non favorevolissimo (a fronte di altri Add-On dedicati al Single Player che durano più del doppio, come ad esempio quelli di Underworld o Prince of Persia). Ma le possibilità di deliziare una platea più ampia dei fan sfegatati sono annullante anche da un set di situazioni e locazioni recuperato interamente dal capitolo principale, che appiccica addosso a Reborn un infelice sensazione di riciclo smodato.

5

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