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recensione F.E.A.R. 3

La "Paura" nella sua terza incarnazione videoludica

F.E.A.R. 3

Videorecensione
F.E.A.R. 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nel marasma di First Person Shooter che affollano questa generazione i videogiocatori stanno da tempo aspettando una produzione capace di risvegliare corde emotive oramai sopite; un’esperienza in grado di superare i semplici canoni dello script e della linearità che caratterizzano la maggior parte dei giochi di questo genere. Tra i titoli più imminenti in uscita il giusto candidato per venire incontro a tali esigenze sembrava poter essere F.3.A.R., terzo capitolo della fortunata saga horror-shooter capace d’inserire elementi “alla Dead Space” in un’esperienza in prima persona, donando connotazioni molto interessanti anche alle vicende.
L’incarnazione, per assolvere a questo duro compito, è stata affidata a Day1Studio, già responsabile del non molto fortunato Fracture e del porting su Xbox 360 e Playstation 3 di F.E.A.R.
Risultato non del tutto assicurato dunque per quella che per molti sembra poter rappresentare una vera e propria alternativa alla monotonia a cui la grande distribuzione ci ha abituato.
Il momento della verità è dunque arrivato, con il titolo disponibile sugli scaffali dei negozi, in versione PC, Xbox 360 e Playstation 3, a partire dal 23 Giugno.

Sradicare la dinastia

E’ bene sin dal principio precisare che F.3.A.R. stravolge molte delle caratteristiche peculiari dei suoi predecessori, amalgamandosi un po' di più con i congeneri dell’era moderna. Ci si troverà pertanto difronte ad una narrazione sì oscura e malata ma molto meno interessante, soprattutto per la sua spiccata linearità e per una marcata attenzione nei confronti dell’azione, protagonista indiscussa in questo terzo episodio. Le vicende, nonostante tutto, riprendono le fila dei precedenti capitoli, mettendo il giocatore nei panni di Point Man, recluso poco dopo l’omicidio del fratello Paxton Fettel su ordine dell’Armacham. Ritornato dal mondo dei morti in una forma a metà tra il corporeo e lo spirituale Fettel aiuterà il consanguineo a fuggire, imbarcandolo nella pericolosissimo tentativo di fermare la madre (Alma) prima che dia alla luce ulteriori abomini. Durante le circa otto ore che comporranno la campagna single player, diverse cut scene realizzate con il motore di gioco ci racconteranno qualcosa in più sul passato dei due protagonisti, senza tuttavia riuscire a caratterizzarne un profilo del tutto completo e sufficientemente interessante.

Paura Videoludica


Anche per quel che concerne il gameplay F.3.A.R. mostra sin dal principio qualche sostanziale differenza rispetto ai suoi precursori, abbandonando quasi del tutto la componente “orrorifica” a favore di un’azione maggiormente votata allo spettacolo ed alla frenesia. Ai momenti di terrore psicologico si sostituiscono dunque incalzanti scontri a fuoco, che accompagnano il giocatore in maniera martellante durante l’intero corso dell’avventura. Di “spaventoso” rimarranno dunque solamente le orde di zombie ed alcune entità mostruose che ci troveremo prima o poi ad affrontare in massa.
Al disappunto iniziale per il repentino cambiamento d’impostazione del brand si contrappone tuttavia la sorpresa al momento di constatare il funzionamento e l’impatto delle meccaniche di gioco. Benché la progressione scorra in maniera molto lineare, level design e cura riposta nella realizzazione della fase shooter (in tutti i suoi risvolti) donano al prodotto un appeal pad alla mano molto vicino a quello delle produzioni tripla A del settore. Il primo punto chiave del titolo Day1Studio è l’arsenale bellico, molto vario e realizzato in maniera decisamente soddisfacente: la sensazione d’imbracciare il fucile -alla Call of Duty- è palpabile in ogni istante e l’ottimo feeling con le armi, nonché l’elevata precisione dell’hit box, regala un’esperienza davvero coinvolgente. S’inserisce in seconda istanza un sistema di coperture magnificamente implementato. Alla sola pressione di un tasto il nostro avatar si apposterà dietro ad un qualsiasi elemento ed avrà facoltà di muoversi a 360° pur rimanendone ancorato. Ciò significa, ad esempio, che potremo sfruttare entrambi gli angoli di un tavolo per sporgerci e sparare e non saremo limitati ad uno/due punti con possibilità di fare fuoco solamente emergendo al di sopra dell’ostacolo. Tale possibilità verrà sfruttata anche dai nemici, che presentano un’intelligenza artificiale superiore alla media delle attuali produzioni. Grazie a routine comportamentali ben articolate i soldati guidati dalla CPU saranno in grado di accerchiarci sfruttando la superiorità numerica, nonché di stanarci facendo uso oculato di granate ed amenità simili, capaci anche di distruggere alcuni degli elementi di copertura. Ottima inoltre l’intesa tra i nemici stessi, che manderanno in avanscoperta i più corazzati e i meglio equipaggiati. Ad affiancare le normali routine da shooter in prima persona vi sarà, per quel che concerne il protagonista principale, la facoltà di fermare il tempo. Tale espediente, tenendo in considerazione l’elevato grado di sfida dovuto all’elevata consapevolezza dell’IA, si rivelerà molto utile soprattutto nel combattimento a distanza ravvicinata (per esempio in stanze chiuse) e quando saremo circondati. Le situazioni di slow motion contribuiscono infine a rendere estremamente spettacolari alcuni frangenti, permettendo di focalizzare dettagli altrimenti irriconoscibili.
Se la campagna “principale” non ci lasciasse soddisfatti, completato ogni livello avremo la possibilità di rigiocarlo nei panni di Paxton, provvisto di poteri psichici che cambieranno radicalmente l’approccio al combattimento. Il malefico co-protagonista non sarà in grado di brandire armi da fuoco; in compenso potrà sollevare i nemici alcuni metri da terra e colpirli con particolari proiettili energetici esplosi direttamente dal palmo delle mani. Paxton avrà inoltre la facoltà d’impossessarsi di qualsiasi avversario presente sul campo di battaglia, senza limitazioni di sorta. Quest’ultimo potere prevederà un cambiamento completo della prospettiva, che ci vedrà impegnati in un acuto gioco del “nascondino”, aspettando il momento favorevole per prender possesso del soldato giusto e spazzare via i suoi compagni. La possessione ci consentirà anche di attaccare continuamente a testa bassa poiché la mortalità -in tale frangente- sarà legata esclusivamente al corpo dell’ospite.

Tutti assieme appassionatamente

F.3.A.R. non lesina nemmeno per quel che concerne il multiplayer, presentando modalità competitive e cooperativa ugualmente ricche di contenuti. La coop, anzitutto, permetterà di superare in maniera molto più agevole i vari quadri, combinando le abilità psichiche di Paxton e quelle belliche di Point Man nella maniera più spettacolare possibile e con un occhio anche alle sfide in stile Call of Duty che ci verranno proposte. Ad affiancarla troviamo ben quattro ulteriori modalità, che spaziano dalla cooperazione tra quattro giocatori alla competizione. La prima è Contrazioni, una sorta di rivisitazione della modalità “Orda” di Gears of War nella quale quattro giocatori dovranno difendere la propria incolumità round dopo round dalle creature partorite da Alma. La seconda è Fucking Run che vede ancora una volta una squadra di quattro giocatori intenta a sopravvivere alle mostruosità dell’Armacham, mentre tenta di superare una serie di checkpoint prima di venire inghiottita da un muro di nebbia nociva. Infine troviamo Re delle Anime, un’interessantissima modalità che metterà finalmente i videoplayer tutti contro tutti: in questo caso i contendenti, inizialmente in forma spirituale, avranno facoltà di prendere possesso di un corpo ed annientare i concorrenti. Nella sua variante -Anima Sopravvissuta- sarà invece uno solo di loro ad impersonare lo spirito e tentare di uccidere i restanti tre.
S’innescano dunque meccaniche piuttosto inesplorate per uno shooter, che portano coinvolgimento e divertimento -a patto di entrare nell’ottica- ad un livello diverso rispetto alla concorrenza. Peccato solo venga tutto limitato alla sola presenza di quattro giocatori umani.

Non sempre all’avanguardia


Dal punto di vista tecnico F.3.A.R. non spicca in nessun campo in particolare. La modellazione poligonale di strutture e personaggi risulta buona ma senza particolari spunti d’eccellenza, soprattutto per l’evidente riciclo di materiale da un’area all’altra. Anche la texturizzazione non stupisce in maniera netta come in altre produzione e, anzi, si presenta in alcuni frangenti piuttosto approssimativa. Fortunatamente i difetti vengono saggiamente coperti dall’oscurità che funge da tema portante per le atmosfere dell’intera avventura e dona un carattere cupo e spaventoso soprattutto alle vicende. Si chiude con un comparto animazioni non sempre impeccabile e l’implementazione solo parziale della fisica ambientale, contrapposte ad una realizzazione sopra la media degli effetti particellari che contribuiscono in maniera netta a rendere spettacolare e coinvolgente l’azione a schermo.
Per quel che concerne il sonoro vanno sottolineate le ottime campionature, associate ad effetti sonori precisi nel sottolineare i momenti più tesi e ad un doppiaggio italiano tutto sommato accettabile.

F.E.A.R. 3 F.3.A.R. potrebbe rivelarsi una mezza delusione per i fan di vecchia data, considerato il suo parziale "tradimento": il nuovo capitolo smussa infatti la componente horror e abbraccia meccaniche decisamente più commerciali. Ma ad un’analisi lucida e che non tenga conto dell'orizzonte d'attesa e dei pregiudizi, il titolo si rivela uno sparatutto più che discreto, capace di offrire, tra la campagna ed il multiplayer, un’interessante alternativa allo strapotere delle produzioni DICE ed Infinity Ward

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