Recensione F.E.A.R. 3

Analizzata la versione PC dell'FPS horror per eccellenza

F.E.A.R. 3

Videorecensione
F.E.A.R. 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
 Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

A circa due anni dall’uscita di Project Origin, si torna finalmente a parlare delle vicende di Alma e della squadra First Encounter Assault Recon, per gli amici F.E.A.R. Acronimi pretestuosi a parte, la serie ha sempre affascinato i videogiocatori in cerca di first person shooter atipici e gli amanti del genere horror. Affidato agli sviluppatori del team Day 1 Studios, già responsabili del porting per console del primo capitolo della saga, F.3.A.R. riesce ad essere un discreto sequel, nonostante si discosti sempre più dall’impronta horror dei suoi predecessori.

"mamma, esco"

Nove mesi sono trascorsi dallo scontro fra Point Man (finalmente scrollatosi di dosso la scomoda traduzione in “Apripista”) e Paxton Fettel, nonchè dalle vicende parallele di Michael Beckett, che rincontreremo in un ruolo tutto particolare. Point Man è ora prigioniero di Armacham, la cui missione è insabbiare le prove dell’accaduto. Grazie all’aiuto del fantasma di Fettel, riusciremo ad evadere dalla prigione per incontrare la nostra vecchia conoscenza Sun-Kwon, ultimo membro sopravvissuto della squadra F.E.A.R. Partiremo quindi alla ricerca di Alma, seppur con intenzioni diverse rispetto a quelle di Fettel. La trama resta, come accadeva per i primi due capitoli della saga, punto focale dell’esperienza di gioco e, seppur lineare come negli altri episodi, si dimostra più che valida, grazie anche alla consulenza di nomi illustri quali John Carpenter (Halloween, La Cosa) e Steve Niles (30 giorni di buio) nella realizzazione di intermezzi e cutscenes.

Fenomeni paranormali, sparatorie, mecha e calci volanti nelle gengive

Si torna ad impersonare il supersoldato Point Man, più silenzioso e turbato del solito e accompagnato dalle continue apparizioni del fantasma del fratello Fettel, che talvolta ci salverà da morte certa nelle situazioni più difficili. L’apparizione di Fettel, oltre ad alimentare la spettacolarità dell’azione e degli intermezzi, si dimostra un geniale espediente per stemperare quel clima di assurdità dato dall’affrontare da soli interi eserciti. Il gameplay resta pressoché invariato rispetto ai precedenti capitoli della serie, anche se è d’obbligo accennare ad alcune migliorie, come la presenza di un sistema di copertura perfezionato e molto funzionale, oltre che all’aggiunta di un discreto numero di achievements in grado di potenziare il nostro personaggio se accumulati a sufficienza. A favorire l’esplorazione, oltre che all’ottimo level design, concorre la presenza di oggetti disseminati per le aree di gioco, come le bambole di Alma in grado di accrescere il punteggio del giocatore e aiutarlo a salire più velocemente di livello. All’avanzamento di livello, il nostro alter ego guadagnerà bonus di varia natura, dall’aumento dei punti ferita all’aumento della durata del bullet time, nel caso in cui impersoneremo Point Man.

Sebbene le scene di pura tensione siano diminuite rispetto ai precedenti capitoli, in favore delle sezioni di pura azione, F.3.A.R. riesce ad offrire molto spesso un’ambientazione distorta alquanto originale. In altri frangenti, per fortuna molto rari, il team di sviluppo mostra l’intenzione di avvicinarsi sempre di più alle produzioni più canoniche e commerciali, al punto d'avere l’impressione di giocare l’ennesimo clone di call of duty, cosa che potrebbe lasciare basita un’importante fetta degli affezionati della serie.
Le armi a disposizione restano più o meno le stesse viste in F.E.A.R. 2, con qualche aggiunta poco significativa, e godono di una discreta varietà (se qualcuno se lo stesse chiedendo: è ancora presente l’HW Penetrator, punta di diamante dell’arsenale dei precedenti capitoli). I numerosissimi scontri a fuoco, che occupano gran parte dell’esperienza di gioco, sono ben congegnati e molto spesso rappresentano un ottimo grado di sfida, che spingerà il giocatore, dopo l’ennesimo tentativo andato a vuoto, all’utilizzo in sequenza di armi differenti, granate e attacchi corpo a corpo. Nel corso della campagna single player sarà anche possibile pilotare gli esoscheletri dell’Armacham, già visti nei precedenti capitoli. Questi veri e propri mecha offrono quindi una feature che ha l'intenzione di incrementare la spettacolarità del titolo, ma che finisce per essere un’ulteriore presa di distanza dal genere survival horror al quale F.3.A.R. dovrebbe appartenere.

La longevità del titolo -si parla di 8-10 ore di gioco per completare la campagna in singolo- si attesta su valori accettabili, ma cresce esponenzialmente qualora si voglia completare tutte le sfide in multiplayer. A tal proposito, una trovata decisamente azzeccata è quella di rendere la campagna in singolo rigiocabile impersonando il “fratello cattivo” Fettel, stravolgendo totalmente l’approccio all’azione. Nei panni di Fettel infatti, non sarà possibile l’utilizzo delle armi da fuoco e non potremo più fare affidamento sui potenti attacchi corpo a corpo di Point Man, ma avremo la possibilità di scagliare degli attacchi a distanza -non molto efficaci, a dire il vero- e di impossessarci dei corpi dei nemici. Questa potente skill rende l’azione, se possibile, ancora più interessante e divertente, sebbene poco equilibrata rispetto alla controparte Point Man. Molto spesso infatti i poteri di Fettel si dimostrano molto più efficaci e versatili del semplice bullet time di Point Man e le sezioni che avremo già affrontato con qualche difficoltà, risulteranno molto più scorrevoli, fino a ridurre di un paio d’ore di gioco la durata della campagna in singolo.



la famiglia prima di tutto

Ciò che fin dai primi teaser rilasciati prima dell’uscita ha solleticato la curiosità dei fan e ci ha colpiti positivamente gioco alla mano, è stata sicuramente la componente multiplayer. Particolarmente divertente, seppur sottotono per quanto riguarda il livello di difficoltà, si è dimostrata la modalità di gioco cooperativa, chiamata dagli sviluppatori “co-op divergente”. E' possibile infatti ripercorrere tutti i livelli della campagna singleplayer online con l’aiuto di un amico che impersonerà Fettel. La cooperazione di due tipologie di personaggi così diverse regala un’esperienza davvero singolare, nonchè davvero appagante, date le molteplici combinazioni dei poteri di Fettel con le abilità di Point Man; sarà possibile, ad esempio, portare scompiglio all’interno della fazione nemica usando il potere di possessione di Fettel, mentre il nostro partner abbatterà agevolmente uno alla volta i nemici distratti.
Oltre alla co-op divergente, F.3.A.R. offre anche meccaniche di gioco multiplayer già collaudate e di sicuro meno innovative, ma non per questo meno divertenti! Stiamo parlando ad esempio della modalità “contrazioni”, molto simile all’”orda” già vista in Gears of War, nella quale fino a quattro giocatori dovranno fare incetta di munizioni per poi affrontare ondate di nemici di volta in volta più potenti. Molto vicina al classico Deathmach invece, è la modalità “re delle anime”, nella quale ogni giocatore avrà a disposizione i poteri di Fettel per avere la meglio sugli altri. Menzione obbligatoria per l’interessante modalità “fucking run”, nella quale i vari giocatori saranno chiamati a superare più velocemente possibile una determinata mappa di gioco, evitando a tutti i costi il muro che avanza alle proprie spalle, pena la chiusura prematura del match per tutti i partecipanti.

In generale quindi, l’esperienza di gioco multiplayer si è dimostrata una piacevole sorpresa, anche per chi non riponeva particolari aspettative in questo aspetto del gioco, non reputandolo decisivo ai fini della longevità che ne esce invece nettamente aumentata.

Il vero volto della paura

Nonostante alcune pecche, come la scarsa possibilità di interazione con le mappe e la limitata distruttibilità degli oggetti, F.3.A.R. si presenta tecnicamente all’altezza delle produzioni attuali. Forte nella versione PC di ambienti discretamente dettagliati -specie gli esterni-, suggestivi effetti di luce e shadowing, nonchè di un ottimo character design, la grafica del gioco si dimostra decisamente piacevole. Deludente invece il design e la caratterizzazione dei nemici “non umani”, che risultano poco vari e non brillano certo per originalità. Nonostante l’alto conteggio poligonale e la massiccia presenza di effetti particellari e ombre dinamiche, l’engine è in grado di gestire tutto il trambusto anche su macchine di fascia media, salvo alcuni sporadici rallentamenti, che non pregiudicano in alcun modo l’esperienza di gioco. Le cutscenes sono discretamente realizzate e i brevi intermezzi realizzati con l’engine di gioco si dimostrano molto utili alla narrazione e si incastrano perfettamente nell’azione.

Discorso a parte va fatto invece per il comparto audio che, seppur dotato di una colonna sonora degna dei migliori film horror e di ottime campionature, perde punti a causa di una direzione del doppiaggio non proprio eccelsa (merito anche di un adattamento tutt’altro che sopraffino), al punto da consigliare, a chi mastica un po’ di inglese, di godersi il gioco in lingua originale. Basti pensare che alcune cutscene risultano addirittura prive di traduzione e il gioco passerà direttamente al doppiaggio inglese con sottotitoli, cosa che affossa notevolmente questo comparto.


F.E.A.R. 3 In un mercato colmo di sequel agghiaccianti (e non parliamo delle tematiche), F.3.A.R. Rappresenta una discreta prosecuzione della saga. Molti resteranno delusi per l’assenza di una massiccia componente horror, ma il titolo ha parecchio da offrire, soprattutto per quanto riguarda il multigiocatore, e difficilmente chi ha apprezzato Project Origin resterà deluso di fronte alla nuova avventura di Point Man e soci.

7.1

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