Recensione Fable Anniversary

Dieci anni dopo, rispunta la creatura di Molyneux in una versione ripulita e rifinita

Versione analizzata: Xbox 360
recensione Fable Anniversary
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

C'è voluto un po' più del previsto, e alla fine Fable Anniversary è arrivato su Xbox 360 solo dopo l'uscita della nuova ammiraglia di casa Microsoft. Considerata la relativa penuria di produzioni Next-Gen, nell'attesa dell'eccezionale Titanfall o del misterioso Thief, più di un utente potrebbe però decidere di rispolverare la vecchia console, per scoprire una versione “riveduta e corretta” del titolo d'esordio di una saga importantissima per il marchio Xbox.
L'idea di Fable Anniversary è venuta a Lionhead Studio -orfano ormai di Peter Molyneux- valutando il discreto lavoro di adattamento operato da Saber Interactive su Halo: l'obiettivo, quindi, è quello di recuperare atmosfere, suggestioni e contenuti del titolo di dieci anni fa, ma di ammodernarle grazie agli asset grafici degli ultimi capitoli, ed a precisi interventi di “correzione” delle meccaniche di gioco. Approccio potenzialmente vincente, soprattutto perché al netto delle meccaniche un po' scricchiolanti, Fable fu al tempo della sua uscita un RPG dal fascino indiscutibile, capace di costruire un “lore” interessante e di “seminare” alcune idee che avrebbero persino condizionato l'evoluzione del genere.
E' insomma con una buona dose di speranzosa curiosità che ci si avvicina a Fable Anniversary, fiduciosi che il team abbia saputo valorizzare i punti di forza del suo antico lavoro. Peccato invece che -pad alla mano- si scoprano non solo una serie di problematiche tecniche veramente fastidiose, ma anche una struttura invecchiata troppo in fretta, per fortuna non decrepita ma ormai neppure freschissima. Sommando a tutto questo una “price policy” tutt'altro che invitante, si ottiene il profilo di un'esclusiva non proprio determinante per rinfrescare la line-up della console.

Face Lifting

Anche a dieci anni dalla sua uscita, il primo Fable è ricordato dai giocatori come il titolo su cui si infransero i sogni di gloria, le prospettive e le promesse di un vulcanico Peter Molyneux, che aveva passato anni a raccontare con infinito entusiasmo la sua visione del gioco di ruolo di nuova generazione.
Era una visione affascinante, smisurata, titanica. Ed evidentemente irrealizzabile.
Peter ci aveva raccontato di un gioco in cui le scelte morali avrebbero influenzato in maniera sensibile il mondo, l'ambientazione e la figura del protagonista; ci aveva raccontato di un universo in continua evoluzione, che avrebbe trasmesso il senso pressante del passare del tempo, con boschi di querce nati dalle ghiande fatte cadere anni prima dal giocatore stesso; ci aveva promesso la presenza di un tessuto sociale mutevole, fatto di relazioni mobili, in una sorta di ecosistema etico profondamente correlato con le nostre decisioni.
E invece Fable fu, strutturalmente parlando, un Action RPG come tanti altri, con un sistema di combattimento neppure troppo brillante, ed una bipartizione banalmente manichea fra buono e cattivo. Il titolo era divertente: curioso in questa sua esibizione di un umorismo fortemente britannico, insolito nella ricerca di un look diverso dai canoni. Eppure lontanissimo dalle suggestioni con cui “mulinello” ci aveva affascinati.
Questo profondo divario fra intenzioni e risultati è stato una vera e propria maledizione per tutta la serie, che anche nei (ben più riusciti) capitoli successivi ha sempre dovuto “inseguire”, e con il fiato un po' corto, le splendide fantasticherie del suo ideatore, scontrandosi però con molti limiti tecnici e concettuali. Oggi, con il senno di poi, si può dire che è stato proprio “l'hype” uno dei problemi principali della saga: perchè in fondo Fable ha sempre avuto qualcosa di dire, nell'affollatissimo panorama del genere, ed ha rappresentato una serie fortemente caratterizzante, dal punto di vista artistico, creativo e persino per lo sforzo evidente di trasmettere un messaggio importante.
La nostra speranza, quindi, è che Fable Anniversary possa essere avvicinato dai giocatori moderni con un po' di indulgenza, recuperato con “spirito filologico”: alla ricerca delle origini di un franchise che ha saputo tenere con il fiato sospeso tanti videogiocatori.
Le soddisfazioni possono arrivare solo se si abbraccia questa filosofia, perchè a livello tecnico e di gameplay la produzione vacilla.

Uno degli aspetti più importanti da considerare sul fronte grafico è l'utilizzo di asset presi direttamente dal terzo episodio, che di fatto uniformano lo stile ed il colpo d'occhio con quelli più moderni dell'ultimo capitolo. Peccato però che il motore appaia in ogni momento sofferente, e che questo generale “reskin” non sia stato accompagnato da un adeguato lavoro sulle animazioni. Il passaggio da un motore grafico proprietario all'Unreal Engine ha richiesto evidentemente un lungo processo di ottimizzazione, che il team non ha saputo affrontare nel migliore dei modi. Nonostante il rinvio dell'uscita, Fable Anniversary si presenta ai nastri di partenza con evidentissimi problemi di framerate. Il gioco scatta in continuazione, e la fluidità è garantita in rarissime situazioni. Non bastasse, i tempi di caricamento sono molto estesi, e tutto questo nonostante la mole poligonale del titolo non sia proprio in linea con le ultime produzioni uscite su Xbox 360.
L'aspetto forse meno convincente è però quello legato alle animazioni. Di fatto, i movimenti e le espressioni dei personaggi sono esattamente quelli di dieci anni fa, e questo determina un forte scollamento fra l'aspetto del gioco a inquadratura ferma, e quello in movimento. Durante le cut-scene i volti dei protagonisti sono inermi e inespressivi, nel corso delle sequenze giocate le animazioni sono legnosissime. Si segnalano poi problemi di collisioni che chiudono il quadro su una produzione male ottimizzata e rilasciata in uno stato davvero non convincente.
Per quel che riguarda il gameplay, invece, bisogna dar conto al team di aver lavorato in maniera tutto sommato solida, per fare in modo di garantire una continuità con gli ultimi capitoli, proponendo proprio il control scheme di Fable 3. C'è anche la possibilità di tornare alle impostazioni classiche (lo faranno solo i puristi), ma di base le sequenze d'azione si risolvono usando tre dei pulsanti frontali, legati agli attacchi corpo a corpo, all'uso delle armi a distanza ed agli incantesimi. C'è poi la possibilità di sfruttare “attacchi fiorenti” alternando pressioni rapide o ripetute, e non mancano ovviamente parata e schivata. Il sistema funziona in maniera regolare, molto immediato e forse un po' troppo semplice (non fosse per un sistema di lock-on da rivedere): ci mette quindi di fronte ad un action RPG leggero, basato più che altro sull'esplorazione e sulla curiosità che sulla complessità del combat system. Anche il sistema di crescita è decisamente lineare e non troppo approfondito, e insomma il bello di Fable resta - oggi come nel 2004 - questa sua capacità di irretire il giocatore, portandolo all'interno di un mondo con un folklore tutto suo. Le atmosfere fiabesche, i cromatismi tenui, i personaggi in stile leggermente deformed, ed in generale un comparto stilistico in grado di assimilare elementi diversissimi (dal fantasy classico alle suggestioni da favola europea, passando per alcuni elementi steampunk), rendono il titolo ancora oggi molto particolare.

Gradevole anche questa ossessione quasi viscerale per le interazioni sociali. Anche se la dicotomia stringente fra eroe buono e paladino del male è un po' troppo semplice, costruire nel corso del gioco i rapporti con i popolani è un'operazione sempre divertente, ben tenuta grazie alla presenza delle ormai famose “espressioni” ed alla possibilità di svolgere gli incarichi in due maniere spesso opposte. E' ovvio che certe soluzioni appaiano decisamente superate, e sarebbe davvero delittuoso cercare in Fable una struttura profonda e sfaccetta, ma in fondo ancora oggi arrivare alla fine dell'avventura resta piacevole, e compiere tutte le quest secondarie è un'operazione che - non portando via troppo tempo - verrà affrontata a cuor leggero da chi saprà accettare i compromessi tecnici e l'evidente anzianità strutturale del titolo.
L'Anniversary Edition, poi, è basata su The Lost Chapters, versione “arricchita” uscita nel 2005, e presenta quindi qualche quest in più ed una migliore caratterizzazione di certi personaggi (fra cui l'acerrimo nemico Jack di Spade). Non che questo possa fare la differenza, ma magari qualcuno -al tempo dell'uscita- decise di tralasciare il “content update” e può recuperare in questa sede.
Complessivamente, comunque, tutte le perplessità sopra elencate, soprattutto sul fronte tecnico, ci mettono un po' in difficoltà, nel consigliare l'acquisto del titolo. Fable è sempre stato un prodotto con carattere, un RPG leggero e fiabesco, ma una riedizione con queste falle non può essere giustificata né costare così tanto. E del resto, proprio confrontando Halo Anniversary con questo Fable “10 anni dopo”, bisogna ammettere che mentre l'epicità dello sparatutto Bungie ha tenuto banco (grazie alla qualità del level design ed all'intensità dell'avventura), il gioco di ruolo di Lionhead è invecchiato peggio del previsto, e risulta nettamente inferiore rispetto al suo sequel, forse il miglior episodio della trilogia nonché titolo molto più vicino alla visione del suo creatore.

Fable Anniversary Il lavoro svolto sulla riedizione di Fable non convince dal punto di vista tecnico: il cambio di motore grafico ha determinato forti incertezze qualitative, ed un framerate veramente ingiustificabile. L'utilizzo degli asset degli ultimi capitoli non è stato accompagnato da un lavoro di rifinitura sulle animazioni e sulle collisioni, e insomma questa Anniversary Edition non si presenta nel migliore dei modi, nonostante il costo abbastanza elevato. Fable resta comunque un titolo interessante, caratteristico ed a suo modo unico: superato in tutti gli aspetti dal secondo episodio della trilogia originale, potrebbe comunque rappresentare un GDR piacevole da (ri)scoprire, a patto di avvicinarlo con il giusto spirito, o con un amore incondizionato per la saga e le sue atmosfere.

6

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