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Recensione Fahrenheit: Indigo Prophecy Remastered

A distanza di dieci anni, si torna sul luogo del delitto...

Versione analizzata: PC
recensione Fahrenheit: Indigo Prophecy Remastered
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Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Io e David Cage abbiamo un problema. Cioè, io ho un problema nei confronti di David Cage, lui non credo. Il problema è che David Cage ha un super potere davvero molto speciale che ha un particolare effetto sulla mia persona: lui mi convince a giocare, mi assicura che prima o poi succederà qualcosa, che lui è diverso da tutti gli altri, che lui sa ascoltarmi e sa cosa voglio per divertirmi. Peccato che poi alla fine arrivano gli scarafaggi fantasma e va tutto all'aria. Ecco, io ho un problema con le storie che David Cage mi ha raccontato fino ad oggi, e le prime avvisaglie di questa patologia si sono manifestate quando ho giocato a Fahrenheit Indigo Prophecy nel lontano 2005. Un titolo che seppe eccitarmi come pochi altri, emozionarmi, quindi deprimermi e farmi incazzare come una bestia non appena il protagonista comincia a correre sulle pareti stile Matrix. Dalle stelle alle stalle con la stessa velocità con cui Wiltord segnò il gol con cui la Francia ci sconfisse in finale agli Europei del 2000. Unica nazionale al mondo a perdere un trofeo con la regola del golden goal, vabbè. Ecco, immaginate quindi la mia reazione quando ho scoperto che il buon Cage avrebbe cavalcato l’onda dei remastered con l’arrivo di Fahrenheit Indigo Indigo Prophecy Remastered, per PC, Mac e tablet. Un’occasione unica per rivivere quella storia, per riprovare a dieci anni di distanza un titolo che di fatto ha creato uno “stile Cage”, che in parte oggi rivive in giochi come Life is Strange o The Walking Dead.

Assassino per caso

Cercate di capirmi, per me ai tempi Cage era una sorta di idolo. Dopo un titolo come Omikron The Nomad Soul, dopo avermi fatto vivere un concerto di David Bowie virtuale ambientato nel futuro, voi capite che per me Cage era una specie di messia. Poi è arrivato Farhenheit: ricordo ancora quando lo vidi la prima volta durante un E3 di qualche eone fa. La prima scena, quella dell’assassinio nel ristorante, con tutte quelle possibili varianti, tutti quegli infiniti modi per interagire con l’ambiente, mi mandò letteralmente in visibilio. Qualche tempo dopo giocai Fahrenheit, ma il risultato finale fu uno strano mix agrodolce. Un inizio stratosferico che lasciava via via spazio a una trama che virava troppo sul paranormale e a lunghissimi quanto inutili quick time event, che ho odiato con tutto me stesso perché sembrava che Cage li avesse messi solo per giustificarsi, solo per dire “ehi guardate che ogni tanto dovete anche premere dei tasti”. Senza contare che la varietà di situazioni della scena iniziale è una cosa che non si rivede più nel resto del gioco, dove la maggior parte delle scene invece non offrono poi così tante varianti possibili.

Fahrenheit racconta di Lucas Kane, giovane ragazzo che una sera, come posseduto, prende a coltellate un tizio nel bagno di un ristorante. Perché lo ha ucciso? È diventato matto o era realmente posseduto? A voi il compito di scoprirlo. Nel corso dell’avventura controllerete non solo Lucas, ma anche Tyler e Carla, due detective della polizia di New York che si metteranno sulle tracce di Kane. Il gioco si svolge come un’avventura, un film interattivo con visuale in terza persona: si può interagire con l’ambiente, affrontare dialoghi con risposte multiple, il tutto intervallato da sequenze quick time in cui bisogna premere i tasti che compaiono sullo schermo, oppure alternare furiosamente la pressione di due pulsanti come nei vecchi Track&Field. I quick time sono destinati alle scene d’azione: se falliamo, perdiamo una vita. Se perdiamo tutte le vite, è game over. Ogni personaggio ha anche una “salute mentale” che dobbiamo cercare di mantenere alta. Potremo farlo in mille modi diversi: bevendo un caffè, ascoltando della musica oppure facendo l’amore con la nostra ex ragazza in quella che è senza dubbio una delle migliori scene di sesso mai viste in un videogame (un po’ banale nel pretesto, ma non per questo meno d’impatto). Se lo stress salirà troppo, impazziremo e sarà game over. Le nostre scelte avranno un impatto sulla storia. All’inizio soprattutto ci sono diverse possibili soluzioni per ogni scena. Più avanti le cose si fanno più semplici e ci sono diversi dialoghi che hanno lo stesso effetto, a prescindere da quello che decidiamo di dire. Ciò non toglie che la sensazione di libertà trasmessa al giocatore, che sia presunta o reale, rimane costante fino al fatidico finale. A proposito di finali, ce ne sono tre possibili, che variano in base ad alcune delle decisioni che prenderemo nel corso dell’avventura.

La legge di Cage

Fahrenheit è un titolo che basa tutto il suo appeal sulla storia e sui dialoghi, che sono stati scritti da Cage in persona. E dopo anni di esperienza nel settore, posso dire che esiste una legge di Cage: a ogni capolavoro segue un titolo che sembra un capolavoro ma che poi non lo è. Ora, dopo Omikron, che era un capolavoro, è arrivato Fahrneheit, poi Heavy Rain e quindi Beyond. Fahrenheit, insomma, non è un capolavoro. Rimane un gioco a tratti fantastico e assolutamente da giocare, ma non è privo di difetti. Che sono principalmente due: una trama che sul finale si perde davvero troppo e quelle sequenze quick time, inutilmente lunghe e troppo invadenti. Due difetti che questa edizione Remastered ovviamente non può correggere. Quello che Aspyr, l’azienda responsabile della pubblicazione del titolo, si è limitata a fare per questo Remastered è adattare i controlli agli schermi tablet, migliorare la risoluzione delle texture quel tanto che basta (ma i modelli poligonali sono assolutamente gli stessi) e aggiungere il supporto per il pad su computer vari (Mac, Linux e Windows). Il gioco, tecnicamente, non è invecchiato malaccio ma non si può non notare come questo sia un “remastered” più di nome che di fatto: si poteva fare certamente molto di più.

La grande domanda

E arriviamo al punto. Ha senso giocare di nuovo Fahrenheit? Se avete avuto modo di giocare l’originale, su pc o su console, sinceramente potete anche risparmiarvi quest’avventura. Sono “solo” dieci euro, ma potreste spenderli per Life is Strange o The Walking Dead o tante altre avventure migliori di questa. Se invece non avete mai giocato a Fahrenheit, questa è sicuramente un’ottima occasione per provare uno dei titoli più discussi di due generazioni fa, un titolo che ha portato Cage e la sua Quantic Dream all’attenzione globale, un passaggio necessario per avere i vari Heavy Rain (capolavoro) e Beyond (mezza delusione, vedi legge di Cage). Si vede tutta la filosofia “Quantic Dream”, in Fahrenheit, ma si vede anche che è a uno stato ancora embrionale. Rigiocarlo oggi significa notare ancora di più i difetti, come le già citate scene d’azione, o la trama che sembra scritta da uno che è appena uscito dall’università degli sceneggiatori di Hollywood. C’è troppa roba, troppi cliché. Un misterioso omicidio, la coppia di detective che sono troppo diversi ma si vogliono bene, il vecchio libraio giapponese misterioso con la barba lunghissima, una vecchia cieca che legge i tarocchi, il fratello prete, una bambina che nasconde un potere incredibile, gli scarafaggi fantasma e un’antica profezia Maya. Un po’ troppo carica per riuscire a mantenere intatto il senso fino alla fine.

E quando il tuo obiettivo e il tuo unico punto di forza è la storia, è importante essere sicuri che questa regga fino al fatidico “the end”. Quella di Fahrenheit ci riesce solo in parte, e questo è il rammarico più grande, ma non per questo non vale la pena di essere vissuta. Ci sono alcune scene in questo gioco che oggi possono sembrare “banali”, ma che ai tempi furono davvero rivoluzionarie. Non a caso negli Stati Uniti il gioco fu censurato: per fortuna questa edizione Remastered si basa sulla versione europea, priva di censure.

Fahrenheit: Indigo Prophecy Remastered Come “remastered” bisogna dire che il gioco vale pochino. Hanno aumentato la risoluzione, aggiunto il supporto per il pad e rivisto i controlli per le versioni iPhone/iPad (che purtroppo non abbiamo potuto provare). Ah, e in una scena si vede il poster di Beyond Two Souls. Un po’ poco: un titolo come questo meritava un po’ di lavoro in più. Quello che rimane è un’avventura che nel 2005 era rivoluzionaria, ma che oggi mostra un po’ i segni del tempo. Ci sono alcune sequenze, in particolare certi quick time, semplicemente troppo lunghi e completamente fuori contesto, che oggi si fa fatica a mandare giù. Se avete già giocato l’originale, il nostro consiglio è di passare oltre a meno che proprio non siate irriducibili appassionati. Se invece per caso vi siete persi questo titolo perché eravate troppo giovani o troppo distratti, allora vi consigliamo di spendere questi 10 euro circa per rivivere un grande classico, un titolo che ogni amante dei videogame deve giocare, amare e poi odiare almeno una volta.

7

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