Recensione Fallout: New Vegas

Fallout canta California Love, ma anche a Ovest la guerra non cambia mai. La recensione di Everyeye

Versione analizzata: Xbox 360
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Fallout 3, in un modo o nell’altro, ha profondamente segnato questa generazione di console. Pluripremiato, l'RPG di Bethesda si è dimostrato capace di vendere milioni di copie e di spingere schiere di videogiocatori nel tunnel della dipendenza. Nonostante mostrasse evidenti difetti in termini di gameplay e di natura tecnica, ha incantato critica e pubblico aggiornando la famosa saga nata nel 1997.
Dopo diversi DLC, che ne hanno ulteriormente aumentato fama e qualità, Bethesda si è affrettata ad annunciare un nuovo capitolo dell’epopea post-apocalittica, decidendo di affidarne le cure alla famosa Obsidian Entertainment. Del resto in tutto il mondo non poteva esistere team più indicato al compito. Creatrice di Star Wars Knights of the Old Republic II e Neverwinter Nights 2, la casa ha palesato la sua abilità nella creazione di sequel, mentre ha chiarito, col recente Alpha Protocol, che con le nuove IP se la cava un po' peggio. Del resto c’è chi nasce per creare e chi per emulare, al massimo per migliorare qualcosa di già esistente. Messi quindi di fronte allo splendido quadro ereditato da Fallout 3, i ragazzi di Obsidian avevano un compito molto semplice: cercare di non uscire dai suoi confini e magari preoccuparsi di abbellire il tutto con qualche nota di colore.
Se l’operazione può essere facile quando si ha a che fare con un originale tutt’altro che riuscito, le cose si complicano se, per l’appunto, si deve fare i conti con un titolo che ha saputo sconvolgere il panorama videoludico contemporaneo. Obsidian sarà riuscita nell’intento? Fallout: New Vegas è qualitativamente valido almeno quanto lo era il suo predecessore?

Tra California e Nevada

Fallout: New Vegas può definirsi tanto una sorta di spin-off, quanto un gigantesco upgrade. Per dirla in altri termini, sembra di trovarsi di fronte a un DLC su disco, che cambia ambientazione e protagonista, ma che sfrutta le medesime meccaniche dell'originale.
Attenzione però: abbiamo detto “simili”, non identiche.
Everyeye, da sempre, punta a premiare l’originalità, la voglia delle software house di proporre qualcosa di nuovo. Ma oggettivamente, vista la sua relativa "giovinezza", la formula inaugurata da Fallout 3 può risultare ancora oggi vibrante ed efficace. Si può accettare, dunque, che New Vegas ripercorra platealmente un sentiero già battuto, fortunatamente concedendosi qualche timido fuoripista.
La prima e più appariscente di queste variazioni sul tema, la si incontra praticamente subito, e riguarda il mondo in cui è ambientato questo capitolo di Fallout. Nella mitologia della saga infatti, la costa Ovest, e in particolar modo la zona attorno a Las Vegas, è stata quella meno colpita dagli effetti dell’olocausto nucleare che ha sconvolto il pianeta. Ed è proprio in questa zona, tra le montagne della Sierra e il deserto del Mojave, tra la California e il Nevada, che la vostra avventura prenderà forma.
Abbandonate le premesse legate alla vita nel Vault, New Vegas vi fa vestire i panni di un corriere alle prese con una consegna evidentemente di un certo rilievo. Nell’incipit, infatti, vi ritroverete a pochi passi dalla morte, con un distinto signore ben vestito che dopo aver pronunciato qualche frase dal significato oscuro, senza molti preamboli, vi conficcherà una pallottola nel cervello. Raccolti, è proprio il caso di dirlo, da un robot di nome Victor, verrete salvati e curati dal Dottor. Mitchell, che pratica la sua arte nel piccolo borgo di Goodsprings. Una volta ripresa conoscenza, avrete dunque un unico scopo: ritrovare i vostri (quasi) assassini e scoprire le motivazioni del vostro (quasi) omicidio. La trama principale è dunque legata indissolubilmente alla risoluzione di questo caso e funge da preambolo a quello che, a tutti gli effetti, può definirsi un gioco a metà strada tra il genere dei GRD e quello degli sparatutto.
Progredendo nell’avventura sarete spettatori di colpi di scena, ulteriori indagini e nuove rivelazioni per un main plot davvero ben confezionato e capace di generare una dose sufficiente di curiosità e attenzione nel videogiocatore. In Fallout 3 il problema era una certa tendenza del prodotto alla dispersione, cosa che poteva scoraggiare i videogiocatori meno tenaci e condurli, nei casi più estremi, ad abbandonare l’esperienza per mancanza di motivazioni forti. Anche in New Vegas si ripresenta parzialmente questo limite, ma le cose sono state in buona parte migliorate.
Come promesso da Obsidian, maggior attenzione è stata attribuita alla creazione di sotto-trame convincenti e di personaggi più carismatici. Più che in passato, sarete più coinvolti nella risoluzione di grandi e piccoli problemi che affliggono i vari villaggi e avamposti, mentre un cast molto più credibile darà vita a figure dotate dei più disparati caratteri. Ora non vi risulterà difficile ricordarvi il nome di molti personaggi, mentre l'incontro con molti PG sarà una tappa quasi obbligata ogni qual volta capiterete in una determinata località.
Insomma il lavoro narrativo e di caratterizzazione denota chiari passi avanti rispetto a Fallout 3.
Va poi ad aggiungersi un altro illustre ingrediente nel calderone di New Vegas: la città stessa. Come anticipato, la zona Ovest è stata intaccata in minor misura dall’olocausto nucleare e questo ha reso possibile la nascita di villaggi e città meno fatiscenti e più evolute tecnologicamente. La presenza di sparuti corsi d’acqua crea piccolissime zone di vegetazione, mentre le luci al neon di New Vegas riscaldano virtualmente le notti pur sempre dominate da Luna, dalle stelle e dalle macerie. Nonostante l'elemento artificiale sia più presente, la situazione non è completamente diversa da quella vista a Wasteland. Per quanto il grigio sia stato sostituito con un più vitale color terra, sono ancora le distese di nulla a tiranneggiare gli scenari. Nonostante lo sfarzo di New Vegas, sono ancora le bidonville e le case disastrate a dare dimora alla maggior parte degli abitanti di queste lande.

Republicano o schiavista?

La popolazione che abita questo amarissimo scenario apocalittico, si dive sostanzialmente in due fazioni. C'è chi fa parte della NCR (la Nuova Repubblica Californiana), gruppo organizzato con la volontà di fondare un'organizzazione statale, e chi invece si schiera con la Legione di Cesare, banda di schiavisti con intenti unicamente rivolti all’accumulazione di denaro e potere. Nel corso dell’avventura entrerete spesso in contatto con questi due gruppi e sarete chiamati a decidere da che parte schierarvi, con ovvie ripercussioni sulla trama.
Più in generale, sarete strettamente assoggettati a un preciso sistema di karma e reputazione, capace di influire pesantemente sul corso degli eventi e, in generale, sull’esperienza. Trucidare un villaggio di innocenti cittadini, ad esempio, vi farà avere una pessima reputazione in una determinata zona, con lo svantaggio di dovervela vedere con chiunque cercherà di vendicarsi per l’efferato gesto compiuto. Al contrario, sgominando una prepotente banda di criminali, guadagnerete il rispetto e l’ammirazione della gente. Persino piccole azioni, come rubare un oggetto all’interno di un’abitazione, potrà cambiare il vostro "orientamento", con tutte le conseguenze del caso, che vanno dalla possibilità o meno di prendere parte a determinate sub-quest, all’ottenimento di oggetti speciali e così via.
In questo contesto avranno un peso specifico anche le abilità e caratteristiche di cui sarà dotato il vostro personaggio. Esattamente come accadeva nel Vault del terzo episodio, in Fallout: New Vegas, il Dottor Mithcell vi sottoporrà a un test di personalità, utile ai fini pratici e ruolistici per determinare ogni aspetto del vostro personaggio. Comincerete così a modellarne l’aspetto fisico, contando sul solito, precisissimo e profondo editor. Come succede dai tempi di Oblivon, anche qui l’unico vero limite sarà la vostra pazienza, visto che tutto vi sarà permesso: dalla creazione di personaggi del tutto simili a divi famosi, fino alla ricerca della vostra copia virtuale. Continuerete poi con la distribuzione dei punti abilità per la determinazione del vostro iniziale livello d’esperienza. Come in passato questo scaturisce da tre diversi raggruppamenti di statistiche e abilità. Il primo settore è il così detto S.P.E.C.I.A.L.. Con questa sigla si raggruppano le voci quali Forza (che misura l’efficacia degli attacchi corpo a corpo e il peso massimo che potrete trasportare), Intelligenza (che influisce sulle capacità di cura, riparazione e scassinamento), Carisma (che regola le interazione con i popolani). Il secondo livello è invece rappresentato dalle Abilità. Anche in questo caso vi sarà richiesto di distribuire un certo quantitativo di punti a diverse voci. Si va dalla destrezza con le armi da fuoco, a quella con gli esplosivi, senza dimenticare l’eloquenza con i propri interlocutori e tante altre. Infine, l’ultimo livello è rappresentato dalle Abilità Extra. Ogni volta che salirete di livello dovrete semplicemente scegliere un nuovo bonus o se potenziarne ulteriormente uno già in possesso. Anche in questo caso le possibilità sono tantissime: si va da un maggior quantitativo di punti esperienza ottenuti a ogni scontro, all’aver più facilità a trattare con il sesso opposto.
Il sistema di crescita del personaggio non solo è estremamente profondo e pretenzioso in termini di progettazione e decisioni, ma permette anche un’estrema libertà decisionale. Al di là delle caratteristiche selezionate all’inizio dell’avventura, con l’aumento del proprio livello di forza e con la distribuzione di nuovi punti abilità, potrete sempre cambiare l’orientamento del vostro personaggio, trasformando, ad esempio, uno stolto ammasso di testosteroni in un carismatico Don Giovanni.

Spari, o aspetti?

New Vegas, come il suo predecessore, propone dinamiche di gioco ibride, a metà strada tra un GDR e uno sparatutto in prima persona. Ritorna infatti il sistema V.A.T.S., acronimo di Vault-Tec Assisted Targeting System, con tutto quello che ne consegue.
Vagabondando per le lande desolate del Nevada, potrete innanzi tutto scegliere se adottare una visuale in prima o terza persona. Inoltre, all’apparizione di un nemico avrete sempre due possibilità. La prima è quella di affrontarlo alla stregua di un qualsiasi FPS: muniti di fucile o arma bianca potrete ingaggiarlo in tempo reale, tenendo sempre conto che al di là delle vostre capacità, le caratteristiche del vostro personaggio avranno un riscontro diretto sia sulla quantità di danni inferti, sia sull’efficacia della mira. Ciò significa, in soldoni, che un colpo alla testa sarà effettivamente letale solo se il vostro personaggio avrà un sufficiente livello d’attacco e di mira.
La seconda opzione è invece, quella di sfruttare il già citato sistema V.A.T.S.. Una volta premuto il pulsante adibito alla sua attivazione, il gioco entra in pausa, dando la possibilità al vostro avatar di puntare a una particolare zona del corpo dell’avversario. A questo punto potrete fare fuoco un numero di volte direttamente proporzionale alla quantità di Punti Azione disponibili. Consumati completamente i PA, il gioco uscirà automaticamente dalla pausa, dando vita agli attacchi precedentemente pattuiti. I Punti Azione si ricaricheranno autonomamente dopo un certo lasso di tempo, impedendovi così di utilizzare immediatamente il V.A.T.S..
Il combat system è quindi praticamente identico a quello di Fallout 3, e mostra gli stessi pregi e difetti. Da una parte il gioco si dimostra estremamente elastico, riuscendo a attirare l’attenzione tanto di chi è alla ricerca di un titolo action, quanto chi è invece legato al genere dei giochi di ruolo. Di contro però, questa natura ibrida non permette nemmeno a Fallout: New Vegas di offrire un combat system sufficientemente affinato nell’una o nell’altra direzione. Se l’eccessiva mancanza di ripari rende la vita difficile a chi sceglierà un approccio diretto, chi ama i turni dovrà scendere a patti con nemici che, al contrario dell’avatar e dei suoi Punti Azione, non smetteranno un attimo di attaccarvi tradendo così ogni pretesa strategica. Nonostante ciò il sistema funziona e, al di là dei limiti e di qualche momento frustrante, si rivelerà sufficientemente funzionante e profondo.
Al gameplay vanno poi aggiunte altre feature più marginali, ma non per questo incapaci di influenzare la qualità dell’esperienza. La prima riguarda la possibilità di farsi aiutare da uno o più alleati. Questi andranno sia armati, mettendo le mani nel vostro inventario, sia guidati negli scontri. Potrete infatti deciderne l’atteggiamento e le posizioni da occupare. Ma attenzione: i vostri alleati non sono marionette. Ordinate a un guerrafondaio di rimanere nelle retrovie e potrà decidere di abbandonarvi. Attaccate loro amici o familiari e questi vi tradirà all’istante.
Altra feature è la così detta Modalità Dura. All’inizio del gioco potrete decidere se attivare o meno tutta una serie di parametri che renderanno più difficoltosa la vostra sopravvivenza a New Vegas. Ad esempio dovrete prestare attenzione al livello di idratazione del vostro personaggio. Oppure, se riceverete troppi colpi su una singola parte del corpo, non solo sarete svantaggiati in termini di mobilità, ma per curarvi avrete bisogno di un dottore, visto che i medikit restaureranno solo i punti salute, senza ovviare alle eventuali menomazioni.
Queste due introduzioni, insomma, offrono piccole novità all’interno dell’economia di Fallout, che non solo distinguono New Vegas dal terzo capitolo, ma ne rendono ulteriormente più profonda e interessante l’esperienza.

Vince il banco!

Naturalmente avendo a che fare con Las Vegas, o meglio New Vegas, non deve sorprendervi il fatto che in più di un’occasione vi ritroverete a giocare d’azzardo. Blackjack, slot machine, poker e un particolare gioco di carte chiamato Caravan, saranno sempre a vostra disposizione in un qualsiasi casinò. Esiste persino una sub-quest particolare legata al ritrovamento di carte per generare un mazzo unico nel suo genere.
Non mancano inoltre altri minigiochi, presi di peso da Fallout 3. Ci riferiamo allo scassinamento di serrature, dove con i due analogici dovrete gestire il movimento della forcina e del cacciavite, e al bypass delle misure di sicurezza dei computer, tramite un rompicapo enigmistico nel quale si ha un numero limitato di tentativi per capire qual è la password da inserire.

Una timida, ma benvoluta evoluzione

Tecnicamente Fallout: New Vegas mostra timidi upgrade rispetto al genitore. Il motore grafico è sempre il Gamebryo, ma in molteplici aspetti si denotano decisi passi avanti. Effetti speciali come esplosioni o fumo sono più realistici, mentre l’effetto di pop-up risulta più contenuto. Purtroppo, tuttavia, restano dei difetti ereditati da Fallout 3: animazioni poco convincenti, sporadici problemi di v-sync e texture non molto definite ne sono degli esempi. Tuttavia, a fronte di un lavoro artistico ancora una volta magistrale, risulta difficile lamentarsi eccessivamente. Ogni ambiente è capace di raccontarsi grazie a tanti, piccoli, particolari. Una lattina ci racconta di un vagabondo passato per caso in una cascina abbandonata, un focolare in mezzo al nulla ci ricorda dell’esistenza di altri esseri umani, il fascino kitsch e barocco dei casinò di New Vegas cerca di nascondere inutilmente le condizioni di vita di un’umanità ormai condannata a vivere nella decadenza morale e ambientale. Anche i personaggi denotano una cura visiva maggiore: rughe e espressioni facciali caratterizzano i volti, mentre i modelli hanno ricevuto un sensibile incremento di poligoni.
Dal punto di vista sonoro Fallout: New Vegas è un piccolo capolavoro di piccoli rumori e maestose musiche. Non solo diverse stazioni radio trasmettono musica e notizie sempre nuove, ma ogni ambiente e situazione sarà caratterizzato da un diverso tema. Comportatevi in modo efferato e sarete accompagnati da un brano cupo. Fate del bene e le vostre gesta riecheggeranno anche in un'esplosione festosa di violini. Gli effetti sonori poi denotano una cura che rasenta la perfezione. Nei lunghi pellegrinaggi da un punto all’altro della mappa, spesso vi sorprenderete per esservi accorti della presenza di nemici grazie allo scricchiolio di un legno o della sabbia pestata.
Un applauso va anche fatto al doppiaggio interamente in italiano. Sebbene non manchi qualche sbavatura, come voci poco convincenti in relazione al personaggio rappresentato, non ci si può affatto lamentare per l’ottimo lavoro svolto dagli attori.
In conclusione una piccola nota sulla longevità. Più che mai quella Fallout: New Vegas dipende dall’approccio di ognuno di voi. Si può affrontare a testa bassa la quest principale, completando così l’avventura in una ventina di ore, oppure ci si può perdere nei dintorni della città di New Vegas, in un viaggio dalla durata minima di cinquanta ore, cercando di aiutare chiunque ce lo chieda ed esplorando ogni anfratto offertoci dai ragazzi di Obsidian. In entrambi i modi tuttavia, la qualità del tempo passato con il gioco è sempre altissima.

Fallout: New Vegas Fallout: New Vegas, come detto all’inizio dell’articolo, è un gigantesco DLC, un upgrade del terzo capitolo uscito nel 2008. Tuttavia, se di solito una tale affermazione è usata in termini negativi, mai come in questo caso la situazione appare rosea. E’ vero: mancano novità di un certo peso e per lo più il gameplay è rimasto assolutamente invariato. Tuttavia la nuova ambientazione, una maggior cura nell’aspetto narrativo e tecnico, e la solita gigantesca quantità di cose da fare e posti da visitare, ci offrono l’ennesima e magnifica avventura da vivere a capofitto. Se non avete apprezzato Fallout 3 non troverete un valido motivo perchè New Vegas possa piacervi. Al contrario se avete amato il titolo di Bethesda, e non siete ancora sazi, è giunto il momento per una seconda portata. Il sapore sarà simile, ma quando il tutto è squisito, perché lamentarsi?

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