Recensione Far Cry 4 - Fuga da Durgesh

Si torna in Kyrat, ma stavolta Ubisoft ci tiene il tempo

Far Cry 4 - La Valle degli Yeti

Videorecensione
Far Cry 4 - La Valle degli Yeti
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Quando intervistammo Alex Hutchinson riguardo a Far Cry 4, chiedemmo se il team aveva mai pensato di inserire una sorta di modalità a tempo per la liberazione degli avamposti, con tanto di leaderboard per confrontare i punteggi con gli altri giocatori. Alex ci disse che qualcosa del genere era in pentola, senza rivelare nessuna ulteriore informazione: il DLC Fuga da Durgesh, primo contenuto “forte” inserito nel Season Pass, è probabilmente quello a cui si riferiva.
Il contenuto aggiuntivo si presenta infatti al giocatore con una peculiare “ossessione” per il cronometro, scardinando così alla base i ritmi (ma non i contenuti) dello sparatutto Free-Roaming. Si tratta di un DLC pensato evidentemente per i fan più convinti, dedicato agli hardcore gamer anche in virtù della difficoltà abbastanza pronunciata, che accogliamo con moderato favore pur consapevoli che - a livello contenutistico - il team di sviluppo non ha dovuto lavorare più di tanto. Per vedere qualche missione più ispirata dal punto di vista narrativo ci sarà bisogno di aspettare Valley of the Yetis, una questline totalmente inedita che chiuderà la stagione di contenuti aggiuntivi: nell'attesa, tuttavia, “riscoprire” il Kyrat in questa nuova variante potrebbe essere sicuramente piacevole.

Tic toc, tic toc

Fuga da Durgesh è un DLC indipendente dall'arco narrativo principale di Far Cry 4, tanto che una volta effettuato il download vi si accede da una voce apposita nel menù di gioco. Eppure, essendo letteralmente “scavato” in una porzione della mappa del Kyrat, gli elementi di continuità con l'esperienza tradizionale sono molti, e non mancano i riferimenti ai personaggi che hanno animato la vita di Ajay. Che resta, tra l'altro, protagonista anche di questa “fuga”: all'inizio della mini-avventura il nostro si sveglia, piuttosto intontito, all'interno di una delle torri di comunicazione della macchina propagandistica di Pagan Min, privato di tutto il suo equipaggiamento e (stranamente) persino delle abilità che aveva sbloccato nei due Skill Tree.
Il nostro obiettivo sarà proprio quello di fuggire dalla regione, raggiungendo un elicottero approntato dai membri del Golden Path: per farlo avremo soltanto trenta minuti, scanditi da un cronometro posto sul margine superiore dello schermo.
Il primo impulso è quello di mettersi a correre come forsennati, ma forse non è l'approccio più corretto. Dovete sapere infatti che in Fuga da Durgesh la morte è permanente: come nei più spietati roguelike, una volta incappati nel Game Over bisogna ripartire da capo. E, nel corso dei primi momenti di gioco, senza armi efficaci e con due sole unità di salute, è davvero facile venire massacrati impunemente.

Il consiglio è quindi quello di non farsi prendere dal panico (come suggerisce la sempre puntuale Guida Galattica): il tempo a nostra disposizione può essere allungato di qualche minuto grazie a tutte le attività secondarie, compresa la rimozione dei poster di Pagan Min ed il completamento degli “Eventi Karma”. L'esplorazione metodica della regione è insomma necessaria per recuperare le “risorse temporali”, le armi più utili ed un bel po' di munizioni, ma anche i punti esperienza necessari a sbloccare le skill più avanzate. Raggiunta la meta finale, del resto, bisogna affrontare uno scontro piuttosto intenso, il cui esito rischia di essere decisamente infausto nel caso in cui non si arrivi discretamente preparati.

Quello che Fuga da Durgesh ha da offrire, insomma, è in buona sostanza un diverso approccio all'esperienza di gioco già assaporata con Far Cry 4. Il cui sapore, dopo qualche ora di gioco, torna ad essere lo stesso di sempre, quindi abbastanza consueto nonostante l'assillo del cronometro.
Il fatto che la mappa di gioco sia una porzione non esageratamente estesa di quella del Kyrat ci mette di fronte anche agli stessi asset grafici, e di fatto chi preferiva un diversivo anche visivamente e artisticamente più lontano dalle consuetudini del titolo principale potrebbe rimanere fortemente deluso. Tantopiù che pure sul fronte narrativo Fuga da Durgesh si “risparmia”, con una storyline evanescente e qualche timida comparsata dei personaggi principali.

Il DLC, insomma, propone sì una sfida intrigante e ben congegnata, come fosse una versione più “cattiva” dell'ultimo Far Cry. Cronometro e permadeath mutano l'approccio richiesto e riducono in buona sostanza quella scanzonata libertà da Free-Roaming che si respirava alle pendici dell'Himalaya. D'altro canto, in rapporto al prezzo a cui è proposto (circa 10€) la mole di contenuti di Fuga da Durgesh è così esigua che è difficile giustificare pienamente un approccio del genere.

Far Cry 4 Fuga da Durgesh non è un DLC che dura mezz'ora. Considerando qualche morte imprevista e magari la voglia di rigiocarselo per ottimizzare i tempi o completare -nonostante il limite del cronometro- tutte le missioni secondarie, potrebbe tenervi impegnati per qualche ora (difficilmente più di tre o quattro, comunque). Eppure, vista la struttura di gioco, più che un add-on vero e proprio si tratta di una modalità aggiuntiva: divertente e ben pensata, persino capace di scardinare l'andatura “classica” di un free-roaming, ma tutt'altro che esemplare in termini di impegno produttivo. Restando in casa Ubisoft, il DLC di Unity propone un'ambientazione inedita e nuove meccaniche, rappresentando sicuramente un'offerta più corposa, densa e concreta. Se avete amato Far Cry 4 e cercate adesso una sfida più incisiva, Fuga da Durgesh vi permetterà di ripartire da zero nella creazione del vostro mietitore Himalayano, con una ferocia amplificata dal limite di tempo ed una cautela legata alla morte permanente. In quel caso, potreste pure investire, consapevoli che il rapporto fra quantità e prezzo non è del tutto vantaggioso.

6.5

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