Recensione Feed Me Oil 2

Il seguito di un grande successo iOS, purtroppo non meritevole come ci saremmo aspettati

Versione analizzata: iPhone
recensione Feed Me Oil 2
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Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Spesso e volentieri, nel mercato mobile come in quello delle grandi produzioni tripla A, i team di sviluppo sono schiavi dei propri successi. Imbeccata una formula vincente diventa difficilissimo abbandonarla, e le software house si trovano intrappolate in una scia di seguiti concettualmente molto vicini agli originali. Mentre su console i giocatori si lamentano del Call of Duty annuale o del solito Assassin's Creed, sull'App Store le cose non vanno diversamente: senza citare il “duplicatissimo” Angry Birds, basta ricordarsi quanti Cut The Rope sono stati pubblicati prima del secondo episodio ufficiale, o il periodo in cui Disney sembrava aver perso di tutto: la sua acqua, il suo Perry, e persino il suo Topolino.
La stessa sorte sembra toccare proprio a tutti: è come se i team di sviluppo si “specializzassero”, e riducessero al minimo i rischi creativi. Così Fireproof Games ci propone (il pur ottimo) The Room 2, Hello Games insiste con Joe Danger Infinty, e anche HolyWaters Games insiste con Feed Me Oil 2.
Uscito da poco su App Store in una fascia di prezzo leggermente superiore a quella base, questo puzzle game recupera le dinamiche del predecessore, chiedendoci in sostanza di trasportare a destinazione una certa quantità di petrolio denso e bituminoso. Purtroppo alla produzione non manca solo il fattore novità, ma anche mordente e sostanza.

Oro Nero

In ogni stage di Feed Me Oil 2 si erge un'enorme e stravagante creatura meccanica: un gargantuesco bestione che deve essere appunto nutrito con il petrolio che possiamo spruzzare da un grosso bocchettone. Il nostro compito è quello di far scivolare il nerissimo carburante fino al traguardo, posizionando all'interno del livello gli oggetti che troviamo nel nostro inventario. Possiamo ad esempio piazzare una semplice piattaforma e deciderne l'inclinazione, per orientare il flusso oppure bloccare un passaggio, ma ben presto troveremo ventole che spingeranno il petrolio in una certa direzione, e sifoni per spruzzarlo qua e là.
Sarà piuttosto facile metabolizzare le dinamiche di base e comprendere le reazioni fisiche del liquame, trascinandolo fino al punto indicato per completare il livello e guadagnare una delle tre stelle a disposizione in ciascuno stage.
Fin da subito, tuttavia, il titolo firmato HolyWaters Games non convince pienamente né per ritmi di gioco, molto frammentati per le opzioni di posizionamento, né per qualità degli enigmi. Data una prima occhiata alla conformazione del livello e agli oggetti a disposizione, è sostanzialmente molto immediato capire cosa si deve fare, e l'unica difficoltà sarà quella di posizionare piattaforme e marchingegni con una buona precisione. L'operazione si riduce quindi ad un puro “trial and error”, e gli stimoli tendono ad esaurirsi troppo in fretta. Non bastano i nuovi oggetti che, livello dopo livello, dovrebbero rendere più varia la risoluzione degli enigmi: Feed Me Oil 2 si spegne troppo in fretta, procedendo regolare e monocorde fino alla fine. Di fronte ad un nuovo livello raramente ci sentiremo incuriositi, ed ancor più difficilmente vorremo dedicarci al recupero delle due stelle extra. Per completare uno stage con il massimo della valutazione ci è infatti richiesto di “fare economia”, conservando nell'inventario almeno due oggetti. Idealmente, quella di risolvere gli enigmi con un numero limitato di elementi potrebbe essere una sfida interessante, anche perchè il giocatore è libero di utilizzare quelli che preferisce (non è importante quali -fra i tanti- vengono “risparmiati”). Sfortunatamente, anche in questo caso le soluzioni saranno spesso obbligate, in barba alla creatività. Saremo costretti, inoltre, a posizionare gli oggetti senza sbagliare di un millimetro, provando e riprovando per lunghi minuti.

Insomma: Feed Me Oil 2 non ha il carattere di altri congeneri basati sulla fisica dei fluidi (pensiamo proprio a Dov'è la mia Acqua?), ed è un puzzle game “costrittivo” e spesso molto noioso. Non lo salva neppure l'estetica, che assomiglia molto a quella del celebre World of Goo, dove mondi coloratissimi si scontrano con il nero quasi violento del petrolio: all'inizio l'idea che ogni livello sia in verità un enorme mostro meccanico può sembrare carina, ma anche le soluzioni stilistiche finiscono per essere molto triviali. L'accompagnamento sonoro è insipido e troppo ripetitivo.

Feed Me Oil 2 Feed Me Oil 2 costa molto di più rispetto a tanti altri capolavori dell'App Store, ma non si distingue dal punto di vista creativo, ludico e contenutistico. Basandosi quasi integralmente sul trial & error, ed esaurendo troppo in fretta i suoi spunti artistici, il gioco procede sempre uguale a se stesso, con ritmi molto frammentati e senza mai far sentire il giocatore veramente soddisfatto per aver risolto l'ennesimo enigma. Ripiegate su Cut The Rope 2 o, se ancora non l'avete fatto, cercate il classico Disney a cui HolyWaters Games pare lontanamente ispirarsi: Dov'è la Mia Acqua?

5.5

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