Recensione Fez

Il capolavoro indie di Phil Fish raggiunge anche le piattaforme PlayStation

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Fez
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • OUYA
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Phil Fish non è certo un simpaticone. Dopo aver pubblicato quello che è uno dei più grandi ed espressivi capolavori dello sviluppo indipendente, ha cominciato ad agitarsi rispondendo con una certa insofferenza alle pressioni del mercato, fino al suo clamoroso abbandono in modalità “ragequit”: con un tweet arrabbiato e risentito, il game designer ha ufficialmente annunciato la cancellazione di Fez 2 ed il suo ritiro dalle scene.
Dopo la delusione iniziale, abbiamo cominciato a pensare che forse si tratta di una decisione tutto sommato positiva. Perchè lascia che attorno a Fez possa aleggiare e sopravvivere un alone di mistica ammirazione, un amore ardente e spassionato. Uscito due anni fa su Pc e Xbox 360, Fez è uno dei titoli più densi, comunicativi e vibranti che la scena indie abbia mai prodotto: bellissimo a livello artistico, concettualmente perfetto, calcolato al millimetro.
E' quindi con immenso piacere che oggi lo accogliamo in una versione Cros-Buy per tutte le piattaforme Sony: al prezzo di 9,90€ è possibile acquistare su PlayStation 4, Ps3 o PsVita, una pietra miliare del gaming contemporaneo, che lavora sulla pixellosa eredità dei classici a 16 Bit per strutturare un'avventura indimenticabile.

Cambiare prospettiva

Il titolo si apre col giocatore che prende il controllo di Gomez, il buffo ometto bianco protagonista del gioco.
Appena varcata la soglia di casa nostra ci troviamo in un coloratissimo mondo realizzato in una pixel art semplice quanto efficace, pieno di piattaforme su cui saltare e arrampicarsi, nonchè di altri personaggi con cui interagire, tutti felici e contenti di vivere in un mondo bidimensionale, in cui i cubi sono visti come oscure leggende. Qui non si può che ricordare il classico di Ebbott, Flatlandia, libro in cui si descrive una società di esseri bidimensionali e tutte le implicazioni che questo “appiattimento” produce. Ben presto però Gomez entra in contatto proprio con un cubo, ottenendo un graziosissimo fez che gli dona un potere assolutamente straordinario: la capacità di ruotare il mondo di 90 gradi alla volta.
È proprio questa la meccanica fondamentale di Fez. Ruotando la visuale si passa da uno stage bidimensionale ad un altro, attraverso una breve transizione che tradisce la natura tridimensionale del tutto. Il nuovo livello che viene inquadrato mostra dunque elementi prima invisibili perché posizionati dalla parte opposta della telecamera, ma presenta anche differenze sostanziali rispetto al precedente, dovute all'appiattimento di tutti gli elementi in profondità: per fare qualche esempio banale, due piattaforme possono essere distanti guardate da un'angolazione, ma vicine se ruotate di 90°, o ancora due scale possono trovarsi appoggiate a pilastri differenti, venendo però ad unirsi e formarne una sola una volta girata la telecamera. La componente platform del gioco ci vede dunque impegnati ad esplorare in lungo e in largo i numerosi stage, alla ricerca dell'angolazione giusta per effettuare un certo salto, piuttosto che arrampicarsi su di una scala o una pianta rampicante, al fine di raggiungere piattaforma particolarmente alte o lontane. Non mancano inoltre numerosi elementi di gameplay che rendono alcuni livelli più vari e ostici, come piattaforme che ruotano la visuale autonomamente, pilastri da allineare facendoli ruotare sul proprio asse, e trappole dannose per Gomez.
Va notato che il simpatico protagonista è assolutamente vulnerabile (anche solo una caduta troppo grande lo spedisce KO), ma in Fez è del tutto assente il concetto di "morte": ogni qualvolta Gomez subisce un danno semplicemente torna all'ultima piattaforma su cui ha posato piede. Ciò fa sì che il gioco possa essere gustato senza timore di finire le vite o di incorrere in un game over, dando dunque estrema libertà di esplorazione al giocatore.

Proprio quest'aspetto sposta in maniera sostanziale l'equilibrio del gameplay del gioco. Fez è sì un platform, ma solo a prima vista questa ne è la componente principale. Ben presto infatti il giocatore troverà maggiore soddisfazione nella risoluzione degli enigmi, piuttosto che nel raggiungimento di nuove a prima vista inaccessibili piattaforme. La componente puzzle del gioco è ciò che differenzia Fez da una miriade di prodotti ad esso simili. Gli enigmi presenti nei vari livelli non sono mai scontati, e spesso richiedono una certa dose di ragionamento laterale - fuori dagli schemi- per essere risolti. Il giocatore inoltre non viene trattato come un bambino da tenere per mano, trend che negli ultimi anni è diventato uno standard nell'industria videoludica. Se è vero che Gomez è accompagnato nella sua avventura da Dot, un coloratissimo ipercubo, questi non indica al giocatore la soluzione degli enigmi, bensì si limita a dare istruzioni sul funzionamento dei nuovi elementi meccanici che i due incontrano progredendo, e a commentare invece tutti gli oggetti più misteriosi con frasi abbastanza laconiche.
Il giocatore è dunque lasciato a sé stesso, e deve dunque dar fondo al suo ingegno ed intuizione per risolvere gli enigmi, ottenendone quella sincera soddisfazione che da troppo tempo non ritrovavamo in un videogame. Del resto poi il gioco non si fa problemi a risultare difficile: ben presto si viene a contatto con i numerosi codici di cui è cosparso il mondo di gioco, e con cui sono criptati praticamente tutti i messaggi e gli indizi per poter completare il titolo al 100%. Il vedersi costretti a prendere una monumentale dose di appunti al di fuori dello schermo TV, con carta e penna come si faceva una volta, è una sorpresa che non manca di regalare il sorriso ai giocatori più attempati, che magari non usavano un foglio a quadretti dai tempi della mappa di Metroid.
Dunque, una buona componente platform, l'ottimo bilanciamento degli enigmi (specie per i solutori più che abili) e cos'altro? Il terzo aspetto che fa di Fez un piccolo capolavoro è l'incredibile atmosfera che pervade tutti i mondi di gioco. Le macro aree in cui è suddivisa la mappa sono contraddistinte da stili ben diversi (senza scadere nel classico “mondo del ghiaccio” e nello “stage del fuoco”), ma soprattutto da atmosfere assolutamente diverse ed in grado di restituire precise sensazioni al giocatore. La presenza di piccole variazioni negli elementi del fondale, un magistrale utilizzo della musica e degli effetti sonori, nonchè la presenza in alcune zone di “effetti speciali” che in alcuni casi letteralmente stravolgono ciò era sullo schermo fino a qualche attimo prima, fanno sì che Fez non sia semplicemente un gran gioco, ma una vera e propria esperienza in grado di rimanere nei ricordi del giocatore. Non è facile scrollarsi di dosso, per fare un esempio, la "sgradevole" sensazione di mistero data dalle onnipresenti figure dei gufi, aspetto che non può che estasiare i fan di Lynch ed in particolare di Twin Peaks.

Dal punto di vista meramente tecnico, Fez sorprende per come riesca a trasformare ogni livello tridimensionale di gioco in ben quattro diverse opere di pixel art, sempre godibili dal punto di vista visivo, e non si può dire che manchino dei tocchi di classe che deliziano il giocatore in diverse occasioni. I due anni passati dalla release Xbox 360 hanno permesso al team spagnolo che ha curato il porting di migliorare notevolmente la stabilità, anche se di tanto in tanto qualche rallentamento resta. La versione per console Sony supporta il Cross Buy (saranno felici i possessori di una PsVita) ed il Cross Save.
Una nota di merito va poi a Disasterpeace, l'autore delle musiche di Fez, per aver saputo comporre una colonna sonora assolutamente in linea con il canone stilistico del gioco, fatta di pezzi che mischiano l'elettronica ed il chip tune per ottenere atmosfere eteree e sospese fra più dimensioni.

Fez C'è un elemento che risalta più di altri, in quell'insieme di suggestioni, citazioni e atmosfere messo in piedi da Phil Fish: la bellezza dell'artigianalità. Fez è un titolo costruito pixel dopo pixel, nell'arco di cinque anni interminabili: un progetto che ha voracemente accumulato idee, registri artistici, dinamiche di gameplay originali e tradizionali. Ne è uscita una vera e propria gemma, un titolo che risplende collocandosi ai vertici più alti del genere platform, e riuscendo dall'inizio alla fine a stuzzicare, incuriosire ed emozionare il giocatore. L'arrivo su piattaforme Sony, dopo le smanie del suo creatore, è una benedizione. Non lasciatevi scappare quest'occasione.

9

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