Recensione Fight Night Champion

Il ritorno del Campione. Il verdetto sull'ultima produzione boxistica EA

Versione analizzata: Xbox 360
recensione Fight Night Champion
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • iPhone
  • iPad
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Tra le ottime produzioni sportive “made in Electronic Arts” quella a cui possiamo attribuire -almeno per l’Italia- il minor successo economico è, con tutta probabilità, Fight Night. Lo storico simulatore di boxe canadese è stato per anni croce e delizia solo e soltanto per gli appassionati, rivendicando un gameplay molto tecnico guastato però da una problematica gestione delle collisioni.
Nel tentativo di ampliare l’offerta ludica ad una più larga fascia di mercato il team ha deciso di abbandonare una buona parte dei tecnicismi per lasciare spazio ad un sistema più “user friendly” che riesca ad avvicinare, complice anche una nuova modalità storia, videoplayer sinora disinteressati. Come abbiamo avuto modo di constatare nel corso delle varie prove che Electronic Arts ci ha concesso il “nuovo” battle system ha lasciato sin dal principio molte perplessità. Grazie al codice completo recentemente ricevuto in redazione è quindi ora di fugare ogni dubbio e saggiare l’effettiva qualità di Fight Night Champion, disponibile per Playstation 3 ed Xbox 360 a partire dal 4 Marzo.

Be a Champ

La prima novità del boxistico canadese riguarda l’offerta ludica di base, ampliata grazie all’inserimento di un’inedita modalità di gioco chiamata “Champion Mode”. Si tratta, come abbiamo anticipato, di un vero e proprio story mode in cui vivremo le gesta di un pugile le cui vicende si pongono a metà strada tra pellicole quali Rocky e The Hurricane (splendido film con protagonista Denzel Washington). Il nostro alter-ego sarà Andre Bishop, promettente peso medio di una piccola palestra di Philadelphia. Mossi i primi passi nel professionismo al nostro eroe verrà fatta un’allettante proposta da un ricco -ma non molto rispettabile- manager, al cui rifiuto seguiranno una serie di “problemi” che porteranno il nostro a scontare ben cinque anni di galera. In cella, come nelle migliori storie di redenzione, Andre ritroverà se stesso, scolpirà il suo fisico e, non senza travaglio, tornerà in pista per concorrere al titolo dei pesi massimi, concorrendo -guardacaso- con il prediletto del suo “aguzzino”. Una trama piuttosto banale in cui s’intrecceranno anche delicate vicende familiari, una galeotta storia d’amore e l’immancabile vecchio burbero coach. Lo stile cinematografico della narrazione e l’ottimo piglio recitativo dei protagonisti, tuttavia, renderà il tutto discretamente interessante, mantenendo piuttosto alta l’attenzione del giocatore per le 5-6 ore di durata complessiva (il giocato sul ring consterà invece di appena 2 ore).
Come è ben possibile immaginare in questa modalità non avremo la possibilità di allenare le abilità del nostro boxeur o pianificare gli incontri ma verremo bensì guidati attraverso una serie di eventi che spazieranno dalla semplice rissa allo sparring in palestra, variando a volte grazie ad interessanti script che richiederanno al videoplayer una qual certa abilità per risolvere situazioni delicate alla maniera richiesta.
L’esperimento si rivela insomma vincente, nonostante risulti ben chiaro che, soprattutto in termini di durata e profondità della vicenda, si sarebbe potuto fare ben di più con un minimo sforzo. Ci aspettiamo dunque, nei prossimi anni, uno sviluppo da questo punto di vista, che prenda magari in considerazione anche un maggior approfondimento psicologico dei personaggi in ballo, qui limitato quasi soltanto al protagonista.
A questa novità assoluta Fight Night Champion aggiunge, naturalmente, tutto il comparto di modalità visto sin dagli albori del brand. Sarà dunque possibile cimentarsi in una sezione dedicata esclusivamente ai mini-giochi d’allenamento oppure creare da zero un pugile e portarlo, passo dopo passo, al titolo e allo status di “Greatest of All Times”. La struttura della carriera (il “Legend Mode”) non è dunque cambiata, eccezzion fatta per l’aggiunta, agli inizi, dei combattimenti a punti, con lo score ben visibile a schermo.
Scendendo a patti con una maggior monotonia di fondo (durante la stagione potremo, fondamentalmente, programmare incontri, allenamenti o settimane di riposo) è tuttavia questa la modalità che meglio permette di interpretare l’aspetto simulativo e strategico del gameplay di Fight Night. Se nei panni di Andre Bishop non dovremo curarci troppo di “soppesare” gli sforzi, alla guida del nostro semi-sconosciuto atleta, almeno nelle prime fasi, non potremo permetterci di strafare. Diventerà dunque fondamentale interiorizzare la struttura di gioco che, specialmente quest’anno, si basa sul tempismo d’esecuzione. Grazie al “Legend Mode”, inoltre, potremo apprezzare nel pieno del suo vigore l’intelligenza artificiale computerizzata che smetterà i panni piuttosto scontati dello story mode per vestirsi d’un interessante varietà fatta di combattenti agili e scattanti, pesanti e distruttivi, alti ed innavvicinabili e chi più ne ha più ne metta. Il tutto sotteso ad una curva d’apprendimento flessibile che consentirà d’impratichirsi progredendo passo passo nel ranking mondiale.

Contrattacca o muori

Il battle system di Fight Night Champion, come abbiamo detto, è stato parzialmente ridimensionato per venire incontro -ahinoi- ai giocatori meno esperti. In primo luogo il team è intervenuto sul sistema di controllo, modificando i movimenti dello stick destro necessari per colpire l’avversario. Ai moti rotatori necessari, ad esempio, per l’esecuzione di jab ed uppercut, si sostituiscono quest’anno dei semplici spostamenti in diagonale la cui variazione d’angolazione rispetto al centro configurerà la tipologia di colpo messa a segno. Sebbene in questa maniera l’esecuzione di combinazioni risulti decisamente più fluida e funzionale il sistema appare sin dal primo istante (e anche a causa della realizzazione non certo a regola d’arte delle componenti dei pad) piuttosto impreciso, mostrando una certa difficoltà soprattuto nel discernimento tra il dritto ed il gancio.
Pienamente di ritorno, invece, i modificatori legati ai tasti dorsali ed al grilletto sinistro: i primi consentiranno di portare colpi più potenti (ma meno veloci) o, se premuti in simultanea, di avvinghiarsi all’avversario per recuperare le energie; il secondo di variare l’altezza dei colpi dal viso all’addome, andando ad inficiare ora il quantitativo di danni vero e proprio, ora la stamina.
E, a proposito di stamina ed energia, è importante sottolineare come questo sarà ancora un aspetto chiave nel compendio ludico della produzione canadese. A dispetto delle varie semplificazioni, avventarsi sul ring colpendo senza cognizione di causa l’avversario porterà l’atleta ad esaurire la sua riserva energetica, diminuendone gradualmente la capacità di recupero. Un aspetto che -alla lunga- inficierà soprattutto la rapidità dei colpi e dei movimenti nonché l’efficacia (in termini cinetici) di ogni pugno messo a segno.
La migliorata fluidità, estesa anche al comparto animazioni, si pone però come ostacolo al carattere simulativo del titolo, permettendo anche a cosiddetti “button masher” di infilare devastanti combinazioni di colpi senza aver approfondito minimamente il sistema di gioco. Una necessità messa da parte dallo stesso dev team che, anche per quel che concerne parate e schivate, ha previsto diverse smussature. Il bloccaggio dei colpi, anzitutto, non richiede più il direzionamento, diventando sostanzialmente automatico e permettendo -pur senza esagerare- di parare buona parte dei colpi semplicemente mantenendo premuto il grilletto destro. La schivata, invece, pur mantenendosi inalterata nell’esecuzione, permette -qualora eseguita con tempismo- di rallentare per qualche istante l’azione dell’avversario, ricavando lo spazio per un contrattacco micidiale. In realtà lo stesso meccanismo è stato applicato alla parata, che consente essa stessa -qualora portata con tempismo perfetto- di ricavare una finestra temporale per contrattaccare; fortunatamente, almeno in quest’ultimo caso, l’efficacia è strettamente legata ad un timing davvero ristretto, obbligando se non altro il giocatore a prestare la massima attenzione ai movimenti avversari.
Il sistema di counter hit, sfortunatamente, non è l’unico ad appartenere ad un passato videoludico che nel 2011 si sperava abbandonato. Champion mostra infatti anche il vetusto istant KO che, pur mascherando la barra della “vita”, consente -esauritasi- di mandare al tappeto l’avversario con un qualsiasi colpo, ancorché portato alla spalla o alla fronte. Un problema saldato indissolubilmente ad un sistema di collisioni per nulla preciso ed in grado di inficiare in maniera piuttosto decisa l’esperienza di gioco.
Quest’ultima iterazione del boxistico canadese mette infine da parte le cure manuali a fine di ciascuna ripresa, mostrando sì le condizioni del pugile all’angolo ma non permettendo di spendere le energie del team per rinfrancare la stamina piuttosto che curare i danni, o viceversa. Interessante, però, l’algoritmo (rigorosamente automatico) che collega il comportamento sul ring all’efficacia delle cure, chiedendo ancora una volta al giocatore -per quanto possibile- di evitare azioni insensate.

Jawbreaker con riserva

Dal punto di vista tecnico, Fight Night Champion è brillante e spettacolare. Il colpo d'occhio è di quelli da lasciare senza fiato. I modelli poligonali degli atleti sono curatissimi, ed il comparto animazioni, differenziato per categorie di peso ed ancor più personalizzato nel caso si impersonino grandi campioni, convince su tutta la linea. Incredibili, come sempre, le texture, e gli effetti dei colpi e della fatica che si manifestano gradualmente sui volti degli atleti. Sudore, lividi e rivoli di sangue, compaiono a delineare in maniera magistrale la condizione fisica del pugile. Come sempre, sono splendidi gli effetti di luce e i dettagli a bordo ring. Purtroppo, come ampiamente anticipato, il titolo presenta ancora un sistema di collisioni pesantemente problematico, che mostra Knock Out per il solo sfioramento, pugni che colpiscono l’avversario pur avendone soltanto lambito la nuca e via discorrendo. Aspetti decisamente rivedibili in un titolo votato alla simulazione come questo vorrebbe -e dovrebbe- essere.
Anche il sistema di telecamere, a conti fatti, risulta spesso quantomeno straniante. Nel tentativo di “spettacolarizzare” l’azione ad ogni costo, infatti, il team ha pensato d’inserire inquadrature dinamiche che, in un certo senso, seguono i movimenti dell’atleta impersonato anziché rimanere fisse sul ring per riprendere “lateralmente” l’azione. Sebbene nella gran parte dei casi questo non sia un grosso problema, a volte, specialmente quando l’azione si sposta all’angolo o vicino alle corde, più di qualche inquadratura riesce a confondere il videoplayer, ingannandone la prospettiva.
Nulla da eccepire per quel che concerne il comparto sonoro, caratterizzato da moltissimi speaker ufficiali (ai quali si aggiunge addirittura un giornalista ESPN filmato apposta per la modalità Champion) e da una colonna sonora sempre capace di enfatizzare l’emotività del momento.

Fight Night Champion Alla luce dei fatti Fight Night Champion compie un piccolo passo indietro rispetto al passato, abbandonando parzialmente la via della simulazione a tutti i costi ed edulcorando molti degli aspetti di un battle system sempre a metà tra elogi e critiche. Le semplificazioni al control scheme e l’inserimento di alcune meccaniche discutibili come le “counter hit” potranno sicuramente far avvicinare una nuova fetta di pubblico ma, ne siamo certi, non faranno piacere a chi si aspettava finalmente un “vero” simulatore boxistico. Molto interessante, tuttavia, il Champion Mode, che -seppur in maniera ancora un pò superficiale- inserisce una nuova dimensione nella produzione Electronic Arts, il cui approfondimento potrebbe fare la differenza nei prossimi anni, coinvolgendo il giocatore in un’esperienza più viva e vibrante rispetto alla canonica carriera, ancorché privati della possibilità di costruire un alter-ego. Nonostante tutto Fight Night non perde troppo del suo smalto, presentandosi ancora una volta come un titolo di più che discreto valore che farà comunque felici buona parte degli appassionati alla nobile arte della boxe.

8

Che voto dai a: Fight Night Champion

Media Voto Utenti
Voti totali: 87
7.1
nd